Un cupo quadro della libertà religiosa in Iran

WASHINGTON, 2 agosto 2012 – In una relazione pubblicata lunedì scorso, gli Stati Uniti dipingono un cupo quadro della libertà religiosa in Iran, dimostrando che il governo iraniano opprime i seguaci di quasi tutte le minoranze religiose del paese, ostacolandone le attività religiose, limitandone le prospettive economiche e imprigionandoli quando parlano ad altri delle loro credenze.

«Le parole e le azioni del governo hanno creato un’atmosfera minacciosa per quasi tutti i gruppi religiosi non sciiti, soprattutto per i baha’i, ma anche per i musulmani sufi, i cristiani evangelici, gli ebrei e i gruppi sciiti che non condividono le idee religiose ufficiali del governo», afferma la relazione annuale sulla libertà religiosa internazionale per il 2011 redatta dal Dipartimento di Stato nella sezione sull’Iran.

«Gruppi baha’i e cristiani hanno denunciato arresti arbitrari, detenzioni prolungate e confische di proprietà. Nel corso dell’anno, trasmittenti e organi di stampa semi ufficiali hanno intensificato una campagna negativa contro le minoranze religiose, in particolare i baha’i.

«Tutte le minoranze religiose hanno subito in vario grado discriminazioni sanzionate dalle autorità, soprattutto nell’ambito dell’impiego, dell’istruzione e della casa. I baha’i hanno continuato a essere espulsi dalle università o a non esservi ammessi», afferma la relazione.

Pubblicata ogni anno sin dal 2001, la relazione analizza lo stato della libertà religiosa nel mondo, esaminando i progressi o i regressi compiuti in tutte le nazioni al di fuori degli Stati Uniti.

Quest’anno la relazione ha prestato particolare attenzione all’impatto delle transizioni politiche e demografiche sulle minoranze religiose, gli effetti dei conflitti sulla libertà religiosa e «l’ondata di antisemitismo».

«Ogni persona ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione», ha detto il segretario di stato statunitense Hillary Clinton, presentando la relazione nel corso di una conferenza stampa della Dotazione Carnegie per la pace internazionale.

«Questo diritto include la libertà di cambiare religione o credenze e la libertà di manifestare la propria religione o le proprie credenze sia da soli sia assieme ad altri, per insegnarle, praticarle e osservarle», ha detto il segretario Clinton.

Suzan Johnson Cook, ambasciatrice statunitense per la libertà religiosa internazionale, ha detto che la libertà di religione non è solo un diritto americano, ma un diritto di tutti.

«Questo diritto si accompagna alla libertà di espressione, alla libertà di parola e di assemblea e quando la libertà religiosa viene limitata, tutti questi diritti sono a rischio», ha detto l’ambasciatrice Cook. «Per questa ragione, spesso la libertà religiosa è un indice per valutare altri diritti umani».

La sezione sull’Iran è particolarmente critica, affermando che il «rispetto del governo per il diritto alla liberta religiosa e la sua vigilanza su di esso continuano a peggiorare».

«Il sistema legale favorisce il maltrattamento e la discriminazione», dice la relazione, notando che «la costituzione e altre leggi e politiche limitano gravemente la libertà di religione».

La relazione ha cercato documenti sui maltrattamenti e ha scoperto che praticamente tutti i gruppi religiosi estranei alla maggioranza musulmana sciita hanno subito discriminazioni.

«I sufi hanno continuato a essere vessati e arrestati nel corso dell’anno», dice la relazione, notando che una sessantina di sufi sono stati arrestati in settembre dopo uno scontro con le forze di polizia.

Anche i cristiani hanno continuato a essere discriminati. L’anno scorso il governo ha confiscato circa 6.500 copie della Bibbia, dice la relazione, e ha trattenuto in prigione il pastore cristiano Youcef Nadarkhani, condannato a morte per apostasia.

«Anche gli zoroastriani denunciano detenzioni e vessazioni», dice la relazione, menzionando l’arresto in ottobre dello zoroastriano di Karaj, Yashin Jamshidi.

La situazione dei baha’i

La relazione illustra ampiamente la situazione dei 300.000 membri della comunità baha’i. Fra l’altro, la relazione afferma che ai baha’i non è concesso di iscriversi alle università statali, che essi sono esclusi dal sistema pensionistico e che è fatto loro divieto di «riunirsi ufficialmente o di avere istituzioni amministrative».

