Fervono i preparativi per l’inaugurazione del Tempio di Cile

SANTIAGO, 30 settembre 2016, (BWNS) — Un accresciuto senso di eccitazione e di attesa è palpabile nella comunità baha’i in Santiago e all’estero con l’avvicinarsi dell’inaugurazione dell’ultima delle Case di culto continentali baha’i. 

Si prevede che la Presidentessa del Cile, Michelle Bachelet, assista alla cerimonia di apertura con altri dignitari.  

Una crescente copertura mediatica ha portato all’attenzione del pubblico il significato di questa pietra miliare e recenti articoli hanno messo in evidenza l’unicità di questa sacra struttura. Come tutti i Templi baha’i, la sua forma ennagonale si erge a simbolo dell’unicità del genere umano. L’azienda che ha prodotto il progetto del Tempio, la Hariri Pontarini Architects, lo descrive come «un Tempio di luce, che esprime la fede nell’inclusione” (si veda https://goo.gl/jqihqK ).  

Un video (si veda https://goo.gl/XBhigJ), prodotto dalla Canadian Broadcasting Corporation, offre un avvincente panorama della concezione e della progettazione del Tempio. 

Nel frattempo, la comunità baha’i del Cile si prepara ad accogliere migliaia di persone per l’inaugurazione, che avrà luogo dal 13 al 16 ottobre. I rappresentanti delle popolazioni indigene e delle comunità baha’i nazionali di tutta l’America Latina si uniranno a persone e gruppi provenienti da quasi tutti gli altri continenti per le celebrazioni che dureranno tre giorni dopo l’apertura al pubblico.  

Una copertura video in diretta della cerimonia di apertura al pubblico sarà offerta sul sito Baha’i World News Service il 13 ottobre, alle ore 14:00 GMT, per circa 90 minuti. Persone in tutto il mondo potranno vedere questo storico evento, la dedicazione dell’ultimo Tempio continentale baha’i. 

Un video che mostra la maestosità della sovrastruttura (si veda https://goo.gl/M3Kr0Q) e vari link alle coperture mediatiche sono disponibili in news.bahai.org/story/1123. 

Per leggere l’articolo in inglese on-line, visualizzare fotografie e accedere ai link si vada a: http://News.Bahai.org/Story/1123

Concentriamoci su ciò che ci unisce, dice la BIC

Varsavia, 29 settembre 2016, (BWNS) — Di fronte alla crescente ondata di razzismo e xenofobia, è arrivato il momento di concentrarsi su ciò che ci unisce. Questo è stato uno dei punti chiave dell’intervento della Bahá’í International Community (BIC) in un recente forum dei leader europei a Varsavia, in Polonia, che si è svolto dal 19 al 30 settembre.  

Per il secondo anno, la BIC ha partecipato all’Incontro per l’implementazione della dimensione umana (HDIM) dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE), una piattaforma nella quale 57 Stati si sono incontrati con varie agenzie OSCE e attori della società civile impegnati nella difesa dei diritti umani e della democrazia.  

Rivolgendosi ai partecipanti in una sessione sulla tolleranza e la non-discriminazione, il rappresentante della BIC a Bruxelles ha detto: «una delle più pressanti domande… è come le persone di diversa provenienza possano a vivere insieme… e come contrastare la discriminazione, il razzismo e la xenofobia.  

«Stiamo facendo molte riflessioni e svolgendo molto lavoro per ideare strategie che ci aiutino a contrastare specifiche forme di pregiudizio», ha proseguito. «Altrettanto importante è la necessità di capire meglio ciò che ci unisce».  

La BIC ha anche commentato che il nostro impegno per l’eliminazione del pregiudizio si basa sulla nostra capacità di descrivere ciò che costituisce la nostra comune umanità.  

Nelle sue osservazioni, la BIC ha incoraggiato l’OSCE a riflettere su «come i processi educativi possano aiutare ad alimentare in questa generazione e nelle generazioni a venire un senso di identità comune, ricco, forte e sempre più inclusivo e a sviluppare tra le popolazioni europee un forte impegno nella responsabilità verso tutta l’umanità, anziché solo verso quelli che condividono le stesse caratteristiche sociali, culturali, nazionali, o fisiche». 

Nella sessione sul tema «Le libertà fondamentali, come la libertà di pensiero, di coscienza, di religione o di credo», il contributo della BIC ha affrontato la questione della formazione di coalizioni. In particolare, ha rilevato che vari attori sociali, religiosi o laici, tendono sempre più a parlare per l’altro e a formare coalizioni per promuovere la libertà di religione e di credo.  

