La Fede bahai su iWonder

LONDRA, 20 ottobre 2014, (BWNS) — iWonder, il sito educativo interattivo della BBC, ha parlato della Fede baha’i oggi nel suo pezzo più recente.

Intitolato «Può una religione accettare che le altre siano vere?», l’articolo multimediale illustra l’insegnamento centrale della Fede baha’i che tutte le grandi religioni del mondo sono parimenti valide. Offre inoltre un breve resoconto storico delle origini della Fede baha’i e la visione dei suoi fondatori.

L’autore, il reverendo Peter Owen Jones, ha condotto «In giro per il mondo in 80 Fedi», una serie televisiva in otto puntate andata in onda nel 2009. La trasmissione ha parlato di molte tradizioni religiose di tutto il mondo compresa la Fede baha’i. Questa parte è inclusa nel nuovo articolo di iWonder.

iWonder si occupa di una grande varietà di temi interessanti, religione ed etica, scienze e arti.

Per leggere l’articolo online, vedere le foto e accedere ai link si vada a: http://news.bahai.org/story/1026

Un filmato documenta la risposta pacifica dei baha’i iraniani all’oppressione

LONDRA, 28 settembre 2014, (BWNS) – Il 12 settembre il Regno Unito ha ospitato la prima proiezione del nuovo documentario che racconta la storia dei baha’i iraniani e della loro pacifica risposta a decenni di persecuzione sponsorizzata dallo stato.

Usando interviste, storie personali e documenti d’archivio, spesso fatti uscire dall’Iran con grande rischio personale, il film, intitolato «Per accendere una fiaccola», illustra la resilienza costruttiva dei giovani baha’i iraniani i quali, malgrado i sistematici tentativi compiuti dal governo iraniano per impedire loro di intraprendere gli studi superiori, hanno costruito un’organizzazione informale nota come Istituto bahá’i per gli studi superiori (BIHE), che ha permesso loro di accedere a corsi di livello universitario.

«Si spera che questo documentario, bello e semplice, attragga l’attenzione su una questione che appare nei media solo sporadicamente», ha detto l’attore e drammaturgo anglo-iraniano Omid Djalili, che ha presentato la proiezione nella Hackney Picturehouse di Londra.

Il film è stato diretto dal popolare giornalista e regista Maziar Bahari, che ha lavorato per il Newsweek iraniano dal 1998 al 2011 e ha prodotto molti altri documentarti sull’Iran. Il signor Bahari non è membro della comunità baha’i.

«La storia aveva bisogno di una buona impostazione giornalistica e così è stato», ha detto il signor Djalili, il quale ha definito il documentario «straordinario e molto commovente».

Il film documenta vividamente che la minaccia di arresti e imprigionamenti è una realtà quotidiana per i baha’i iraniani, quando accademici cui è vietato esercitare la loro professione cercano di educare giovani in case private.

La prima del film è stata seguita da una tavola rotonda presieduta dal signor Djalili. Fra i partecipanti alla tavola rotonda oltre a Maziar Bahari c’erano Payam Akhavan, legale sui diritti umani internazionali, e una studentessa, Baharan Karamzadeh.

«Per giustificare la diffusa repressione nella società iraniana, occorreva costruire un nemico e la scelta è caduta sui baha’i», ha detto il dottor Akhavan. «Il concetto dei baha’i che il governo iraniano ha costruito si basa su una paranoia e sull’odio e non ha nulla ha che vedere con la realtà della Fede baha’i e della sua comunità».

Il dottor Akhavan e il signor Bahari hanno però ammesso che negli ultimi anni un discreto numero di iraniani ha cambiato idea sulla comunità baha’i.

«Molte persone stanno imparando dai baha’i», ha notato il signor Bahari. Ha poi aggiunto che in passato gli iraniani «erano indifferenti alla sorte dei baha’i. Non ci curavamo di interessarcene . . . Trovo vergognoso che nessuno di noi sapesse che i baha’i venivano rapiti e uccisi».