La relazione afferma anche chiaramente che i baha’i sono perseguitati per le loro convinzioni religiose.

«Il governo ha arrestato arbitrariamente alcuni baha’i e li ha accusati di violare gli articoli 500 e 698 del codice penale islamico, che riguardano rispettivamente le attività contro lo stato e la diffusione di menzogne», dice la relazione, notando che alla fine del 2011 95 baha’i erano stati messi in prigione e 416 avevano pendenze legali con il sistema giudiziario.

«Spesso le accuse non sono state lasciate cadere alla dimissione dal carcere e le persone con pendenze legale possono essere arrestate in qualunque momento. Molti sono stati rilasciati solo dopo aver pagato multe molto elevate o aver depositato ingenti cauzioni. Alcuni hanno consegnato come cauzione titoli di proprietà o una licenza di lavoro, altri sono stati liberati dopo che un «tutore» aveva garantito di persona che l’imputato si sarebbe presentato al tribunale.

«È stato riferito che alcuni funzionari governativi hanno offerto ai baha’i di smettere di maltrattarli se avessero rinnegato la loro affiliazione religiosa. Ad altri, detenuti in carcere, è stato promesso che sarebbero stati liberati se avessero rinunziato alla propria affiliazione religiosa», dice la relazione.

La relazione osserva che «in diverse città alcune tombe baha’i sono state profanate da ignoti, che il governo non ha cercato di identificare e punire».

Dice anche che alcuni baha’i e le loro proprietà sono stati oggetto di attacchi incendiari dolosi. «La polizia ha sempre detto che non poteva far nulla per identificare i colpevoli», dice la relazione.

La relazione dice anche che «c’è stata un’escalation negli attacchi personali contro i baha’i, come lettere, CD, messaggi e opuscoli minatori».

La relazione discute anche azioni compiute l’anno scorso dal Dipartimento di Stato in difesa dei baha’i iraniani, notando che i suoi portavoce hanno definito «inaudita» la reimposizione di una condanna a 20 anni di prigione ai sette dirigenti baha’i arrestati e hanno criticato «la mancanza di un giusto processo» in quella condanna, dicendo che essa è stata una violazione degli impegni presi dall’Iran con la legge internazionale.

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Celebrato il centenario dei viaggi di ‘Abdu’l-Baha in Nord America

WILMETTE, Ill. U.S.A., 26 giugno 2012, (BWNS) – Migliaia di baha’i e di loro amici negli Stati Uniti stanno ricordando il centenario del viaggio di otto mesi compiuto da ‘Abdu’l-Baha nel loro paese.

Dopo la Rivoluzione dei Giovani turchi del 1908, ‘Abdu’l-Baha, figlio maggiore e successore di Baha’u’llah a capo della Fede baha’i, fu liberato dopo oltre mezzo secolo di esilio e prigionia. Egli immediatamente incominciò a progettare di presentare personalmente gli insegnamenti baha’i al di fuori del Medio Oriente.

Dall’11 aprile al 5 dicembre 1912, ‘Abdu’l-Baha attraversò il continente nordamericano, proseguendo uno straordinario viaggio che L’aveva già portato in Egitto, in Inghilterra, in Francia e in Svizzera.

I baha’i degli Stati Uniti stanno commemorando questo viaggio riflettendo sulla vita di ‘Abdu’l-Baha e discutendo su come il Suo esempio possa oggi ispirare i loro servizi alla comunità. L’Assemblea Spirituale Nazionale statunitense ha anche organizzato diverse grandi manifestazioni commemorative a Chicago, New York, Washington D.C. e nella Casa di culto a Wilmette.

Il 29 aprile, la Casa di culto ha ospitato tre servizi speciali, che hanno dato ai partecipanti l’opportunità di ricordare ‘Abdu’l-Baha cent’anni dopo che Egli ha posato la prima pietra di quell’edificio.

Fra gli oratori che hanno parlato durante una manifestazione che si è svolta quel week-end nello storico teatro di Chicago c’è stato anche l’onorevole Robert Dold, che è cresciuto nei pressi della Casa di culto. Egli ha detto che quell’edificio è un «faro», ne ha descritto il terreno e la magnifica struttura e ha affermato che esso è «un luogo di preghiera pieno di pace, aperto a tutti».

