Seconda giornata: la Casa di culto dal concetto passa alla realtà

SANTIAGO del Cile, 16 ottobre 2016, (BWNS) — Nel secondo giorno del convegno che segna l’apertura dell’ultima Casa di culto continentale baha’i, i partecipanti hanno riflettuto sul significato dell’edificio e sul suo ruolo di punto focale delle istituzioni che emergeranno per servire la popolazione circostante.

Claudio Orrego, ex sindaco di Peñalolen e ora governatore della regione metropolitana di Santiago, ha raccontato come è successo che il Tempio è stato eretto sulle pendici delle Ande. Esprimendo la sua gratitudine a nome della popolazione di Santiago, ha detto che la presenza del Tempio è un «dono d’amore».

La sessione del mattino ha anche reso omaggio alle centinaia di persone che hanno contribuito alla costruzione della Casa di culto.

Juan Carlos Quiroz ha parlato a nome di tutti coloro che hanno lavorato per il progetto. Ha detto alla folla che molti di coloro che hanno collaborato alla costruzione del Tempio non erano presenti, per esempio i giovani volontari provenienti da vari paesi che, a volte, hanno avuto la parte del leone nel lavoro pesante. Ha riconosciuto l’immenso sforzo collettivo evocato dal sacro edificio ora inaugurato.

Tra le presentazioni nel corso della giornata c’è stata una commovente rievocazione storica delle Case di culto baha’i che ha contribuito a contestualizzare l’occasione celebrata.

Ximena Osorio, una baha’i colombiana, ha parlato dell’importanza dei Templi in tutte le dispensazioni religiose e ha evidenziato un prezioso concetto associato alle Case di culto baha’i:

«Nella comunità baha’i la devozione deve esprimersi nell’azione», ha spiegato. «La preghiera, pur essenziale per la vita interiore dell’essere umano, deve essere accompagnata da un’azione che dia un’espressione esteriore alla trasformazione interiore».

Parlando della prima Casa di culto baha’i — costruita in Ishqabad (ora Ashgabat, Turkmenistan) nel 1908 — ha detto che i concetti di servizio e di culto erano strettamente legati alla sua struttura. Quella prima Casa di culto era circondata da vari edifici, un ostello per viaggiatori, una scuola e una struttura medica. L’educazione delle ragazze divenne una priorità della fiorente comunità baha’i del tempo.

Rivolgendosi al pubblico, l’architetto del tempio, Siamak Hariri, ha offerto un’affascinante presentazione del processo di progettazione che ha prodotto la straordinaria struttura della Casa di culto a Santiago. Il suo discorso ha reso onore a molte persone della squadra di costruzione che ha portato a termine con successo questo sforzo di collaborazione e ha espresso il senso di profonda gratitudine della squadra di progettazione per aver avuto il privilegio di partecipare a questo magnifico progetto.

«Per questo, siamo immensamente grati», ha detto.

Le prime visite al Tempio

Nel pomeriggio, gruppi di circa 450 partecipanti si sono recati in corriera per la loro prima visita alla Casa di culto e per uno speciale programma devozionale. Spesso sopraffatti dall’emozione, gioia e gratitudine erano visibili sui loro volti raggianti mentre si avvicinavano al Tempio, alcuni sotto una pioggia che ha aggiunto alla scena un tocco di stupore.

Ernestina Cahuaza Chimpuqai, una baha’i indigena proveniente dal Perù, ha abbracciato la Fede di Bahá’u’llah più di 30 anni fa. Ha volato per la prima volta nella sua vita per partecipare all’inaugurazione della Casa di culto.

«Sono molto felice e molto grata», ha spiegato, parlando nella sua lingua madre, «per la benedizione che Dio mi ha dato di visitare il Tempio.

Una celebrazione del lavoro della comunità baha’i globale

Per coloro che sono rimasti nella sede principale del convegno mentre gli altri visitavano il Tempio, i rappresentanti delle comunità baha’i nazionali hanno spiegato come essi combinano al culto una vita di servizio e hanno esposto alcune idee sulla loro storia e sugli aspetti della loro cultura.

Sono state menzionate alcune attività per l’azione sociale e alcune iniziative educative. Diversi esempi riguardavano vari paesi nelle Americhe.

