Le Nazioni Unite mandano un segnale forte all’Iran per i diritti umani

NAZIONI UNITE, 19 novembre 2014, (BWNS) — Il terzo Comitato dell’ONU ha mandato oggi all’Iran un segnale forte, esortando il suo governo a rispettare i suoi obblighi nei confronti dei diritti umani internazionali. 

Con 78 voti favorevoli, 35 contrari e 69 astensioni, il Terzo Comitato dell’Assemblea generale ha approvato una risoluzione che esprime «profonda preoccupazione per le continue, gravi violazioni dei diritti umani». 

La risoluzione di sei pagine elenca, fra le preoccupazioni dell’Assemblea, la grande frequenza delle esecuzioni capitali, delle torture, delle restrizioni della libertà di assemblea e di espressione, il bersagliamento dei giornalisti, la generale diseguaglianza di genere e le discriminazioni religiose, anche contro i baha’i iraniani.  

«L’approvazione di questa risoluzione manda all’Iran un segnale forte sul fatto che, nonostante le speranze internazionali di un miglioramento delle relazioni, la comunità internazionale non ignorerà le violazioni dei diritti umani nel paese», ha detto Bani Dugal, la principale rappresentante della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite.  

«Chiarisce inoltre che la comunità internazionale non accetta le ripetute asserzioni dell’Iran che i diritti umani stanno migliorando. 

«Per i baha’i iraniani non c’è stato certamente alcun miglioramento e il clima di discriminazione religiosa è peggiorato in tutto il paese», ha detto la signora Dugal. 

Il Terzo Comitato ha approvato la risoluzione dopo le severe relazioni del Segretario generale dell’ONU Ban Ki-Moon e del relatore speciale Ahmed Shaheed, i quali hanno espresso la loro preoccupazione per le numerose e continue violazioni dei diritti umani in Iran. 

La relazione del signor Ban, per esempio, nota che non ci sono stati miglioramenti della situazione dei diritti umani per le minoranze religiose ed etniche. Scrive: «Le minoranze religiose, come i baha’i e i cristiani, subiscono violazioni radicate nella legge e nella prassi». 

Il dottor Shaheed, relatore speciale dell’ONU per i diritti umani in Iran, esamina una lunga serie di violazioni, mancanza di processi giusti, specialmente per le esecuzioni capitali, e «arresti, detenzioni e processi arbitrari di persone che hanno esercitato i propri diritti fondamentali». 

Il dottor Shaheed dedica dieci pagine alla persecuzione dei baha’i iraniani, notando che essi subiscono molti tipi di discriminazione negli studi e nel lavoro e che oltre cento baha’i sono in prigione. 

La risoluzione odierna nota «con preoccupazione» che l’Iran ha fatto ben poco per implementare le sue promesse di quattro anni fa durante la prima Revisione periodica universale del Consiglio dei diritti umani. 

Illustra specificamente le «continue discriminazioni, persecuzioni e violazioni dei diritti umani» perpetrate dall’Iran contro i baha’i, chiedendo la liberazione dei sette dirigenti baha’i iraniani, la fine della «criminalizzazione degli sforzi per dare ai giovani baha’i la possibilità di proseguire gli studi superiori» e l’«emancipazione» complessiva della comunità baha’i iraniana. 

Presentata dal Canada la risoluzione ha avuto altri 45 co-sponsorizzatori ed è la ventisettesima risoluzione annuale sui diritti umani in Iran presa dall’ONU dal 1985. 

Come precedenti risoluzioni, essa chiede all’Iran di permettere agli osservatori dei diritti umani di visitare il paese, cosa che deve ancora accadere, malgrado nel 1968 l’Iran abbia firmato il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali. 

Scrittori internazionali chiedono la liberazione di uno dei dirigenti baha’i iraniani imprigionati

LONDRA, 11 novembre 2014, (BWNS) — Durante una campagna per difendere gli scrittori perseguitati, PEN International ha chiesto la liberazione di Mahvash Sabet, una dei sette dirigenti baha’i iraniani imprigionati. 

Nel tentativo di attirare l’attenzione sulla sorte di circa 900 romanzieri, poeti, e giornalisti che sono stati vessati, imprigionati, assassinati o che sono «scomparsi» l’anno scorso, l’organizzazione degli scrittori ne ha scelti cinque per una campagna di una settimana e la signora Sabet è la prima. 