Il signor Dold ha spiegato che, durante i Suoi viaggi, ‘Abdu’l-Baha ha «incontrato persone di diverse origini in ambienti pubblici e privati, spesso pronunciando discorsi davanti a centinaia di persone. E dovunque andasse, Egli ha parlato dell’unità del genere umano . . .».

«I baha’i di quest’area hanno lavorato con persone di tutte le religioni e di tutte le provenienze per promuovere la collaborazione e l’unità e hanno lottato per costruire un mondo migliore», ha detto il signor Dold. «Sono molto orgoglioso di rappresentare i baha’i della decima Circoscrizione e di avere la Casa di culto di Wilmette nel territorio della nostra comunità»

 

Una dimostrazione dell’unità fra le razze

Fra i temi trattati cent’anni fa da ‘Abdu’l-Baha negli Stati Uniti c’è l’armonia fra le razze. Questo fatto è stato illustrato, durante la commemorazione di Chicago, dalla compagnia teatrale infantile «Unity in Music» di Milwaukee, Wisconsin, che ha messo in scena una visita di ‘Abdu’l-Baha al quartiere Bowery di Manhattan dove Egli ha mostrato una particolare attenzione verso un ragazzo afro-americano.

L’esperienza, ha detto la direttrice della compagnia Kathy Wurzer, è stata molto significativa per i bambini che hanno recitato, per lo più non baha’i.

È stato molto «commovente» vedere la loro reazione ai racconti di ciò che ‘Abdu’l-Baha ha fatto per unire le razza, ha detto. «I nostri bambini sono di varie provenienze. Quando hanno visto la quantità di persone che sono venute per partecipare alla manifestazione hanno incominciato a rendersi conto del significato della visita di ‘Abdu’l-Baha negli Stati Uniti.

L’invito rivolto da ‘Abdu’l-Baha alle razze separate in America di unirsi come un’unica famiglia è stato il tema di un’altra manifestazione che si è svolta a Washington D.C il 12 maggio. Durante la recitazione di una delle sue poesie intitolata «La differenza», l’insegnante Dona Denize, vincitrice di un premio, ha dichiarato: «C’è un solo colore e questo è il colore del servizio».

Durante i Suoi viaggi, ha detto Valerie Dana, membro dell’Assemblea Spirituale Nazionale statunitense, ‘Abdu’l-Baha «ha parlato di temi come la trasformazione spirituale, servire il genere umano, vedere in tutti il volto di Dio e capire che il lavoro che facciamo per servire l’umanità ci avvicina a Dio».

«Pertanto un degno modo per ricordarLo», ha detto, «è quello di adottare una linea di azione che rispecchi le ragioni per cui Egli è venuto».

Un’altra manifestazione avrà luogo a San Francisco il 9 settembre.

 

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Rio+20: «Speranza e ottimismo» per un’azione unificata

RIO DE JANEIRO, Brasile, 21 giugno 2012, (BWNS) – I capi del mondo che intendono promuovere lo sviluppo sostenibile devono adottare il principio «che ciascuno di noi entra nel mondo come un pegno affidato a tutti e, a sua volta, ha una certa responsabilità per il benessere di tutti».

Questo concetto è uno dei molti esaminati dalla Baha’i International Community (BIC) nella sua partecipazione a «Rio+20», la Conferenza ONU sullo sviluppo sostenibile, che si conclude domani.

Nella dichiarazione che ha presentato alla Conferenza, la BIC dice che l’idea di una «tutela che riguardi tutto il mondo» mette in discussione «le fondamenta etiche delle lealtà che non oltrepassano lo stato nazionale».

Si legga l’intera dichiarazione in inglese in questo sito: http://www.bic.org/statements/sustaining-societies-towards-new-we

«Finché un gruppo di nazioni considererà i propri interessi in reciproca opposizione, il progresso sarà limitato e di breve durata», dice la dichiarazione.

Altri temi illustrati dalla BIC sono il bisogno di un approccio al processo decisionale collettivo che si basi su sani principi e l’importanza di occuparsi degli estremi di povertà e di ricchezza.

Circa 130 capi di stato e di governo, assieme a oltre 50.000 rappresentanti delle agenzie internazionali, della società civile e di altri gruppi, hanno partecipato alla Conferenza che si proponeva di valutare il progresso nell’ambito dello sviluppo sostenibile dopo il Summit della terra di Rio del 1992 Rio.

