A Londra, il Segretario di stato britannico loda gli ideali baha’i

LONDRA, 17 maggio 2014, (BWNS) — Durante un ricevimento che si è svolto nel Palazzo del Parlamento a Londra, il Segretario di stato britannico per le comunità e il governo locale ha espresso la propria ammirazione per la Fede baha’i e i suoi ideali.

Il principio baha’i dell’unità del genere umano è un principio che «ci sforziamo di promuovere nel Regno Unito», ha detto l’onorevole Eric Pickles durante un incontro al quale hanno presenziato oltre 100 ospiti.

«Condividiamo tutti la nostra fondamentale umanità ed è questa unità che ispira la Fede baha’i».

Il signor Pickles ha parlato nel Palazzo del Parlamento il 30 aprile per la celebrazione della festività annuale baha’i di Ridvan. Erano presenti funzionari del governo, parlamentari, rappresentanti di alcune comunità religiose e di organizzazioni della società civile e diplomatici esteri.

«Il Vostro messaggio di unità riecheggia nei secoli», ha detto il signor Pickles.

Il Segretario di stato ha elogiato anche le attività  che i baha’i offrono nei quartieri e nelle località, per costruire legami comunitari e incoraggiare il rinnovamento spirituale.

«Il Vostro talento per la promozione dell’unità è ispirante», ha detto.

Nel dare il benvenuto agli ospiti, l’onorevole Louise Ellman, che è il presidente dell’organizzazione pluripartitica Amici parlamentari della Fede baha’i – ha detto di voler presentare la comunità baha’i e i suoi contributi alla società britannica e nello stesso tempo far conoscere la situazione dei baha’i perseguitati in Iran.

La festa di Ridvan ricorda la prima dichiarazione pubblica di Baha’u’llah, il Profeta fondatore della Fede baha’i – in un giardino di Baghdad, nell’aprile 1863. In quell’occasione Egli ha informato il Suoi amici e i membri della Sua famiglia della Sua missione di unire la razza umana e instaurare la pace universale.

«La Fede baha’i è associata a un giardino», ha detto Sahba Besharati, parlando a nome della comunità baha’i, «il Giardino di Ridvan e la parola Ridvan significa paradiso – a buon diritto, perché la visione di Baha’u’llah implica la trasformazione di questo mondo travagliato in un giardino paradisiaco, nel quale la diversità sia celebrata e i differenti colori e le varie fogge dei fiori del giardino servano a migliorarne la bellezza e l’armonia complessive».

Nel 2012, il signor Pickles ha inaugurato nel centro baha’ di Londra l’iniziativa «un anno di servizio» e l’anno scorso ha ospitato un gruppo di baha’i per celebrare il centenario della visita al Regno Unito di ‘Abdu’l-Baha, figlio maggiore di Baha’u’llah da Lui nominato Suo successore a capo della Fede baha’i.

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Onorati gli eroi «sconosciuti» che hanno promosso la libertà e la coesistenza religiosa

NEW YORK, 16 maggio 2014, (BWNS) — In questo mondo di divisioni e di conflitto ci vuole un grande coraggio perché coloro che appartengono a un gruppo dominante rompano le fila e parlino a favore degli oppressi, specialmente quando questo atto implichi un grande rischio personale.

Se ne possono trovare esempi, spesso inosservati, in molti luoghi, come per esempio quando gli albanesi si rifiutarono di isolare gli ebrei durante la seconda guerra mondiale, quando due sacerdoti italiani hanno dato asilo a orfani della minoranza tutsi durante l genocidio in Ruanda negli anni Novanta, quando alcune donne musulmane e cristiane hanno negoziato la liberazione di alcuni bambini tenuti in ostaggio da un gruppo ribelle in Sierra Leone, o, più di recente, quando un presule iraniano ha coraggiosamente sostenuto la coesistenza con i baha’i.

Queste e altre storie di «valore sconosciuto» sono state raccontate ieri durante una manifestazione alla quale hanno partecipato ambasciatori presso le Nazioni Unite, accademici, funzionari delle Nazioni Unite e rappresentanti della società civile e durante la quale si è parlato dell’importanza delle azioni compiute da comuni cittadini a sostegno della libertà religiosa e della prevenzione di ogni atrocità.

