Dimostranti a Rio chiedono la libertà di credere

RIO DE JANEIRO, Brasile, 18 settembre 2012, (BWNS) – Un messaggio di solidarietà umana scritto da un poeta persiano medievale è stato esposto sulla famosa spiaggia di Copacabana a Rio, durante la marcia in difesa della libertà religiosa di quest’anno.

Il gruppo per i diritti umani, United4Iran, in collaborazione con la comunità baha’i brasiliana ha issato un grande bandiera con un testo di Sa’di che è esposto anche all’ingresso della sede delle Nazioni Unite a New York. Il testo dice: «Gli esseri umani sono membri di un unico corpo /creati di un’unica essenza e di una sola anima./Se un membro è colpito dal dolore,/Anche gli altri membri stan male./Se non provi simpatia per la sofferenza umana,/Non puoi conservare il nome di uomo».

Il verso è stato esibito durante la manifestazione, che ha avuto luogo domenica 16 settembre. Vi hanno partecipato decine di migliaia di brasiliani, baha’i, cristiani, ebrei, musulmani, cultori dell’Hare Krishna e del Santo Daime e membri delle religioni afro-brasiliane Umbanda e Candomble.

La marcia ha sostenuto il principio che tutti devono avere la libertà di credere e di praticare le proprie credenze.

Il popolo brasiliano ha sostenuto apertamente la perseguitata comunità baha’i iraniana. I dimostranti portavano ombrelli sui quali erano fissate le fotografie di vari prigionieri di coscienza, fra i quali anche i sette ex dirigenti baha’i che stanno scontando il quinto anno dei vent’anni di prigione previsti dalla loro condanna.

La marcia è stata organizzata dalla commissione per combattere l’intolleranza religiosa di Rio. «L’attenzione su questa tema è aumentata», ha detto il suo portavoce Ricardo Rubim, «molti hanno capito che cos’è l’intolleranza religiosa, il che significa che gli attacchi contro le religioni potrebbero diminuire».

 

Per leggere on line l’articolo in inglese, vedere le foto e accedere ai link si vada a: http://news.bahai.org/story/924

Professori universitari slovacchi chiedono all’Iran di liberare gli insegnanti bahai

BRATISLAVA, Slovacchia, 18 settembre 2012, (BWNS) – Oltre ottanta insigni professori universitari hanno invitato il governo iraniano a smettere di perseguitare gli insegnanti e gli studenti baha’i.

L’ex primo ministro slovacco, professor Iveta Radičová, e un ex ministro dell’educazione, professor Ján Pišút, sono fra gli 84 eminenti personaggi che hanno deciso di firmare una lettera aperta, lanciata durante una conferenza stampa a Bratislava lunedì.

La lettera esprime «dispiacere per il trattamento degli studenti e degli insegnanti baha’i in Iran».

«Queste persone sono punite dall’amministrazione statale perché vogliono studiare», dice la lettera.

La lettera è stata scritta in risposta alla vecchia politica del governo iraniano di impedire ai baha’i l’accesso agli studi superiori e ai suoi sforzi sistematici per impedire qualsiasi iniziativa comunitaria informale baha’i per istruire i suoi giovani.

I firmatari chiedono alle autorità iraniane di liberare diversi insegnanti che stanno ora scontando 4 o 5 anni di carcere. Vogliono anche che agli studenti baha’i siano riconosciuti gli stesi diritti all’istruzione che le istituzioni accademiche slovacche riconoscono a ogni studente e insegante «indipendentemente dalla sua tradizione, religione o paese d’origine».

La lettera aperta è stata preparata in collaborazione con il presidente dell’istituto per gli affari pubblici, dottor Gregorij Mesežnikov. Egli ha detto alla conferenza stampa di ieri che ritiene irragionevole che un governo neghi alcuni diritti a un intero gruppo solo perché appartiene a una certa religione.

Appoggiando l’iniziativa, Jitka Spillerová della comunità baha’i slovacca ha detto che i professori universitari «hanno fatto capire al governo iraniano che non può tenere nascoste le ingiustizie che sta perpetrando contro i baha’i del paese e altri intellettuali, neppure a un pubblico che è così lontano geograficamente».

