Due membri della Casa Universale di Giustizia si ritirano dopo molti anni di servizio

HAIFA, Israele, 23 aprile 2013, (BWNS) ― Due membri della Casa Universale di Giustizia, l’istituzione internazionale che governa la Fede baha’i, si ritirano dopo diversi anni di servizio in Terra Santa.

Nel novembre 2012 la Casa Universale di Giustizia ha annunciato che aveva dato al dottor Farzam Arbab e al signor Kiser Barnes il permesso di rinunciare alla loro posizione, ma che essi avrebbero continuato a servire fino all’elezione dell’istituzione, che è prevista per la prossima settimana.

I nove membri della Casa Universale di Giustizia sono eletti durante la Convenzione internazionale baha’i, che cade ogni cinque anni. L’undicesima Convenzione avrà luogo il 29 aprile-2 maggio in Haifa e si prevede la partecipazione di oltre mille delegati.

Il dottor Arbab, 71enne, è stato eletto per la prima volta nel 1993. Il signor Barnes, 70enne, è stato eletto nel 2000.

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L’ONU esamina le cause della violenza contro le donne

L’ONU esamina le cause della violenza contro le donne 

NEW YORK, 11 aprile 2013, (BWNS) — Per rompere il ciclo della violenza contro le donne occorrono fondamentali mutamenti di cultura, atteggiamenti e credenze, nonché una fondamentale rivisitazione delle prevalenti nozioni del potere.

Queste sono alcune delle idee offerte quest’anno dalla Baha’i International Community (BIC) alla Commissione ONU sulla condizione femminile. 

La BIC ha pubblicato una dichiarazione sul tema principale della LVII Commissione, «eliminazione e prevenzione di tutte le forme di violenza contro le donne e le ragazze», che evidenzia l’importanza di non limitarsi a reagire alla violenza contro le donne, ma di prendere provvedimenti per prevenirla. 

«La prevenzione non deve limitarsi ad affrontare i sintomi di questa violenza, deve piuttosto prevenirne e risolverne le cause. La prevenzione deve esaminare gli attuali concetti di identità di genere e di potere e le forme di discriminazione e di svantaggio che mettono le donne a rischio di violenze». 

In particolare è necessario «contestare seriamente e ridefinire fondamentalmente» il concetto di potere, dice la dichiarazione. 

«Il prevalente concetto di potere, inteso come “potere su qualcuno o su qualcosa” deve essere sostituito dal concetto di “potere di fare qualcosa”, ossia il potere in quanto capacità dell’individuo e della collettività». 

La dichiarazione prosegue dicendo: «Le espressioni distorte del potere e dell’autorità suscitano nei bambini atteggiamenti e abitudini che sono poi portati negli ambienti di lavoro, nella comunità e nella vita pubblica». 

La delegazione di otto persone della BIC alla LVII Commissione, che si è riunita il 4-15 marzo 2013, ha cercato di offrire queste idee e di «costruire ponti e di unire le persone», ha detto Bani Dugal, il principale rappresentante della BIC presso le Nazioni Unite. 

«L’ultima volta che la Commissione si è occupata della violenza contro le donne è stata nel 2003 e in quella circostanza gli stati membri non sono riusciti ad accordarsi sui risultati», ha detto la signora Dugal. «Nel parlare con i delegati e altre organizzazioni non governative si è constatato che quest’anno c’era un chiaro consenso su un documento forte». 

Le conclusioni alle quali la Commissione è giunta in pieno accordo sono state accolte con soddisfazione da molti gruppi per il loro linguaggio a sostegno dei diritti delle donne e di concreti provvedimenti per prevenire la violenza e proteggere le donne. 

«La Commissione afferma che le radici della violenza contro le donne e le ragazze si trovano nell’ineguaglianza storica e strutturale nei rapporti di potere fra le donne e gli uomini e persiste in tutti i paesi del mondo come una diffusa violazione dei diritti umani». 

Il documento propone inoltre misure preventive, come l’educazione e la promozione della consapevolezza, nonché l’impegno di affrontare le diseguaglianze di genere nell’ambito politico, economico e sociale. 