«Le persone delle quali abbiamo sentito parlare dovrebbero diventare i nostri modelli e i nostri campioni e guidare le nostre azioni», ha detto Adama Dieng, consulente speciale del segretario generale dell’ONU per la prevenzione del genocidio. «Lasciamoci ispirare da loro a parlare apertamente e ad agire contro l’intolleranza, la discriminazione e la violenza».

Sponsorizzata da due comitati ONG presso le Nazioni Unite, «Valore sconosciuto: atti di coraggio interreligioso nella promozione della libertà di religione e di credenze» ha avuto luogo nell’ufficio della Baha’i International Community a New York.

Bani Dugal, presidentessa del Comitato ONG per la libertà di religion e di credenza, uno dei comitati sponsorizzatori, ha detto che la manifestazione era stata ispirata dal recente gesto dell’ayatollah Abdol-Hamid Masoumi-Tehrani, il quale ha pubblicamente donato ai baha’i del mondo il manoscritto miniato di un passo tratto dagli scritti di Baha’u’llah, il fondatore della Fede baha’i.

«È stato un gesto molto coraggioso data la sistematica persecuzione dei baha’i in Iran», ha detto la signora Dugal, la quale è anche la principale rappresentante della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite.

«Presso le Nazioni Unite, le discussioni sui diritti umani e in particolare la libertà di religione e di credenza spesso vertono sul ruolo degli stati membri e della legge internazionale.

«E tuttavia, sappiamo che anche le azioni dei comuni cittadini sono altrettanto importanti per la difesa della libertà e questa manifestazione cerca di mettere in evidenza quelle persone che parlano apertamente, spesso con grande rischio personale, per dimostrare solidarietà alle persone a rischio, per ispirare e influenzare gli altri a creare unità e armonia nell’ambiente», ha detto la signora Dugal.

Ferit Hoxha, rappresentante permanente della Repubblica albanese presso le Nazioni Unite, ha raccontato la drammatica storia degli albanesi, i quali durante la seconda guerra mondiale, come popolo e come nazione, hanno accolto gli ebrei proteggendoli dalla persecuzione nazista, malgrado l’occupazione tedesca e il grande rischio delle persone che offrivano asilo.

«Ben pochi paesi in Europa hanno resistito e salvato migliaia di ebrei», ha detto l’ambasciatore Hoxha.

Quello che rende unica la storia Albanese, ha detto, è il fatto che «tutti i membri della comunità ebraica che vivevano in Albania sono sopravvissuti all’Olocausto».

«A differenza dagli altri paesi occupati, l’Albania è divenuta un santuario per gli ebrei e alla fine della guerra gli ebrei presenti entro i suoi confini erano dieci volte di più rispetto all’inizio».

«Non occorre molta immaginazione né molto sforzo per capire che quegli anni erano particolarmente bui anche per gli albanesi», ha detto l’ambasciatore Hoxha. «I rischi erano molti, molte le minacce alla vita e nascondere un ebreo sotto l’occupazione nazista metteva in pericolo di vita l’intera famiglia».

Jacqueline Murekatete ha raccontato una storia personale di come, con l’aiuto di due coraggiosi sacerdoti italiani dell’orfanatrofio Sant’Antonio a Nyanza, Ruanda, ella sia sopravvissuta al genocidio del 1994, durante il quale oltre un milione di tutsi sono stati uccisi dalla minoranza hutu. Purtroppo, i suoi genitori e tutti i suoi fratelli e le sue sorelle non sono sopravvissuti.

«I due sacerdoti italiani sono stati ripetutamente minacciati», ha detto la signora Murekatete, che ora è un’attivista dei diritti umani internazionalmente riconosciuta e che ha fondato il Jacqueline’s Human Rights Corner, un programma di educazione e di prevenzione del genocidio. «Sono sati malmenati. Ma ogni volta che sono stati convocati all’ambasciata e invitati ad andarsene, si sono rifiutati di farlo.

