La Casa Universale di Giustizia plaude agli sforzi per la promozione della coesistenza

HAIFA, Israele, 14 maggio 2014, (BWNS) — In una lettera pubblicata ieri, la vigilia del sesto anniversario dell’arresto e dell’imprigionamento dei sette dirigenti baha’i iraniani, la Casa Universale di Giustizia ha parlato di un crescente «coro per la giustizia» in Iran.

La lettera, indirizzata ai baha’i dell’Iran, loda questo sviluppo: «Siamo molto compiaciuti di vedere che, grazie agli audaci e abneganti gesti di alcune persone che vogliono il progresso per la loro patria, la cultura della pacifica coesistenza fra I popoli e le religioni caratteristica delle antiche tradizioni della vostra venerabile nazione sta risorgendo».

«Promotori della giustizia, artisti, uomini di stato, pensatori e altri cittadini iraniani illuminati, perfino alcuni prigionieri di coscienza dalle loro celle carcerarie, stanno rompedo il silenzio», scrive la Casa Universale di Giustizia.

La lettera è uscita nel contesto della dura repressione in atto contro la comunità baha’i in Iran, la più consistente minoranza religiosa non musulmana del paese.

«Questo coro per la giustizia, che ha avuto inizio nelle più remote regioni del modo e che ha gradualmente attratto a sé le voci di alcuni iraniani espatriati, sta ora sorgendo a nuovi livelli senza precedenti all’interno dell’Iran», dice la la Casa Universale di Giustizia.

La Casa di Giustizia ricorda altresì ai baha’i in Iran che «oltre a riconoscere l’ingiustizia che vi è fatta, le menti illuminate dei vostri concittadini sono sempre più attente ai principi che voi sostenete e in base ai quali vivete, principi che sono gli strumenti per la riabilitazione di ogni società, principi come la santità della dignità umana, l’unità del genere umano senza tener conto di tribù, razza o credenze, la parità fra uomini e donne, la libertà dal pregiudizio, la dedizione al sapere e all’apprendimento, l’abolizione degli estremi di ricchezza e povertà, il contenimento dell’avidità, l’armonia fra la fede e la ragione. Questi principi essi riconoscono come essenziali a un futuro di progresso».

La Casa aggiunge che non si dovrebbe sottovalutare il risveglio delle coscienze in Iran.

«Voi sapete bene che, oltre a tutte le dichiarazioni di sostegno a voi e a questi principi, vi sono molte altre persone che esprimono gli stessi sentimenti in privato e che ora, alla luce delle attuali circostanze, stanno imparando a esprimere la propria opinione apertamente e a unirsi alla schiera di coloro che difendono i vostri diritti e lavorano per la coesistenza pacifica».

«Pensate che quel pretestuoso racconto, che le meni malate di persone piene di pregiudizi e le limitate concezioni dei fanatici avevano elaborato e per la cui propagazione avevano assiduamente lottato per 170 anni, in pochi anni sono stati riconosciuti come interamente falsi».

Bani Dugal, il principale rappresentante della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite, ha detto che le crescenti richieste di giustizia per i baha’i iraniani accendono una luce di speranza nel cuore di tutte le persone oppresse in Iran.

«Il sostegno ai nostri compatrioti baha’i in Iran che abbiano visto nelle ultime settimane e che era già costantemente cresciuto negli ultimi anni non ha precedenti», ha detto la signora Dugal.

«Inoltre, plaudiamo a queste donne e a questi uomini coraggiosi che oggi parlano apertamente per i baha’I iraniani con grande rischio personale».

Sei dei sette dirigenti baha’i sono stati arrestati il 14 maggio 2008 in una serie di blitz di primo mattino a Teheran. Il settimo era stato arrestato due mesi prima il 5 marzo 2008.

Dopo l’arresto, i sette, i signori Fariba Kamalabadi, Jamaloddin Khanjani, Afif Naeimi, Saeid Rezaie, Mahvash Sabet, Behrouz Tavakkoli e Vahid Tizfahm, sono stati sottoposti a un progetto farsa che ha completamente ignorato i requisiti internazionali dei diritti umani e delle protezioni legali.

Durante il primo anno della loro detenzione, I sette non sono stati informati delle accuse mosse contro di loro e non hanno avuto praticamente accesso a un legale. Il processo, proseguito per mesi nel 2010 e dibattuto davanti a una corte per soli dieci giorni, è stato illegalmente chiuso al pubblico, è stato caratterizzato da un atteggiamento prevenuto del pubblico ministero e dei giudici e si è basato su prove inesistenti.