Si è parlato, per esempio, della produzione in Ecuador di una serie televisiva che esplora gli aspetti della vita familiare in un quartiere. È stato anche presentato il programma SAT (Sistema Aprendizaje Tutorial), accreditato dal governo equadoregno e riconosciuto anche dai governi della Colombia e dell’Honduras, che fornisce istruzione secondaria ai giovani delle campagne.

Sono state infine descritte le iniziative di sviluppo sociale ed economico in Cile, fra cui Radio baha’i – una fra  otto stazioni radio di ispirazione baha’i in Sud America —che lavora a stretto contatto con gli indigeni mapuche.

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Il Tempio baha’i salutato come un “dono” trascendente al Cile e al continente

SANTIAGO del Cile, 13 ottobre 2016, (BWNS) — Alla periferia di Santiago, ai piedi delle Ande, un evento straordinario ha avuto luogo oggi — la tanto attesa dedicazione pubblica della Casa di culto baha’i del Sud America, l’ultimo Tempio baha’i continentale.

500 ospiti provenienti dal Cile, tra cui personaggi di spicco del governo e della società civile, e rappresentanti dell’America del Sud, Centrale e del Nord e dei Caraibi e di altri paesi più lontani, si sono riuniti per la prima di una serie di cerimonie di apertura il prossimo fine settimana che porteranno più di 5.000 baha’i da 110 paesi sotto l’alta cupola della Casa di culto.

Aprendo la cerimonia di inaugurazione, Felipe Duhart — Segretario dell’Assemblea Spirituale Nazionale del baha’i del Cile — ha detto che il desiderio dei baha’i è che «la Casa di culto divenga il centro del cuore e il centro nevralgico di questa Comunità», e «un rifugio dove pregare».

Questo ruolo della Casa di culto come «spazio trascendente che cerca l’unità e il rispetto di tutte le provenienze religiose» è stato sottolineato dal rappresentante del Presidente del Cile, il Ministro Segretario generale Nicolás Eyzaguirre.

«Questo Tempio abbellisce il nostro paesaggio», ha aggiunto. «Diventerà un simbolo e ci ricorderà quanto sia importante trovare l’unità tra la città e la natura».

Il Tempio si trova in Peñalolen, un comune il cui nome nella lingua locale significa “riunione di fratelli”. Per il sito dell’ultima Casa di culto continentale baha’i, non potrebbero esserci un nome migliore e una posizione migliore.

Il governatore del comune di Peñalolen, Claudio Orrego, ha rivolto al pubblico parole commoventi. Facendo eco alle osservazioni del Ministro, ha spiegato che il Tempio è stato accolto come un «grandissimo dono» offerto ai cittadini del Cile e oltre.

«Oggi vediamo la bellezza della sua struttura, insieme con tutte le forze divine e umane che lo hanno reso possibile», ha detto il signor Orrego.

«Santiago sarà diversa da ora in poi a causa di questo bellissimo tempio che ci è stato donato… Non importa a quale religione apparteniamo, il credo che professiamo, le nostre città sono piene di sete di silenzio e trascendenza».

Gli ospiti riuniti — molti di loro vestiti in costume tradizionale — sono saliti lungo il pendio della montagna per il primo programma devozionale tenuto nella Casa di culto. Il rappresentante della Casa Universale di Giustizia, la signora Antonella Demonte, ha dato il benvenuto e poi preghiere e sacre Scritture sono state recitate e cantate da un coro di 60 cantanti provenienti dal Cile e da comunità baha’i di tutto il mondo.

Una preghiera per l’unità è stata cantata nel linguaggio indigeno Mapuche del Cile da Berta Blanco, che è stata tra i primi del suo popolo a unirsi alla comunità baha’i più di 40 anni fa.

«Penso che il Tempio porterà molti cambiamenti per la mia famiglia, per la mia comunità, per il mio popolo, per la tradizione da cui provengo», ha detto.

L’erezione del Tempio nella città è stato accolta con favore anche dai rappresentanti di diverse comunità religiose del Cile.