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N.D.W.: Táhirih fu la poetessa persiana che “inventò l’emancipazione femminile”. Morì Martire Bábí nel 1850 in Persia. Potrete scaricare gratuitamente il libro di Martha Root che La riguarda, al seguente link: http://ebooksbahai.it/?p=440

 

Messaggio di Naw-Ruz agli amici bahai in Iran

Naw-Rúz 2013

Ai seguaci di Bahá’u’lláh in Iran
Con cuori traboccanti d’amore e d’affetto, inviamo in nostri più fervidi auguri a voi, amati amici, e all’intero nobile popolo dell’Iran in occasione della festività di Naw-Rúz. Il mese di ‘Ala, i benedetti giorni del Digiuno e il periodo colmo di grazia di rinnovamento spirituale , è giunto alla fine, il freddo e triste inverno è passato e il mese di Bahá, l’inizio della fresca e vivificante stagione della primavera, è arrivato. Questa trasformazione nel mondo della natura ricorda l’avvento della primavera spirituale, la stagione che ha avuto inizio con l’alba della Causa dell’Eccelso, Precursore e Araldo della vivificazione spirituale di questa era radiosa, e con l’apparizione di Bahá’u’lláh, Manifestazione universale di Dio e Fondatore di una nuova civiltà mondiale. Come il mondo della natura acquisisce dolce profumo e fragranza grazie alle brezze della primavera e i campi desolati rifioriscano e si coprono di verde, così il potere celestiale che emana dalle vivificanti brezze di questa divina primavera conferisce nuova vita al mondo dell’essere e lo prepara a un mirabile progresso, materiale e spirituale. Gli effetti del potere creativo e trasformatore di questa primavera spirituale sono di vasta portata. Essi presagiscono la maturità del genere umano e spingono i popoli e le nazioni verso un mondo caratterizzato da unità nella diversità. Felici voi, prediletti di Dio, perché siete illuminati dalla luce della fede, avete il pregio di caratteri celestiali, cercate di contribuire a questa trasformazione del mondo dell’umanità e siete disposti a qualunque sacrificio per contribuire all’instaurazione di una civiltà che non appartiene né all’Oriente né all’Occidente. Voi appartenere agli eserciti del Regno di Dio, siete servi del mondo dell’umanità, brillate come oro levigato nel fuoco dei cimenti e non tacete nei momenti delle prove. Offriamo suppliche per voi nelle sacre Tombe.
[firmato: La Casa Universale di Giustizia]

Classi bahai a Lunetta (Mantova)

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Gli insegnanti della nuova classe di Lunetta vorrebbero condividere con tutta  la comunità la bellissima esperienza che hanno avuto pochi giorni fa.
Elisa, una ragazza di Lunetta di 16 anni che partecipa al gruppo giovanissimi, ha espresso il desiderio di aiutare il progresso del suo quartiere dedicandosi ai bambini che vivono nel vicinato. L’amico Carlo A. ha deciso di accompagnarla in questo meraviglioso percorso. Poche settimane fa sono quindi state contattate le amministratrici dell’ormai famoso palazzo dove i Baha’ì affittano un appartamento da alcuni mesi,  per chiedere il permesso di svolgere la classe lì coinvolgendo i numerosi bambini che vi abitano. Le amministratrici, entusiaste del progetto, hanno invitato gli insegnanti a presentare le attività della comunità (non solo le classi ma anche i gruppi giovanissimi) durante la riunione condominiale; tutti i presenti hanno dimostrato profonda gioia e tanto sostegno per i progetti che la comunità sta offrendo nel quartiere!! i genitori presenti hanno detto che avrebbero portato i propri bambini alla classe, in particolare una mamma filippina si è offerta di chiamare tutti i bambini della zona che conosceva!! E così è stato!! Martedì, al primo incontro della classe, erano presenti 11 bambini, filippini e italiani, che insieme hanno cantato le canzoni sull’unità e giocato, sembravano proprio l’esempio concreto di come la convivenza tra razze diverse avvenga ormai in modo più che spontaneo tra bambini! Anche alcuni genitori hanno assistito alla classe con gioia!!
Un grande in bocca al lupo agli insegnanti, ai bimbi e alle loro famiglie per il fututo di questa classe!
un bacio grande a tutti.
Le classi bahai sono frequentate e tenute anche da NON bahai (n.d.w.)

Un dichiarazione della Baha’i International Community

Un dichiarazione della Baha’i International Community esplora un nuovo concetto di responsabilizzazione

NEW YORK, 12 marzo 2013, (BWNS) ― I concetti di responsabilizzazione che mettono un gruppo contro l’altro devono essere accantonati in favore di una nuova visione secondo la quale la trasformazione sociale è vista come un’impresa collettiva alla quale tutti possono di partecipare. 

Questo è uno dei temi principali di una dichiarazione scritta dalla Baha’i International Community (BIC) per la recente Commissione ONU sullo sviluppo sociale. 

«Il desiderio di correggere le diseguaglianze sociali è sicuramento nobile, ma le dicotomie noi/loro non fanno altro che perpetuare e rafforzare le divisioni esistenti», dice la dichiarazione, intitolata «La responsabilizzazione, un meccanismo per la trasformazione sociale». 

«Si deve pensare con attenzione ai modi in cui affrontare la responsabilizzazione come un’impresa universale e condivisa e non come una cosa di cui coloro che hanno fanno dono a coloro che non hanno».  Un modo per evitare questi estremi è comprendere che l’umanità è un unico organismo sociale, afferma la dichiarazione. 