Nel gennaio di quest’anno, il Comitato per gli affari esteri del parlamento slovacco ha emanato un proclama nel quale dice che l’incitamento all’odio da parte del governo iraniano per motivi di religione e di credo è «abominevole». Il proclama inoltre chiede che sia posta fine ai «crescenti sforzi per distruggere la comunità baha’i iraniana».

 

Per leggere on line l’articolo in inglese, vedere le foto e accedere ai link si vada a: http://news.bahai.org/story/925

 

Un eminente oratore parla della giustizia e della riconciliazione

MONTREAL, 7 settembre 2012 – L’instaurazione della giustizia e di una vera riconciliazione richiede una maggiore attenzione all’elettrizzante lavoro di ricostruire le relazioni umane sulla base dell’amore e della reciproca considerazione al di là di barriere storiche di ingiustizia e ignoranza.

Questo è stato uno dei messaggi trasmessi dagli illustri partecipanti al XXXVI convegno dell’Associazione per gli studi baha’i del Nord America che si è svolto a Montreal dal 9 al 12 agosto 2012 e al quale hanno presenziato oltre 1400 persone.

L’ex procuratore generale e ministro della giustizia canadese, onorevole Irwin Cotler, ha presentato i principi che egli ha cercato di applicare nel corso della sua carriera. Ha parlato di ciò che ha fatto per aiutare alcuni dissidenti prima del collasso dell’Unione Sovietica e delle sue iniziative per promuovere oggi la giustizia nei paesi del Medio Oriente, come l’Iran.

L’avvocatessa Louise Mandell del Quebec, noto difensore dei diritti degli aborigeni, ha parlato del contributo che tutti i cittadini possono offrire alla riconciliazione, attraverso la loro vita personale, familiare e comunitaria.

«Il cambiamento sociale si realizza nei cuori e nelle menti delle persone, portandole ad agire in modo diverso», ha detto. «La forza della riconciliazione può essere messa in atto solo dalla società».

Parlando della presenza di ‘Abdu’l-Baha in Canada esattamente un secolo fa, la signora Mandell ha aggiunto: «La chiave della riconciliazione, e in questo Abdu’l-Baha è stato un pioniere, è l’unità nella diversità».

Il programma del convegno si prefiggeva di occuparsi di molti dei temi trattati da ‘Abdu’l-Baha, il figlio maggiore di Baha’u’llah, da lui nominato suo successore e capo della Fede baha’i, durante il suo storico viaggio negli Stati Uniti e nel Canada nel 1912.

Durante la sua permanenza a Montreal dal 30 agosto al 9 settembre 1912, ‘Abdu’l-Baha ha parlato di vari temi di pubblico interesse, come i diritti delle donne, l’eliminazione de pregiudizio e del razzismo, l’educazione universale e la pace.

 

Per leggere l’articolo in inglese on line e vedere le fotografie si vada a:

http://news.bahai.org/story/923

 

Non potranno far parlare di sé

NEW YORK, 6 settembre 2012, (BWNS) – In quasi tutti i paesi del mondo un adolescente campione di scacchi, un judoka d’eccezione nella nazione e un pianista di talento sarebbero apprezzati per il contributo che danno alla società.

Ma nel caso di tre giovani iraniani, essere membri della Fede bahá’í ha comportato l’esclusione dalle gare e dalle esecuzioni ad alto livello

Il judoka Khashayar Zarei, il giocatore di scacchi Pedram Atoufi e la pianista Pegah Yazdani sono stati vittime della sistematica politica dell’Iran, esplicitata in un memorandum del 1991 spalleggiato dal governo, di «bloccare» il progresso e lo sviluppo dei bahá’í e di «negare loro qualsiasi posizione di influenza».

 

La storia di Khashayar

Quando l’Iran ha portato a casa il suo bottino record di medaglie dai giochi olimpici londinesi del 2012, il diciannovenne Khashayar Zarei ha potuto solo sognare quello che avrebbe potuto accadere.

Nella categoria della sua età e del suo peso, Khashayar è uno dei più bravi judoka del paese. Ma gli è stato proibito di partecipare alle gare perché è baha’i.

