Un convegno esplora il collegamento fra l’arte di governo e la religione

BARCELONA, 12 marzo 2015, (BWNS) — Oltre 50 persone hanno partecipato al «Convegno sull’arte di governo e la religione» che si è recentemente svolto nel famoso Palau Robert di Barcellona. 

Il convegno è stato cosponsorizzato dalla comunità baha’i spagnola in collaborazione con altre sette organizzazioni e istituzioni, compresa l’Università di Barcellona, l’Associazione per il dialogo interreligioso dell’UNESCO e la Direzione generale degli affari religiosi del Governo catalano. 

Gli organizzatori hanno voluto promuovere un dialogo su forme di organizzazione sociale nuove, giuste e pacifiche avvalendosi delle idee della scienza e della religione, ha spiegato Sergio Garcia, uno dei rappresentanti della comunità baha’i. 

«Il convegno si proponeva di aprire uno spazio di riflessione sul contributo della religione al progresso sociale in generale e alle strutture, ai processi e agli strumenti del buon governo in particolare», ha detto il dottor Garcia. «Una sfida da affrontare era come generare uno spazio collettivo invece di uno spazio nel quale varie persone venissero a pronunciare i loro discorsi per poi andarsene». 

Il primo giorno della manifestazione si è parlato della dimensione teorica dell’argomento «arte di governo e religione» e di alcuni temi pertinenti. Il secondo giorno ci sono state varie presentazioni del contributo pratico della religione al progresso sociale. 

Il primo dei cinque interventi ha cercato di definire il concetto di arte di governo e il suo rapporto con la religione. «Il concetto di arte di governo», ha notato Nuria Vahdat, la prima oratrice, «riguarda il modo in cui i governi formali, le ONG, le organizzazioni comunitarie e il settore privato gestiscono gli affari e le risorse pubblici». 

Lo storico Amin Egea ha poi parlato di come la religione ha ispirato nobili standard morali che hanno reso possibili forme progressiste di organizzazione sociale nelle varie ere. «L’efficacia delle istituzioni che governano la società», ha detto l’oratore, «dipende dalle qualità delle persone che vi partecipano». 

Successivamente, Mar Griera, direttore dell’Istituto di sociologia della religione dell’Università autonoma di Barcellona ha contestato l’idea molto diffusa che le società pluralistiche e moderne tendono a emarginare la religione. L’oratrice ha spiegato che la religione può fiorire nelle società moderne e ha citato alcuni dati pratici a sostegno della sua affermazione. 

I commenti della dottoressa Griera sono stati confermati da Silvia Albareda Tiana, professoressa di educazione presso l’Università internazionale di Barcellona. «Le dimensioni umanistiche offerte dalla religione possono favorire uno sviluppo umano più olistico», ha detto la dottoressa Tiana, «e l’esistenza di fondamenta religiose aiuta a migliorare le condizioni per avere società più giuste, eque e sostenibili». 

Il secondo giorno, due presentazioni hanno chiarito il ruolo della religione nel progresso sociale. La prima ha spiegato che il dialogo interreligioso in Spagna ha promosso la libertà e la diversità religiosa e la seconda ha esaminato il contributo offerto dalla religione al mondo globalizzato. 

Nell’ultima sessione Jose Rodriguez, professore di sociologia presso l’Università di Barcellona ha parlato di alcuni studi che suggeriscono che la religione contribuisce in modo significativo alla felicità promuovendo la coesione sociale e azioni altruistiche. 

Riflettendo sullo sforzo compiuto dalle organizzazioni che hanno lavorato assieme per promuovere il dialogo sull’arte dei governo, il dottor Garcia ha spiegato che il convegno «può essere visto come uno sforzo per aprire un nuovo forum nel quale differenti attori che rappresentano tutti i settori della società possono contribuire collettivamente all’evoluzione de pensiero sociale in aree di interesse per il miglioramento della società». 

Il congresso è stato il secondo di una serie che avranno luogo nei prossimi anni per esplorare differenti aspetti dell’arte di governo, come il governo globale, l’economia politica, i media e l’ordine del giorno e la sicurezza collettiva. 

