Come imparare a promuovere l’educazione: l’esperienza della Fondazione Ahdieh

BANGUI, REPUBLICA CENTRAFICANA, 20 giugno 2018, (BWNS) –

Nella Repubblica Centrafricana un’organizzazione di ispirazione baha’i sta imparando a favorire la nascita di scuole dal basso, sostenute dalle comunità locali. 

La Fondazione Ahdieh promuove la creazione di scuole comunitarie, fornendo a queste iniziative comunitarie la formazione degli insegnanti e sostegno di altro genere. 

L’esperienza della Fondazione mette in luce una capacità e un’iniziativa del popolo della Repubblica Centrafricana, che è in contrasto con l’instabilità politica e la violenza settaria che sono le principali caratteristiche dell’immagine globale del paese. 

«La Fondazione Ahdieh fa parte di una rete di organizzazioni di ispirazione baha’i in Africa che cercano di vedere come promuovere l’educazione alla base e come costruire nelle comunità la capacità di farsi carico dell’educazione delle nuove generazioni», spiega Nakhjavan Tanyi, il coordinatore del programma continentale di questa rete. 

Come altre organizzazioni di ispirazione baha’i, la Fondazione Ahdieh considera il proprio lavoro un processo di apprendimento su come utilizzare gli insegnamenti baha’i e le conoscenze accumulate in vari campi dell’attività umana per far progredire la società. 

«Il lavoro di molte organizzazioni di ispirazione baha’i si concentra specificamente sul livello comunitario. La prospettiva a lungo termine è quella di aiutare una comunità ad affrontare tutte le dimensioni del proprio sviluppo. Di solito si incomincia da una piccola iniziativa o da una dimensione particolare, in questo caso la formazione», dice il signor Tanyi. 

Da quando è nata nel 2003 la Fondazione Ahdieh sta scoprendo nuove idee sul ruolo dell’insegnante, dei genitori e della scuola in una comunità. Queste idee e alcuni principi tratti dagli scritti baha’i modellano il modo in cui si imposta la formazione degli insegnanti, il modo in cui gli insegnanti sono accompagnati e il modo in cui ciascuna scuola funziona in relazione alla comunità. 

«Molte comunità pensavano che solo gli insegnanti sanno come si educano i bambini e che un genitore deve solo portare il figlio a scuola, lasciare che gli insegnanti gli trasmettano il proprio sapere e non fare niente altro», dice il signor Judicaël Mokole, che lavora per la Fondazione Ahdieh. 

«Le scuole comunitarie stanno modificando questa idea», prosegue. «I genitori e i membri della comunità stanno incominciando a vedere la scuola come un’entità grazie alla quale essi possono pensare e riflettere e contribuire all’educazione dei loro figli». 

L’impostazione adottata dalla Fondazione Ahdieh nei confronti delle scuole sembra essere molto importante per la promozione di questo sentimento di appartenenza. 

«L’organizzazione dà inizio a una conversazione con le comunità su ciò che esse possono fare per essere in grado di educare i propri figli», dice il signor Tanyi. «Là dove i membri di una comunità e i suoi capi si dimostrano disposti a partecipare a questa iniziativa, viene introdotta l’idea che essi sono in grado di avviare una scuola che poi crescerà organicamente nel corso del tempo a partire da una scuola materna. Quindi, se in quella comunità sono disponibili le risorse umane e se c’è la volontà di proseguire, quella scuola può crescere e aggiungere una classe ogni anno». 

«È meglio partire dalla cosa più semplice e poi nel corso del tempo costruire la capacità di fare cose più complesse», spiega il signor Tanyi.  

Gli insegnanti, aggiunge, sono identificati dalla comunità stessa. 

«L’idea è di non avere persone che vengono da fuori, ma di usare qualcuno all’interno della comunità, che conosca la comunità, che abbia familiarità con la sua gente, che ne conosca la realtà», spiega il signor Tanyi. «Quello che vediamo in questa persona che si dedica all’insegnamento non è solo un insegnante il cui lavoro è limitato a guidare una classe, ma una persona che possa diventare un agente di cambiamento della comunità». 

