Ethics Expo

Ethics Expo vi invita alla conferenza pubblica di Marco Nieri. Bioresearcher ed Ecodesigner esperto in edilizia bioecologica.

Incontro venerdì 6 maggio alle ore 21.00, via Sant’Agnese 10, Mantova, ingresso libero.

VIVERE IN UNA CASA E AMBIENTE LAVORATIVO SANO
Quello che bisogna sapere per eliminare dal nostro ambiente gli elementi di disturbo e ricreare spazi di benessere.

Verranno affrontati temi come: l’inquinamento elettromagnetico diffuso: sorgenti, effetti e possibili protezioni; l’edilizia bio-ecologica: la qualità dei materiali, degli impianti e i difetti di quelli tradizionali; l’inquinamento chimico e biologico indoor; l’influenza degli spazi, delle forme e dei colori in una visione orientale ed occidentale; l’utilizzo delle piante per la depurazione dell’aria e la vitalizzazione degli ambienti indoor e outdoor; i microorganismi utili in casa e nell’orto ed altri ancora.

L’incontro è una occasione per conoscere meglio l’ambiente nel quale viviamo e per aumentare la nostra consapevolezza, consentendoci di attivare comportamenti proattivi favorevoli al benessere nostro e di coloro che ci circondano.

Trascorriamo circa il 90% del tempo in ambienti chiusi, di cui almeno la metà nella nostra abitazione. I materiali, le tecnologie, le finiture con cui siamo in contatto ed il luogo in cui ci troviamo possono influenzare il nostro stato di salute, creando malesseri o reali patologie.

In realtà spesso non ci rendiamo conto di quanto le nostre case e gli ambienti di lavoro siano normalmente carichi di sorgenti di inquinamento e disturbo, come radiazioni elettromagnetiche emesse da telefonini e wifi, sostanze chimiche, materiali isolanti e vernici, inquinanti biologici, nuovi sistemi di illuminazione artificiale, forni a microonde, cibo industriale….

Uno stile di vita inconsapevole ci espone ad una grande quantità di queste forme di inquinamento, indebolendo le nostre difese a livello psico-fisico e impedendoci di attivare comportamenti non solo più salubri ma anche più coerenti con una visione sostenibile per il Pianeta.

La conferenza si propone di fornire informazioni pratiche sull’influenza che il nostro “style of life” e i vari elementi del nostro habitat possono esercitare sul nostro benessere e lo stato di salute, fornendo numerosi esempi, indicazioni e semplici consigli pratici su come rendere più sano o addirittura benefico il nostro spazio di vita e di lavoro, attingendo a studi scientifici, pratiche di edilizia bioecologica, psicoarchitettura e ricerche in campo bioenergetico. Una particolare attenzione viene rivolta alla spiegazione di come recenti studi e nuove tecniche rendano possibile utilizzare le piante per migliorare la qualità e salubrità dei nostri spazi e addirittura contribuire al benessere dell’intero organismo.
Ethics Expo 2016

Una lettera della Baha’i International Community alla signora Federica Mogherini

la Baha’i International Community ha recentemente inviato una lettera alla signora Federica Mogherini, l’Alto rappresentante dell’Unione Europea per gli Affari esteri in occasione di una sua visita in Iran, a capo di una delegazione dell’Unione Europea, per ricordarle la situazione dei diritti umani delle minoranze religiose in Iran, compresa quella dei baha’i.

