Mantova Creativa

Alleghiamo l’invito e il programma di tutti i nostri eventi per Mantova Creativa, pensiamo di aver creato e sviluppato degli eventi molto interessanti e quindi speriamo di rivederti in questi giorni.

BrochureMantovaCreativa2015

Siamo in due negozi in via Grazioli, in centro a Mantova ( n. civico 12 e 14) con le esposizioni artistiche ( ti metto qui il link di Google Maps per raggiungerci facilmente : https://www.google.it/maps/place/Via+Don+Bartolomeo+Grazioli,+12,+46100+Mantova+MN/@45.1572423,10.7911261,17z/data=!3m1!4b1!4m2!3m1!1s0x4781d419be1b0c4b:0x37f5cca1ebe97d3f )

Inoltre abbiamo realizzato tre interessanti conferenze presso la Loggia del Grano  alla sera alle 21.30  ( link a Google maps: https://www.google.it/maps/search/camera+di+commercio+++via+calvi+mantova/@45.1569284,10.7949765,15z )

Presso Santagnese10  vi saranno due spettacoli teatrali-scultorei e mostra fotografica , subito dopo la rappresentazione teatrale avverrà l’incontro con gli artisti con i quali potrete condividere curiosità ecc ecc ,  ( link a Google maps:https://www.google.it/maps/place/Via+Sant’Agnese,+10,+46100+Mantova+MN/@45.1606696,10.7952895,17z/data=!3m1!4b1!4m2!3m1!1s0x4781d41f33efd1ed:0x1613c1262f6ac385 ) ,

Ci rivedremo poi a settembre con il nostro personale evento annuale che quest’anno vedrà un nostro coinvolgimento con l’ ONU e sarà dedicato ad omaggiare e a supportare le attività di questa istituzione internazionale nel suo 70° anniversario  (26 e 27 settembre 2015)

Ricordiamo che tutti i nostri eventi sono Free Pass

A presto e un saluto da tutto lo staff di Ethics Expo

Staff Ethics Expo

 

 

Ethics Expo Tel. +39 335 5951115  – Fax. +39 0376 287580 www.ethicsexpo.com

Sette giorni in ricordo dei sette anni di carcere dei sette leader bahá’í

Cari amici,

Il 14 maggio 2015, la Baha’i International Community coordinerà una campagna mondiale per commemorare il settimo anniversario dell’arresto e dell’imprigionamento dei sette leader bahá’í persiani. La campagna proseguirà per sette giorni, dal 14 al 20 maggio 2015. Le notizie sulla campagna saranno ampiamente diffuse attraverso i social media. Questa è la pagina facebook dell’evento che servirà come punto di riferimento:

https://www.facebook.com/events/1638889016341780/

C’è anche, in parallelo, una pagina facebook della campagna in lingua persiana:

https://www.facebook.com/events/851725848240473/

Ogni giorno sarà dedicato in particolare ad uno dei sette leader, i quali continuano a sopportare le dure condizioni di vita in due delle prigioni più note dell’Iran. Ecco le date in cui sarà ricordato ciascuno di loro:

14 maggio: Mahvash Sabet

15 maggio: Fariba Kamalabadi

16 maggio: Jamaloddin Khanjani

17 maggio: Afif Naeimi

18 maggio: Saeid Rezaie

19 maggio: Behrouz Tavakkoli

20 maggio: Vahid Tizfahm

La campagna si concluderà il 21 maggio.

Il link ufficiale della campagna è il seguente:

https://www.bic.org/index.php?q=7bahais7years

L’Assemblea Nazionale si augura che gli amici dedicheranno speciali incontri devozionali al ricordo di queste fulgide anime.

Quattro baha’i liberati e sette trattenuti in prigione

Quattro baha’i liberati e sette trattenuti in prigione 

NEW YORK, 4 May 2015, (BWNS) — Quattro baha’i che collaboravano con l’Istituto baha’i di studi superiori (BIHE), ingiustamente messi in prigione in Iran quattro anni fa, sono stati liberati perché hanno scontato la pena. Sette restano ancora in carcere. 