Padre Georges Abed della Chiesa Siriana Ortodossa vive e lavora a Santiago da circa 26 anni. Ha detto che la Casa di culto è «un grande dono alla nostra società, perché aiuta ad aprire la mente e a vedere la fratellanza degli abitanti della città».

Rabbi Daniel Zang, che rappresentava la comunità ebraica, ha detto: «Pregare insieme fa parte del nostro culto: pregare che tutta l’umanità si unisca e chiedere a Dio la pace e la fratellanza».

Oggi, il potere del Tempio di unire l’umanità in tutte le sue varie culture e colori e la sua posizione incomparabile tra la città e le montagne erano in piena vista.

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Un processo durato circa un secolo sta per finire

SANTIAGO, 12 ottobre 2016, (BWNS) — La dedicazione della Casa di culto baha’i, che si terrà a Santiago del Cile, segna la storica conclusione di un processo secolare di costruzione delle Case di culto baha’i continentali in tutto il mondo.

Una Casa di culto è un’istituzione fondamentale della vita comunitaria baha’i, ordinata da Baha’u’llah, una sacra struttura aperta a tutti con il nome di “Mashriqu’l-Adhkar”, che significa “oriente della menzione di Dio”.

La prima Casa di culto baha’i è stata completata nel 1908 nella città di Ishqabad nel Turkestan Russo (ora Ashgabat, Turkmenistan). Il complesso del Mashriqu’l-Adhkar comprendeva il Tempio centrale, un ospizio per viaggiatori, scuole, servizi medici e di altro genere. Dopo essere stato espropriata dalle autorità sovietiche, la Casa di culto è stata gravemente danneggiata da un terremoto e infine demolita nel 1963.

Durante il ventesimo secolo, mentre la comunità baha’i cresceva diffondendosi a livello globale, si sono incominciati a sviluppare piani per costruire a poco a poco una Casa di culto in ciascun continente. Questi edifici divennero noti come “Templi madre” continentali.

Il primo di questi, a Wilmette, USA, appena a nord di Chicago, è stato completato in circa quarant’anni ed è stato aperto nel 1953. Per realizzare la visione dell’architetto di questo splendido edificio originale è stato necessario ricorrere a nuove tecnologie pionieristiche.

Le Case di culto continentali a Kampala, in Uganda e Sydney, in Australia, sono state inaugurate entrambe nel 1961. Un’altra vicino a Francoforte, in Germania, è stata inaugurata nel 1964. Il “Tempio madre dell’America Latina” a Panama City, è stato aperto otto anni più tardi e il “Tempio madre delle Isole del Pacifico” è stato completato in Apia, Samoa nel 1984. Questi eleganti edifici sembrano fondersi naturalmente con il paesaggio che li circonda, sono circondati da splendidi giardini di piante rare e autoctone, che esaltano la bellezza dei siti e la loro atmosfera di spiritualità.

La Casa di culto per il subcontinente indiano a New Delhi, India, è stata completata nel 1986. Ispirato all’antico simbolo del fiore di loto, questo monumentale edificio è diventato uno degli edifici più visitati del mondo, vincendo numerosi premi di architettura.

Il progetto della Casa di culto bahá’í, che invita tutti ugualmente nel suo abbraccio, simboleggia l’unità del genere umano. La Casa di culto è aperta a tutti per pregare in silenzio e per meditare, nonché per regolari programmi devozionali che consistono nella letture degli scritti sacri delle religioni del mondo. Non ci sono rituali o cerimonie, nessun pulpito e nessun sermone, e non si raccoglie denaro. In sostanza, queste Case di culto sono un dono della comunità baha’i all’umanità, finanziato interamente attraverso i contributi economici volontari dei singoli baha’i di tutto il mondo.

Pur essendo un luogo di culto universale, il Tempio bahá’í non si limita a offrire un luogo di preghiera e meditazione. Le Case di culto sono pensate come istituzioni che contribuiscano al progresso sociale ed economico delle popolazioni per le quali sono santuari di pace e di riflessione. Esse sono espressioni della profonda connessione tra il culto e il servizio. Attorno ad ogni Casa di culto col tempo sorgeranno dipendenze essenziali, dedicate a scopi sociali, umanitari, educativi e scientifici.