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Los Angeles osserva la Giornata «L’istruzione non è un crimine»

LOS ANGELES, 3 marzo 2015, (BWNS) — Venerdì 27 febbraio, oltre 1100 persone si sono incontrate nell’Albergo Ace nel centro di Los Angeles per onorare i baha’i ai quali è stato negato il diritto di proseguire gli studi superiori in Iran.
«L’istruzione non è un crimine – Live 2015» è stata una grande manifestazione della campagna «L’istruzione non è un crimine» lanciata nel novembre 2014 da Maziar Bahari, giornalista e produttore irano-canadese che è stato messo in prigione in Iran nel 2009. La campagna si è ispirata al film «To Light a Candle», un documentario prodotto dal signor Bahari.
«To Light a Candle» illustra la resilienza costruttiva dei giovani baha’i che hanno manifestato il loro desiderio di proseguire gli studi organizzando una sistemazione informale, l’Istituto Baha’i di Studi Superiori (BIHE), che permetteva loro di accedere agli studi di livello universitario.
Il film è stato proiettato durante lo scorso week-end in oltre trecento località sparse per il mondo, nel Regno Unito, in Brasile, in India, in Olanda. Molti lettori universitari che lavorano gratuitamente per gli studenti del BIHE sono stati intervistati e hanno parlato dei giovani dell’Iran ai quali è stato vietato di proseguire gli studi. Articoli e relazioni sono stati pubblicati da molti siti web, come Daily Beast, Globe and Mail, Star Tribune, Australian Broadcasting Corporation (ABC), Irish Times, The Telegram, Pittsburg Post-Gazette, Amnesty International e World Religion News.
Durante la manifestazione di Los Angeles, è stato annunciato che quattro membri della delegazione del Congresso della California – Karen Bass, Janice Hahn, Alan Lowenthal e Edward Royce (presidente del Comitato affari esteri della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti) – avevano ricevuto diverse lettere appositamente scritte per sostenere la manifestazione che evidenziavano l’importanza dell’educazione universale.
La sera della manifestazione ci sono state esibizioni musicali, letture di racconti e interviste dal vivo, condotte dal signor Bahari, di baha’i che hanno parlato delle persecuzioni subite in Iran.
Durante una conversazione sul palcoscenico con il presentatore della serata, l’attore Rainn Wilson, il signor Bahari ha commentato che quando ha saputo della storia dei bahai, egli è stato sorpreso «dal modo in cui essi avevano resistito facendo ricorso agli studi e alla non violenza«. Ha aggiunto che «molti nel mondo devono imparare dai baha’i…».
L’attrice Eva LaRue ha recitato una storia drammatica scritta da Alistaire Taylor e basata sulle riflessioni di Keyvan Rahimian, un baha’i condannato a quattro anni di prigione per aver lavorato per il BIHE, sui giorni in cui aspettava che lo convocassero per la detenzione.
Inoltre, Quattro Sound, un complesso strumentale nominato per la Grammy Award, ha eseguito un pezzo ritmico.
È seguita un’intervista condotta dal signor Bahari, con Farideh Samimi, moglie di uno degli otto membri della seconda Assemblea Spirituale Nazionale iraniana (il direttivo dei baha’i) che sono stati arrestati, sottoposti a un processo sommario e messi a morte nel dicembre 1981.
L’attore Justin Baldoni ha recitato un pezzo incentrato sulla storia di una giovane di nome Behfar che vuole fare l’esame di ammissione all’università, ma non è ammessa perché è baha’i. Allora dichiara: «il governo non potrà mai impedirci di studiare, perché l’istruzione è uno dei dodici pilastri della nostra religione».
Il signor Bahari ha intervistato anche Marjan Davoudi che agli inizi degli anni ’90 è stata espulsa dall’università. Narjan ha raccontato che il rettore dell’università le ha detto: «Non sei un essere umano. Sei meno di un animale. Esci subito dal mio ufficio». Pur essendo affranta, in quel momento si è detta che non avrebbe mai smesso di imparare. Ha poi avuto la possibilità di studiare per corrispondenza con l’università dell’Indiana, grazie a materiale fotocopiato, a parte un unico libro di testo. Le sono occorsi dodici anni per laurearsi.
Poi l’attore Anthony Azizi ha letto un commovente racconto che parlava di Sonia, un’immaginaria studentessa baha’i, alla quale era stato insegnato fin da bambina che i baha’i non mentono sulla propria identità. Sonia è messa alla prova quando le dicono che potrà ricevere il premio che ha vinto come migliore studentessa della sua scuola solo se nega di essere baha’i. Si rifiuta di farlo, perde la possibilità di frequentare l’università e infine si iscrive al BIHE.
Sono poi stati proiettati tre brevi spezzoni di «To Light a Candle». Il signor Bahari ha commentato che il governo iraniano continuerà a lanciare contro i baha’i le accuse più disparate, ma quelle accuse non fanno altro che stimolare la curiosità dei musulmani sulla Fede baha’i.
Il programma è durato due ore e si è concluso con un vivace finale musicale eseguito da Ozomatli, Quattro Sound, Ellis Hall e K.C. Porter, una degna conclusione della serata che, malgrado i molti momenti di malinconia, è stata molto ispirante. È stata una degna celebrazione della resilienza della comunità baha’i iraniana davanti alle avversità.
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Morte, la grande finzione?