Due grandi temi, costruire un’economia verde e creare una migliore struttura istituzionale, sono stati discussi in numerosi forum nelle ultime settimane e sono stati esaminati nella dichiarazione della BIC.

Hanno partecipato a Rio+20 tredici delegati della BIC, provenienti da varie nazioni. «L’indirizzo comune dei nostri contributi è stato il miglioramento dell’umanità», ha detto il delegato della BIC Daniel Perell. «Abbiamo cercato di trasmettere alcune idee su temi come la tutela e l’unità del genere umano, tutti uniti nella meta di contribuire a creare una società globale giusta, sostenibile nel lungo termine».

Oltre a partecipare alla Conferenza, i baha’i hanno organizzato, co-sponsorizzato o partecipato a molti eventi e conferenze paralleli, come:

– un dibattito sul tema «l’eliminazione degli estremi di ricchezza e povertà nel contesto dell’economia verde», che ha esaminato le dimensioni sociali, economiche e morali della crescente disparità del reddito.

– la partecipazione allo «Youth Blast», una conferenza ONU parallela per i giovani, che ha avuto luogo il 7-12 giugno. La BIC ha sponsorizzato un workshop interattivo su «la tutela nel contesto dello sviluppo sostenibile».

– l’inaugurazione di un monumento alla pace, eretto nel 1992 dalla BIC e dalla comunità baha’i brasiliana come contributo al Summit della terra. La scultura a clessidra contiene terra proveniente da circa 150 paesi. Alla cerimonia hanno partecipato Sha Zukang, Segretario generale dell’ONU per Rio+20, ed Eduardo Paes, sindaco di Rio.

– assistenza al Summit della gente di Rio, la parallela conferenza della società civile. I baha’i brasiliani hanno partecipato all’organizzazione di workshop su «principi spirituali per lo sviluppo» e «il ruolo sociale delle religioni».

«Qui a Rio+20 siamo spronati a guardare al di là degli interessi e delle lealtà nazionali e ad occuparci del benessere di tutti», ha detto Daniella Hiche, il funzionario per i diritti umani della comunità baha’i brasiliana, durante una conferenza stampa nella sede centrale di Rio+20.

La delegata della BIC May Akale, riassumendo l’evento, ha osservato: «Le sfide sono complesse, le aspettative dell’umanità sono alte e le delusioni per il ritmo del progresso possono essere profonde».

«Ma la cosa più ovvia è che stiamo andando verso un’azione unificata. C’è ancora molto da fare, ma le possibilità di sviluppare e promuovere l’applicazione di ciò su cui ci si è trovati d’accordo a Rio sono infinite. E questo è motivo di grande speranza e ottimismo».

 

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Fabbriche chiuse: una prova che l’Iran vuole strangolare i baha’i del paese

Ginevra, 14 giugno 2012, (BWNS) – La recente intensificazione degli attacchi contro alcune imprese di proprietà baha’i è un’ulteriore prova della determinazione delle autorità iraniane di soffocare le prospettive economiche dei baha’i del paese, unicamente a causa delle loro convinzioni religiose.

La Baha’i International Community ha saputo che il 28 maggio, agenti del Ministero dei servizi segreti hanno perquisito e sigillato due fabbriche, di totale o parziale proprietà baha’i, nella città settentrionale di Semnan. Una delle fabbriche, che produceva tende avvolgibili, dava lavoro a 51 persone, 36 delle quali non erano baha’i. L’altra, che si occupava di molatura di lenti, aveva otto impiegati, due dei quali erano baha’i.

«La chiusura di queste fabbriche dimostra che le autorità iraniane intendono eliminare la comunità baha’i in quanto entità vitale in Iran», ha detto Diane Ala’i, rappresentante della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite a Ginevra. «Essa dimostra anche che, in questa continua azione di strangolamento economico dei baha’i, le autorità sono totalmente disposte a mettere in difficoltà economica anche altri lavoratori, anche se sono musulmani sciiti».

Alla fine del 2008, la Camera del commercio di Semnan, in accordo con 39 sindacati, ha deciso di non rilasciare più ai baha’i licenze commerciali e permessi manageriali e di non rinnovare più quelli già concessi. Licenze e permessi già concessi sono stati revocati e confiscati. Successivamente, almeno quindici negozi e fabbriche di proprietà baha’i della città sono stati chiusi privando di un introito decine di famiglie. Le banche si sono rifiutate di concedere prestiti ai baha’i. I coltivatori baha’i sono stati vessati. I cittadini sono stati invitati a non frequentare le aziende e i negozi di proprietà baha’i.

