L’Iran non risponde alla richiesta di una maggiore libertà religiosa

GINEVRA, 31 ottobre 2014, (BWNS) — Oggi, durante un esame della situazione dei diritti umani nel paese, l’Iran non ha risposto adeguatamente alle ripetute richieste di altri governi di mostrare un maggior rispetto per la libertà religiosa e di porre fine alla discriminazione contro le minoranze religiose, inclusi i baha’i. 

«Purtroppo oggi durante la sessione del Consiglio per i diritti umani abbiamo visto un tentativo di sorvolare sul tema della discriminazione religiosa, ripetutamente menzionata con preoccupazione da vari governi», ha detto Diane Ala’i, rappresentante della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite a Ginevra. 

«E nelle sue risposte alle domande poste da alcuni stati membri sui baha’i, il rappresentante dell’Iran ha ancora una volta completamente mistificato i fatti e ipocritamente affermato che i baha’i godono di tutti i diritti della cittadinanza. 

«Se ci fosse una barlume di verità in quello che ha detto, perché allora sabato scorso nelle città di Kerman, Rafsanjan e Jiroft 79 negozi baha’i sono stati sommariamente chiusi da funzionari governativi perché i negozianti avevano sospeso le attività per osservare una recente festività baha’i? Queste chiusure violano la libertà di questi cittadini iraniani di praticare la loro religione», ha detto la signora Ala’i. 

«Inoltre, perché negli ultimi 30 anni ai baha’i è stato ufficialmente impedito di frequentare l’università o di lavorare nel settore pubblico o di guadagnarsi da vivere con un’attività propria?», ha detto la signora Ala’i. 

La signora Ala’i ha osservato che alcuni governi di tutte le parti del mondo hanno sollevato il tema dell’intolleranza religiosa in Iran e hanno spesso e specificamente espresso preoccupazione per il trattamento dei baha’i, nonché dei cristiani, dei sunniti e dei sufi.  

La signora ha inoltre notato che alcuni governi hanno anche ripetutamente espresso la loro preoccupazione per i segni di vaste discriminazioni contro le donne, per l’imprigionamento di giornalisti e difensori dei diritti umani e per l’eccessivo uso della pena di morte, specialmente in assenza di un equo processo. 

«Purtroppo, i commenti dei rappresentanti iraniani sono stati anche questa volta una prevaricazione, sia sulla libertà religiosa, sia sulla libertà di stampa o di assemblea, sia sull’equo processo», ha detto la signora Ala’i. 

La signora Ala’i ha osservato che i rappresentanti iraniani hanno anche cercato di introdurre il concetto della «universalità multiculturale dei diritti umani». 

«Questo concetto darebbe al governo la libertà di interpretare a suo piacimento la legge internazionale dei diritti umani, cosa che sta già facendo quanto ai baha’i, alle donne e ad altro ancora», ha detto la signora Ala’i.  

La sessione odierna verteva su un esame quadriennale davanti al Consiglio per i diritti umani, un processo noto come Esame periodico universale (UPR). Oltre cento governi hanno presentato all’Iran dichiarazioni e quesiti e hanno offerto raccomandazioni. 

Attualmente i baha’i in prigione in Iran sono più di cento. Ai baha’i è inoltre negato l’accesso agli studi superiori e sono inoltre ufficialmente discriminati in molte categorie dell’impiego. Il governo ha anche promosso una ben documentata campagna di odio contro i baha’i attraverso i mezzi di comunicazione e ha duramente limitato il loro diritto di praticare liberamente la loro religione.  

L’Iran ha subito l’ultimo UPR nel febbraio 2010. Durante quella sessione i membri del Consiglio hanno presentato 188 raccomandazioni su come l’Iran avrebbe potuto migliorare la sua adesione alla legge internazionale per i diritti umani. L’Iran ha «accettato» o promesso di realizzare 123 di quelle raccomandazioni, 34 delle quali riguardano specificamente i baha’i e la loro situazione. 

Ma l’Iran non ha fatto nulla per applicare quelle 34 raccomandazioni, un fatto che è documentato in una recente relazione della Baha’i International Community intitolato «Promesse disattese». La Fede baha’i è la più numerosa delle minoranze religiose non islamiche in Iran. 