«Hanno detto all’ambasciata che, se non potevano portare via con sé i bambini, come me, non sarebbero partiti», ha detto la signora Murekatete. «In questo modo oltre 300 bambini tutsi sono sopravvissuti».

William Vendley, segretario generale di Religions for Peace International, ha raccontato diverse storie di capi religiosi che hanno lavorato dietro le quinte in tutto il mondo per placare conflitti religiosi o etnici.

In Sierra Leone, durante una brutale guerra civile durata dal 1991 al 2002, un gruppo di donne musulmane e cristiane ha coraggiosamente negoziato la liberazione di 50 bambini tenuti prigionieri dal Fronte rivoluzionario unito, ha detto il dottor Vendley, che è anche presidente del Comitato delle ONG religiose presso le Nazioni Unite, che ha co-sponsorizzato la manifestazione.

«Sono andate nella foresta completamente disarmate», ha detto il dottor Vendley. «E la loro forza è stata che erano donne ed erano tutte madri».

Quell’atto di coraggio ha aperto la porta agli accordi di pace che hanno poi messo fine alla guerra nel 2002, ha detto il dottor Vendley.

«Sono convinto che se queste donne, musulmane e cristiane assieme, non avessero fatto quello che hanno fatto, la strada verso la soluzione finale non sarebbe stata così diretta», egli ha detto.

Nel raccontare queste storie, molti oratori hanno detto che sono questi atti di coraggio di singole persone o di piccoli gruppi hanno abbattuto le barriere dell’odio e dell’intolleranza che tentano di disumanizzare alcuni gruppi.

In quel contesto, il consulente special Dieng ha detto che apprezzava «la saggezza e il coraggio» dell’ayatollah Tehrani.

«Faccio eco al suo appello alla “coesistenza religiosa “ con i baha’i iraniani», ha affermato il signor Dieng, dicendo che egli «ci dimostra che il legato islamico di pace non è solo storia: deve anche essere “futuro”».

«Il coraggio è come un fiore che sboccia dal cemento», ha detto il signor Dieng. «Può favorire la dignità umana sfidando gli stereotipi e gli stigmi e – nei casi migliori – salvare vite».

Borislava Manojlovic, esperta di analisi e soluzione dei conflitti della Seton Hall University, facendo riferimento in senso generale ad azioni di questo tipo, ha detto che quando singole persone o leader «si allontanano dalla norma», ciò può comportare «una varietà di effetti trasformativi a sostegno della pace».

L’esperta aveva parlato di persone che nel recente conflitto nella Repubblica Centro-Africana avevano dato asilo a musulmani. «Scegliere la pace durante un conflitto può essere pericoloso», ha detto la dottoressa Manojlovic, notando che i membri della maggioranza rischiano di essere emarginati dalle loro stesse comunità.

«Ma una vera pace sostenibile si realizza quando qualcuno nel sistema è capace di immaginare un modo per creare una discontinuità nel circolo vizioso delle vendetta (che spesso è alla base dei conflitti) e agire in questo senso», ha detto la dottoressa Manojlovic.

«Questa è una scelta che una persona o un gruppo, o una stato fanno», ha detto.

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In Iran alcuni difensori dei diritti umani commemorano il sesto anniversario dell’arresto dei sette dirigenti baha’i

GINEVRA, 15 maggio 2014, (BWNS) — In una dimostrazione di solidarietà che non ha precedenti, alcune influenti personalità iraniane, attivisti dei diritti umani, giornalisti e un eminente capo religioso, si sono riuniti questa settimana a Teheran per commemorare il sesto anniversario dell’arresto dei sette dirigenti baha’i iraniani e per esprimere la loro solidarietà.

Il 14 maggio la notizia di questo significativo incontro si è diffusa rapidamente online e sui social media. Fra i reportage spiccava una foto delle persone che si erano riunite in una casa privata accanto a un grande ritratto dei sette.

