Esploriamo i fondamenti della pace

COLLEGE PARK, MARYLAND, Stati Uniti d’America, 24 dicembre 2015, (BWNS) — 30 anni fa la Casa Universale di Giustizia ha pubblicato La promessa della pace mondiale, un’innovativa dichiarazione indirizzata ai popoli del mondo sul tema della pace globale. 

Presentata a oltre 80 leader mondiali, La promessa della pace mondiale è stata pubblicata in un momento in cui la minaccia di un annientamento nucleare incombeva sull’umanità. Ma essa ha affermato che la pace globale è l’inevitabile fase successiva dell’evoluzione sociale dell’umanità. Che la via da percorrere per conseguire la pace comporti enormi sofferenze, tuttavia, dipende dalle decisioni dei leader del mondo e dei suoi popoli. La lettera presenta un’avvincente disamina delle cause della pace ed estende la sfida della pace ben oltre i temi del disarmo e della sicurezza, esaminando i profondi disordini sociali che ostacolano la pace.  

La sua pubblicazione ha ispirato la fondazione della Cattedra baha’i per la pace nel mondo presso l’Università del Maryland nel 1993. 

«Il capo del Centro per lo sviluppo internazionale e la gestione dei conflitti dell’Università fu molto interessato dalla dichiarazione sulla pace e disse, «perché non creiamo un programma che esamini questo approccio alla pace presentato dalla dichiarazione?», spiega la dottoressa Hoda Mahmoudi, attuale titolare della Cattedra baha’i.  

In quanto programma accademico presso l’Università del Maryland, la Cattedra offre un forum per far progredire la ricerca sui temi della pace globale. «Fin dalla sua inaugurazione», spiega la dottoressa Mahmoudi, «esperti e accademici internazionali sono stati invitati a partecipare a vari forum e a presentare idee attuali su temi relativi alla pace come l’avanzamento delle donne, il razzismo strutturale, le cause del pregiudizio, la natura umana e il cambiamento climatico.  

«La cattedra baha’i sta cercando di portare nell’ambiente accademico un nuovo modo di pensare su questi temi, un modo di pensare che è disposto a occuparsi dei valori».  

Il nostro approccio ha anche cercato di integrare diverse discipline nel perseguimento di nuove comprensioni degli sforzi compiuti dall’umanità per creare un mondo più pacifico, spiega la dottoressa Mahmoudi.  

«Invitiamo molti studiosi a venire a parlare degli ostacoli alla pace», ha detto la dottoressa Mahmoudi. «Una delle richieste che facciamo è che si parli di soluzioni. Gli accademici sono capaci di fare diagnosi e noi ne siamo grati. Ma la Cattedra è anche alla ricerca di intuizioni che facciano luce sugli ostacoli apparentemente insormontabili alla pace.  

«Questo è un ambito molto difficile, le soluzioni non sono sempre chiare. 

«La Cattedra baha’i non pensa di avere le risposte. Ma partecipa a un processo di apprendimento, di ricerca e di formazione, per acquisire una comprensione più profonda degli ostacoli alla pace e delle strade che si possono percorrere». 

La Cattedra baha’i non si limita a condurre ricerche su temi legati alla pace. Essa contesta alcune delle ipotesi fondamentali che si sono consolidate nel discorso contemporaneo e che ostacolano il progresso verso la pace.  

Uno di questi ostacoli, identificato dalla Casa Universale di Giustizia, nella Promessa della pace mondiale, è la convinzione che l’umanità sia intrinsecamente e inguaribilmente egoista. Affrontando questo tema nel suo discorso inaugurale nel 2012, la dottoressa Mahmoudi ha spiegato: 

«Oggi, purtroppo, l’aggressione e il conflitto caratterizzano il nostro ordine sociale, un ordine che comprende sistemi politici, religiosi, economici e culturali. In realtà, molti sono rassegnati all’idea che la violenza e la guerra siano comportamenti umani innati e, quindi, immutabili. Spesso queste convinzioni producono una paralisi della volontà fra le persone, un intorpidimento conoscitivo che non è facile da eliminare, ma che deve essere superato. Qui, il ruolo dell’educazione è fondamentale nella rimozione di idee infondate sulla natura umana». 

La missione della Cattedra baha’i non riguarda solo il dialogo tra gli studiosi e gli esperti e le aule universitarie. Nelle sue classi e nei suoi discorsi aperti all’intero corpo studentesco, la dottoressa Mahmoudi si propone non solo di esporre gli studenti agli aspetti più avanzati del pensiero nel mondo accademico, ma anche di promuovere una cultura di pace all’interno dell’Università e fuori di essa.  