«La gente alla fine verrà a patti con quel vergognoso passato», ha detto il signor Bahari. «Molti giovani iraniani hanno oggi amici baha’i, anche se il governo continua a vessarli e a dipingerli a fosche tinte come prima».

«Per me i baha’i sono un barometro di quanto avviene in Iran e per questo ho voluto girare questo documentario. Se il paese si apre anche di poco, forse grazie a un governo riformista, ai baha’i sono riconosciute alcune libertà. Quando la società è più repressa, i baha’i sono le prime vittime».

La signora Karamzadeh si è iscritta al BIHE per studiare chimica nel 2004. Ha poi proseguito gli studi nel Regno Unito, nell’università di Manchester e ora in quella di St Andrews, dove sta facendo un master.

«Come molti studenti baha’i anch’io sono stata discriminata in Iran e considerata differente», ha detto la signora Karamzadeh.

«Gli insegnanti chiedevano in classe chi fosse baha’i, cosa che ci faceva subito mettere da parte. Ma il BIHE mi ha permesso di studiare liberamente e anche se i corsi si svolgevano in case private, l’istituto ha funzionato relativamente bene», ha detto.

Il signor Bahari ha usato la prima per annunciare una Giornata internazionale, sul tema «l’istruzione non è un crimine», per il 22 febbraio 2015, nella speranza di far comprendere meglio il concetto del diritto all’istruzione.

«Queste manifestazioni internazionali, che si occupano di alcuni dei temi fondamentali trattati dal film, non servono solo ad attrarre l’attenzione sulle sofferenze che i baha’i hanno dovuto patire per decenni in Iran. Essi spronano un cambiamento positivo», ha detto.

«Finché i baha’i saranno trattati ingiustamente e le autorità li considereranno cittadini di seconda classe, molto resterà da fare».

Per leggere l’articolo in inglese online, vedere le foto e accedere ai link si vada a : http://news.bahai.org/story/1025

L’Iran cambia tattica per nascondere il fatto che impedisce ai baha’i di entrare nelle università

TEHERAN, 25 settembre 2014, (BWNS) — Secondo vari articoli apparsi sui media Shadan Shirazi è sempre stata una studentessa modello, soprattutto in matematica e scienze. Perciò non è stata una sorpresa che si sia classificata bene nell’esame di ammissione all’università per matematica e fisica.   

È risultata al 113° posto nella classifica di tutti gli iraniani, oltre un milione, che hanno sostenuto l’esame di ammissione all’università quest’anno. 

Eppure malgrado le sue ottime votazioni e il suo desiderio di imparare, la signorina Shirazi non è stata ammessa all’università, perché è baha’i. 

Che i giovani baha’i non possano entrare nelle università è un fatto ben noto. Le loro tribolazioni sono state tema di molti articoli e documentari. 

Ma la storia della signorina Shirazi fa luce su una nuova tattica adottata quest’anno dal governo per impedire ai baha’i iraniani di accedere alle università iraniane. La sua storia ha suscitato l’indignazione di molti iraniani, che l’hanno ripetutamente espressa in decine di siti web di lingua persiana. 

La nuova tattica comporta un evidente sforzo da parte del governo di impedire che i baha’i abbiano un qualsiasi documento da usare per dimostrare di essere stati tenuti fuori dall’università a causa delle loro convinzioni religiose. Negli ultimi anni, per esempio, quando gli studenti baha’i sono andati a chiedere i risultati dell’esame di ammissione che avevano sostenuto, gli è stato detto che la loro documentazione era «incompleta». Quel messaggio, sia che fosse stato ricavato da un computer sia che fosse stato consegnato per lettera, lasciava una traccia documentabile. 

Quest’anno, invece, quando gli studenti baha’i, come la signorina Shirazi, vanno a chiedere negli uffici l’esito del loro esame, gli impiegati mostrano loro, senza però consegnarglieli, dei documenti che attestano che le università possono accettare solo musulmani e seguaci delle «minoranze ufficialmente riconosciute». 