L’incontro rispecchia un crescente movimento di iraniani all’interno e all’esterno del paese i quali condividono la convinzione che «l’Iran deve essere per tutti», rifiutano la persecuzione dei baha’i da parte della nazione e si oppongono all’atteggiamento oppressivo del governo contro di loro, come ha osservato l’altro ieri la Casa Universale di Giustizia in una sua lettera ai baha’i iraniani.

Un dettagliato resoconto dell’evento è stato pubblicato da SahamNews, un sito web iraniano riformista.

«Fino all’anno scorso un incontro come questo non sarebbe stato possibile e noi non avremmo nemmeno potuto parlare del dolore che ci accomuna», ha detto Nasrin Sotoudeh, eminente legale e difensore dei diritti umani recentemente liberata dal carcere Evin. La signora  Sotoudeh era stata messa in prigione con alcune donne baha’i, fra le quai Mahvash Sabet e Fariba Kamalabadi, due dei sette dirigenti baha’i.

«Mahvash e Fariba non si sono perse di spirito con straordinaria perseveranza e vanno avanti con stupefacente valore», ha inoltre detto la signora Sotudeh. «Noi siamo qui assieme perché la comunità baha’i è oppressa e le nostre madri e i nostri padri non hanno prestato attenzione a questo fatto».

«Conosciamo i baha’i per il loro onore e le loro nobili qualità», ha detto Nargess Mohammadi, un’eminente attivista dei diritti umani che ha partecipato all’incontro.

«Spero che un giorno la nostra società arrivi al punto in cui anche i baha’i possano lavorare e studiare», ha detto la signora Mohammadi, vice presidente dei difensori del Centro per i diritti umani, che ha difeso i sette davanti alla corte e che è stata fondato dal premio Nobel per la pace Shirin Ebadi.

Fra gli eminenti attivisti e personalità presenti all’incontro c’erano: Muhammad Maleki, il primo capo dell’Università di Teheran dopo la rivoluzione islamica, Masumeh Dehghan, attivista e moglie di Abdolfatah Soltani, un noto legale che ha rappresentato i sette e che ora si trova anche lui in prigione e Jila Baniyaghoob e Issa Saharkhiz, due eminenti giornaliste che sono state anch’esse in prigione.

SahamNews ha scritto che il signor Maleki ha detto: «So molto bene che ai baha’i è vietato di andare all’università». Egli ha poi detto: «Tutte le credenze devono essere rispettate. Onoriamo le reciproche credenze e mettiamo da parte le divisioni… Dobbiamo lavorare basandoci su principi comuni come la libertà».

Anche l’ayatollah Abdol-Hamid Masoumi-Tehrani, un presule musulmano che ha recentemente auspicato la coesistenza religiosa, ha partecipato all’incontro.

«Le prospettive devono cambiare», ha detto l’ayatollah Tehrani, secondo SahamNews. «E penso che questo sia il momento più adatto».

Era presente anche Muhammad Nourizad, già giornalista del quotidiano semiufficiale Kayhan, che è stato recentemente in prigione. Secondo alcune fonti, egli ha detto: «Prima di andare in prigione, era pieno di pregiudizi. Ma dopo che sono stato rilasciato dalla prigione, il pesante fardello del pregiudizio mi è stato tolto e le mie prospettive sono cambiate».

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La Casa Universale di Giustizia plaude agli sforzi per la promozione della coesistenza

HAIFA, Israele, 14 maggio 2014, (BWNS) — In una lettera pubblicata ieri, la vigilia del sesto anniversario dell’arresto e dell’imprigionamento dei sette dirigenti baha’i iraniani, la Casa Universale di Giustizia ha parlato di un crescente «coro per la giustizia» in Iran.

La lettera, indirizzata ai baha’i dell’Iran, loda questo sviluppo: «Siamo molto compiaciuti di vedere che, grazie agli audaci e abneganti gesti di alcune persone che vogliono il progresso per la loro patria, la cultura della pacifica coesistenza fra I popoli e le religioni caratteristica delle antiche tradizioni della vostra venerabile nazione sta risorgendo».

«Promotori della giustizia, artisti, uomini di stato, pensatori e altri cittadini iraniani illuminati, perfino alcuni prigionieri di coscienza dalle loro celle carcerarie, stanno rompedo il silenzio», scrive la Casa Universale di Giustizia.