la Comunità di Borgo Virgilio è lieta di invitarVi venerdì 27 febbraio 2015 alle ore 20,30 presso la Sala Civica del Comune di Cerese a una conferenza-dibattito tenuta dal prof. Luigi Zuffada sul tema:

Guardandosi fuori

Guardandosi dentro

Morte, la grande finzione?

Riflessioni sul libro di Cesare Boni:

“Dove va l’anima dopo la morte”

Sono benvenuti credenti, amici e ricercatori.

COMUNITA’ DI BORGO VIRGILIO

Locandina MORTE LA GRANDE FINZIONE

«L’istruzione non è un crimine»: la campagna si intensifica

LOS ANGELES, 8 febbraio 2015, (BWNS) — «L’istruzione non è un crimine», una campagna mondiale che intende far conoscere la risposta costruttiva della comunità baha’i al rifiuto del governo iraniano di consentire ai giovani baha’i di accedere agli studi superiori, sta intensificandosi mentre si avvicina la sua giornata di mobilitazione globale il 27 febbraio 2015.

Il sito web della campagna illustra ciò che le autorità in Iran stanno facendo per perseguitare i baha’i del paese e offre un contesto storico della persecuzione.

Nell’invitare tutto il mondo a partecipare alla campagna, la homepage del sito afferma: «In Iran studiare è un crimine. Ma noi possiamo cambiare le cose».

Lanciata nel novembre 2014, la campagna, organizzata da Maziar Bahari, giornalista e cineasta irano-canadese che è stato anche lui in prigione in Iran nel 2009, è stata ispirata dal film «To Light a Candle», un documentario prodotto dal signor Bahari.

Il film utilizza interviste, storie personali e materiale d’archivio, spesso fatto uscire dall’Iran con grandi rischi personali, per mostrare la creatività dei baha’i nel rispondere alle ingiustizie, di fronte a una costante oppressione. In particolare esso illustra la resilienza costruttive dei giovani baha’i che hanno espresso il loro desiderio di continuare a studiare sviluppando una sistemazione informale che permettesse loro di accedere agli studi di livello universitario.

La campagna proseguirà con un grande evento intitolato «L’istruzione non è un crimine live 2015», che si svolgerà a Los Angeles il 27 febbraio, durante il quale si proietterà il film «To Light a Candle». Lo stesso giorno il film sarà proiettato su centinaia di schermi in tutto il mondo.

Un importante elemento della campagna è il sostegno che essa ha ricevuto in tutto il mondo. Un gran numero di iraniani ha significativamente deciso di difendere i diritti dei baha’i contro decenni di sforzi da parte delle autorità e dei capi religiosi del paese in Iran di mistificare la comunità baha’i.

«Molte persone imparano dai baha’i», ha detto il signor Bahari in occasione della prima del film a Londra lo scorso settembre. Egli ha aggiunto che in passato gli iraniani «erano indifferenti alla sorte dei baha’i. Non ce ne curavamo affatto».

«Oggi molto giovani iraniani hanno amici baha’i anche se il governo continua a vessarli e a presentarli in termini negativi», ha detto il signor Bahari.