La condanna a vent’anni di carcere è la più dura condanna imposta a un prigioniero di coscienza attualmente detenuto in Iran. Questa durezza rispecchia la determinazione del governo iraniano di opprimere la comunità baha’i iraniana, che deve affrontare una sistematica persecuzione dalla culla alla morte, uno dei più gravi esempi di persecuzione religiosa sponsorizzata dallo stato in atto oggi nel mondo.

Per leggere l’articolo in inglese online, vedere le foto e accedere ai link si vada a : http://news.bahai.org/story/996

Seminario per Laureati offerto dall’Istituto per gli Studi sulla Prosperità Globale

L’Istituto per gli Studi sulla Prosperità Globale (ISGP) del Centro Mondiale Bahá’í offre ogni anno a fine dicembre un seminario per laureati dal titolo “Discorso pubblico e trasformazione sociale: raggiungere la coerenza”. Ogni anno il seminario vede la partecipazione di circa cinquanta giovani, per lo più europei, ma anche provenienti da altre parti del mondo. Finora sette giovani italiani hanno partecipato a tale seminario.

L’Istituto per gli Studi sulla Prosperitá Globale (ISGP) è un organizzazione non governativa che lavora in stretta collaborazione con la Bahá’í International Community. Si dedica a costruire capacitá in individui, gruppi e istituzioni per contribuire ai discorsi prevalenti che si occupano del miglioramento della società. Attingendo sia dalla scienza che dalla religione come due sistemi complementari di conoscenza e pratica, si propone di creare ambienti di apprendimento in cui conoscenza ed esperienze possono essere condivise e sistematizzate, e nei quali principi, concetti e approcci rilevanti al fine dell’avanzamento della civiltà possono essere esplorati tramite un processo di studio, riflessione e consultazione. L’Istituto si impegna anche nell’apprendere metodi, approcci e strumenti specifici che possono essere impiegati per contribuire efficacemente a vari discorsi contemporanei.

Il seminario per laureati offerto dall’ISGP é stato introdotto in Europa nel 2012 e ha lo scopo di aumentare la capacitá di giovani adulti di partecipare ai discorsi della società, come mezzo per contribuire al suo avanzamento.

In preparazione al seminario viene chiesto ai partecipanti di seguire un corso on-line su alcuni materiali della FUNDAEC (Fondazione per l’applicazione e l’insegnamento delle scienze) riguardanti l’azione sociale e di studiare anche altri materiali tra cui alcuni messaggi della Casa Universale di Giustizia e la prima parte del libro di Paul Lample ‘Revelation & Social Reality’. Questa preparazione ci ha dato modo di comprendere meglio i tre campi di azione in cui la comunità bahá’í opera, cioè l’espansione e il consolidamento della Fede, l’azione sociale e la partecipazione ai discorsi della società, e la coerenza che deve contraddistinguere il loro sviluppo interno e la loro relazione con gli altri ambiti.

Durante il seminario i partecipanti hanno avuto modo di studiare, in sessioni di studio individuale alternate a momenti di consultazione in gruppi, una serie di materiali preparati dall’ISGP, dal Centro Mondiale e dalla FUNDAEC. Alcuni riguardano concetti quali la natura umana, l’unicità, la giustizia, il potere e la conoscenza, analizzandoli dal punto di vista bahá’í e dal punto di vista della società, sottolineandone divergenze, punti di congiunzione, contraddizioni e conseguenze. Altri invece descrivono l’approccio dei bahá’í nel proporre i concetti della Fede quando partecipano ai discorsi prevalenti nella società, analizzando il linguaggio con cui esporli ed alcuni fraintendimenti e modi di pensare tipici nella società odierna.

L’ambiente è molto stimolante e pregno di spirito di collaborazione e di apprendimento, non solo nei momenti di studio. Durante le serate e le pause infatti i partecipanti sono coinvolti in conversazioni significative ed hanno l’opportunità di impegnarsi in opere artistiche e di creare legami d’amicizia.

Come la comunità bahá’í ha imparato nel corso degli anni grazie ai materiali dell’Istituto Ruhi, i momenti di consultazione in gruppo hanno permesso di andare veramente a fondo nei vari argomenti, grazie alla volontà condivisa di approfondire la propria conoscenza e di poterla condividere con altre persone.

Il seminario prevede dieci giorni di studio intenso ed è richiesta una buona conoscenza dell’inglese, dato che il corso è internazionale e gli argomenti sono piuttosto complessi.