«Il modo in cui l’Iran tratta i baha’i è la prova del nove per il modo in cui il governo rispetta i diritti di tutti i suoi cittadini», ha detto la signora Ala’i. «I baha’i sono non-violenti e non sono una minaccia per il governo, perciò non c’è ragione per cui quel governo non debba semplicemente e ragionevolmente rispettare i loro diritti». 

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In Iran lanciato un vasto attacco contro i negozianti baha’i

31 ottobre 2014, (BWNS) — Mentre a Ginevra presso le Nazioni Unite si sta svolgendo l’Esame periodico universale dell’Iran e i suoi rappresentanti proclamano di salvaguardare e proteggere i diritti umani di tutti i loro cittadini, in una regione dell’Iran le autorità hanno sferrato contro i negozianti baha’i un ampio attacco sistematico pre-programmato. Questo attacco ha comportato ulteriori sofferenze e tribolazioni per molte famiglie che stanno già soffrendo le conseguenze delle politiche governative che si prefiggono lo strangolamento economico della comunità baha’i in Iran. 

La mattina di sabato 25 ottobre le autorità hanno sigillato 79 negozi baha’i di Kerman, Rafsanjan e Jiroft mentre erano chiusi per consentire ai proprietari baha’i di osservare una festività baha’i. 

In un palese tentativo di infangare la reputazione dei proprietari baha’i, hanno applicato ai negozi degli striscioni sui quali è scritto che i proprietari hanno violato le regole che disciplinano la compravendita e il commercio. 

I baha’i si sono guadagnati la stima dei loro concittadini per l’onestà e la rettitudine negli affari e anche la stima degli impiegati e dei colleghi musulmani, nonché dei fornitori e dei clienti. I membri della comunità baha’i stanno facendo tutto il possibile per ottenere giustizia attraverso le vie legali disponibili, anche se è evidente che questa azione contro di loro è sponsorizzata dallo stato. Hanno chiesto alle autorità di esibire le prove delle accuse infondate mosse contro di tutti quei negozianti baha’i, includendo le leggi e i criteri specifici che essi sono stati accusati di aver violato. 

«I rappresentanti di uno stato che afferma che la sua Costituzione e le sue leggi si basano sugli insegnamenti e sui principi islamici farebbero bene a considerare gli effetti della loro doppiezza sulle giovani generazioni e sul futuro del paese», ha detto la signora Bani Dugal, rappresentante della Baha’i International Community. Chiediamo a tutti i governi di far pressione sul governo dell’Iran perché fermi questa e tutte le altre forme di discriminazione contro i baha’i dell’Iran, che sono innocenti dalle accuse mosse contro di loro e che cercano solo di contribuire al progresso della loro nazione come leali cittadini ossequienti alle leggi». 

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La Fede bahai su iWonder

LONDRA, 20 ottobre 2014, (BWNS) — iWonder, il sito educativo interattivo della BBC, ha parlato della Fede baha’i oggi nel suo pezzo più recente.

Intitolato «Può una religione accettare che le altre siano vere?», l’articolo multimediale illustra l’insegnamento centrale della Fede baha’i che tutte le grandi religioni del mondo sono parimenti valide. Offre inoltre un breve resoconto storico delle origini della Fede baha’i e la visione dei suoi fondatori.

L’autore, il reverendo Peter Owen Jones, ha condotto «In giro per il mondo in 80 Fedi», una serie televisiva in otto puntate andata in onda nel 2009. La trasmissione ha parlato di molte tradizioni religiose di tutto il mondo compresa la Fede baha’i. Questa parte è inclusa nel nuovo articolo di iWonder.

iWonder si occupa di una grande varietà di temi interessanti, religione ed etica, scienze e arti.

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Un filmato documenta la risposta pacifica dei baha’i iraniani all’oppressione

LONDRA, 28 settembre 2014, (BWNS) – Il 12 settembre il Regno Unito ha ospitato la prima proiezione del nuovo documentario che racconta la storia dei baha’i iraniani e della loro pacifica risposta a decenni di persecuzione sponsorizzata dallo stato.

Usando interviste, storie personali e documenti d’archivio, spesso fatti uscire dall’Iran con grande rischio personale, il film, intitolato «Per accendere una fiaccola», illustra la resilienza costruttiva dei giovani baha’i iraniani i quali, malgrado i sistematici tentativi compiuti dal governo iraniano per impedire loro di intraprendere gli studi superiori, hanno costruito un’organizzazione informale nota come Istituto bahá’i per gli studi superiori (BIHE), che ha permesso loro di accedere a corsi di livello universitario.