Avvalersi delle capacità latenti della comunità permette alle scuole di operare in una regione che vive un conflitto civile in corso sin dal 2012. 

«Queste scuole comunitarie sono state le uniche che hanno continuato a funzionare in molte parti del paese durante i disordini civili», afferma il signor Mokole. «Questo è accaduto in parte perché i loro insegnanti erano persone del luogo. La comunità che servivano era quella in cui abitavano. Non avevano nessun luogo in cui fuggire all’arrivo dei ribelli». 

«Il contenuto della formazione dell’insegnante li aiuta a concepire il lavoro come un servizio, e non un’attività che svolgono per ricavarne dei soldi. Fanno gli insegnanti, perché sono motivati dal desiderio di preparare le giovani generazioni per il futuro», prosegue. 

Gli insegnanti ricevono un piccolo stipendio, finanziato dai genitori e dai membri della comunità, per il materiale scolastico e per le spese personali, spiega il signor Mokole. «E sarà sempre così. La nostra esperienza è stata che se l’insegnante ha un salario proveniente dall’esterno ed è pagato in quel modo, nella comunità va perduto qualcosa, c’è qualcosa che non va e la scuola comunitaria lentamente si disgrega», aggiunge.  

Allo stesso modo, il signor Mokole dice che quando l’iniziativa e le risorse provengono principalmente dall’esterno, o quando l’obiettivo è solo l’offerta di un edificio per la scuola, alle comunità manca il senso di responsabilità e di investimento nella scuola. 

«Non è raro vedere scuole costruite da organizzazioni esterne utilizzate come ovili per pecore e capre, o le scrivanie e le sedie di questi edifici usate dalla gente per cucinare. Da questo si può vedere quanto sia importante che il processo parta dall’interno della comunità, dagli abitanti stessi», afferma il signor Mokole. 

I membri della comunità mostrano un grande amore per le semplici strutture che essi stessi hanno costruito con le proprie mani per le loro scuole, utilizzando materiali come paglia, fango o legno, aggiunge il signor Mokole. 

Di tanto in tanto, quando le scuole crescono, possono presentarsi esigenze per le quali le risorse disponibili nella comunità non sono sufficienti, dice il signor Tanyi. «A volte occorrono fondi provenienti dall’esterno. Ma cerchiamo di riflettere molto attentamente a quale punto lo facciamo. Cerchiamo di aspettare fino al momento in cui la comunità si è veramente appropriata del progetto», osserva. 

«Non intendiamo dire che questa è la soluzione della formazione alla base», chiarisce il signor Tanyi, «ma siamo molto fiduciosi che questa impostazione possa aiutarci a pensare a come trovare nella comunità alcune persone che possano essere protagoniste del cambiamento e mettersi alla testa dei processi di sviluppo nella propria comunità». 

Allo stato attuale, 150 persone che hanno partecipato al programma di formazione della Fondazione Ahdieh stanno insegnando a quasi 4000 studenti in quaranta scuole comunitarie, dieci delle quali offrono un ciclo primario completo, dalla scuola materna al sesto grado. 

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Schiere di studenti universitari ispirati ad agire

CENTRO MONDIALE BAHA’I, 14 giugno 2018, (BWNS) –

Decine di studenti universitari nel sud della Florida negli Stati Uniti hanno recentemente trascorso due settimane, le prime settimane delle loro vacanze estive, in quello che potrebbe essere considerato un modo insolito. Si sono intensamente concentrati sullo studio della trasformazione sociale consultandosi su questo tema. Hanno pensato alla parte, personale e collettiva, che potevano avere nella nascita di una civiltà pacifica e globale. 

Nei prossimi sei mesi, analoghi gruppi si riuniranno in molte regioni del mondo. Migliaia di studenti universitari, nel nord, centro e sud America, in Europa, in Asia, in Africa e in Australasia, si riuniranno in incontri di apprendimento intensivo simili a questo. Lo faranno senza i tradizionali incentivi di titoli di studio, certificati o diplomi o aperture verso un lavoro. 

