Il contributo delle fedi alla pace esaminato al Palazzo presidenziale in Colombia

BOGOTA, 12 luglio 2016, (BWNS) — In previsione di uno storico accordo di pace attesissimo in Colombia tra il governo e le Forze armate rivoluzionarie della Colombia (FARC), il presidente Juan Manuel Santos ha invitato un centinaio di rappresentanti religiosi al Palazzo presidenziale, il 4 luglio 2016.
Dato il ruolo insostituibile che la religione svolge nell’ispirare persone e comunità a lavorare insieme per il bene comune, questo evento ha preso in esame i contributi che la religione può offrire al processo di pace in Colombia, un paese che ha sopportato quasi sette decenni di violento conflitto civile.
Rivolgendosi al pubblico, il presidente Santos ha parlato dell’aspirazione alla pace e all’armonia che è comune a tutte le religioni. Attingendo alle sacre Scritture, egli ha citato un passo di Baha’u’llah: «Così potente è la luce dell’unità che può illuminare tutta la terra».
Parlando dell’evento, Ximena Osorio, rappresentante della comunità baha’i colombiana, ha detto: «Il nostro governo ritiene che le comunità religiose siano importanti attori sociali. Le religioni arrivano anche là dove il governo non arriva, per esempio nelle regioni più remote e fra la gente comune».
Questo pensiero è stato espresso durante la conferenza anche da alcuni funzionari del governo. «Voi avete un ruolo fondamentale in questo processo di conseguimento della pace, in quanto leader spirituali della Colombia», ha detto il vice ministro dell’Interno, Carmen Ines Vasquez, la quale, durante il suo discorso, ha ribadito l’importanza di lavorare insieme per raggiungere una pace duratura attraverso il perdono e la riconciliazione.
«Negli ultimi anni si è cercato di comprendere meglio il ruolo che gli attori religiosi hanno nella promozione del benessere della società», ha detto la signora Osorio nei suoi commenti durante l’evento. «Questi sforzi sono il frutto di una crescente consapevolezza dell’immenso serbatoio di potenzialità che le comunità religiose possono offrire al progresso di molte cause sociali».
L’imminente accordo di pace si propone di concludere decenni di conflitto che hanno mietuto circa 220 mila vittime e prodotto traumi indicibili. Si prevede che i colloqui di pace, che hanno avuto inizio nel 2012, si concludano il 20 luglio 2016 con la firma dell’accordo.

Due convegni europei evidenziano la necessità di società inclusive

VIENNA, 26 giugno 2016, (BWNS) — Con l’aumento dei rifugiati che entrano in Europa, una maggiore attenzione è stata data alla questione della costruzione di società inclusive. Questo è stato uno dei temi di due eventi la settimana scorsa: il Forum sui diritti fondamentali, tenutosi a Vienna dal 20 al 23 giugno, intitolato: «Diritti, rispetto, realtà: l’Europa dei valori nel mondo di oggi» e il Consiglio della Conferenza europea delle ONG internazionali, tenutosi a Strasburgo dal 20 al 24 giugno. L’ufficio di Bruxelles della Baha’i International Community (BIC) era presente in entrambe le manifestazioni.

A Vienna, la BIC si è unita a circa 700 partecipanti all’evento, che è stato convocato dall’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali. Ministri di stato e membri della Commissione europea e del Parlamento europeo hanno partecipato assieme a diverse parti interessate e a membri della società civile. Il Forum ha offerto una conversazione dinamica e aperta tra tutti i presenti e ha affrontato tre temi: l’inclusione, la protezione dei rifugiati e l’era digitale.

Il convegno a Strasburgo ha visto ONG internazionali di quarantasette paesi membri del Consiglio d’Europa discutere una serie di argomenti, tra cui la migrazione e la coesione sociale.

Commentando entrambi gli eventi, il rappresentante dell’ufficio di Bruxelles della BIC, Rachel Bayani, ha dichiarato che «questi incontri e i temi da essi trattati testimoniano il fatto che tutti i settori della società desiderano garantire che coloro che hanno sempre vissuto qui e coloro che sono appena arrivati possano avere una vita dignitosa e contribuire alla società».