Con l’apertura del “Tempio madre del Sud America” a Santiago, il processo di costruzione delle Case di culto continentali da parte della comunità baha’i si conclude. Il processo di costruzione delle Case di culto nazionali e locali ha avuto inizio in diverse località in tutto il mondo dove è emersa una vibrante vita comunitaria baha’i, caratterizzata dal culto e dal servizio.

Nel 2012, la Casa Universale di Giustizia ha ricordato il giorno del 1912 quando ‘Abdu’l-Baha ha incominciato a scavare con le proprie mani il terreno per il Tempio madre dell’Occidente:

«‘Abdu’l-Bahá, di fronte a un pubblico di parecchie centinaia di persone, ha alzato il piccone di un operaio e ha colpito il tappeto erboso che ricopriva il terreno del Tempio a Grosse Pointe, a nord di Chicago. Le persone invitate a scavare il terreno con Lui in quel giorno di primavera venivano da diverse provenienze, norvegesi, indiani, francesi, giapponesi, persiani, amerindi, per nominarne solo alcuni. Era come se la Casa di culto, ancora da costruire, esaudisse l’augurio espresso dal Maestro la vigilia della cerimonia, per ogni edificio di quel tipo: “che l’umanità trovi un luogo di incontro” e “che la proclamazione dell’unità del genere umano esca dalle sue sacre corti aperte”».

 

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Un sensazionale filmato mostra gli sviluppi del Tempio del Cile

SANTIAGO, 11 ottobre 2016, (BWNS) — L’ultimo documentario filmato sulla costruzione della Casa di culto baha’i per il Sud America è stato distribuito mentre l’attesissima inaugurazione del Tempio si avvicina. Il video evidenzia importanti sviluppi nel corso dell’ultimo anno e il crescente rapporto fra la comunità e il Tempio e le attività di servizio e di culto che esso ha ispirato.

Per vedere il video, si vada a http://goo.GL/hL6vED 

La costruzione di questo Tempio è l’ultimo passo di un periodo durato oltre un secolo durante il quale le Case di culto baha’i continentali sono state costruite in tutto il pianeta.

Sin dal luglio 2012, una serie di video ha documentato il processo di costruzione, nonché gli sviluppi nella comunità circostante. Un tema centrale di questi documentari è stato il legame profondo tra la costruzione fisica della Casa di culto e le forze spirituali che sono state messe in moto attorno ad esso.

Una crescente consapevolezza del potere della preghiera è stato tra gli effetti più profondi prodotti dal Tempio sulla comunità circostante. Essa è stata strettamente legata a una crescente espressione di impegno per il benessere dell’umanità attraverso la moltiplicazione di significativi atti di servizio.

La cerimonia di inaugurazione del Tempio avrà inizio giovedì 13 ottobre alle 14:00 GMT. È prevista una copertura video in diretta della cerimonia di apertura al pubblico sul sito Web del Baha’i World News Service per circa 90 minuti e subito dopo sarà disponibile una registrazione video.

La comunità baha’i del Cile ha incominciato ad accogliere le persone che vengono per il convegno inaugurale dal 14 al 16 ottobre. Rappresentanti delle popolazioni indigene e delle comunità baha’i nazionali in tutta l’America Latina, assieme a individui e gruppi da quasi ogni altro continente, sono arrivati per partecipare alle celebrazioni. La copertura video in diretta del convegno può essere visionata a http://dedicacion.templo.bahai.cl da venerdì 14 ottobre a domenica 16 ottobre.

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La BIC guarda con speranza al futuro dell’Africa

ADDIS Abeba, 7 ottobre 2016, (BWNS) — L’Africa può offrire un grande contributo al futuro della civiltà del mondo, spiega il professor Techeste Ahderom, rappresentante dell’Ufficio regionale della Baha’i International Community (BIC) in Africa.

La BIC è un’organizzazione internazionale non governativa che rappresenta la comunità baha’i in tutto il mondo. Fondata nel 1948, la BIC ha uffici presso le Nazioni Unite a New York e a Ginevra e uffici regionali a Bruxelles e più recentemente Jakarta e Addis Abeba.