«Sebbene sia risultato per tre volte il primo nella mia categoria di peso nella squadra nazionale, mi è stato impedito di partecipare alle gare mondiali asiatiche, perché credo nella Fede baha’i», ha scritto Khashayar in una lettera pubblicata dalla Human Rights Activists News Agency.

Alla delusione di Khashayar si è aggiunge ora quella di non poter proseguire gli studi di architettura all’Università di Shiraz a causa delle sue convinzioni religiose. I funzionari gli hanno detto che hanno ricevuto una lettera confidenziale dal Ministero della scienza, della ricerca e della tecnologia con l’istruzione di espellerlo. Anche questo fa parte della politica governativa ufficiale: quando si viene a sapere che uno studente è baha’i, quello studente deve essere espulso.

Khashayar non è il solo giovane iraniano le cui speranze sono state infrante.

I moduli per la domanda di ammissione ai programmi speciali per i giovani di talento prevedono che lo studente dichiari la propria religione, cosa che consente agli amministratori di escludere i candidati baha’i. Non è possibile lasciare la casella in bianco. Una baha’i, un’eccellente studentessa del secondo anno della scuola superiore della città di Sari, è stata recentemente espulsa dalla sua scuola. Ad altri due studenti è stato impedito di partecipare a un’Olimpiade di scienza e matematica per giovani-prodigio. A Teheran, un’eccellente studentessa baha’i che aveva conseguito un ottimo livello nella tecnologia «Robocup» non ha potuto iscriversi in una scuola per prepararsi a gare nazionali e internazionali. E nel 2008, la Baha’i International Community ha saputo che un amministratore scolastico ha detto ai genitori di uno studente che tutti i direttori di scuola di Marvdasht avevano ricevuto istruzioni verbali di dare solo la sufficienza negli esami agli studenti della «setta bahaista» e di altre minoranze, indipendentemente dal livello che avevano conseguito, per impedire che potessero chiedere di essere ammessi alle università.

 

Campione di scacchi

Questo tipo di esclusione non è nuovo. Dopo che aveva vinto un campionato nazionale di scacchi nel 1991 a 16 anni, Pedram Atoufi si è sentito dire che non poteva rappresentare l’Iran nel campionato asiatico di scacchi perché era baha’i.

Dopo la Rivoluzione islamica del 1979, gli scacchi sono stati banditi dall’Iran per un intero decennio. Perciò quando Pedram ha vinto il primo torneo nel paese per dodicenni, era elettrizzato al pensiero di rappresentare il proprio paese nelle gare internazionali.

Ma quando è andato a chiedere il passaporto, gli è stato consegnato un modulo e gli è stato chiesto di indicare la sua religione.

«Ho scritto baha’i», ha detto. «La persona che ha ricevuto la mia domanda mi ha detto: “Se metti baha’i, non ti sarà facile ottenere il passaporto”».

Pedram è stato informato che la sua sola possibilità era di andare dal presidente della Federazione scacchistica iraniana, che poteva farlo uscire dal paese con un visto per la squadra. Ma quando ha sentito che era baha’i, il presidente si è infuriato e ha mandato una lettera a tutti i membri della Federazione in tutti gli stati dicendo che Pedram non poteva partecipare a nessun torneo scacchistico ufficiale. Quell’anno l’Iran non ha mandato nessuno a partecipare per il paese al Campionato asiatico di scacchi.

In quattro anni Pedram è riuscito a ottenere una maggiore libertà e gli è stato proibito solo di partecipare alle gare internazionali. Nel 1997 quando la sua squadra ha vinto il campionato nazionale, Pedram è stato sostituito e i suoi compagni di squadra hanno rappresentato l’Iran in ambito internazionale.

Oggi Pedram vive in Scottsdale, Arizona, dove gestisce un club che si propone di coltivare l’unità attraverso gli scacchi. Non può ritornare nel suo paese. Un suo buon amico che ha partecipato al campionato giovanile di scacchi con lui è stato liberato dal carcere solo di recente.

 

Una pianista in esilio

L’interdizione degli studi superiori imposta ai baha’I riguarda anche altre forme di studi artistici e professionali.