La lettera è uscita nel contesto della dura repressione in atto contro la comunità baha’i in Iran, la più consistente minoranza religiosa non musulmana del paese.

«Questo coro per la giustizia, che ha avuto inizio nelle più remote regioni del modo e che ha gradualmente attratto a sé le voci di alcuni iraniani espatriati, sta ora sorgendo a nuovi livelli senza precedenti all’interno dell’Iran», dice la la Casa Universale di Giustizia.

La Casa di Giustizia ricorda altresì ai baha’i in Iran che «oltre a riconoscere l’ingiustizia che vi è fatta, le menti illuminate dei vostri concittadini sono sempre più attente ai principi che voi sostenete e in base ai quali vivete, principi che sono gli strumenti per la riabilitazione di ogni società, principi come la santità della dignità umana, l’unità del genere umano senza tener conto di tribù, razza o credenze, la parità fra uomini e donne, la libertà dal pregiudizio, la dedizione al sapere e all’apprendimento, l’abolizione degli estremi di ricchezza e povertà, il contenimento dell’avidità, l’armonia fra la fede e la ragione. Questi principi essi riconoscono come essenziali a un futuro di progresso».

La Casa aggiunge che non si dovrebbe sottovalutare il risveglio delle coscienze in Iran.

«Voi sapete bene che, oltre a tutte le dichiarazioni di sostegno a voi e a questi principi, vi sono molte altre persone che esprimono gli stessi sentimenti in privato e che ora, alla luce delle attuali circostanze, stanno imparando a esprimere la propria opinione apertamente e a unirsi alla schiera di coloro che difendono i vostri diritti e lavorano per la coesistenza pacifica».

«Pensate che quel pretestuoso racconto, che le meni malate di persone piene di pregiudizi e le limitate concezioni dei fanatici avevano elaborato e per la cui propagazione avevano assiduamente lottato per 170 anni, in pochi anni sono stati riconosciuti come interamente falsi».

Bani Dugal, il principale rappresentante della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite, ha detto che le crescenti richieste di giustizia per i baha’i iraniani accendono una luce di speranza nel cuore di tutte le persone oppresse in Iran.

«Il sostegno ai nostri compatrioti baha’i in Iran che abbiano visto nelle ultime settimane e che era già costantemente cresciuto negli ultimi anni non ha precedenti», ha detto la signora Dugal.

«Inoltre, plaudiamo a queste donne e a questi uomini coraggiosi che oggi parlano apertamente per i baha’I iraniani con grande rischio personale».

Sei dei sette dirigenti baha’i sono stati arrestati il 14 maggio 2008 in una serie di blitz di primo mattino a Teheran. Il settimo era stato arrestato due mesi prima il 5 marzo 2008.

Dopo l’arresto, i sette, i signori Fariba Kamalabadi, Jamaloddin Khanjani, Afif Naeimi, Saeid Rezaie, Mahvash Sabet, Behrouz Tavakkoli e Vahid Tizfahm, sono stati sottoposti a un progetto farsa che ha completamente ignorato i requisiti internazionali dei diritti umani e delle protezioni legali.

Durante il primo anno della loro detenzione, I sette non sono stati informati delle accuse mosse contro di loro e non hanno avuto praticamente accesso a un legale. Il processo, proseguito per mesi nel 2010 e dibattuto davanti a una corte per soli dieci giorni, è stato illegalmente chiuso al pubblico, è stato caratterizzato da un atteggiamento prevenuto del pubblico ministero e dei giudici e si è basato su prove inesistenti.

La condanna a vent’anni di carcere è la più dura condanna imposta a un prigioniero di coscienza attualmente detenuto in Iran. Questa durezza rispecchia la determinazione del governo iraniano di opprimere la comunità baha’i iraniana, che deve affrontare una sistematica persecuzione dalla culla alla morte, uno dei più gravi esempi di persecuzione religiosa sponsorizzata dallo stato in atto oggi nel mondo.

