«Servire l’umanità», i giovani discutono sul contributo al miglioramento della società in una serie di brevi filmati

HAIFA, Israele, 8 febbraio 2014, (BWNS) — Una serie di brevi filmati, complessivamente intitolati «Servire l’umanità» è stata pubblicata sulla World Wide Web l’8 febbraio, esattamente un anno dopo che la Casa Universale di Giustizia ha annunciato la convocazione di convegni per giovani in tutto il mondo. 

«Servire l’umanità» prende in esame, attraverso le voci diverse di alcuni degli 80 mila giovani che hanno partecipato ai 114 convegni, i modi in cui i giovani possono contribuire al benessere spirituale e materiale delle loro comunità. Mentre i giovani esprimono le loro idee sui temi trattati in quei convegni, appare che cosa significa per la loro generazione dedicarsi al servizio dell’umanità. 

Fra gli altri esempi, i filmati mostrano che i giovani dei vari continenti fanno riferimento agli stessi concetti, come l’amicizia e il reciproco sostegno, mentre si assumono la responsabilità di offrire un importante contributo allo sviluppo dei propri vicinati e dei propri villaggi. La parte dedicata al tema della «coerenza» illustra come la chiarezza sullo scopo che ciascuno si prefigge permette ai giovani di vedere ogni aspetto della propria vita come un insieme coerente. 

È possibile scaricare «Servire l’umanità» oppure vederlo online, con la possibilità di vedere i filmati sottotitolati in arabo, inglese, francese, russo e spagnolo. È accessibile anche una versione doppiata in persiano. Il sito si trova qui www.bahai.org/toserve. 

Per leggere l’articolo in inglese online, vedere le foto e accedere ai link si vada a: http://news.bahai.org/story/980

Tre bahá’í accoltellati in Iran, sembra trattarsi di un episodio criminale di odio religioso

GINEVRA, 7 febbraio 2014, (BWNS) — La Bahá’í International Community ha appreso che lunedì 3 febbraio u.s. tre bahá’í sono stati accoltellati nella loro abitazione a Birjand, in Iran, da un ignoto intruso. Sembra trattarsi di un episodio criminale di odio religioso.

I tre, marito, moglie e figlia, sono sopravvissuti, ma si trovano attualmente in terapia intensiva in un vicino ospedale.

Secondo voci giunte dall’Iran, l’aggressore, che era mascherato, è entrato nella casa di Ghodratollah Mavadi e sua moglie, Touba Sabzehjou, attorno alle 8 di sera.

Ha immediatamente aggredito con un coltello o altra arma appuntita il signor Mavadi, la signora Sabzehjou e la loro figlia, Azam Mavadi, ferendoli gravemente tutti e tre.

Il signor Mavadi è stato colpito all’addome e al fianco, la signora Sabzehjou al collo. Entrambi hanno perso coscienza per l’emorragia.

La signorina Mavadi, pur gravemente ferita, è riuscita a chiamare la polizia e i tre sono stati trasferiti all’ospedale, dove sono stati sottoposti alle cure del caso.

La signora Diane Alá’í, rappresentante della Bahá’í International Community presso le Nazioni Unite a Ginevra, ha detto che apparentemente l’aggressore si prefiggeva di uccidere i tre innocenti bahá’í nella loro abitazione.

«Non vi sono dubbi che questo crimine abbia motivazioni religiose. Il signor Mavadi era un ben noto dirigente della comunità bahá’í di Birjand.

«Ora ci interessa solo che la famiglia Mavadi guarisca. Ma ci interessa anche che le autorità in Iran diano immediatamente avvio alle indagini per portare l’esecutore davanti alla giustizia.

«La cosa triste è che dal 2005 ci sono state oltre cinquanta aggressioni fisiche contro bahá’í iraniani e che nessuno degli aggressori è stato processato o altrimenti portato davanti alla giustizia. E nello stesso periodo almeno nove bahá’í sono stati assassinati in circostanze sospette e gli assassini sono rimasti impuniti.

«Recentemente, per esempio, un bahá’í di Bandar Abbas è stato ucciso e la polizia non ha ancora incriminato nessuno. Il signor Ataollah Rezvani, anche lui dirigente della comunità bahá’í della sua località, è stato assassinato nella sua automobile con un colpo di pistola alla testa il 24 agosto 2013.

«Se il nuovo governo del presidente Hassan Rouhani è sincero quando afferma che sotto la sua presidenza tutti godranno di pari diritti, questo nuovo caso deve essere preso molto seriamente e si deve incominciare subito a cercare l’uomo che ha aggredito la famiglia Mavadi.