«Si fa un gran parlare del fatto che i giovani hanno la capacità e la voglia di realizzare cambiamenti. Questi incontri ci permettono di avere un’idea concreta di quello che essi sono capaci di fare e di toccare con mano la loro spinta ideale verso la trasformazione della società. Ci consentono di avere un’idea del fatto che, se hanno l’opportunità di partecipare a un programma educativo che li aiuti a prendersi cura della loro crescita intellettuale e spirituale e a sviluppare la loro capacità di contribuire alla trasformazione della società, i giovani possono diventare una profonda fonte di cambiamento», spiega Arash Fazli, che ha lavorato con questo programma in Asia per molti anni. 

«Secondo me», prosegue il dottor Fazli, «vedere la sincerità di alcuni di questi partecipanti, il modo in cui rispondono ai concetti nel materiale di studio, il tipo di attrazione che essi sentono verso queste idee, verso la nobile visione che il materiale esprime, questo aiuta a superare il cinismo che purtroppo i giovani assorbono dalla società». 

Il programma è offerto dall’Istituto per gli studi sulla prosperità globale (ISGP). Fondato nel 1999, l’ISGP è un’organizzazione di ricerca e di studi non-profit che si ispira agli insegnamenti baha’i. Uno degli scopi dell’ISGP è quello di esaminare, fra l’altro, i ruoli complementari che la scienza e la religione, in quanto evolventi sistemi di conoscenza e di pratica, possono svolgere nel progresso della civiltà. Nell’intento di costruire capacità nelle persone e di creare spazi nei quali imparare come sia possibile migliorare la società, l’ISGP offre una sequenza di quattro seminari annuali. 

Circa dieci anni fa, trenta giovani hanno partecipato al primo seminario ISGP per studenti universitari, che si è tenuto a Kuala Lumpur, Malesia. Da allora, il programma ha raggiunto oltre 5000 studenti provenienti da 103 paesi. 

Uno degli obiettivi di questi seminari è quello di aiutare i partecipanti a vedere la loro formazione universitaria come parte integrante dei loro sforzi per contribuire alla trasformazione della società. I seminari intendono rafforzare le loro aspirazioni a un mondo più giusto e unificato dando loro l’opportunità di riflettere su che cos’è un profondo cambiamento, su ciò che esso richiede e su come potrebbe verificarsi. 

«Molti studenti vengono ai seminari sapendo che i giovani hanno un ruolo molto particolare nei processi della trasformazione sociale», spiega Talia Melic, che fa parte del gruppo coordinatore dell’ISGP in Francia. «Vogliono essere in grado di condurre una vita di servizio e di offrire qualcosa all’umanità in tutti gli aspetti della loro vita. Arrivano con alcune domande pratiche, che li spingono a volerne sapere di più, ad esempio, “come posso utilizzare i miei studi e la mia futura professione a beneficio dell’umanità?”». 

«Gli studenti pongono domande molto serie e coscienziose sul loro futuro e su come prendere questo tipo di decisioni in un modo integrato», dice la signora Melic. «Una cosa che ho sentito da parte dei partecipanti e che per loro è molto importante è l’idea che lo spazio dell’università ha un valore intrinseco: è uno spazio nel quale essi possono servire e costruire la propria capacità di servire. E questo avviene attraverso la conoscenza che essi acquisiscono o attraverso le opportunità che incontrano per conversare con i loro coetanei e i loro professori o la loro riflessione su come applicare nei rispettivi campi di studio i principi baha’i». 

«I seminari li aiutano prendere in esame la religione non solo in termini di vita personale, ma anche nel suo rapporto con la costruzione della civiltà. Essi riflettono su come i principi spirituali hanno a che fare con i problemi con i quali l’umanità è alle prese, come il cambiamento climatico, il razzismo e la disuguaglianza economica», prosegue. 

Gli studenti sono inoltre aiutati a superare le concezioni superficiali o semplicistiche del cambiamento. Allo stesso tempo, i seminari mirano a proteggere i partecipanti dal cinismo che sembra insorgere quando i giovani superano gli studi terziari ed entrano nella forza lavoro – un cinismo che nasce dalla delusione sul quesito se i propri contributi possano fare la differenza e più in generale se il mondo possa veramente cambiare in meglio. 