Si noti che essi sono identificati come baha’i anche se non hanno dato questa informazione nei moduli per la domanda di ammissione o in altro modo. 

«La nuova tattica del governo iraniano nei confronti degli studenti baha’i è il più recente sviluppo in una serie di espedienti intesi a impedire ai baha’i di accedere agli studi superiori senza suscitare le preoccupazioni della comunità internazionale», ha detto Diane Ala’i, rappresentante della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite a Ginevra. 

«A quanto sembra, questa nuova procedura prevede l’identificazione dei candidati baha’i e poi una comunicazione solo verbale del fatto che non possono essere ammessi in base alle inique politiche del governo. Questo lascia gli studenti senza alcuna prova tangibile del fatto che non sono stati ammessi solo perché sono baha’i. 

«Questa nuova tattica è un sotterfugio in aperta contraddizione con le dichiarazioni ufficiali dei funzionari iraniani i quali sostengono che l’Iran non usa discriminazioni su base religiosa negli studi superiori«, ha detto la signora Ala’i. 

Come si è detto, decine di siti web in lingua persiana hanno raccontato la storia della signorina Shirazi e del suo incontro con i funzionari del governo. Questi siti scrivono che un funzionario, il signor Morteza NorBaksh, dell’EMEO (Education Measurement and Evaluation Organization), ha detto alla signorina Shirazi e alla sua famiglia, che gli sarebbe piaciuto aiutarla, ma che aveva le mani legate dalle autorità superiori. 

Secondo una fonte, il signor NorBakhsh avrebbe ripetutamente detto al padre della signorina Shirazi, il quale a sua volta nel 1986 non ha potuto iscriversi all’università: «Non abbiamo potuto fare niente per i baha’i allora e non possiamo fare niente nemmeno oggi».  

Un altro sito web riferisce che il signor NorBakhsh ha detto a un’altra ragazza e alla sua famiglia: «Non posso far niente contro quanto dice il Presidente». 

D’altra parte, due ex funzionari governativi che in passato hanno avuto una parte nell’impedire ad alcuni studenti baha’i di entrare nell’università hanno incontrato un gruppo di baha’i per scusarsi. 

In una foto apparsa su parecchi siti web in lingua persiana si vedono Muhammad Nourizad, già giornalista del giornale semiufficiale Kayhan, e Muhammad Maleki, il primo rettore dell’Università di Teheran dopo la rivoluzione islamica, in ginocchio di fronte a un gruppo di studenti baha’i.

Diamo il benvenuto a Liliana Tartaglia

La piccola Liliana

La piccola Liliana

mamma Eryn Chesney e papà Andrew

papà Andrew e mamma Eryn Chesney

Nel primo pomeriggio di lunedì 22 Settembre 2014, a Toronto – Canada (tra le 20 e le 21 in Italia), è venuta al nostro mondo la piccola LILIANA TARTAGLIA, da Eryn Chesney e Andrew.

Auguri di una vita serena e radiosa alla neonata, e Felicitazioni a Mary e Mauro in Guatemala, nonni per la seconda volta, nonchè alla orgogliosissima bis-nonna Liliana a Mantova !

 

Il progetto della Casa di culto colombiana

NORTE DEL CAUCA, 16 settembre 2014, (BWNS) — Il progetto della Casa di culto baha’i locale nella regione colombiana del Norte del Cauca è stato presentato domenica scorsa durante un incontro che si è svolto nel terreno dove sorgerà l’edificio.    

Una piccola equipe della ditta colombiana appaltatrice, CUNA, ha presentato il progetto a 500 persone provenienti dalla regione e da altri territori. Parlando a nome della ditta, Eduard Lopez, uno degli architetti che lavorano per il progetto, ha espresso la gratitudine dell’equipe per aver avuto l’opportunità di partecipare a questa iniziativa.  