PEN International ha detto che la signora Sabet e agli altri sei dirigenti baha’i iraniani imprigionati «hanno subito un trattamento e privazioni spaventose durante la detenzione prima del processo» prima di essere condannati a dieci anni di carcere «dopo sei brevi sedute del tribunale caratterizzate da una totale disattenzione ai requisiti legali di un equo processo». 

Il romanziere Alberto Manguel ha scritto alla signora Sabet un’appassionata lettera aperta che è stata pubblicata lunedì dal giornale The Guardian. 

Le poesie dalla signora Sabet «sono una testimonianza delle ingiustizie, dei pregiudizi e dell’incapacità di comprendere che qualunque cosa la società faccia a un poeta, le sue poesie saranno sempre libere nella mente dei lettori e continueranno a portare alla luce nuove idee a stimolare la mete a dialogare», ha scritto il signor Manguel. 

«Prison Poems [Poesie dal carcere]», il libro di poesie della signora Sabet, è stato pubblicato nel 2013. Insegnante ed educatrice, la signora è in prigione dal marzo 2008, accusata e alla fine condannata per false accuse di «spionaggio» e di «propaganda contro la Repubblica Islamica». 

PEN International pubblicherà questa settimana lettere aperte indirizzate ad altri scrittori nel corso di una campagna che culminerà il 15 novembre, XXXIII Giornata internazionale dello scrittore in prigione. La campagna chiede ai membri di PEN, autori un centinaio di paesi, di sottoscrivere una petizione che richiede l’immediata liberazione della signora Sabet.

L’Iran non risponde alla richiesta di una maggiore libertà religiosa

GINEVRA, 31 ottobre 2014, (BWNS) — Oggi, durante un esame della situazione dei diritti umani nel paese, l’Iran non ha risposto adeguatamente alle ripetute richieste di altri governi di mostrare un maggior rispetto per la libertà religiosa e di porre fine alla discriminazione contro le minoranze religiose, inclusi i baha’i. 

«Purtroppo oggi durante la sessione del Consiglio per i diritti umani abbiamo visto un tentativo di sorvolare sul tema della discriminazione religiosa, ripetutamente menzionata con preoccupazione da vari governi», ha detto Diane Ala’i, rappresentante della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite a Ginevra. 

«E nelle sue risposte alle domande poste da alcuni stati membri sui baha’i, il rappresentante dell’Iran ha ancora una volta completamente mistificato i fatti e ipocritamente affermato che i baha’i godono di tutti i diritti della cittadinanza. 

«Se ci fosse una barlume di verità in quello che ha detto, perché allora sabato scorso nelle città di Kerman, Rafsanjan e Jiroft 79 negozi baha’i sono stati sommariamente chiusi da funzionari governativi perché i negozianti avevano sospeso le attività per osservare una recente festività baha’i? Queste chiusure violano la libertà di questi cittadini iraniani di praticare la loro religione», ha detto la signora Ala’i. 

«Inoltre, perché negli ultimi 30 anni ai baha’i è stato ufficialmente impedito di frequentare l’università o di lavorare nel settore pubblico o di guadagnarsi da vivere con un’attività propria?», ha detto la signora Ala’i. 

La signora Ala’i ha osservato che alcuni governi di tutte le parti del mondo hanno sollevato il tema dell’intolleranza religiosa in Iran e hanno spesso e specificamente espresso preoccupazione per il trattamento dei baha’i, nonché dei cristiani, dei sunniti e dei sufi.  

La signora ha inoltre notato che alcuni governi hanno anche ripetutamente espresso la loro preoccupazione per i segni di vaste discriminazioni contro le donne, per l’imprigionamento di giornalisti e difensori dei diritti umani e per l’eccessivo uso della pena di morte, specialmente in assenza di un equo processo. 

«Purtroppo, i commenti dei rappresentanti iraniani sono stati anche questa volta una prevaricazione, sia sulla libertà religiosa, sia sulla libertà di stampa o di assemblea, sia sull’equo processo», ha detto la signora Ala’i. 

La signora Ala’i ha osservato che i rappresentanti iraniani hanno anche cercato di introdurre il concetto della «universalità multiculturale dei diritti umani». 

«Questo concetto darebbe al governo la libertà di interpretare a suo piacimento la legge internazionale dei diritti umani, cosa che sta già facendo quanto ai baha’i, alle donne e ad altro ancora», ha detto la signora Ala’i.  