L’istituzione dell’Ufficio della BIC in Addis Abeba due anni fa è stato un importante passo avanti delle attività svolte dalla comunità baha’i per contribuire allo sviluppo e alla prosperità del continente africano. L’Ufficio della BIC in Addis Abeba lavora in collaborazione con enti governativi, intergovernativi e non governativi che operano in Africa per il miglioramento della società.

«Siamo interessati a conoscere le scottanti domande e i problemi del popolo africano e della nostra società che sono stati formalmente identificati dall’Unione Africana come centrali per il progresso del continente», dice il professor Ahderom.

«Le istituzioni e i governi stanno dicendo: “Faremo tacere tutte le armi in Africa” e “Senza pace non ci può essere sviluppo”. Ma oltre a esprimere queste speranze, dobbiamo imparare che cosa queste idee significano in pratica e come si possano realizzare».

In questo contesto, lavorare con l’Unione Africana è stato particolarmente importante per l’Ufficio della BIC. L’Unione Africana è un’organizzazione che mira a conseguire una maggiore unità e solidarietà tra i paesi africani e tra i loro cittadini.

Nel gennaio 2015, la BIC è stata una delle quindici organizzazioni basate sulla fede invitate a contribuire alla “Agenda 2063 dell’Unione africana: L’Africa che vogliamo”, un documento approvato dai leader africani. L’Agenda 2063 offre una visione e una strategia per il futuro del continente. Coglie le aspirazioni molto diffuse fra il popolo africano di porre fine al conflitto, di sancire la libertà di attraversare le frontiere, di riconoscere i diritti delle donne e dei bambini e di garantire che la prosperità sia condivisa tra tutte le popolazioni.

«È stato molto interessante notare che ciò che essi intendono ottenere nei prossimi 50 anni è in linea con la visione della Fede baha’i — non più guerre, i conflitti risolti, pace in tutti i sensi», ha detto il professor Ahderom. «Le donne svolgeranno nella società il loro giusto ruolo. E le persone saranno in grado di attraversare le frontiere senza problemi».

«Naturalmente ci sono scettici e detrattori, ma noi non pensiamo che questo sia l’atteggiamento giusto».

Uno degli sviluppi emozionanti degli ultimi due anni è che l’Ufficio della BIC in Addis Abeba ha lavorato con numerosi associati appartenenti alla comunità baha’i in tutto il continente, mentre l’Ufficio concentrava le sue energie sull’esame di alcuni dei problemi più critici che l’Africa ha ora: l’ambiente e il cambiamento climatico, le disuguaglianze tra i ricchi e i poveri, la parità tra le donne e gli uomini, il finanziamento dello sviluppo, l’istruzione universale e naturalmente la pace e la sicurezza.

L’Ufficio della BIC in Addis Abeba ritiene che gli obiettivi a lungo termine dell’Agenda 2063 siano ottenibili solo se ci si occupa dell’educazione dei bambini e dei giovani africani. Per questo, l’Ufficio ha deciso di partecipare a incontri che affrontano questo tema vitale ed è stato invitato a parlare ai partecipanti all’annuale Giornata del bambino africano in giugno.

«L’educazione dei bambini è una strategia a lungo termine per il continente africano. Se i bambini sono precocemente educati ai principi dell’unità del genere umano e dell’unità nella diversità, se le loro capacità intellettuali sono coltivate con qualità spirituali, allora potremo costruire il futuro che vogliamo», ha dichiarato la BIC in una presentazione alla Giornata.

Commentando ulteriormente l’argomento, il professor Ahderom dice: «L’obiettivo a lungo termine dell’educazione e dell’uguaglianza in Africa sarà conseguito poco per volta. L’obiettivo a breve termine è la fine dei conflitti, ma la visione a lungo termine è un processo di costruzione.

«Contribuire ai processi costruttivi in Africa è quello che anche le comunità baha’i stanno cercando di fare. Siamo all’inizio di questo processo, siamo ancora in fase di apprendimento».

Quanto al futuro, il professor Ahderom è molto ottimista. «Sì, le sfide sono sicuramente molte, sono sfide molto difficili. Ma l’Africa ha le risorse, l’ingegno e il cuore non solo per affrontarle, ma anche per diventare una luce per il resto del mondo.

«Questa è la visione che la BIC ha dell’Africa».

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