L’informazione è stata divulgata alla fine della conferenza dell’Organizzazione internazionale del lavoro (ILO) a Ginevra. L’ILO è il principale ente intergovernativo che promuove e protegge i diritti all’impiego e alla formazione professionale.

Negli ultimi anni, l’ILO ha ripetutamente chiesto al governo iraniano di smettere di perseguitare i baha’i. Nel 2010, per esempio, il suo Comitato di esperti per l’applicazione delle convenzioni e delle raccomandazioni ha chiesto al governo iraniano di «prendere drastici provvedimenti per combattere la discriminazione e gli atteggiamenti stereotipi, promuovendo attivamente il rispetto e la tolleranza» verso i baha’i e di «assicurare che le autorità e il pubblico fossero informati che la discriminazione contro le minoranze religiose, in particolare contro i baha’i, non sarebbe stata tollerata».

«Purtroppo le autorità iraniane non danno segno di prestare attenzione a questi urgenti appelli dell’ILO e di altre organizzazioni internazionali», ha detto la signora Ala’i.

 

La «questione baha’i»

I recenti attacchi a Semnan sono un esempio lampante dell’applicazione delle misure descritte in un memorandum del governo iraniano che risale al 1991 per affrontare la cosiddetta «questione baha’i». Il memorandum, approvato dal Capo supremo dell’Iran, l’ayatollah Khamenei, chiede che il progresso e lo sviluppo dei baha’i siano bloccati.

Inoltre, a Semnan si sono intensificati gli arresti arbitrari, gli interrogatori e le detenzioni dei baha’i. Abitazioni e proprietà, compresi i cimiteri, sono stati attaccati con bombe incendiarie, colpiti da atti di vandalismo e coperti di scritte insultanti. Analoghi attacchi sono stati compiuti contro i baha’i e le loro proprietà in tutto l’Iran.

«La situazione in questa città è un caso emblematico del modo in cui le autorità stanno cercando con ogni mezzo di sopprimere e bloccare lo sviluppo dei baha’i», ha detto la signora Ala’i.

«Elementi ufficiali e semiufficiali, come la polizia, tribunali, funzionari locali e il clero, sono tutti coordinati per mandare in miseria una pacifica comunità minoritaria», ha detto.

 

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Auguri dall’Assemblea Spirituale Nazionale bahai tedesca

L’Assemblea Spirituale Nazionale tedesca ha inviato questa lettera di auguri alle 10 Assemblee Nazionali che quest’anno hanno celebrato il cinquantenario, cioè Belgio, Danimarca, Finlandia, Italia, Lussemburgo, Olanda, Norvegia, Portogallo, Spagna, Svezia e Svizzera.

Amici carissimi,

l’Assemblea Spirituale Nazionale dei Bahá’í della Germania vi porge i suoi più fervidi auguri e si congratula con voi e le vostre dieci istituzioni sorelle nella gioiosa occasione del 50° anniversario della vostra formazione.

Questi cinquant’anni sono stati un tempo cruciale per il saldo insediamento dell’istituzione delle Assemblea Spirituali Nazionali, quella solida colonna sulla quale la Casa Universale di Giustizia fermamente posa. In questo periodo sono stati compiuti passi importanti e impegnativi per l’avanzamento dell’ordine amministrativo della nostra amata Fede e sicuramente ci aspettano altri elettrizzanti sviluppi. In questi pochi decenni le nostre Assemblee e le comunità che esse guidano e rappresentano hanno acquisito molta esperienza e grande saggezza dalle loro sconfitte e dalle loro vittorie.

Vi auguriamo sinceramente continui successi nell’affrontare gli impegnativi requisiti del Piano divino che sta svolgendosi sotto l’amorevole cura e guida della Casa Universale di Giustizia. Tutti assieme, dobbiamo promuovere il processo dell’entrata in truppe e così costruire il nuovo Ordine mondiale così meravigliosamente concepito dall’Autore della nostra possente Fede.

Imploriamo ardentemente la Bellezza Benedetta che tutte le nostre imprese sulla via di Dio siano sostenute e copiosamente benedette.

Con amorevoli saluti bahá’í

L’Assemblea Spirituale Nazionale

dei Bahá’í della Germania