I temi che si studiano nei quattro anni dei seminari aiutano i giovani a vedere la propria formazione come qualcosa di più di un semplice percorso verso un lavoro o un mezzo per l’avanzamento di una carriera personale. Li aiuta a vedere come i loro campi di studio possano essere di grande valore per la loro capacità di contribuire al movimento della società verso una direzione positiva, verso l’unità, la giustizia e la realizzazione dell’unità del genere umano. 

Nel corso di quattro anni, gli studenti riflettono su molti temi, come il rapporto tra la scienza e la religione, prendendo in esame l’importanza di sviluppare le capacità scientifiche. Imparano ad analizzare le forze sociali e pensano a come incanalare in modo più efficace le proprie energie a beneficio della società. Inoltre, hanno anche l’opportunità di riflettere sul fatto che le dimensioni spirituali e materiali della vita si rafforzano reciprocamente, soprattutto in quel momento importante della loro vita in cui scelgono le loro professioni e decidono il percorso del loro futuro. 

« Durante gli anni universitari gli studenti devono affrontare difficilissime sfide. Sono bombardati da tanti messaggi sullo scopo della vita, su cos’è il successo, su cos’è la felicità, cos’è una buona vita e su quanto sia importante lottare per conquistarsela», riflette Aaron Yates, che fa parte di una squadra di coordinamento per i seminari nel Nord America.

Il signor Yates fa notare che spesso la formazione contemporanea non fornisce agli studenti una comprensione della complessità della società. «Molti programmi educativi non aiutano gli studenti a capire che la società è qualcosa di più di un insieme di persone. Spesso non si esamina a fondo nemmeno l’idea delle istituzioni. Non si presta attenzione a cercare di capire che cos’è un’istituzione o in quale modo le istituzioni danno effettivamente una struttura alla società. Questo limita la nostra capacità di pensare a che cosa significa contribuire al miglioramento del mondo al di là del piano personale». 

«Quello che sembra motivare molti dei partecipanti che frequentano i seminari è che essi vedono nella rivelazione di Baha’u’llah la visione di un mondo migliore e i seminari offrono loro l’opportunità di incontrare altri che la pensano come loro, che si trovano ad affrontare sfide analoghe, che si trovano in un’analoga fase della vita», spiega il signor Yates. «Questo è in realtà un momento veramente critico nella loro vita in cui devono prendere decisioni sul futuro e sulla direzione che devono seguire e i seminari offrono loro l’opportunità di riflettere molto attentamente, molto profondamente su come si possa tradurre in pratica nella vita la visione delle scritture di Baha’u’llah per contribuire al miglioramento del mondo nel quale tutti noi dobbiamo vivere».  

«Non è facile trovare altrove lo spazio che i seminari offrono ai giovani per esaminare questo tipo di domande», dice. 

Linnet Sifuna, che coordina i seminari in Kenya, riflette sulla crescita del programma nel suo paese negli ultimi anni. «Nel primo anno dei seminari, dopo vari tentativi siamo riusciti a raccogliere solo un piccolo gruppo. Ma dopo quel primo anno, i giovani che hanno partecipato sono ritornati a casa e ne hanno parlato con gli altri e così l’anno successivo abbiamo avuto molti più partecipanti, rispetto all’anno precedente». 

«In un primo momento abbiamo pensato che forse è solo l’entusiasmo dei giovani che s’incontrano, ma poi abbiamo capito che quei seminari li aiutano moltissimo. Li aiutano a pensare alla propria formazione universitaria in modi nuovi e li ispirano a imparare e ad essere al servizio delle loro comunità», prosegue la signora Sifuna. 

Lo sviluppo dei seminari nell’ultimo decennio è una storia ispirante. Il punto fondamentale è la convinzione che i giovani abbiano un ruolo fondamentale da svolgere nella trasformazione della società e nel progresso di una civiltà globale in continuo progresso. 