Il signor Ramin Zibaie, il signor Farhad Sedghi, la signora Noushin Khadem e il signor Mahmoud Badavam sono stati arrestati il 21 maggio in una retata coordinata durante la quale sono stati arrestati 17 baha’i in varie città, perché collaboravano con l’Istituto baha’i di studi superiori, un’iniziativa informale che offre corsi di livello universitario ai giovani baha’i ai quali è negato proseguire gli studi superiori nel paese. 

«La Baha’i International Community è lieta che questi prigionieri siano stati liberati dopo essere stati costretti a scontare quattro anni di carcere solo per aver aiutato dei giovani a studiare», ha detto la signora Bani Dugal, la principale rappresentante della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite. «Ma siamo ancora molto preoccupati per gli altri sette che restano in carcere per accuse relative all’Istituto baha’i di studi superiori. Siamo anche preoccupati del fatto che oltre cento baha’i continuino a languire nelle carceri iraniane». 

Subito dopo la Rivoluzione islamica in Iran, gli studenti baha’i sono stati espulsi dalle università della nazione e i professori e i lettori baha’i sono stati licenziati. Dopo aver tentato per anni di ottenere che il governo ritornasse sulle proprie decisioni, per soddisfare i bisogni educativi dei giovani, la comunità baha’i si è organizzata informalmente per utilizzare il lavoro volontario di professori baha’i licenziati per dare lezione ai giovani baha’i tenuti fuori dalle università. I partecipanti non si aspettano di ottenere un titolo di studio ufficiale, non ricevono promesse di qualche beneficio come future occupazioni. Ma il governo dell’Iran ha considerato illegale anche questa iniziativa. 

«È come se un governo negasse a certi cittadini di procurarsi cibi disponibili e quando questi provano con grande fatica a coltivarlo nei loro cortili per sopravvivere il governo dichiarasse illegale il loro lavoro e distruggesse il raccolto», ha detto la signora Dugal. «Continuare a compiere questi atti disumanizzanti serve solo a esporre l’irrazionale determinazione con cui le autorità bloccano il progresso socio-economico dei baha’i». 

I baha’i che sono stati arrestati nel maggio 2011 sono stati processati in settembre-ottobre 2011. Il signor Badavam, il signor Zibaie, la signora Khadem e il signor Sedghi sono stati portati davanti al tribunale in due giorni diversi e sono stati informati della condanna con le manette ai polsi e le catene alla caviglie. 

Né i prigionieri né i loro avvocati hanno ricevuto copie della sentenza. Ma appunti presi dai presenti durante l’udienza e le accuse successivamente mosse contro alcuni indica che i baha’i sono stati condannati per accuse come «essere membri della deviante setta bahaista che si prefiggono di agire contro la sicurezza del paese» e «collaborazione con l’Istituto baha’i di studi superiori». 

«Le vaghe e infondate accuse mosse contro queste persone definiscono illegali le loro azioni», ha detto la signora Dugal. «Ma, ci si chiede, che cosa significa illegale? Studiare? Imparare? Aiutare qualcuno nella sua ricerca del sapere? Perché impedire ai giovani baha’i di studiare o di riunirsi per imparare o vietare a un professore licenziato di trasmettere le sue conoscenze a giovani che non possono proseguire gli studi superiori? E perché mettere in prigione le persone che danno lezioni private di scienze e di altre materie a questi giovani?». 

«In ultima analisi che cosa è illegale, la politica di un governo che esclude i suoi cittadini dagli studi superiori a causa della loro affiliazione religiosa oppure gli sforzi di una comunità che vuole far studiare i suoi giovani? I quattro baha’i liberati e quelli che restano in carcere sono persone comuni che esercitano i propri diritti fondamentali», ha detto la signora Dugal. 

Per leggere online l’articolo in inglese, vedere le foto e accedere ai link si vada a: http://news.bahai.org/story/1052

In India aperte nuove vie al dialogo sullo sviluppo

INDORE, 14 aprile 2015, (BWNS) — Una novantina di accademici, attivisti dello sviluppo e studenti universitari si sono riuniti a Indore, India, il 7 aprile per studiare la direzione dei piani e delle politiche dello sviluppo in India. 