In allegato potrete trovare alcuni commenti dei partecipanti all’ultimo seminario europeo per laureati.

Le iscrizioni per il prossimo seminario europeo per laureati dell’ISGP dovrebbero aprire a breve. Fateci un pensierino!

 

Alcuni prelati musulmani si uniscono all’appello alla coesistenza religiosa lanciato dall’ayatollah Tehrani

LONDRA, 13 maggio 2014, (BWNS) — Alcuni prelati musulmani nel Pakistan, nel Regno Unito, nelle Bahrain, in India, e in Iran hanno fatto eco all’appello alla tolleranza religiosa e alla coesistenza coi baha’i, lanciato il mese scorso da un presule iraniano.

Questa espressione di sostegno è significativa perché molti prelati musulmani ritengono che secondo gli insegnamenti islamici solo tre fedi, il Giudaismo, il Cristianesimo e l’Islam, hanno origine divina e sono quindi sistemi religiosi legittimi. Questa opinione comporta in alcuni paesi una restrizione alla libertà religiosa.

Le affermazioni di questi prelati musulmani sono ancora più notevoli perché espresse nel corso di dure repressioni della comunità baha’i in Iran, la maggiore minoranza religiosa non islamica del paese. Fra le varie azioni di implacabile persecuzione nel paese vi sono l’internamento di infanti baha’i in prigione con le madri, il divieto fatto agli studenti baha’i di accedere agli studi superiori, l’impedimento del diritto di guadagnarsi da vivere e la profanazione e la distruzione di cimiteri baha’i, come di recente a Shiraz.

In Pakistan, l’allama Abulfateh G. R. Chishti, presidente della Universal Interfaith Peace Mission, ha scritto che «l’Islam è per natura un difensore delle minoranze religiose… Come dice il Corano: “Non ci sia compulsione nella religione…”».

Egli ha detto che, invece, i baha’i sono stati perseguitati in Iran «perché oggi la religione è stata male interpretata da ambienti politico-religiosi e da essi strumentalizzata per i loro interessi».

Perciò, egli ha scritto, la voce dell’ayatollah Tehrani «non deve essere presa alla leggera», dicendo che egli ha rischiato «la vita sollevando la questione della sicurezza di una minoranza religiosa in Iran».

«Tutte le persone che amano la pace e che credono nella libertà religiosa devono sostenere l’Ayatollah se desiderano realmente porre fine alla violenza motivata dalla religione», ha detto.

La settimana scorsa nel Regno Unito, il fondatore del Forun musulmano britannico ha detto che sperava che l’iniziativa dell’ayatollah Tehrani riuscisse «a portare la tanto necessaria comprensione» tra musulmani e baha’i in Iran e altrove.

«Il Forum si congratula con l’Ayatollah per il suo gesto coraggioso e dignitoso e spera sinceramente che esso apra le porte a un rapporto interreligioso costruttivo fra le comunità delle due fedi in Iran», ha scritto Maulana Shahid Raza il 5 maggio 2014.

Il 12 maggio u.s., Fiyaz Mughal, direttore di Faith Matters, un’organizzazione interreligiosa e anti-estremista con base nel Regno Unito, ha pubblicato un articolo sul Huffington Post che loda il gesto dell’ayatollah Abdol-Hamid Masoumi-Tehrani, il quale in aprile ha coraggiosamente donato ai baha’i del mondo una riproduzione miniata di alcuni versetti delle scritture baha’i.

«Il simbolismo del suo gesto segue svariate dichiarazioni di dotti musulmani che hanno esposto interpretazioni alternative degli insegnamenti dell’Islam secondo le quali la tolleranza delle religioni è, effettivamente, sostenuta dal santo Corano», ha scritto il signor Mughal.

Ibrahim Mogra, assistente del segretario generale del Concilio musulmano della Gran Bretagna, ha ripreso questa conversazione globale recentemente sbocciata, commentando fra l’altro anche il significato del dono offerto dall’ayatollah Tehrani ai baha’i.

«Egli ci ha ricordato che l’Islam è una religione di pace che riconosce le diversità di ogni genere come parte del disegno di Dio per la sua creazione», ha scritto l’imam Mogra il 21 aprile 2014 in un articolo sul sito web del quotidiano inglese The Guardian.