La campagna «L’istruzione non è un crimine» è stata appoggiata da molte eminenti personalità. Fra queste vi sono premi Nobel come l’arcivescovo Desmond Tutu, Shirin Ebadi, Tawakkol Karman, Jody Williams e Mairead Maguire. Inoltre la campagna è stata appoggiata da artisti e intellettuali come Nazanin Boniadi, Abbas Milani, Mohsen Makhmalbaf, Azar Nafisi, Omid Djalili, Eva LaRue e Mohammad Maleki, ex presidente dell’Università di Teheran.

Una sezione del sito dice alle persone come possono partecipare all’iniziativa. Inoltre, molte persone di tutto il mondo hanno mandato messaggi di sostegno al diritto allo studio dei baha’i in Iran e postato numerosi video sul sito web e sulla pagina Facebook della campagna.

«L’istruzione è un diritto umano fondamentale», dice una persona nel video postato sul sito web. «È come il diritto ai mezzi di sussistenza, alla sicurezza o al lavoro, il diritto a una casa. È un diritto umano fondamentale, non è un crimine. È un crimine esserne privati».

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L’arcivescovo Tutu condanna il rifiuto di permettere ai baha’i in Iran di studiare

CITTÀ DEL CAPO, 1° febbraio 2015, (BWNS) — In una dichiarazione pubblicata il 30 gennaio l’arcivescovo Desmond Tutu, l’attivista sudafricano per i diritti sociali e premio Nobel per la pace, ha aggiunto la sua voce al coro di condanna del rifiuto di permettere ai baha’i in Iran di accedere agli studi superiori da parte del governo dell’Iran.

Pubblicato sul sito web della fondazione Desmond e Leah Tutu la dichiarazione dice: «Il governo iraniano dice che per i baha’i l’istruzione è un crimine. Ma io vi dico che noi possiamo cambiare questo stato di cose, possiamo parlare a loro nome. Possiamo dire al governo iraniano e al mondo che escludere dagli studi superiori i baha’i o qualsiasi altro gruppo danneggia l’Iran e il popolo iraniano. La nostra dura esperienza dell’apartheid dimostra che ogni tipo di discriminazione danneggia tutti. Il governo iraniano nega al suo stesso popolo i servizi di migliaia di ingegneri, medici e artisti baha’i, che potrebbero aiutare l’Iran, gli iraniani e il mondo.

La dichiarazione fa parte della campagna L’istruzione non è un crimine, che ha avuto inizio nel novembre 2014, dopo l’uscita del film To Light a Candle, un documentario del signor Maziar Bahari, acclamato giornalista e produttore cinematografico, già corrispondente di Newsweek a Teheran.

La campagna L’istruzione non è un crimine ha avuto il sostegno di numerosi eminenti personalità di tutto il mondo. Fra questi vi sono i premi Nobel, signora Mairead Maguire, dottoressa Shirin Ebadi, signora Tawakkol Karman e signora Jody Williams. Hanno dato il loro sostegno anche il signor Mohsen Makhmalbaf, cineasta iraniano, il dottor Mohammad Maleki, già presidente dell’Università di Teheran, e la signora Azar Nafisi, scrittrice e professoressa iraniana.

Il film illustra la resilienza costruttiva dei giovani baha’i in Iran i quali, davanti ai sistematici tentativi del regime iraniano di negare loro l’accesso agli studi superiori, hanno creato un’organizzazione informale grazie alla quale essi possono accedere a studi di livello universitario. La campagna ha ottenuto in tutto il mondo voci di supporto per i baha’i in Iran e prevede una giornata globale di azione il 27 febbraio.

«Il diritto all’istruzione è un diritto umano che non deve essere negato a nessun essere umano», dice la dichiarazione del dottor Maleki, pubblicata sul sito web di L’istruzione non è un crimine. «Non è accettabile che questo diritto sia negato a qualcuno per motivi di credo, religione, sesso o altri criteri».

I baha’i in Iran hanno subito sistematiche e continue persecuzioni nella loro terra sin dalla rivoluzione islamica del 1979. In linea con la sua intenzione di sradicare la Fede baha’i, il governo del paese ha negato loro anche i più elementari diritti. Oltre al diritto di accedere alle università, i baha’i hanno il divieto di lavorare nel settore pubblico e sono ripetutamente ostacolati nelle loro attività per guadagnarsi da vivere. Nel corso degli anni molti baha’i sono stati illegalmente messi in prigione solo a causa delle loro credenze.

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