Organizzato dalla Cattedra baha’i per gli studi sullo sviluppo presso l’Università Devi Ahilya di Indore, il seminario, intitolato «Come applicare i principi spirituali e i metodi scientifici alla pratica dello sviluppo», ha riunito importanti pensatori per riflettere su come impostare olisticamente lo sviluppo sociale ed economico del paese ed estenderne i benefici a tutte le sezioni della società in modo equo. 

Per prepararsi al seminario, i partecipanti hanno studiato un documento prodotto dall’Istituto per gli studi della prosperità globale in base alle esperienze di un’organizzazione indiana per lo sviluppo, Seva Mandir, che ha contribuito ha ispirare la consultazione per tutta la giornata. Intitolato «Possa il sapere crescere nel nostro cuore: come applicare i principi spirituali alla pratica dello sviluppo», il documento descrive l’opera di Seva Mandir nell’applicazione dei principi spirituali e dei metodi scientifici per promuovere la trasformazione sociale. 

Il seminario si è aperto con l’accensione cerimoniale di una lampada, un atto simbolico per indicare la dispersione delle tenebre dell’ignoranza e del dolore. Il vice rettore dell’Università dottor D.P. Singh, che ha pronunciato la prolusione, ha dato il la alle discussioni successive illustrando il bisogno di riorientare i piani e le politiche dello sviluppo basate su un concetto non frammentato dell’essere umano. 

Nella discussione che ne è seguita il signor Shravan Garg, un importante giornalista, ha notato che l’India aveva bisogno di accostare i due sistemi di sapere della scienza e della religione per modellare una via dello sviluppo che evitasse i pericoli del materialismo e del consumismo da un lato e del fondamentalismo religioso dall’altro.

 

La dottoressa Ranjana Sehgal, professoressa della Indore School of Social Work, ha detto che le conseguenze del perseguimento del solo sviluppo economico senza il sostegno del forte retaggio spirituale del paese era evidente nell’intensificazione «dell’intolleranza, della corruzione, del terrorismo e del crimine soprattutto contro le donne». 

Nel discutere i principi sociali che sono particolarmente importanti per la pratica dello sviluppo, gli oratori hanno identificato fra i più importanti l’unità del genere umano e l’interconnessione fra gli esseri umani e la natura. 

«Per essere efficace lo sviluppo deve trasformare i cuori e per trasformare i cuori abbiamo bisogno di un’atmosfera di amore e di unità. Il lavoro dello sviluppo si basa sull’unità e deve rafforzare l’unità», ha detto la dottoressa Janak Palta McGilligan, un attivista dello sviluppo baha’i che ha recentemente ricevuto dal governo indiano, in riconoscimento del suo lavoro, il Padma Shri, una delle più alte onorificenze civili del paese.  

Gli oratori hanno anche discusso il rapporto fra la ricchezza e lo sviluppo e hanno studiato alcuni principi sociali che ispirano atteggiamenti responsabili nell’ambito della salute. 

Il dottor Ganesh Kawadia, capo della Scuola di economia dell’Università, ha detto che dai tempi di Adam Smith lo sviluppo è stato equiparato alla produzione di ricchezza. 

«Il mercato è stato considerato il meccanismo più giusto e più efficiente per produrre ricchezza a beneficio dell’acquirente e del venditore», ha detto. Ma ha aggiunto che ciò vale solo in condizioni di perfetta competitività del mercato, un criterio teorico che in pratica non si è mai realizzato. 

«Oggi vediamo», ha detto, «il fallimento del mercato. La produzione della ricchezza è perseguita senza tener conto di alcuna considerazione etica. E questo comporta sfruttamento e ingiustizia». 

Commentando il cieco perseguimento della crescita economica, il signor Garg ha spiegato che ciò cha distrutto le relazioni essenziali sulle quali il senso del benessere personale si fonda. 