«L’Ayatollah ha compiuto un gesto senza precedenti in Iran», ha detto l’imam Mogra. «Egli è un’espressione di una crescente tendenza del paese. Anche altri hanno difeso gli inalienabili diritti di tutti i cittadini iraniani. Nel corso della storia l’Islam ha difeso le minoranze e ne ha protetto i diritti e le libertà religiose».

Nelle Bahrain, un’analoga espressione di sostegno è venuta da un eminente giornalista musulmano, Es’haq Al-Sheikh, il quale ha scritto nell’Alayam che il dono offerto dall’ayatollah Tehrani ai baha’i è un «gesto che denota una profonda comprensione dell’appello del santo Corano alla coesistenza religiosa».

«Ciascuno deve essere libero di decidere le proprie credenze religiose, tutte le religioni senza eccezioni sono teologicamente di eguale rango», ha scritto il signor Al-Sheikh, in un articolo intitolato: «Accogliamo fra noi la Fede baha’i».

«La Fede baha’i ha dovuto affrontare sin dall’inizio la persecuzione, l’oppressione, la punizione e lo scherno, cosa che contraddice la libertà spirituale e intellettuale della coesistenza fra tutte le religioni, senza eccezioni, compresa la Fede baha’i», ha scritto il signor Al-Sheikh.

Dopo che il dono dell’ayatollah Tehrani al mondo baha’i è stato annunciato il 7 aprile, dai prelati musulmani hanno incominciato ad arrivare molte espressioni di supporto morale e teologico.

Il 10 aprile, Maulana Khalid Rasheed Farangi Mahli, capo del Centro islamico indiano, ha emesso una dichiarazione che dice: «Questa amichevolezza verso una minoranza religiosa travagliata è un gesto esemplare. Essa evidenzia i principio dell’uguaglianza di tutte le persone davanti a Dio, indipendentemente dal loro credo religioso».

«L’Islam insegna la fratellanza e l’unità di tutti i popoli della terra e il nobile gesto dell’ayatollah Tehrani è in accordo con gli insegnamenti fondamentali di Dio», ha detto Maulana Khalid Rasheed.

E la settimana scorsa in Iran un alto presule, pur senza menzionare l’ayatollah Tehrani, ha dichiarato che le interpretazioni dell’Islam che sostengono che i baha’i sono impuri sono sbagliate e che dunque i baha’i devono godere degli stessi diritti dei musulmani.

«Come tutti gli altri giuristi religiosi i quali credono che tutti siano ritualmente puri, anch’io credo che anche i baha’i siano puri», ha scritto l’hojatoleslam Mohammad Taghi Fazel Meybodi.

«In base ai diritti di cittadinanza di tutti i cittadini di un paese, i musulmani, i baha’i, gli zoroastriani, e chiunque altro di qualunque altra religione deve godere degli stessi diritti di cui godono tutti gli altri cittadini del paese», ha scritto l’hojatoleslam Meybodi in un saggio su Iranwire, che è stato tradotto da Iran Press Watch.

«Non ci deve essere alcuna differenza tra un baha’i, un ebreo o altre minoranze religiose in altre situazioni, come il diritto all’istruzione, il diritto a guadagnarsi da vivere, il diritto di scegliere la propria residenza, eccetera», ha detto inoltre l’hojatoleslam Meybodi.

La reazione del pubblico a queste idee è stata notevole.

L’articolo del signor  Al-Sheikh pubblicato da Alayam è stato ampiamente diffuso attraverso i social media.

E sono apparsi circa 234 commenti all’articolo dell’imam Mogra pubblicato da The Guardian prima che la pagina della discussione fosse chiusa.

Una persona che si firma SaraNovember ha scritto: «L’Iran è la patria di persone molto gentili e bene educate che hanno una grande cultura. Per questo la loro oppressione da parte di un regime brutale sembra ancora più straziante. È una storia che ci dà buone speranze…».

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Incontro dedicato alle donne al Centro di Lunetta

Questa sera, ore 20.45, presso il centro Baha’i di Lunetta, si terrà il secondo incontro dedicato alle donne, dal titolo: “Aggiungere felicità alla propria vita”. Conduttrice della serata sarà Linda Youssefian. Tutte le signore sono caldamente benvenute.

Vi ricordo anche il fire-side di Giovedì 15 Maggio presso il Centro Paiolo. Oriana Tartarotti ci parlerà della libera e indipendente ricerca della verità, argomento molto interessante per ricercatori.

Ci auguriamo che sempre più persone sappiano cogliere le opportunità che vengono loro offerte con tanto amore. Preghiamo perché Dio apra il cuore e la mente di chi ci sta attorno, si che possano avvicinarsi al ” Più Grande Oceano.”