L’incontro di Vienna è stato aperto dal Presidente dell’Austria e patrono del Forum dei diritti fondamentali, Heinz Fischer. «La presente crisi dei rifugiati ha portato alla ribalta il discorso sull’inclusione e sull’uguaglianza nelle società europee», ha detto. «La diversità arricchisce le nostre democrazie e facilita la nostra prosperità… È un dato di fatto che la xenofobia e la paura degli “altri” sono in aumento. Ma è anche vero che non abbiamo mai avuto una maggiore consapevolezza, nonché leggi e politiche più forti per combattere la discriminazione e la disuguaglianza e per perseguire i crimini di odio».

Nel suo discorso di apertura del Forum di Vienna, Frans Timmermans, primo vice presidente della Commissione europea, ha sottolineato l’importanza di costruire una società inclusiva: «Possiamo avere successo solo… se riusciamo a includere coloro che diventano nostri vicini, imparando a conoscerli, aiutandoli a esprimere le loro potenzialità, a costruire un futuro per se stessi e per le loro famiglie e a contribuire alla vita economica e sociale della società in cui vivono».

A Strasburgo, Anna Rurka, presidente della Conferenza delle ONG internazionali ha sottolineato che «l’immigrazione non è la causa della crisi in Europa — c’è una crisi nel mondo intero, di cui l’immigrazione in Europa è un sintomo».

In un workshop durante il Forum sui diritti fondamentali, il contributo della BIC ha illustrato la necessità di rafforzare la nostra comune identità umana: «La società europea oggi è essenzialmente un campione della popolazione del mondo. Per garantire l’inclusione e la partecipazione di tutti, abbiamo bisogno di coltivare un senso di identità comune e di rivedere alcune delle nostre supposizioni sulla natura umana.

«Si suppone che le differenze tra i popoli del mondo siano pronunciate, secolari, inestirpabili e cause di conflitto. Qualsiasi tentativo di favorire l’inclusione ha bisogno di una revisione di questo presupposto. La realtà di oggi ha bisogno di una concezione della nostra identità che sia più ampia, che si espanda fino a includere tutta l’umanità. Ciò significa che abbiamo bisogno di sviluppare un forte senso di lealtà o di responsabilità verso tutta l’umanità, anziché solo verso quelli che hanno le nostre stesse caratteristiche. Vuol dire che le istituzioni, le comunità e gli individui devono considerare gli interessi di ogni membro dell’umana famiglia, e non solo i propri».

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La collaborazione è fondamentale per la lotta contro l’intolleranza, dice la BIC

Bruxelles, 22 giugno 2016, (BWNS) — L’urgente necessità di combattere la discriminazione e i crimini d’odio in Europa e nel mondo richiede più alti livelli di collaborazione tra le organizzazioni della società civile, ha dichiarato l’ufficio di Bruxelles della Baha’i International Community (BIC) in un recente seminario, intitolato «Trasformare le parole in azione per affrontare l’antisemitismo, l’intolleranza e la discriminazione”.  

Ospitato dall’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) e dall’Intergruppo del Parlamento europeo contro il razzismo e la diversità (ARDI) dal 16 al 17 giugno 2016 a Bruxelles, il seminario è stato organizzato per «l’urgente necessità di contribuire a sostenere e rafforzare il buon lavoro già intrapreso da coalizioni della società civile e per favorire la costruzione di ulteriori forti reti intercomunali e interconfessionali della società civile per prevenire e porre fine a tutte le forme di crimini d’odio e di discriminazione». Erano presenti oltre sessanta partecipanti, tra cui membri del Parlamento europeo e rappresentanti di svariate organizzazioni della società civile.  

Nel suo intervento durante il seminario, Rachel Bayani, rappresentante della BIC, ha detto che le coalizioni devono costruire più robusti ponti di comprensione mediante il loro grande impegno negli sforzi di collaborazione al servizio dell’armonia sociale. «Le coalizioni devono essere incoraggiate a raggiungere livelli sempre più elevati di unità di pensiero e a sviluppare una visione comune del mondo che stiamo cercando di far progredire», ha dichiarato. «Noi, membri della società civile, indipendentemente dai gruppi specifici che rappresentiamo, non dobbiamo guardare solo ai nostri interessi specifici, ma dobbiamo cercare di favorire gli interessi di tutti i membri della società». 

La signora Bayani ha spiegato che questo cambiamento richiede un lavoro difficile per costruire una maggiore unità. «Senza una visione comune, continueranno ad esistere visioni del mondo frammentate». 

Si sta pianificando una serie di eventi organizzati dall’OSCE con l’obiettivo di rafforzare la collaborazione tra le organizzazioni della società civile nell’ambito dell’intolleranza e della discriminazione.  

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