La comunità del campus è invitata a conferenze organizzate dalla Cattedra. All’inizio di quest’anno, oltre 300 persone hanno partecipato a una grande conferenza, dal titolo «Trasformazioni globali: contesti e analisi per una pace durevole», co-ospitato dalla Cattedra e dalla Baha’i International Community.  

«Attiriamo un sacco di studenti di diverse discipline», dice la dottoressa. Mahmoudi. «Promuoviamo un dialogo nel quale gli studenti interagiscono con accademici e professionisti e spesso pongono domande molto profonde.  

«Quando facciamo incontrare menti diverse in un dialogo non-contraddittorio che mira a promuovere la comprensione, il pensiero avanza», dice la dottoressa Mahmoudi.  

Con i suoi vari forum, la Cattedra baha’i coglie idee emergenti e le pubblica come contributi ai discorsi pertinenti la pace globale. 

La dottoressa Mahmoudi è il terzo responsabile storico della Cattedra baha’i, dopo Suheil Bushrui (1993-2006) e John Grayzel (2006-2011).  

Ulteriori informazioni sulla Cattedra baha’i i si trovano nel sito http://www.bahaichair.UMD.edu/  

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Con un altro gesto coraggioso, un alto prelato chiede giustizia

21 dicembre 2015, (BWNS) — L’Ayatollah Abdol-Hamid Masoumi-Tehrani, un alto prelato musulmano in Iran, ha coraggiosamente sollecitato il popolo della sua nazione a sostenere uno standard più elevato di giustizia e dignità per tutti i connazionali e per le donne.

In un recente articolo sul suo sito, ha dedicato una nuova riproduzione calligrafica — un passo dagli scritti di Bahá’u’lláh — ai bahá’í che sono stati arrestati per accuse infondate lo scorso novembre. Il brano scelto dall’Ayatollah Tehrani, tratto dalle Parole celate, si rivolge all’imperterrita risposta della comunità bahá’í iraniana alla loro persecuzione costante e sistematica.

Questo atto simbolico segue il dono che egli ha offerto ai bahá’í del mondo nell’aprile 2014, una riproduzione calligrafica miniata di un versetto delle scritture bahá’í che dice, «Associatevi con tutte le religioni con amicizia e concordia».

Il suo recente articolo esprime la speranza che il suo atto «possa stimolare la coscienza dei miei connazionali a considerare di rispettare maggiormente la dignità umana senza concentrare l’attenzione sulle diverse religioni, lingue ed etnie».

Egli inoltre invita i suoi compatrioti a esaminare l’abisso tra i valori predicati dalla loro religione e gli atti di oppressione perpetrati in suo nome.

L’Ayatollah Tehrani ha anche pubblicato sulla sua pagina Facebook una dichiarazione in cui invita «il popolo progredito dell’Iran a promuovere il tema dei diritti civili per tutti gli iraniani, indipendentemente dalla religione, dal sesso, dalla razza e dall’origine etnica.

«L’elemento unificatore di tutti i cittadini del paese dovrebbe essere l’identità nazionale e non le differenze religiose. Accentuare le differenze invece delle somiglianze non porta ad altro che all’oppressione e alla corruzione», prosegue la dichiarazione.

La voce dell’Ayatollah Tehrani si fa sentire assieme a quelle di un crescente numero di intellettuali e artisti iraniani, all’interno e all’esterno del paese, che promuovono una cultura di giustizia e di convivenza e parlano a nome dei bahá’í e di altri gruppi oppressi in Iran.

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Nel COP21 i baha’i vedono un movimento verso l’unità

Parigi, 14 dicembre 2015, (BWNS) — Il risultato della conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici della settimana scorsa, noto come COP21, che ha prodotto un accordo firmato da 196 nazioni per ridurre le emissioni di gas a effetto serra, è un passo significativo verso una maggiore unità e collaborazione tra le nazioni mentre il mondo impara ad affrontare importanti sfide globali, dice la Baha’i International Community (BIC).

«Dal punto di vista dell’unità nell’azione, la conferenza di Parigi deve essere considerata un successo», ha detto Serik Tokbolat, rappresentante della BIC presso le Nazioni Unite. «Anche se alcuni hanno obiettato che il documento finale non soddisfa ciò che è realmente necessario per prevenire gli effetti principali del cambiamento climatico, il mondo ha dimostrato di essere capace di riunirsi a livello globale e di consultarsi a fondo sul proprio futuro».