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Seminario per Laureati offerto dall’Istituto per gli Studi sulla Prosperità Globale

L’Istituto per gli Studi sulla Prosperità Globale (ISGP) del Centro Mondiale Bahá’í offre ogni anno a fine dicembre un seminario per laureati dal titolo “Discorso pubblico e trasformazione sociale: raggiungere la coerenza”. Ogni anno il seminario vede la partecipazione di circa cinquanta giovani, per lo più europei, ma anche provenienti da altre parti del mondo. Finora sette giovani italiani hanno partecipato a tale seminario.

L’Istituto per gli Studi sulla Prosperitá Globale (ISGP) è un organizzazione non governativa che lavora in stretta collaborazione con la Bahá’í International Community. Si dedica a costruire capacitá in individui, gruppi e istituzioni per contribuire ai discorsi prevalenti che si occupano del miglioramento della società. Attingendo sia dalla scienza che dalla religione come due sistemi complementari di conoscenza e pratica, si propone di creare ambienti di apprendimento in cui conoscenza ed esperienze possono essere condivise e sistematizzate, e nei quali principi, concetti e approcci rilevanti al fine dell’avanzamento della civiltà possono essere esplorati tramite un processo di studio, riflessione e consultazione. L’Istituto si impegna anche nell’apprendere metodi, approcci e strumenti specifici che possono essere impiegati per contribuire efficacemente a vari discorsi contemporanei.

Il seminario per laureati offerto dall’ISGP é stato introdotto in Europa nel 2012 e ha lo scopo di aumentare la capacitá di giovani adulti di partecipare ai discorsi della società, come mezzo per contribuire al suo avanzamento.

In preparazione al seminario viene chiesto ai partecipanti di seguire un corso on-line su alcuni materiali della FUNDAEC (Fondazione per l’applicazione e l’insegnamento delle scienze) riguardanti l’azione sociale e di studiare anche altri materiali tra cui alcuni messaggi della Casa Universale di Giustizia e la prima parte del libro di Paul Lample ‘Revelation & Social Reality’. Questa preparazione ci ha dato modo di comprendere meglio i tre campi di azione in cui la comunità bahá’í opera, cioè l’espansione e il consolidamento della Fede, l’azione sociale e la partecipazione ai discorsi della società, e la coerenza che deve contraddistinguere il loro sviluppo interno e la loro relazione con gli altri ambiti.

Durante il seminario i partecipanti hanno avuto modo di studiare, in sessioni di studio individuale alternate a momenti di consultazione in gruppi, una serie di materiali preparati dall’ISGP, dal Centro Mondiale e dalla FUNDAEC. Alcuni riguardano concetti quali la natura umana, l’unicità, la giustizia, il potere e la conoscenza, analizzandoli dal punto di vista bahá’í e dal punto di vista della società, sottolineandone divergenze, punti di congiunzione, contraddizioni e conseguenze. Altri invece descrivono l’approccio dei bahá’í nel proporre i concetti della Fede quando partecipano ai discorsi prevalenti nella società, analizzando il linguaggio con cui esporli ed alcuni fraintendimenti e modi di pensare tipici nella società odierna.

L’ambiente è molto stimolante e pregno di spirito di collaborazione e di apprendimento, non solo nei momenti di studio. Durante le serate e le pause infatti i partecipanti sono coinvolti in conversazioni significative ed hanno l’opportunità di impegnarsi in opere artistiche e di creare legami d’amicizia.

Come la comunità bahá’í ha imparato nel corso degli anni grazie ai materiali dell’Istituto Ruhi, i momenti di consultazione in gruppo hanno permesso di andare veramente a fondo nei vari argomenti, grazie alla volontà condivisa di approfondire la propria conoscenza e di poterla condividere con altre persone.

Il seminario prevede dieci giorni di studio intenso ed è richiesta una buona conoscenza dell’inglese, dato che il corso è internazionale e gli argomenti sono piuttosto complessi.

In allegato potrete trovare alcuni commenti dei partecipanti all’ultimo seminario europeo per laureati.

Le iscrizioni per il prossimo seminario europeo per laureati dell’ISGP dovrebbero aprire a breve. Fateci un pensierino!