«Siamo confortati dal fatto che ancora una volta gli iraniani non-bahá’í stanno esprimendo la loro profonda preoccupazione e il loro sostegno ai bahá’í dell’Iran, come è evidente da molti post on line che chiedono che i bahá’í siano trattati con giustizia», ha detto la signora Alá’í.

Per leggere l’articolo in inglese online, vedere le foto e accedere ai link si vada a: http://news.bahai.org/story/979

Quest’anno 200.000 turisti cinesi visiteranno Haifa

È apparsa sui notiziari Israeliani la notizia che 200.000 turisti cinesi nell’arco di quest’anno visiteranno la città di Haifa nell’ambito di un gemellaggio con le città cinesi di Shanghai, Sanjin e Chengdu.
http://www.israelnationalnews.com/News/News.aspx/175583
Si prevede di aumentare la ricettività degli alberghi da 1700 a 2300 camere.

Per vedere i Giardini Monumentali Bahai: http://www.bahaibigarello.it/giardini_monumentali.htm

 

 

Ancora preoccupata l’Assemblea generale delle Nazioni Unite per le continue violazioni dei diritti umani in Iran

NAZIONI UNITE, New York, 18 dicembre 2013, (BWNS) ― Oggi l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha espresso la propria «profonda preoccupazione per le ricorrenti e continue violazioni dei diritti umani» in Iran, dimostrando che la comunità internazionale non si lascerà influenzare da vane promesse di miglioramento.

Con un voto di 86 a favore, 36 contro e 61 astensioni, l’Assemblea ha approvato una risoluzione molto decisa che, pur accogliendo con soddisfazione le recenti promesse del nuovo presidente dell’Iran quanto a un miglioramento dei diritti umani, esprime allarme per le esecuzioni capitali ingiustificate, l’uso della tortura, le limitazioni alla libertà di assemblea e di espressione e le costanti discriminazioni contro le donne, le minoranze etniche e religiose, come i membri della Fede baha’i.

«Siamo lieti che la comunità internazionale preferisca i fatti alle parole e che il mondo abbia oggi espresso con questo voto che si aspetta che l’Iran si attenga alle nuove promesse che ha fatto e ai suoi impegni nei confronti della legge internazionale», ha detto Bani Dugal, il principale rappresentante della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite.

«L’Iran non ha ancora modificato il suo comportamento. Ciò è vero certamente per i baha’i iraniani che non vedono alcuna tregua nella continua persecuzione sistematica diretta dal governo sin dal 1979.

«Come si deduce chiaramente dalle violazioni elencate in questa risoluzione, l’Iran non ha cessato di opprimere nemmeno gli altri milioni di cittadini iraniani che vogliono solo godere delle fondamentali libertà di cui godono i cittadini della maggior parte degli altri paesi», ha detto.

Fra le altre cose, la risoluzione esprime «profonda preoccupazione» perché l’Iran continua a usare la tortura e ricorre molto spesso a esecuzioni capitali, notando «l’alta frequenza della pena di morte in assenza delle garanzie riconosciute internazionalmente».

La risoluzione menziona anche «le molte e gravi restrizioni del diritto all’assemblea pacifica, della libertà di associazione nonché di opinione ed espressione», il «bersagliamento e la vessazione sistematica dei difensori dei diritti umani» e «la grande diffusione della disparità di genere e della violenza contro le donne».

Quanto alla discriminazione contro le minoranze etniche e religiose, l’Assemblea ha detto di essere preoccupata per le discriminazioni contro «gli arabi, gli azeri, i baluci e i curdi e i loro difensori» e anche per «le gravi limitazioni e restrizioni al diritto alla libertà di pensiero, di coscienza, di religione e di credo» che colpiscono «i cristiani, gli ebrei, i musulmani sufi, i musulmani sunniti e gli zoroastriani assieme ai loro difensori».

La risoluzione dedica più di un paragrafo alla situazione dei baha’i iraniani, notando la loro «continua persecuzione» come per esempio «aggressioni e uccisioni mirate, senza che siano fatte indagini per identificare i colpevoli, arresti e detenzioni arbitrari, restrizione all’accesso agli studi superiori per motivi religiosi, la detenzione dei leader della comunità baha’i iraniana, la chiusura di ditte di proprietà baha’i e la criminalizzazione di fatto dell’appartenenza alla fede baha’i».

La signora Dugal ha detto che in questo momento oltre 100 baha’i sono in  prigione, unicamente per il loro credo religioso.