Il signor Tokbolat ha rappresentato la BIC assieme a una delegazione baha’i durante la conferenza, che ha riunito migliaia di rappresentanti di governi, di imprese e della società civile.

«Nelle nostre attività, nelle nostre discussioni e nelle nostre dichiarazioni, ci siamo proposti di richiamare l’attenzione sulla necessità che individui, comunità e istituzioni in tutto il mondo sviluppino nuovi modelli di azione e di interazione che possano aiutare l’umanità collettivamente ad assumere un atteggiamento più equilibrato nei confronti dell’ambiente.

«L’umanità può prendere alcuni provvedimenti per prevenire gli effetti negativi del cambiamento climatico e migliorare il suo rapporto con il pianeta se agirà con visione e determinazione», ha detto.

Il principale contributo della Baha’i International Community al COP21, ha detto il signor Tobkolat, è una dichiarazione ufficiale, intitolata «Visione condivisa, determinazione condivisa: scegliamo insieme il nostro futuro globale.”

Il documento spiega che «modelli sostenibili di vita individuale e collettiva … richiedono non solo nuove tecnologie, ma anche una nuova consapevolezza degli esseri umani, tra cui una nuova concezione di noi stessi e del nostro posto nel mondo».

Anche il Forum internazionale sull’ambiente (IEF), un’organizzazione di ispirazione baha’i, ha partecipato alla manifestazione. La BIC e il Forum hanno organizzato, co-sponsorizzato o partecipato a una serie di eventi collaterali del COP21.

Arthur Dahl, Presidente del Forum ed ex vice assistente del direttore esecutivo del Programma ONU per l’ambiente (UNEP), ha detto che «il Forum internazionale sull’ambiente ha cercato di allargare la discussione sui cambiamenti climatici oltre la scienza e le soluzioni tecnologiche per includere una trasformazione sociale basata su valori che sarà fondamentale per l’attuazione dell’accordo di Parigi.

«Il Forum ha sostenuto questa tesi con esempi pratici tratti dall’apprendimento in alcune comunità baha’i, come quelle di Vanuatu e della Malesia dopo i disastri naturali che le hanno colpite, e in corsi di ispirazione baha’i sui cambiamenti climatici, nonché nella ricerca basata sui valori per imparare a motivare stili di vita sostenibili e sui meccanismi di responsabilità nel governo internazionale».

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Nuova ondata di arresti di baha’i in Iran

19 novembre 2015, (BWNS) — La comunità baha’i in Iran ha subito una nuova ondata di arresti e di chiusure di pubblici esercizi.

Domenica, 15 novembre, le autorità iraniane hanno lanciato un attacco coordinato contro la comunità baha’i arrestando 15 baha’i in tre città, dopo aver fatto irruzione nelle loro case e averle perquisite..

Gli arresti hanno avuto luogo nelle città di Teheran, Isfahan and Mashad. I nomi confermati sono i seguenti:

6 in Teheran

Signor Sahba Farnoush

Signora Negar Bagheri

Signora Nava Monjazeb

Signor Yavar Haghighat

Signor Navid Aghdasi

Signora Helia Moshtagh

 

5 in Isfahan

Signor Keyvan Nik-Aien

Signora Parvin Nik-Aien

Signora Yeganeh Agahi

Signor Matin Janamian

Signor Arshia Rowhani

 

4 in Mashad

Signora Sanaz Eshaghi

Signora Nika Pakzadan

Signora Farzaneh Daneshgari

Signora Nagmeh Zabihian

Inoltre, oltre cinque negozi sono stati chiusi dalle autorità nelle città di Ghaem Shahr, Kerman e Rafsanjan. Non è un caso che le chiusure abbiano avuto luogo un giorno dopo che la comunità baha’i aveva celebrato due delle più importanti festività sacre baha’i, la Nascita del Bab e la Nascita di Baha’u’llah, che cadono in due giorni consecutivi e durante le quali i baha’i si astengono dal lavoro. Per gli esercenti, questo significa chiudere i loro esercizi, un atto che equivale a una punizione da parte delle autorità, che hanno spesso impedito ai baha’i di riaprire i negozi, dopo averli chiusi. E in effetti alcuni dei negozi che sono stati chiusi dopo le Festività gemelle nel 2014 non hanno ancora avuto il permesso di riaprire.

Non si conoscono altri dettagli.

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