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Un importante forum sullo sviluppo si occupa dell’avanzamento delle donne e delle ragazze

BRUXELLES, 8 giugno 2018, (BWNS) – All’inizio di questa settimana ottomila persone si sono riunite per un importante forum sul tema: «Donne e ragazze all’avanguardia dello sviluppo sostenibile». L’occasione è stata l’evento annuale della Commissione europea, Giornate europee dello sviluppo, che si è svolto il 5 e 6 giugno a Bruxelles. Tra i molti partecipanti, oltre ai rappresentanti di organizzazioni non governative e gruppi basati sulla fede, c’erano capi di governo, membri di famiglie reali e i funzionari europei. 

Avanzamento delle donne non significa semplicemente che nella nostra società attuale le donne occupino le stesse posizioni degli uomini o che si dia loro spazio per partecipare alle strutture sociali esistenti», ha detto Rachel Bayani, rappresentante della Baha’i International Community (BIC), nel suo discorso durante una sessione organizzata dall’ufficio della BIC a Bruxelles il primo giorno. 

«Abbiamo bisogno di nuove strutture e di nuovi rapporti, concettualizzati e modellati da uomini e donne insieme, rispondendo alle esigenze di una società sempre più globale e interconnessa», ha proseguito.  

La sessione, che ha avuto luogo il 5 giugno, si è occupata dell’educazione delle bambine, un tema che la BIC ha affrontato per molti decenni e che è radicato negli insegnamenti di Baha’u’llah. Heidi Hautala, vice presidente del Parlamento europeo, che ha parlato durante l’evento della BIC, ha detto quanto sia importante che gli sforzi per lo sviluppo socio-economico garantiscano alle ragazze l’accesso agli studi. 

Durante la sessione, è stato presentato Mercy’s Blessing, un film premiato che tratta l’educazione delle ragazze. 

Il convegno, che si è concluso mercoledì, ha affrontato una vasta gamma di temi riguardanti l’emancipazione delle donne e la tutela dei diritti femminili nel contesto dello sviluppo sociale ed economico.  

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Il popolo lunda si ispira agli insegnamenti baha’i per trasformare la propria cultura e la propria musica

MWINILUNGA, Zambia, 18 maggio 2018, (BWNS) – Un giovanotto strimpella sulla chitarra mentre altri accennano a una danza accanto a lui. «Enu mwakweñewa! Tabanaka yakudinuña», canta. Il gruppo ripete il verso. Così ha inizio questa canzone, con una frase di Baha’u’llah: «È stato innalzato il tabernacolo dell’unione; non vi considerate estranei l’uno all’altro». 

È una scena familiare per il popolo lunda dell’Africa australe. Fra loro il canto collettivo è un elemento essenziale della comunicazione e della cultura. Non solo segna le tappe fondamentali della vita, ma fa anche parte di molte attività e interazioni quotidiane.  

«I nostri canti sono ispirati alla nostra cultura e alla nostra tradizione», dice Gregory Kaumba, un membro della comunità baha’i di Mwinilunga. «Ma ora, molto di quello che cantiamo è influenzato dagli Scritti baha’i».  

L’evoluzione di questo aspetto della cultura della comunità fa parte di una più ampia trasformazione che si sta verificando, una trasformazione notevole per cui le comunità baha’i fra i lunda si sono fatte carico del proprio sviluppo e stanno decidendo consapevolmente quali cambiamenti vogliono apportare nelle famiglie e nei villaggi.  

Questo profondo dialogo sul futuro del popolo lunda ha ricevuto un grande impulso da un convegno che ha avuto luogo nel 2015 e che ha riunito centinaia di baha’i lunda per discutere su come gli insegnamenti di Baha’u’llah stanno trovano applicazione nella vita della loro società. Una particolare attenzione è stata prestata ad alcuni aspetti della cultura. I partecipanti al convegno si sono consultati su come rafforzare gli elementi della loro cultura che contribuiscono all’unità e al rafforzamento della comunità. La capacità unificante del canto di gruppo, ad esempio, è stata molto apprezzata e favorita.  

Durante il convegno, la centralità del canto in questa cultura è apparsa evidente.  