«Questo concetto implica caratteristiche come l’interdipendenza delle parti e del tutto, l’indispensabilità della collaborazione, la reciprocità e il vicendevole aiuto, la necessità di distinguere nonché di armonizzare i ruoli, la necessità di provvedimenti istituzionali che non opprimano, ma responsabilizzino e l’esistenza di uno scopo collettivo al di sopra di quello dei singoli elementi costituenti». 

La dichiarazione è uno dei contributi della BIC alla Commissione di quest’anno, che ha avuto luogo il 6-15 febbraio e che ha trattato il tema «responsabilizzare le persone» mentre si occupava di povertà, integrazione sociale e impiego pieno e decente. 

Il 7 febbraio, la BIC ha sponsorizzato una tavola rotonda sul tema. Ha partecipato anche la presidentessa della Commissione, Sewa Lamsal Adhikari, la quale ha detto che le Nazioni Unite considerano la responsabilizzazione un tema fondamentale per chi si occupa di trasformazione sociale. 

«La responsabilizzazione delle persone è alla base dello sviluppo sociale», ha detto la signora Adhikari. «Sta diventando uno degli elementi fondamentali degli sforzi per conseguire le tre mete principali del Summit mondiale per lo sviluppo sociale: sradicamento della povertà, impiego pieno e produttivo e lavoro decente per tutti e integrazione sociale». 

«La responsabilizzazione è uno strumento per conseguire i fini dello sviluppo sociale». La signora Adhikari è incaricata d’affari della Missione permanente del Nepal presso le Nazioni Unite. 

Ming Hwee Chong, rappresentante della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite, ha suggerito che non è un caso che il tema sia balzato in primo piano nelle discussioni sullo sviluppo sociale. 

«È un’evoluzione naturale del discorso sullo sviluppo», ha detto il signor Chong, moderatore della tavola rotonda. «Questo rispecchia ciò che sta accadendo nel mondo e fa parte dell’accresciuta consapevolezza di quello che siamo, di quello che è il nostro potenziale, personale e collettivo, in quanto razza umana». 

Fra gli oratori della manifestazione del 7 febbraio, intitolata «Responsabilizzazione: di chi? Con quali mezzi? Per quale fine?», c’erano Rosa Kornfeld Matte, direttrice del servizio nazionale per gli anziani in Cile, Corinne Woods, direttrice della campagna per il millennio e Yao Ngoran del Dipartimento degli affari socio-economici delle Nazioni Unite. 

Una seconda tavola rotonda sponsorizzata dalla BIC l’8 febbraio, intitolata «Responsabilizzazione in azione», ha offerto riflessioni di persone con esperienza diretta nello sviluppo popolare. 

Hou Sopheap, direttore esecutivo dell’Organizzazione cambogiana per la ricerca, lo sviluppo e l’educazione (CORDE), ha detto che la sua organizzazione ha adottato un’impostazione «imparare facendo» che si propone di creare capacità nei giovani affinché essi possano servire meglio le loro comunità. 

Un’organizzazione di ispirazione baha’i che offre programmi educativi supplementari a oltre 3.000 giovani nella Cambogia nord-occidentale, il CORDE chiede agli studenti di compiere atti di servizio per le loro comunità oltre a lavorare sui libri di testo. «In questo modo ogni cosa prevede una parte di studio e una parte di azione», ha detto. 

Anche Judith Therese Eligio-Martinez, coordinatrice dei programmi dell’agenzia di ispirazione baha’i, Associazione Bayan in Honduras, ha detto che il servizio è una parte fondamentale del loro programma, che in questo momento riguarda circa 6.000 studenti delle scuole superiori in 12 dei 18 dipartimenti dell’Honduras. 

«L’Associazione si basa sulla convinzione che l’individuo ha la capacità di prendere decisioni per se stesso e di contribuire a sviluppare le capacità di tre grandi attori (nello sviluppo della comunità): l’individuo, la comunità e le istituzioni», ha detto la signora Eligio-Martinez. 

Creato in Colombia da un’organizzazione di ispirazione baha’i, FUNDAEC, e noto con l’acronimo SAT, cioè «Sistema de Aprendizaje Tutorial» in spagnolo, il programma forma e coordina nelle comunità facilitatori che offrono educazione a livello di scuola superiore adatta alle zone rurali. 

«Noi pensiamo che il SAT sia un modo creativo per proseguire gli studi, ma concentrandosi sull’idea di servire l’umanità e di rendere il mondo un luogo migliore in cui vivere, a livello locale», ha detto la signora Eligio-Martinez. «E in questo modo pensiamo di contribuire alla responsabilizzazione». 

 

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