La risoluzione è stata presentata da 47 paesi. Essa chiede anche che l’Iran collabori meglio con gli osservatori ONU per i diritti umani, per esempio permettendo loro di visitare l’Iran e chiede al Segretario generale dell’ONU di presentare il prossimo anno un altro rapporto sui progressi compiuti dall’Iran nell’adempimento dei suoi obblighi verso i diritti umani.

Questa è la XXVI risoluzione di questo tipo sottoscritta dall’Assemblea generale dal 1985.

Per ulteriori informazioni in inglese si vada a http://www.bic.org

 

 

 

Per leggere l’articolo in inglese online, vedere le foto e accedere ai link si vada a:

 

http://news.bahai.org/story/978

I sette leader baha’i imprigionati inviano una lettera al presidente Rouhani

NEW YORK, 16 novembre 2013, (BWNS) — I sette leader baha’i imprigionati hanno scritto una lettera al presidente Hassan Rouhani, commentando la sua proposta di una «Carta dei diritti del cittadino».

Durante la sua campagna elettorale di qualche mese fa, il presidente Rouhani ha promesso una «Carta dei diritti del cittadino», dicendo che essa doveva mirare a porre fine alle discriminazioni basate sulla razza, sul genere o sulla religione.

Il 26 novembre u.s. una bozza di questa carta è stata postata in persiano su un sito web del governo, invitando i cittadini iraniani a offrire i loro commenti entro 30 giorni.

Il testo della lettera – firmata dai sette dirigenti, i signori Fariba Kamalabadi, Jamaloddin Khanjani, Afif Naeimi, Saeid Rezaie, Mahvash Sabet, Behrouz Tavakkoli e Vahid Tizfahm – è trascritto per intero più sotto.

Da oltre cinque anni i sette stanno scontando una condanna a vent’anni di prigione, una sentenza comminata in base ad accuse false in relazione al loro credo religioso, la condanna più severa di quelle inflitte ad attuali prigionieri di coscienza in Iran.

Traduzione della lettera degli ex Yaran al Presidente dell’Iran

A Sua Eccellenza, dottor Hassan Rouhani,

Nella vita di ogni nazione ci sono momenti di profondo significato, quando azioni apparentemente semplici possono modificare il flusso della storia, quando antichi malintesi possono incominciare a risolversi, quando può avere inizio un nuovo capitolo nei destini del suo popolo.  L’invito che l’Eccellenza Vostra ha recentemente rivolto al pubblico di partecipare a un discorso collettivo sui diritti e sulle responsabilità dei cittadini ha acceso nei cuori una luce di speranza che un simile momento possa essere giunto per il popolo iraniano e per il destino di questa sacra terra. Apprezzando questo invito, siamo spinti da un dovere morale verso la nostra terra e specialmente da un profondo interesse per i giovani del nostro paese ad aggiungere la nostra voce a questo importante discorso.

Lo facciamo dalla nostra cella, malgrado i notevoli ostacoli, come un gruppetto di morigerati cittadini che oltre cinque anni fa sono stati arrestati e imprigionati semplicemente perché ci impegnavamo per gestire gli affari interni della comunità baha’i dell’Iran.  Scriviamo questa lettera in questa congiuntura critica e decisiva affinché la storia non ci giudichi male per aver mancato al nostro dovere.

Dottor Rouhani, Vostra Eccellenza,

Sebbene il solo fatto di dimostrare interesse per un riesame e un sostegno dei diritti della persona sia di per sé un fatto altamente significativo, troviamo necessario affermare qui con energia che, a nostro avviso, l’unità e la fondamentale libertà di tutte le persone non sono solo semplici costruzioni civili e legali. Essi sono principi spirituali la cui fonte è l’unico Creatore divino che ha creato l’intera umanità dallo stesso ceppo. Il popolo iraniano desidera comprensibilmente vedere la propria vita personale e collettiva prosperare e fiorire. Desidera vedere i suoi figli progredire, i suoi giovani seguire la via del progresso e la sua nazione godere di una condizione di pace e di tranquillità. Ma nessuna di queste aspirazioni può realizzarsi se le condizioni sociali e legali non consentono che tutti gli elementi che costituiscono la società siano trattati alla pari e bene, che a tutte le persone siano accordati i loro diritti umani fondamentali e che nessuno sia sottomesso e oppresso a causa della sua etnia, del suo genere, del suo credo religioso o di altre distinzioni.