«Si spera che questo documentario, bello e semplice, attragga l’attenzione su una questione che appare nei media solo sporadicamente», ha detto l’attore e drammaturgo anglo-iraniano Omid Djalili, che ha presentato la proiezione nella Hackney Picturehouse di Londra.

Il film è stato diretto dal popolare giornalista e regista Maziar Bahari, che ha lavorato per il Newsweek iraniano dal 1998 al 2011 e ha prodotto molti altri documentarti sull’Iran. Il signor Bahari non è membro della comunità baha’i.

«La storia aveva bisogno di una buona impostazione giornalistica e così è stato», ha detto il signor Djalili, il quale ha definito il documentario «straordinario e molto commovente».

Il film documenta vividamente che la minaccia di arresti e imprigionamenti è una realtà quotidiana per i baha’i iraniani, quando accademici cui è vietato esercitare la loro professione cercano di educare giovani in case private.

La prima del film è stata seguita da una tavola rotonda presieduta dal signor Djalili. Fra i partecipanti alla tavola rotonda oltre a Maziar Bahari c’erano Payam Akhavan, legale sui diritti umani internazionali, e una studentessa, Baharan Karamzadeh.

«Per giustificare la diffusa repressione nella società iraniana, occorreva costruire un nemico e la scelta è caduta sui baha’i», ha detto il dottor Akhavan. «Il concetto dei baha’i che il governo iraniano ha costruito si basa su una paranoia e sull’odio e non ha nulla ha che vedere con la realtà della Fede baha’i e della sua comunità».

Il dottor Akhavan e il signor Bahari hanno però ammesso che negli ultimi anni un discreto numero di iraniani ha cambiato idea sulla comunità baha’i.

«Molte persone stanno imparando dai baha’i», ha notato il signor Bahari. Ha poi aggiunto che in passato gli iraniani «erano indifferenti alla sorte dei baha’i. Non ci curavamo di interessarcene . . . Trovo vergognoso che nessuno di noi sapesse che i baha’i venivano rapiti e uccisi».

«La gente alla fine verrà a patti con quel vergognoso passato», ha detto il signor Bahari. «Molti giovani iraniani hanno oggi amici baha’i, anche se il governo continua a vessarli e a dipingerli a fosche tinte come prima».

«Per me i baha’i sono un barometro di quanto avviene in Iran e per questo ho voluto girare questo documentario. Se il paese si apre anche di poco, forse grazie a un governo riformista, ai baha’i sono riconosciute alcune libertà. Quando la società è più repressa, i baha’i sono le prime vittime».

La signora Karamzadeh si è iscritta al BIHE per studiare chimica nel 2004. Ha poi proseguito gli studi nel Regno Unito, nell’università di Manchester e ora in quella di St Andrews, dove sta facendo un master.

«Come molti studenti baha’i anch’io sono stata discriminata in Iran e considerata differente», ha detto la signora Karamzadeh.

«Gli insegnanti chiedevano in classe chi fosse baha’i, cosa che ci faceva subito mettere da parte. Ma il BIHE mi ha permesso di studiare liberamente e anche se i corsi si svolgevano in case private, l’istituto ha funzionato relativamente bene», ha detto.

Il signor Bahari ha usato la prima per annunciare una Giornata internazionale, sul tema «l’istruzione non è un crimine», per il 22 febbraio 2015, nella speranza di far comprendere meglio il concetto del diritto all’istruzione.

«Queste manifestazioni internazionali, che si occupano di alcuni dei temi fondamentali trattati dal film, non servono solo ad attrarre l’attenzione sulle sofferenze che i baha’i hanno dovuto patire per decenni in Iran. Essi spronano un cambiamento positivo», ha detto.

«Finché i baha’i saranno trattati ingiustamente e le autorità li considereranno cittadini di seconda classe, molto resterà da fare».

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L’Iran cambia tattica per nascondere il fatto che impedisce ai baha’i di entrare nelle università

TEHERAN, 25 settembre 2014, (BWNS) — Secondo vari articoli apparsi sui media Shadan Shirazi è sempre stata una studentessa modello, soprattutto in matematica e scienze. Perciò non è stata una sorpresa che si sia classificata bene nell’esame di ammissione all’università per matematica e fisica.   