Le guardie rivoluzionare iraniane proseguono nei lavori di demolizione del cimitero di Shiraz

NEW YORK, 8 maggio 2014, (BWNS) — Malgrado le proteste di tutto il mondo, le guardie rivoluzionarie iraniane continuano a distruggere un cimitero di importanza storica a Shiraz.

I lavori di demolizione, che sembrano non aver avuto alcun permesso dalle autorità municipali, proseguono senza interruzione. Ironicamente, il consigliere del presidente Hassan Rouhani per le minoranze religiose ed etniche ha parlato venerdì scorso in una sinagoga di Shiraz invitando gli iraniani a rispettare i diritti delle minoranze religiose. Nel frattempo, le guardie rivoluzionarie stavano andando avanti con l’opera di demolizione in un’altra parte della città.

«In tutto il mondo i baha’i sono stati toccati dalle forti espressioni di indignazione riportare sui media e soprattutto da parte di cittadini iraniani in patria e all’estero che condannano questo deplorevole atto», ha detto la signora Bani Dugal, il principale rappresentante della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite.

Molti iraniani hanno reagito con sdegno, registrando on line le loro preoccupazioni.

«Sono un musulmano sciita e ora la mia religione mi carica di questo peso perché sta distruggendo il cimitero di un’altra religione», ha scritto una persona dopo aver letto un articolo su Radio Farda, un notiziario iraniano in rete. «La prego, signor Rouhani, smetta di dormire».

Su Facebook, in una pagina scritta in persiano dedicata alla promozione dello spirito di cittadinanza, una persona ha postato un articolo sulla distruzione del cimitero di Shiraz, chiedendosi come è possibile che un cittadino, favorevole o contrario al governo, religioso, o ateo, si immagini di appoggiare una simile azione. «Chi di voi appoggia questo atto perpetrato contro i nostri compatrioti baha’i dalla Repubblica islamica?».

La signora Dugal ha aggiunto: «Dato il carattere storico di questo sito, nel quale sono sepolti circa 950 baha’i, comprese dieci donne che sono state impiccate nel 1983 perché si sono rifiutate di rinnegare la Fede baha’i, questo atto non è solo illegale, è anche moralmente oltraggiosa».

Osservando che la notizia è stata ampiamente discussa dai media e in rete, la signora Dugal ha chiesto alla comunità internazionale di continuare a protestare contro l’azione delle guardie, nella speranza che ciò spinga le autorità iraniane a fare maggiori pressioni su di esse affinché fermino la demolizione..

«Dato che il suo consigliere ha viaggiato nel paese per chiedere il rispetto verso le minoranze religiose, è nostra speranza che il presidente Rouhani intervenga personalmente e faccia in modo che le guardie rivoluzionarie interrompano questa profanazione», ha detto.

La notizia della demolizione del cimitero è apparsa il 1° maggio, quando la Baha’i International Community ha appreso che le guardie rivoluzionarie avevano scavato una fossa di 200 metri quadri e che vi avevano schierato accanto una cinquantina di camion per il proseguimento dei lavori.

Si è poi saputo che le autorità municipali preposte non avevano rilasciato alcun permesso per gli scavi, come si richiede in analoghe circostanze. Le guardie, che hanno preso possesso del sito tre anni fa e che avevano annunciato di volervi costruire un edificio culturale e sportivo, hanno ignorato questo requisito della legge.

Ali Younesi, consigliere speciale del presidente Hassan Rouhani per le minoranze etniche e religiose, che ha lanciato un appello alla tolleranza religiosa mentre visitava una sinagoga di Shiraz, ha detto: «L’Iran appartiene a tutti gli iraniani di qualunque gruppo minoritario e tutti hanno il diritto di vivere in pace assieme agli altri». Ha soggiunto: «Nessuno ha il diritto di violare i diritti delle altre minoranze».

La signora Dugal ha detto che le parole del signor Younesi sembrano far pensare che il governo non abbia la capacità di tenere a freno le guardie rivoluzionarie.

«Un importante consigliere presidenziale di Hassan Rouhani invita gli iraniani a rispettare i diritti delle minoranze religiose, in un discorso pronunciato in un luogo ebraico altrettanto sacro mentre le guardie rivoluzionarie si danno da fare in un’altra parte della città per distruggere un terreno sacro di un altro gruppo religioso», ha detto la signora Dugal. «È un’incredibile ironia, per non dire un’ingiustizia».

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