L’attuale discorso sui diritti dei cittadini è incentrato su una carta ora pubblicata in bozza. Ma noi crediamo che oltre a chiedere commenti sui contenuti di quel documento il Suo invito sia per tutti noi un’opportunità per riflettere sullo stato del paese e per considerare il carattere della società nella quale desideriamo vivere. Perché questa riflessione sia efficace, sembra essenziale prima porre a noi stessi alcune domande sullo stato della nostra società e dell’ambiante nel quale vogliamo far crescere le future generazioni. Dobbiamo guardare dentro i nostri cuori. Dato che la nostra terra ha sofferto di ogni tipo di pregiudizio, di discriminazione, di aggressione e di malattie sociali, una sofferenza le cui conseguenze sono evidenti in tutti i settori della vita collettiva della nostra nazione, dobbiamo chiedere a noi stessi quanto segue. Quali sono veramente i principi più importanti che risponderebbero alle nostre più alte aspirazioni per la nostra nazione e quali sono gli strumenti per applicare questi principi? In che modo potremo rispettare la nobiltà di ogni persona? Come potremo favorire un ambiente costruttivo nel quale le varie parti costituenti della società possano prosperare? Quali sono le condizioni necessarie per permettere alle donne di offrire per intero il loro contributo? Come vogliamo che i bambini siano trattati? Come potremo permettere alle minoranze etniche, religiose, o d’altro genere di contribuire al miglioramento della società accanto agli altri? Cosa si deve fare perché le varie idee e le varie credenze siano rispettate? Che cosa si deve fare per sradicare la violenza dalla società? Come potremo garantire a tutti il diritto all’istruzione? Questi sono alcuni dei pensieri che ci dovranno guidare mentre cerchiamo i principi che devono guidare la nostra società e modellare la formulazione dei diritti della sua cittadinanza.

Vostra Eccellenza,

Chiedere ai vari elementi della società le loro idee sul futuro può sicuramente essere il primo passo verso la costruzione di un paese progressista. Ma la cosa più importante è la revisione dei programmi scolastici per fare in modo di preparare un terreno nel quale possa radicarsi una cultura progressista, una cultura fondata su principi essenziali come la nobiltà del genere umano e l’uguaglianza di tutti di fronte alla legge.

Documentare i diritti dei cittadini e scriverli in una carta può essere un’importante iniziativa nel percorso dello sviluppo di una nazionale, ma se questa carta non è scritta bene o, ancor peggio, è deliberatamente concepita come strumento di esclusione, essa potrebbe essere usata come strumento per giustificare la discriminazione e perpetuare l’oppressione, Perciò, a parte i benefici di un discorso libero e aperto e di appropriati programmi educativi, per la protezione dei diritti del popolo è imperativo, in primo luogo, emanare leggi che proteggano esplicitamente questi diritti e, in secondo luogo, creare le strutture necessarie per prevenire un’arbitraria interpretazione della legge. Il licenziamento di migliaia di cittadini baha’i dai loro posti governativi, l’esecuzione capitale di oltre duecento baha’i innocenti, l’espulsione di migliaia di studenti dalle università, le condanne inflitte negli ultimi otto anni a centinaia di baha’i, e infine, ciò che è accaduto a noi e il nostro processo che si è concluso con una condanna a vent’anni di carcere per ciascuno di noi, sono lezioni che illustrano il nostro punto e dimostrano ampiamente la necessità di garanzie nell’applicazione della legge. Negli anni in cui abbiamo avuto l’onore di servire la comunità baha’i in Iran, le autorità erano pienamente informate del nostro impegno in questo lavoro. Poi, un giorno, a causa di qualche pensiero contorto e del capriccio di alcune persone di potere, è stato deciso di giudicare illegale il nostro servizio e di conseguenza abbiamo trascorso quasi sei anni dietro le sbarre.

Vostra Eccellenza,

Se non si può trovare una soluzione efficace a queste condizioni per cui i diritti umani di una persona possono essere così arbitrariamente calpestati, chi può essere certo che la sorte che è toccata a noi oggi non tocchi a lui domani.

Per chiudere, auguriamo all’Eccellenza Vostra ogni successo nel Vostro sincere servizio alla grande nazione dell’Iran sulla via della giustizia, della libertà e dell’eguaglianza.

Rispettosamente,

Vahid Tizfahm, Jamaloddin Khanjani, Saeid Rezaie, Mahvash Shahriari, Behrouz Azizi-Tavakkoli, Fariba Kamalabadi, Afif Naimi

Per leggere l’articolo in inglese online, vedere le foto e accedere ai link si vada a: http://news.bahai.org/story/977