Parlando di come l’equipe ha sviluppato il progetto, il signor Lopez ha spiegato che i suoi membri hanno dedicato molte ore per mesi a visitare varie comunità e gruppi nel Norte del Cacua. Hanno ascoltato le loro idee e i loro pensieri sulla Casa di culto e partecipato alle loro attività per costruire la comunità, in modo da comprendere le loro aspirazioni.  

«Abbiamo capito che questa costruzione è per voi emotivamente coinvolgente», ha detto. «Lo è anche per noi». 

«Dicono che il progetto di questa Casa di culto è opera nostra». Ma in realtà è opera di tutti voi. Noi ci siamo limitati a esprimere le vostre idee». 

Il signor Lopez ha proseguito spiegando che l’equipe ha studiato l’ambiente naturale e l’architettura delle case della regione per preparare un progetto che fosse in armonia non solo con la cultura del luogo, ma anche con l’ambiente fisico.

«Abbiamo scelto il materiale per l’edificio con molte varianti in mente», ha spiegato il signor Lopez. «Volevamo materiali locali, materiali che non danneggiassero l’ambiente naturale». 

«I principali concetti sui quali si fonda il progetto sono semplicità e unità. Così noi pensiamo che Dio abbia fatto la natura», ha aggiunto. 

In una lettera indirizzata ai baha’i del mondo il 1° agosto 2014, la Casa Universale di Giustizia ha spiegato la natura del compito degli architetti che avrebbero lavorato per i progetti delle Case di culto baha’i locali che si devono prossimamente costruire in sette località del mondo:

«Gli architetti devono affrontare la singolare sfida di progettare Templi «quant’è possibile perfett[i] nel mondo dell’essere» che si armonizzino con naturalezza con la cultura locale e con la vita quotidiana di coloro che vi si riuniranno per pregare e meditare. Il compito richiede creatività e competenza per combinare bellezza, grazia e dignità con modestia, funzionalità ed economia». 

Norte del Cacua comprende varie cittadine intervallate da vasti campi di canna da zucchero. È una regione per lo più rurale. Il terreno della Casa di culto si trova nella piccola comunità di Agua Azul. Sullo sfondo ci sono le Ande. 

In questo territorio, alle tre del pomeriggio di domenica scorsa l’equipe di architetti ha presentato il progetto del Tempio.  

La presentazione è stata preceduta da una danza tradizionale colombiana e da canti eseguiti dalla comunità. C’era un’aria di eccitazione mentre la gente affluiva sotto le tende erette nel terreno del Tempio, esattamente là dove sorgerà l’edificio centrale.  

«Erano mesi che aspettavamo questo momento», ha spiegato Nilma Aguilar Vilas, nata nei sobborghi di Puerto Tejada, una cittadina che dista pochi chilometri dal terreno del Tempio. 

La signora Vilas è una delle molte persone di Puerto Tejada che ha abbracciato la Fede baha’i agli inizi degli anni 1980 e ha incominciato a partecipare ai programmi educativi ispirati dai suoi insegnamenti. 

«Tutti i miei amici hanno poi studiato in questi programmi», ha detto. «Molte giovani donne hanno ricevuto un’educazione da quei programmi e sono state quelle che hanno reso quest’area molto diversa». 

Anche Monica Campos è nata nel Norte del Cacua, nella piccola cittadina di Santander de Quilichao. Riflettendo sul contesto storico che aveva portato la Casa di culto alla sua gente, ha spiegato che «la Casa di culto è la materializzazione di quarant’anni di sviluppo nel Norte del Cacua. In questi decenni mentre la Fede baha’i si sviluppava in questa regione anche la regione si è sviluppata assieme ad essa». 

«Comprendere questo contesto storico», ha proseguito, «ci aiuta a capire che questa Casa di culto appartiene a tutta la popolazione della regione». 

Per leggere l’articolo in inglese online, vedere le foto e accedere ai link si vada a : http://news.bahai.org/story/1020