BRUXELLES –13 aprile 2016 – La Baha’i International Community sta diffondendo informazioni
sulla situazione dei diritti umani in Iran, compresa quella dei baha’i, mentre una
delegazione dell’Unione Europea si prepara a visitare quella nazione.
L’Ufficio della BIC a Bruxelles ha scritto a Federica Mogherini, l’Alto rappresentante
dell’Unione Europea per gli Affari esteri e ai commissari Elżbieta Bieńkowska, Tibor Navracsics
e Carlos Moedas, che faranno parte della delegazione dell’Unione Europea che si
recherà a Teheran per una visita bilaterale di due giorni il 16-17 aprile 2016.
In una lettera all’Alto rappresentante, la BIC ha espresso la propria speranza che la signora
Mogherini trovi l’opportunità di occuparsi, oltre che dei piani per lo sviluppo economico
dell’Iran, anche del tema dei diritti umani, in modo da ricordare ancora una volta alle autorità
iraniane l’importanza di questa questione per i popoli europei e i loro rappresentanti.
La signora Rachel Bayani, rappresentante della Baha’i International Community a Bruxelles,
ha detto: «Se non si rispettano scrupolosamente i diritti umani di ogni cittadino, le misure
adottate in altri campi delle transazioni umane, dall’economia all’ambiente, pur encomiabili,
non produrranno alcun risultato».
In lettere separate indirizzate ai commissari, la Baha’i International Community ha chiesto
loro di sollevare anche la questione dell’educazione e del diritto al lavoro per tutti sì che le
autorità iraniane siano incoraggiate ad adottare misure concrete e tangibili per porre rimedio
alla situazione.
«Nessuna società può sperare di prosperare se ampie sezioni della sua popolazione sono
relegate ai piani più bassi dell’economia e non hanno il permesso di contribuire alla sua
prosperità e alla sua crescita e se a un significativo numero dei suoi giovani è impedito di
contribuire al suo capitale intellettuale», ha detto la signora Bayani.
Una risoluzione adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel dicembre 2015,
esorta il governo dell’Iran a «eliminare, nella legge e nella pratica, tutte le forme di discriminazione,
inclusa la chiusura di aziende, e altre violazioni dei diritti umani contro persone
appartenenti a minoranze religiose riconosciute e non riconosciute».
Fra le minoranze che reclamano i propri diritti in Iran vi sono i baha’i, che costituiscono la
maggiore minoranza religiosa non musulmana del paese. Essi sono stati oggetto di
un’implacabile campagna di persecuzione sponsorizzata dallo stato. Fra le altre cose per
oltre 35 anni ai loro giovani è stato vietato l’accesso alle università.
In una dichiarazione del 14 marzo 2016 alla XXXI sessione del Consiglio ONU per i diritti umani, l’Unione Europea ha espresso «gravi preoccupazioni per la situazione delle mino-ranze religiose in Iran, in particolare la continua e sistematica discriminazione delle perso-ne che appartengono alla comunità baha’i».
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Bahá’í International Community – Bruxelles
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Nazioni Unite: la religione previene la violenza

WASHINGTON, D.C., 16 marzo 2016, (BWNS) — I capi religiosi e varie organizzazioni basate sulla fede di tutto il mondo si stanno incontrando per comprendere il loro ruolo nella prevenzione dell’incitamento alla violenza che potrebbe portare a crimini di atrocità. 

«La religione può essere la chiave nella lotta contro questo problema», ha detto Gerald Filson, direttore degli affari esterni della comunità baha’i del Canada e presidente della Interfaith Conversation canadese. La comunità baha’i canadese è stata molto impegnata nel suo paese nel discorso sul ruolo costruttivo della religione nella società. 

Il dottor Filson ha rappresentato la comunità baha’i nella più recente delle riunioni regionali organizzate dall’Ufficio delle Nazioni Unite sulla prevenzione del genocidio e sulla responsabilità di proteggere. Il forum ha avuto luogo presso l’istituto statunitense per la pace a Washington dal 29 febbraio al 1° marzo. Altri incontri si stanno svolgendo in altre parti del mondo per studiare questo importante tema. 

Nel suo contributo al dialogo, il dottor Filson ha discusso l’importanza dei programmi educativi per i giovani, che, ha spiegato, non può essere sopravvalutata. «I giovani sono alla ricerca di messaggi positivi e vogliono migliorare il mondo. I capi religiosi devono occuparsi sistematicamente dei programmi per questo gruppo di età». 

Erano presenti alla riunione a Washington il consigliere speciale dell’ONU sulla prevenzione del genocidio Adama Dieng, il presidente dell’Istituto per la pace Nancy Lindborg, l’assistente segretario generale e mediatore ONU John Barkat e il rappresentante del Consiglio mondiale delle chiese Rudelmar Bueno De Faria. 

La diversità dei seminari in tutto il mondo ha permesso un ricco scambio di esperienze e la condivisione di azioni positive da parte di gruppi diversi. Per esempio, nella riunione tenuta in Amman, Giordania, un presentatore ha definito l’iniziativa dell’Ayatollah Abdol-Hamid Masoumi-Tehrani in Iran «un esempio di una buona fatwa». 