È risultata al 113° posto nella classifica di tutti gli iraniani, oltre un milione, che hanno sostenuto l’esame di ammissione all’università quest’anno. 

Eppure malgrado le sue ottime votazioni e il suo desiderio di imparare, la signorina Shirazi non è stata ammessa all’università, perché è baha’i. 

Che i giovani baha’i non possano entrare nelle università è un fatto ben noto. Le loro tribolazioni sono state tema di molti articoli e documentari. 

Ma la storia della signorina Shirazi fa luce su una nuova tattica adottata quest’anno dal governo per impedire ai baha’i iraniani di accedere alle università iraniane. La sua storia ha suscitato l’indignazione di molti iraniani, che l’hanno ripetutamente espressa in decine di siti web di lingua persiana. 

La nuova tattica comporta un evidente sforzo da parte del governo di impedire che i baha’i abbiano un qualsiasi documento da usare per dimostrare di essere stati tenuti fuori dall’università a causa delle loro convinzioni religiose. Negli ultimi anni, per esempio, quando gli studenti baha’i sono andati a chiedere i risultati dell’esame di ammissione che avevano sostenuto, gli è stato detto che la loro documentazione era «incompleta». Quel messaggio, sia che fosse stato ricavato da un computer sia che fosse stato consegnato per lettera, lasciava una traccia documentabile. 

Quest’anno, invece, quando gli studenti baha’i, come la signorina Shirazi, vanno a chiedere negli uffici l’esito del loro esame, gli impiegati mostrano loro, senza però consegnarglieli, dei documenti che attestano che le università possono accettare solo musulmani e seguaci delle «minoranze ufficialmente riconosciute». 

Si noti che essi sono identificati come baha’i anche se non hanno dato questa informazione nei moduli per la domanda di ammissione o in altro modo. 

«La nuova tattica del governo iraniano nei confronti degli studenti baha’i è il più recente sviluppo in una serie di espedienti intesi a impedire ai baha’i di accedere agli studi superiori senza suscitare le preoccupazioni della comunità internazionale», ha detto Diane Ala’i, rappresentante della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite a Ginevra. 

«A quanto sembra, questa nuova procedura prevede l’identificazione dei candidati baha’i e poi una comunicazione solo verbale del fatto che non possono essere ammessi in base alle inique politiche del governo. Questo lascia gli studenti senza alcuna prova tangibile del fatto che non sono stati ammessi solo perché sono baha’i. 

«Questa nuova tattica è un sotterfugio in aperta contraddizione con le dichiarazioni ufficiali dei funzionari iraniani i quali sostengono che l’Iran non usa discriminazioni su base religiosa negli studi superiori«, ha detto la signora Ala’i. 

Come si è detto, decine di siti web in lingua persiana hanno raccontato la storia della signorina Shirazi e del suo incontro con i funzionari del governo. Questi siti scrivono che un funzionario, il signor Morteza NorBaksh, dell’EMEO (Education Measurement and Evaluation Organization), ha detto alla signorina Shirazi e alla sua famiglia, che gli sarebbe piaciuto aiutarla, ma che aveva le mani legate dalle autorità superiori. 

Secondo una fonte, il signor NorBakhsh avrebbe ripetutamente detto al padre della signorina Shirazi, il quale a sua volta nel 1986 non ha potuto iscriversi all’università: «Non abbiamo potuto fare niente per i baha’i allora e non possiamo fare niente nemmeno oggi».  

Un altro sito web riferisce che il signor NorBakhsh ha detto a un’altra ragazza e alla sua famiglia: «Non posso far niente contro quanto dice il Presidente». 

D’altra parte, due ex funzionari governativi che in passato hanno avuto una parte nell’impedire ad alcuni studenti baha’i di entrare nell’università hanno incontrato un gruppo di baha’i per scusarsi. 

In una foto apparsa su parecchi siti web in lingua persiana si vedono Muhammad Nourizad, già giornalista del giornale semiufficiale Kayhan, e Muhammad Maleki, il primo rettore dell’Università di Teheran dopo la rivoluzione islamica, in ginocchio di fronte a un gruppo di studenti baha’i.