Facendo eco a questo sentimento, il professor Heiner Bielefeldt, relatore speciale delle Nazioni Unite sulla libertà di religione o di convinzioni personali, ha elogiato la tendenza verso il partenariato e la collaborazione tra vari gruppi, menzionando in particolare i partenariati tra gruppi di “maggioranza” e di “minoranza”. 

«Un segno di speranza di cui si è parlato in vari discorsi», ha commentato, «è la collaborazione che abbiamo visto e che vediamo ora svilupparsi fra diverse organizzazioni». 

Per leggere l’articolo in inglese on-line, visualizzare le fotografie e accedere ai link si vada a: http://News.Bahai.org/Story/1122

I baha’i colombiani pubblicano una lettera aperta per la pace

CALI, Colombia, 25 settembre 2016, (BWNS) — La comunità baha’i della Colombia ha pubblicato una lettera aperta chiedendo a tutti i colombiani di cogliere l’occasione «storica» e di lavorare per la causa della pace. La lettera anticipa la firma di un accordo di pace tra il governo colombiano e le Forze armate rivoluzionarie dell’esercito popolare della Colombia (FARC-EP) il 26 settembre.  

L’accordo è una pietra miliare sulla via della pace in Colombia, che ha sofferto più di cinquant’anni di violenza nel più prolungato conflitto armato del mondo.  

La lettera della comunità baha’i celebra il successo delle trattative di pace, pur riconoscendo che il duro lavoro per costruire una società giusta e armoniosa è ancora tutto da fare.  

«Gli occhi del mondo sono puntati sulla Colombia», dice il comunicato. «Cerchiamo di offrire un modello che ispiri ed edifichi i cuori dei nostri simili in tutto il pianeta». 

La lettera aperta è un riconoscimento delle opportunità che ora si aprono ai colombiani di forgiare nuovi modelli di interazione e nuove abitudini di pensiero. 

Nel corso dei decenni, la comunità baha’i colombiana ha promosso una cultura per una vita pacifica e significativa in molte regioni del Paese attraverso processi educativi che mirano a creare nei bambini, nei giovani e negli adulti le capacità necessarie per promuovere il benessere e l’unità delle proprie comunità.  

«Abbiamo visto che piccoli atti di servizio volontario possono produrre cambiamenti profondi e duraturi nelle famiglie, nei bambini e nei loro quartieri», ha spiegato Ximena Osorio, un rappresentante della comunità baha’i colombiana. «Ogni persona ha il potenziale per diventare un agente attivo di cambiamento sociale e contribuire a costruire una società pacifica».  

La lettera aperta contiene anche un avvertimento: «La nostra pace è fragile. Richiede un livello di integrità che ci permetta di trascendere i dibattiti polarizzati, di ritornare a quei principi superiori ai quali tutte le società aspirano, a quel terreno comune che è il fondamento del consenso».  

«Ma al di là delle parole», prosegue, «la partecipazione potrebbe forse trovare la propria massima espressione nei fatti — nella fioritura di innumerevoli atti di volontariato in tutto il Paese che infondano nella nostra società un nuovo spirito di speranza per il futuro della Colombia».

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L’avanzamento dei lavori nel Tempio cambogiano ispira azioni collettive

BATTAMBANG, Cambogia, 16 settembre 2016 — Sono trascorsi otto mesi dall’avvio dei lavori di costruzione della Casa di culto baha’i locale a Battambang.  

Dopo la posa della prima pietra lo scorso novembre e il completamento degli scavi in marzo, sono state costruite le strade di accesso e sono stati scavati gli stagni e le fondamenta. Ha avuto inizio anche la costruzione dell’edificio centrale, il cui progetto è stato presentato il 17 luglio 2015.  

Nuovi filmati video, che mostrano l’avanzamento dei lavori e un progetto di rimboschimento, sono disponibili presso news.bahai.org/story/1120 

Parallelamente ai lavori di costruzione ci sono state molte attività mirate al progresso materiale e spirituale della comunità attorno a Battambang. Ispirate dalla Casa di culto, le attività si sono moltiplicate e uno spirito di preghiera e devozione ha sempre più permeato la zona. 

Mentre i lavori di costruzione sono progrediti rapidamente, la partecipazione degli abitanti del luogo al volontariato sul territorio del Tempio ha dimostrato che lo sviluppo della Casa di culto è un’impresa collettiva. Decine di bambini, giovani e adulti hanno offerto tempo ed energie ai progetti sul territorio del Tempio. 

Più di recente, lunedì 12 settembre, oltre 150 persone si sono riunite per una giornata dedicata alla piantagione di alberi.  

«È stata una giornata perfetta per il progetto», ha detto Daravuth Keo, rappresentante della comunità baha’i in Cambogia. «Il terreno era bagnato e pronto per le piante. Prima abbiamo pregato tutti assieme. Poi abbiamo discusso lo scopo e il significato del progetto. Le persone hanno formato varie squadre. Alcuni hanno piantato gli alberi, altri hanno lavorato nel vivaio e altri hanno svolto altri compiti». 