I partecipanti ai cinque convegni hanno sviluppato strategie regionali per prevenire e contrastare l’incitamento alla discriminazione, all’ostilità e alla violenza. Fra le strategie discusse nella riunione a Washington ci sono stati la mappatura di problemi e tendenze all’incitamento, lo sviluppo e la diffusione di messaggi alternativi o discorsi contrari, il coinvolgimento nel dialogo dei responsabili di incitamento, la formulazione di programmi di formazione, la ricerca di sostegno politico e il potenziamento delle attività inter-religiose. 

«Questa serie di incontri riflette sotto molti aspetti la risposta evocata dal messaggio che la Casa Universale di Giustizia ha inviato nel 2002 ai capi religiosi chiedendo, tra le altre cose, che i leader religiosi condannino l’estremismo religioso e accettino la base divina di tutte le religioni del mondo», ha detto il dottor Filson. Egli ha anche notato quanto spesso gli oratori hanno parlato dell’importanza dei concetti di «una sola umanità» e «un solo Dio» e hanno menzionato l’unità, l’armonia di tutte le religioni, la parità delle donne e degli uomini e l’importanza di rispondere all’odio con l’amore. 

«I commenti durante la riunione sembrano indicare che in questo momento i capi religiosi in America sembrano in grado di intraprendere quel riorientamento fondamentale che può mettere da parte pregiudizi religiosi di vecchia data», ha detto il dottor Filson.  

Per leggere l’articolo in inglese on-line, visualizzare le fotografie e accedere ai link si vada a: http://News.Bahai.org/Story/1101

Completati i lavori di sterro del Tempio in Cambogia

BATTAMBANG, Cambogia, 8 marzo 2016, (BWNS) — Dopo l’inaugurazione del progetto a metà luglio dell’anno scorso e la posa della prima pietra nel mese di novembre, i lavori per la Casa di culto baha’i a Battambang, Cambogia, hanno raggiunto un nuovo traguardo. È stata recentemente completata la fase principale dei lavori di sterro, (il video dei lavori è disponibile presso news.bahai.org/story/1100). 

Per preparare l’area di due ettari, 23.000 metri cubi di terra sono stati scavati, spostati e compattati per ospitare la piattaforma sulla quale sarà eretto l’edificio centrale della Casa di culto. Il progetto prevede anche modeste strutture ausiliarie e vasche attorno al Tempio, che saranno mantenute in un modo analogo ai laghetti naturali che si trovano nei paesini limitrofi.  

Si prevede che i lavori per le fondamenta della Casa di culto abbiano inizio nelle prossime settimane e che la costruzione dell’edificio centrale incominci a giugno 2016.  

La Casa di culto a Battambang, che darà espressione alla vivace vita collettiva del paese — incentrata sul culto di Dio e sul servizio all’umanità — riflette lo spirito dinamico della comunità e sta già galvanizzando i suoi abitanti.  

I progressi del progetto sono accuratamente documentati attraverso una varietà di approcci, come fotografie aeree e time-lapse, con la speranza che la comunità abbia un racconto visivo che riproduca la nascita della prima Casa di culto locale nel paese. 

La Casa di culto di Battambang è una delle due Case di culto baha’i locali i cui progetti sono stati mostrati. Nei prossimi anni saranno costruite cinque Case di culto baha’i locali. 

Per leggere l’articolo in inglese on-line, visualizzare le fotografie e i video e accedere ai link si vada a: http://News.Bahai.org/Story/1100

Un seminario evidenzia i legami tra la libertà religiosa e la prosperità economica

Londra, 6 marzo 2016, (BWNS) — In Iran, la comunità bahá’í continua a sopportare un’intensa persecuzione basata esclusivamente sul credo religioso, una palese violazione di un diritto umano fondamentale. Purtroppo, in tutto il mondo, la libertà di religione o di credo è uno dei diritti più violati.  

Molte nuove ricerche stanno suggerendo che il riconoscimento di questa libertà nel mondo degli affari potrebbe non solo risolvere un importante male sociale, ma anche essere un vantaggio non riconosciuto per la ripresa e la crescita economica. Il 2 marzo 2016, un seminario tenuto al Parlamento del Regno Unito e ospitato dal Gruppo parlamentare interpartitico per la Fede baha’i, ha detto che c’è una forte correlazione tra la libertà religiosa, la libertà economica e altre libertà civili e politiche.  