«Ricordo che durante il convegno dei lunda dopo un commovente discorso del capo Ntambu c’è stata un’esplosione di canzoni», ricorda Gregory. «È difficile sceglierne una. Non si può dire che questa persona ha cantato questa canzone. Quando gli amici sono molto commossi, le canzoni vengono spontanee. Finita una canzone ne incomincia un’altra. Si può vedere, si può dire che le persone sono commosse solo dal modo in cui cantano. Non è qualcosa che si può forzare dicendo: “Forza, amici, cantate”. Ma quando sono commosse le persone cantano spontaneamente».   

Dopo il convegno i baha’i lunda e i loro amici e vicini di casa hanno continuato a cercare di imparare a rimanere fedeli al loro ricco patrimonio culturale e spirituale, rafforzando l’espressione nella loro vita personale e collettiva di principi baha’i come l’unità, la giustizia e la parità tra le donne e gli uomini.  

Grazie a questi sforzi, si è accelerato un processo di trasformazione sociale che si riflette nei cambiamenti della musica popolare.  

«Le canzoni del popolo lunda toccano ogni aspetto della vita: l’amore, il matrimonio, la nascita, le morti e anche il calcio», spiega Daniel Kaumba, fratello di Gregory, anche lui un baha’i che ha lavorato nel campo della formazione e dello sviluppo della zona. «La gente canta tutto il giorno molte canzoni tradizionali. Ma alcune di queste sono in realtà alquanto negative: insultano e denigrano gli altri o raccontano a tutti gli sbagli di qualche persona. 

«Ora la gente sta riflettendo sul fatto che questi tipi di canzoni non ci hanno aiutati a sentirci uniti e ha incominciato a cantare e comporre canzoni con buoni messaggi.

 «Stiamo imparando a comporre canzoni che ci rendano migliori che e parlino alla nostra nobiltà», Daniel prosegue.  

Pensando a canzoni che siano edificanti, i baha’i lunda si sono resi conto della centralità della musica nella loro cultura. Data questa centralità, si sono accorti che il canto può essere utilizzato per dividere la gente. 

«Quando pensiamo al canto, pensiamo agli elementi della nostra cultura che promuovono l’unità», dice Gregory. «Accadeva che alcuni gruppi di canto a volte attaccassero nelle loro canzoni le persone delle altre religioni. Ma noi abbiamo incominciato a comporre canzoni in cui non attacchiamo nessuna popolazione. Gradualmente questo ha influenzato anche gli altri gruppi. Ora avevano visto una religione che canta canzoni che comprende anche loro. Così hanno incominciato a cantare canzoni che accolgono anche le altre religioni. Questo è stato un grande cambiamento nella cultura, che quelle canzoni che dividevano la gente fossero sostituite da canzoni che uniscono».  

«Durante gli eventi baha’i, si dà spazio sia alle canzoni baha’i sia alle canzoni tradizionali che hanno un messaggio positivo. Nella comunità si è incominciato a parlarne e ad apprezzare questo metodo, perché non considera peccaminose le canzoni e le cerimonie tradizionali».  

A Mwinlunga, mentre il coro prosegue nella sua canzone, le voci si armonizzano: «Siete frutti di un unico albero». Il canto e le danze attorno alla melodia rispecchiano il messaggio della canzone dell’unità, un messaggio che i baha’i lunda stanno cercando di far conoscere con molte canzoni.  

«La musica deve elevare lo spirito», dice Daniel, riflettendo su questo movimento positivo.  

«Quando un evento porta gioia ai cuori, ne nasce una canzone. E quando qualcosa li rattrista, anche in questo caso nasce una canzone. Nel canto si può sentire l’anima delle persone».  

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Il Tempio del Sud America, un ponte fra due ere

SANTIAGO, Cile, 11 maggio 2018, (BWNS) –

Vista parziale del Tempio baha’i di Santiago (Cile)

Alla periferia di Santiago ai piedi delle Ande, la Casa di culto continentale baha’i del Sud America illuminano il pendio della montagna ormai da oltre un anno e mezzo. In questo tempo ha attirato al suo radioso edificio, che ha ricevuto diversi prestigiosi premi di architettura, centinaia di migliaia di visitatori. 