Piante di arancio, avocado, papaya, limone e cocco sono state trapiantate accanto a salici piangenti, fiamme della foresta, code di volpe, code di topo e alberi dai fiori gialli. Solo quel giorno sono stati piantati circa 150 alberi. 

I giovani hanno svolto un ruolo particolarmente importante nello stimolo della solidarietà comunitaria e nella fioritura di iniziative di servizio a Battambang.  

«Durante l’evento della piantagione di alberi, abbiamo parlato con un folto gruppo di giovani, che hanno espresso le loro riflessioni», ha spiegato il signor Daravuth. «Molti giovani hanno detto che le attività comunitarie hanno fornito loro l’occasione per servire la società, hanno contribuito a costruire la loro capacità di offrire educazione morale ai bambini e ai ragazzi più giovani e li hanno aiutati a capire assieme agli altri varie cose da fare per migliorare il mondo. 

«Alcuni hanno detto che questo li ha incoraggiati a tenersi lontani dalla droga, a concentrare le energie sulla costruzione dell’unità, sullo sviluppo della comunità e a camminare con gli altri su un percorso di servizio». 

Si prevede che la Casa di culto a Battambang sia completata entro la fine del 2017. È una delle cinque località che nel 2012 erano state designate dalla Casa Universale di Giustizia per avere un Casa di culto locale baha’i.

La BIC si appella al Presidente Rouhani per porre fine alla sistematica oppressione economica

New York, 6 settembre 2016, (BWNS) – La Baha’i International Community si è appellata al Presidente dell’Iran, dottor Hassan Rouhani, affinché ponga fine alla grave oppressione economica imposta ai baha’i di quel Paese.

L’appello è contenuto in una lettera inviata al presidente Rouhani che mostra come, fin dall’inizio della Rivoluzione islamica nel 1979, i baha’i in Iran siano stati oggetto di molti atti continuativi di persecuzione, inclusa una spietata campagna di strangolamento economico che continua a tutt’oggi e non dà segno di miglioramento con la sua elezione.

La lettera firmata da Bani Dugal, rappresentante principale della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite, attira l’attenzione sulla totale contraddizione tra le dichiarazioni del governo iraniano relative a giustizia economica, uguaglianza per tutti e riduzione della disoccupazione, da un canto, e gli implacabili sforzi per impoverire un settore dei propri cittadini, dall’altro.

La lettera sottolinea i modi in cui questa campagna economica è stata intrapresa contro i baha’i secondo una linea premeditata: espulsione dei dipendenti nel settore pubblico; gravi limiti nel settore privato; esclusione da una vasta gamma di commerci e professioni con l’offensivo pretesto di essere religiosamente «impuri»; confisca di patrimoni; azioni di disturbo nel campo degli affari e chiusura di negozi. Quando un baha’i è arbitrariamente arrestato, l’imposizione di alte somme per la cauzione per la libertà provvisoria ha un grave effetto economico sulla comunità.

Oltre a tutto ciò, la lettera fa riferimento all’impatto economico dell’oppressione sui giovani baha’i: artisti, atleti e studenti. «Le conseguenze economiche derivanti dalla negazione ai giovani baha’i dell’opportunità di sviluppare i loro talenti, che sono dono di Dio, sono notevolmente più pesanti di molte altre forme di oppressione», afferma la lettera.

La lettera, definisce questa sistematica discriminazione un «apartheid economico» e chiede esplicitamente al Presidente: «Come può un governo decidere deliberatamente di impoverire un settore della propria società? Come giustificheranno ciò che hanno fatto i responsabili delle conseguenze finanziarie, sociali e psicologiche di queste discriminazioni? Quale criterio religioso o civile sancisce un’esclusione calcolata di una popolazione dalla partecipazione alla vita economica del proprio Paese? Come si può continuare a parlare di costruzione di una società giusta e progredita davanti a tale sistematica ingiustizia?».

La lettera si appella al presidente Rouhani perché riveda urgentemente la situazione dei baha’i e ponga rimedio alla situazione.

Recentemente un commovente e potente documentario prodotto da alcune persone in Iran, che descrive la terribile sofferenza economica dei baha’i, ha attirato l’attenzione dei media. Amnesty International ha presentato il documentario nella sua pagina di face book.

Si veda la relazione speciale sull’oppressione dei baha’i di Iran pubblicata in inglese nel 2015 dalla Baha’i International Community:

https://www.bic.org/sites/default/files/pdf/their-progress-and-devlopment-are-blocked.pdf