La sessione odierna verteva su un esame quadriennale davanti al Consiglio per i diritti umani, un processo noto come Esame periodico universale (UPR). Oltre cento governi hanno presentato all’Iran dichiarazioni e quesiti e hanno offerto raccomandazioni. 

Attualmente i baha’i in prigione in Iran sono più di cento. Ai baha’i è inoltre negato l’accesso agli studi superiori e sono inoltre ufficialmente discriminati in molte categorie dell’impiego. Il governo ha anche promosso una ben documentata campagna di odio contro i baha’i attraverso i mezzi di comunicazione e ha duramente limitato il loro diritto di praticare liberamente la loro religione.  

L’Iran ha subito l’ultimo UPR nel febbraio 2010. Durante quella sessione i membri del Consiglio hanno presentato 188 raccomandazioni su come l’Iran avrebbe potuto migliorare la sua adesione alla legge internazionale per i diritti umani. L’Iran ha «accettato» o promesso di realizzare 123 di quelle raccomandazioni, 34 delle quali riguardano specificamente i baha’i e la loro situazione. 

Ma l’Iran non ha fatto nulla per applicare quelle 34 raccomandazioni, un fatto che è documentato in una recente relazione della Baha’i International Community intitolato «Promesse disattese». La Fede baha’i è la più numerosa delle minoranze religiose non islamiche in Iran. 

«Il modo in cui l’Iran tratta i baha’i è la prova del nove per il modo in cui il governo rispetta i diritti di tutti i suoi cittadini», ha detto la signora Ala’i. «I baha’i sono non-violenti e non sono una minaccia per il governo, perciò non c’è ragione per cui quel governo non debba semplicemente e ragionevolmente rispettare i loro diritti». 

Per leggere l’articolo in inglese online, vedere le foto e accedere ai link si vada a:

http://news.bahai.org/story/1028

 

 

 

In Iran lanciato un vasto attacco contro i negozianti baha’i

31 ottobre 2014, (BWNS) — Mentre a Ginevra presso le Nazioni Unite si sta svolgendo l’Esame periodico universale dell’Iran e i suoi rappresentanti proclamano di salvaguardare e proteggere i diritti umani di tutti i loro cittadini, in una regione dell’Iran le autorità hanno sferrato contro i negozianti baha’i un ampio attacco sistematico pre-programmato. Questo attacco ha comportato ulteriori sofferenze e tribolazioni per molte famiglie che stanno già soffrendo le conseguenze delle politiche governative che si prefiggono lo strangolamento economico della comunità baha’i in Iran. 

La mattina di sabato 25 ottobre le autorità hanno sigillato 79 negozi baha’i di Kerman, Rafsanjan e Jiroft mentre erano chiusi per consentire ai proprietari baha’i di osservare una festività baha’i. 

In un palese tentativo di infangare la reputazione dei proprietari baha’i, hanno applicato ai negozi degli striscioni sui quali è scritto che i proprietari hanno violato le regole che disciplinano la compravendita e il commercio. 

I baha’i si sono guadagnati la stima dei loro concittadini per l’onestà e la rettitudine negli affari e anche la stima degli impiegati e dei colleghi musulmani, nonché dei fornitori e dei clienti. I membri della comunità baha’i stanno facendo tutto il possibile per ottenere giustizia attraverso le vie legali disponibili, anche se è evidente che questa azione contro di loro è sponsorizzata dallo stato. Hanno chiesto alle autorità di esibire le prove delle accuse infondate mosse contro di tutti quei negozianti baha’i, includendo le leggi e i criteri specifici che essi sono stati accusati di aver violato. 

«I rappresentanti di uno stato che afferma che la sua Costituzione e le sue leggi si basano sugli insegnamenti e sui principi islamici farebbero bene a considerare gli effetti della loro doppiezza sulle giovani generazioni e sul futuro del paese», ha detto la signora Bani Dugal, rappresentante della Baha’i International Community. Chiediamo a tutti i governi di far pressione sul governo dell’Iran perché fermi questa e tutte le altre forme di discriminazione contro i baha’i dell’Iran, che sono innocenti dalle accuse mosse contro di loro e che cercano solo di contribuire al progresso della loro nazione come leali cittadini ossequienti alle leggi». 

Per leggere l’articolo in inglese online, vedere le foto e accedere ai link si vada:

http://news.bahai.org/story/1027