«Questi risultati sono utili nelle nostre discussioni con le imprese», ha detto il relatore professor Brian Grim, presidente della Fondazione business & libertà religiosa». E il mondo delle imprese è in grado di offrire molto alla comunità dei diritti umani». 

Dirigenti aziendali e imprenditori, è stato suggerito, potrebbero sviluppare un interesse a lungo termine verso questo ambito del discorso internazionale sui diritti umani, mentre le loro prospettive su questi temi potrebbero anche aggiungere una dimensione importante per la comprensione del governo e dei parlamentari.  

«Il mondo degli affari è un crocevia di cultura, commercio e creatività. Ciò che riunisce tutti questi aspetti e produce un servizio di successo, innovazione e produzione è un obiettivo comune», ha detto il professor Grim, che ha sottolineato gli sforzi di una grande casa automobilistica la quale, rendendosi conto di impiegare persone provenienti da circa 140 paesi, offre un premio annuale per l’innovazione interculturale e interreligiosa.  

Il seminario, che ha attratto una settantina di partecipanti, tra cui parlamentari, funzionari, studiosi, attivisti dei diritti umani, professionisti e leader di comunità di fede, è stato aperto dall’onorevole Jim Shannon, che presiede anche il Gruppo parlamentare interpartitico per la libertà internazionale di religione o di credo. 

«La libertà religiosa è una componente fondamentale della pace e della stabilità», ha detto l’onorevole Shannon. «Senza libertà religiosa, le persone di talento sono respinte». 

La questione deve occupare un posto prioritario nell’agenda politica, ha detto l’onorevole Shannon, per garantire sicurezza, stabilità e prosperità economica. 

Fra gli oratori c’era anche la baronessa Anelay of St Johns, ministro di stato presso il Foreign and Commonwealth Office. La baronessa ha detto che, con l’intolleranza in crescita in tutto il mondo, questo impegno è sempre più urgente.  

«La libertà di religione o di convinzione non è solo un optional nell’ampio ambito dei diritti umani. È un diritto umano fondamentale di per sé», ha detto.  

«Dove la libertà di religione o di convinzione non è pienamente rispettata, ne consegue che i valori democratici e dello stato di diritto non sono implementati completamente».  

Una delle chiavi del successo è l’educazione, ha detto. «Abbiamo bisogno di garantire che i bambini comprendano sin dalla più tenera età che tutti devono essere considerati allo stesso modo». 

Un altro relatore, la dottoressa Nazila Ghanea, professoressa associata di diritto internazionale dei diritti umani presso l’Università di Oxford, ha sottolineato l’importanza che ogni individuo abbia la libertà di decidere se adottare o meno una religione o un credo.  

«Il presupposto della libertà di religione e di credo è la libertà di indagare la verità in modo indipendente e di adottare un credo, sia esso religioso o no», ha detto la dottoressa Ghanea.  

Facendo riferimento al documento della Baha’i International Community «Libertà di credere», la dottoressa Ghanea ha citato quanto segue, «il compito primario dell’anima sarà sempre di indagare la realtà, di vivere secondo la verità della quale è persuasa e di accordare pieno rispetto agli sforzi compiuti dagli altri per fare altrettanto». 

La dottoressa Ghanea ha chiesto come si possano promuovere questi valori, notando che gli sforzi per trasferire i modelli fra culture diverse possono produrre una resistenza.  

«I modelli internazionali devono essere digeriti bene e bisogna che le persone li facciano propri», ha detto. «La consultazione è un modo molto importante per cercare di radicare i valori nei quartieri e nelle società».  

Si sono poi tenuti gruppi di discussione partecipativa che hanno esplorato idee innovative per migliorare la consapevolezza, sostenere la libertà religiosa e dotare le imprese di strumenti e di idee. 

Il seminario è il primo passo di un processo più lungo per costruire una più profonda comprensione concettuale dei problemi della libertà di religione o di credo nella vita politica e nella società britannica. 

Per leggere l’articolo in inglese on-line, visualizzare le fotografie e accedere ai link si vada a: http://News.Bahai.org/Story/1099