Non potendo realizzare i suoi sogni musicali in Iran, Pegah Yazdani è andata da sola a Mosca nel 1998 per studiare pianoforte. Ha pianto durante tutto il viaggio.

 

«Dal punto di vista emotivo sono stati tempi molto duri. Ho dovuto abbandonare tutti», ha detto. «Ma ero anche molto emozionata perché ero sul punto di realizzare il mio sogno».

Completati gli studi dopo cinque anni, ha ottenuto il diploma ed è ritornata dalla sua famiglia in Iran, sperando di potersi esibire e di poter aprire una scuola di piano.

Le è stato offerto un lavoro part time al conservatorio di Teheran. Ma quando gli impiegati sono stati invitati a riempire un modulo sul quale dovevano indicare la propria religione, Pegah è stata licenziata e le è stato fatto divieto di dare lezione di musica o di esibirsi in pubblico.

«Se se sanno che sei “baha’i”, ti negano il modulo senza neppure guardarti», ha detto.

«Sapevo di non poter far nulla in Iran. Non avrei potuto studiare. Non avrei potuto lavorare. Non avrei potuto avere una vita normale».

Ammessa nel 2007 al London College of Music and Media, Pegah ha ottenuto un master in Esecuzione pianistica e ora vive nel Canada dove si dedica alla musica, suona in pubblico, insegna pianoforte e lavora come pianista per una scuola di ballo.

Malgrado le difficoltà, Pegah, che ha ora 36 anni, dice che ama ancora moltissimo il suo paese e vorrebbe poter ritornare. Spera che in un giorno non lontano i baha’i che sono rimasti in Iran possano offrire il loro contributo alla vita del paese.

Bani Dugal, il principale rappresentante della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite, dice che la strategia adottata dal governo iraniano nei confronti dei baha’i priva il paese di moltissimi talenti e capacità.

«Le misure adottate dall’Iran per impedire ai giovani baha’i di perseguire gli studi superiori diventano sempre più contorte ed estreme», ha detto. «Queste storie sono esempi di una campagna sponsorizzata dallo stato che, alla fin fine, non fa altro che privare l’Iran dei preziosi contributi che alcuni dei giovani più brillanti e capaci del paese potrebbero offrire alla società iraniana».

 

Per leggere on line l’articolo in inglese, vedere le foto e accedere ai link si vada a: http://news.bahai.org/story/922

 

 

Un documentario mostra l’inizio dei lavori per la Casa di culto in Cile

SANTIAGO, Cile, 14 agosto 2012, (BWNS) — Il primo video che documenta i progressi dei lavori per la Casa di culto in Cile è andato in onda on line.

Il documentario, intitolato «I progressi dei lavori per la costruzione della Casa di culto baha’i del Sud America», è in spagnolo ed è sottotitolato in inglese. Si può prenderne visione nel sito web ufficiale, http://templo.bahai.cl/noticiario_eng.htm.

Il video illustra brevemente la natura e lo scopo delle Case di culto baha’i e presenta l’innovativo progetto per quella di Santiago, l’ultimo Tempio continentale che sarà eretto nel mondo. Mostra anche l’inizio degli scavi e del livellamento del terreno per le fondamenta dell’edificio e per il sagrato, oltre che la costruzione di infrastrutture in loco per il personale che partecipa ai lavori.

 

Il progetto è stato annunciato dalla Casa di Giustizia nel 2001. Il progetto vincente, che è stato scelto fra 185 progetti presentati da oltre 80 paesi, ha già vinto parecchi premi internazionali.

Le Case di culto baha’i sono edifici aperti a tutti, nei quali i visitatori possono pregare e meditare in un’atmosfera serena o, in alcune circostanze, ascoltare le sacre scritture delle religioni del mondo recitate o cantate. Ogni Casa di culto diventerà un centro spirituale attorno al quale fioriranno agenzie e istituzioni di servizio sociale, umanitario ed educativo a beneficio delle popolazioni circostanti.

 

Per leggere l’articolo in inglese online e vedere le foto, si vada a: http://news.bahai.org/story/921