«In India milioni di persone non derivano il loro sentimento di benessere dalla ricchezza economica, ma dalla cultura e dalla spiritualità. Il loro sentimento di benessere è radicato nel loro habitat dal quale derivano sostentamento. Quando nel nome dello sviluppo economico le persone sono spostate dalle loro terre e private delle loro sorgenti d’acqua o delle loro foreste, divengono disadattate non solo materialmente, ma anche socialmente, emotivamente e spiritualmente». 

Il dottor Arash Fazli, collaboratore della cattedra baha’i, ha aggiunto che quando siamo consapevoli del legame spirituale che ci unisce l’uno all’altro e all’ambiente, non ha più senso agire per interesse personale per avere il massimo guadagno. 

«Lo sviluppo appare così un’impresa collettiva nella quale cerchiamo il nostro benessere nel servire il bene di tutti. Un altruistico spirito di servizio diviene il nostro motivo ispiratore», ha detto il dottor Fazli. 

Gli oratori hanno ammesso che sembra difficile riuscire a percorrere una via alternativa dello sviluppo che unisca la scienza e la religione. Ma hanno anche affermato che è urgente e vitale che crescenti numeri di cittadini discutano questo importante tema. 

«I processi della globalizzazione stanno adottando questo modello di sviluppo materialistico in tutti i paesi», ha detto il signor Garg. «Dobbiamo trovare un modello di sviluppo che sia adatto al nostro ethos e nello stesso tempo basato sulla scienza. Dobbiamo aprirci al mondo e trarne il meglio senza perdere il buono che già abbiamo». 

Commentando il seminario, la dottoressa Shirin Mahalati, responsabile della Cattedra baha’i, ha osservato che per gli studenti e i professori che hanno partecipato, l’evento è stata un’occasione per riflettere su come superare i limiti dei modelli di sviluppo materialistici cercando di capire il ruolo svolto dai principi spirituali e dai metodi scientifici nell’avanzamento della civiltà 

Per leggere online l’articolo in inglese, vedere le foto e accedere ai link si va a: http://news.bahai.org/story/1050

Nella Colombia rurale, i semi della trasformazione mettono radici

Nella Colombia rurale, i semi della trasformazione mettono radici
 

AGUA AZUL, Colombia, 29 marzo 2015, (BWNS) — In Norte del Cauca, la terra è ricoperta di piantagioni di canna da zucchero che si estendono per miglia e miglia sotto lo sguardo vigile delle Ande. 

Sparsi nella distesa dei campi di monoculture, villaggi e piccole fattorie punteggiano il terreno. Negli ultimi decenni, queste fattorie tradizionali e il verde lussureggiante della regione sono stati ampiamente sopraffatti da vasti campi coltivati a canna da zucchero. 

Qui, nel villaggio di Agua Azul e nelle comunità limitrofe, la gente ha incominciato a parlare della rinascita dell’habitat naturale. Questi discorsi sono nati nell’aprile del 2012, quando è stato annunciato che la gente della regione avrebbe qui costruito una Casa di culto baha’i.  

Dopo l’annuncio, mentre la comunità si accingeva a prepararsi a questo importante evento, la maggiore consapevolezza della natura e dello scopo della Casa di culto ha prodotto una maggiore attenzione all’ambiente naturale e al suo rapporto con il benessere spirituale e sociale della popolazione. 

«Quando i piani per il Tempio sono stati annunciati, ci sono stati molti incontri», spiega Ximena Osorio, rappresentante della comunità colombiana. «La gente si è sentita ispirata dal concetto della Casa di culto, del fatto che essa unisca devozione e servizio e che debba essere un luogo di preghiera per tutti».  

«A poco a poco si è incominciato a parlare dei tipi di alberi e di fiori che avrebbero circondato il Tempio», dice la signora Osorio. «Si voleva che il paesaggio trasmettesse la bellezza e la diversità della regione». 

Nel tempo i discorsi si sono evoluti. «È emersa un’idea», prosegue la signora Osorio, «Nel terreno attorno al Tempio si sarebbe fatta crescere una foresta tipica del luogo». 

L’idea ha preso piede e attorno al progetto si è formato un team.  

Hernan Zapata, che la comunità chiama affettuosamente Don Hernan, ha recentemente preso l’iniziativa. Contadino tradizionale del vicino villaggio di Mingo, ha lavorato la terra per tutta la vita. 