Dalla sua inaugurazione nell’ottobre 2016, il Tempio ha ricevuto un premio internazionale di architettura, nonché premi per la maestria strutturale dall’Istituzione degli ingegneri strutturali, per l’innovazione architettonica dal Regio istituto di architettura del Canada, per l’innovazione dall’Istituto degli architetti americani, per l’eccellenza del progetto dall’Associazione degli architetti dell’Ontario, per “il miglior edificio civile nelle Americhe” dal Notiziario mondiale di architettura e per la progettazione architettonica e culturale dal Premio americano di architettura. 

Ma l’impatto del Tempio è molto di più. Esso ha anche influenzato i cuori e le menti della gente di Santiago e oltre.  

«La gente capisce che la Casa di culto è qui per aiutare lo sviluppo spirituale della nostra società», ha spiegato Rocio Montoya dell’Ufficio degli affari pubblici della comunità baha’i cilena.  

«Le famiglie che si recano al Tempio sono numerose. Gruppi religiosi vengono qui a pregare insieme. Molte persone di età avanzata arrivano e siedono ai tavoli da pic-nic per stare piacevolmente assieme in amicizia. La gente qui vede la Casa di culto sempre più come il suo Tempio».  

La Casa di culto è diventata un santuario per migliaia e migliaia di visitatori. Si riuniscono sul suo terreno ogni settimana per immergersi nella bellezza del paesaggio naturale. Pregano e meditano nella tranquilla atmosfera dell’edificio centrale. Partecipano a una serie di conversazioni edificanti e di attività orientate verso il miglioramento delle comunità circostanti.  

«I giovani stanno scoprendo che i programmi sui terreni del Tempio li aiutano ad acquisire un più profondo e più nobile senso di scopo», ha detto Jenny Perez, una rappresentante della comunità baha’i cilena. «Essi non si concentrano solo sul proprio sviluppo personale, che è molto importante, ma anche su quello delle loro comunità».  

Come gli altri Templi continentali baha’i, la Casa di culto del Sudamerica è stata un’impresa architettonica innovativa di portata internazionale. Il progetto ha aperto nuove strade all’architettura e all’ingegneria e si è avvalsa del supporto materiale delle comunità baha’i di tutto il mondo. E tuttavia il decennale progetto è emerso in un momento in cui le comunità baha’i stavano anche imparando molto sullo sviluppo spirituale e sociale di quartieri e villaggi e il processo della sua costruzione si è sviluppato contemporaneamente ad attività per la costruzione della comunità della zona circostante.  

«La gente se ne rende conto», ha detto la signorina Perez. «Sente l’impatto. La gente si chiede perché questa bellissima struttura si trova qui? Come ci è arrivata? Qual è il suo scopo? Come possiamo saperne di più?».  

La premiata Casa di culto, l’ultimo Tempio continentale baha’i, è un ponte tra due epoche. Con la sua complessa tecnologia ingegneristica aerospaziale, essa incarna il genio architettonico e l’unicità dei Templi continentali baha’i. Ma come i Templi che stanno sorgendo anche per comunità locali e nazionali, è sorta nel bel mezzo di un vivace processo di costruzione della comunità.  

Il Tempio è diventato un punto focale per imparare a conoscere il rapporto dinamico tra il culto di Dio e il servizio all’umanità. La comunità circostante ha contribuito a un progetto di flora autoctona sul terreno. Il Tempio ospita programmi per la valorizzazione morale e spirituale dei giovani, che si dedicano al progresso delle loro comunità. E sul suo terreno si svolgono numerose manifestazioni, alcune in collaborazione con il Comune e altre con ONG locali e nazionali.  

Con l’inaugurazione della Casa di culto baha’i locale di Battambang, Cambogia, l’anno scorso e con i molti altri templi locali e nazionali previsti per i prossimi anni, le comunità baha’i non si concentrano più sull’innovazione in senso architettonico. Essi impareranno molte altre cose su come queste strutture, incorporate in una località, possano essere in armonia con l’ambiente sociale e materiale e sostenere il progresso di una popolazione.  

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