Oggi la sua è una delle ultime fattorie tradizionali che sopravvivono nella regione e molte delle specie che si trovano nella sua terra sono quasi scomparse nelle zone adiacenti. La sua terra dà un’idea della ricca diversità ecologica che fino a qualche decennio fa caratterizzava Norte del Cacua. 

«La verità è che un tempo Norte del Cauca era un’immensa foresta», spiega Don Hernan. «Ma tutto questo è stato distrutto. Non esiste più». 

«Con questo progetto voglio fare una cosa», spiega. «Voglio fare in modo che le nuove generazioni sappiano che cosa c’era qui una volta. Questa foresta indigena che stiamo per piantare deve essere una scuola, un luogo di apprendimento». 

Il progetto ha attirato l’attenzione di molti altri nella regione. In tutti i villaggi del luogo, le persone hanno incominciato a donare semi e piante, da far crescere nella terra attorno al Tempio e in una serra che un gruppo di volontari locali ha costruito per il progetto. 

Fra le offerte ci sono state alcune specie indigene, come il raro albero «burilico», una specie in via di estinzione nella regione. 

Secondo Gilberto Valencia, che lavora in una fabbrica locale ed è membro del team del progetto, questa iniziativa lo ha messo in contatto con la storia della sua famiglia in Norte del Cacua. 

«Ho sempre avuto un grande desiderio di sapere di più sulla terra e sull’agricoltura perché, pur non essendo un contadino, discendo da una lunga razza di contadini. Mio padre e suo padre hanno sempre avuto una fattoria che hanno coltivato per coprire le necessità della famiglia e per vendere prodotti ad altri. 

Il progetto ha ispirato il signor Valencia, che è sposato e ha figli, a incominciare a studiare ingegneria ambientale. 

«Quando ho incominciato a lavorare la terra attorno alla Casa di culto, ho sentito che quello che stiamo per costruire cambierà l’ambiente naturale», ha detto. «Questa è un’occasione per cambiare il destino della regione». 

Ora il signor Valencia lavora al progetto con suo figlio Jason che ha dieci anni ed è il più recente e il più giovane membro del team. 

Negli ultimi mesi Jason si è gettato nel progetto. Aiuta a trapiantare i semi e i germogli nel terreno del Tempio e lavora accanto al padre per coltivare e proteggere la terra circostante. 

«Ho imparato a conoscere questi alberi che non sapevo nemmeno che esistessero», dice Jason, parlando della sua esperienza. «Mi piace lavorare con mio padre su questo progetto perché, insieme, stiamo facendo rivivere molte piante che stavano andando perdute». 

Per Alex Hernan Alvarez, abitante di Agua Azul e membro del team, quello che sta accadendo nel villaggio è molto importante per i bambini. 

Qui a Norte del Cacua, non abbiamo terre o spazi aperti a tutti come questo. Ho tre bambini e sono molto contento di pensare che lascerò loro qualcosa», dice il signor Alvarez. 

«Sapere che per le future generazioni sbocceranno un foresta verdeggiante e una magnifica Casa di culto mi ispira un profondo sentimento di dedizione». 

Parlando di uno degli alberi indigeni della regione, il «saman», il signor Alvarez afferma: «Il saman è un albero tradizionale, bello e grande. Quando i miei figli andranno lì a pregare, avranno un posto dove sedersi, sotto quell’albero. Questo mi dà ogni giorno una motivazione. E mi fa felice». 

La Casa di culto non è ancora sorta, ma, in molti modi, sta già svolgendo il suo compito. Ispira gli abitanti della regione e mettersi in contatto con il sacro e a puntare verso più alte vette di servizio alla comunità. 

«L’idea del Tempio, ciò che esso rappresenta», dice la signora Osorio, «sta già di per sé suscitando in tutti noi, bambini, giovani e adulti, l’idea dell’importanza di una vita imperniata attorno al culto di Dio e al servizio dell’umanità». 

Per leggere online l’articolo in inglese, vedere le foto e accedere ai link si vada a: http://news.bahai.org/story/1047