Aumentano le sollecitazioni all’Iran a rispettare il diritto all’istruzione

GINEVRA, 31 maggio 2012, (BWNS) – Assieme ad altre 13 organizzazioni non governative la Baha’i International Community ha chiesto al governo dell’Iran di correggere urgentemente la situazione degli studi superiori nel paese.

Una dichiarazione congiunta indirizzata al Capo supremo, l’Ayatollah Ali Khamenei, è la più recente delle numerose proteste in tutto il mondo contro le violazioni del diritto all’istruzione in Iran.

Nella loro dichiarazione pubblicata il 31 maggio, le 17 organizzazioni scrivono che dal 2009 oltre 600 studenti e diversi lettori sono stati arrestati per aver pacificamente espresso le loro opinioni. Centinaia di persone sono state private dell’istruzione per le loro convinzioni politiche e varie riunioni, pubblicazioni e organizzazioni sono state bloccate.

«Il diritto all’istruzione per tutti senza discriminazioni è esplicitamente garantito da leggi internazionali che l’Iran ha accettato», esse scrivono, «ed è anche garantito dalla Costituzione iraniana».

Oltre che dalla Baha’i International Community, la dichiarazione è stata firmata da organizzazioni come Amnesty International, l’Istituto cairota per i diritti umani, Human Rights Watch e United4Iran.

La dichiarazione osserva anche che le minoranze iraniane sono sottoposte a una sistematica privazione e discriminazione nell’istruzione. «Le autorità hanno impedito ai membri della Fede baha’i, che sono stati specificamente presi di mira, di intraprendere gli studi superiori soltanto in base alle loro convenzioni religiose. . .», dice.

Nel maggio 2011, le autorità iraniane hanno perquisito le case di alcuni baha’i associati a un’iniziativa informale comunitaria, nota come Istituto baha’i per gli studi superiori (BIHE). Diversi insegnanti baha’i sono stati arrestati e stanno ora scontando pene detentive di quattro o cinque anni.

La dichiarazione chiede energicamente all’Iran di liberare «immediatamente e incondizionatamente tutti gli studenti e le persone che lavoravano nel campo degli studi superiori che sono stati messi in prigione per avere pacificamente esercitato il loro diritto alla libertà di espressione, di associazione e di assemblea, compresi gli insegnanti dell’Istituto baha’i per gli studi superiori e le persone che hanno espresso opinioni politiche . . .».

La dichiarazione chiede all’Iran anche di abolire «tutte le politiche e le procedure che discriminano o violano i diritti delle minoranze religiose ed etniche . . . in particolare la comunità baha’i, compreso l’accesso agli studi superiori e la libertà accademica».

 

Alte recenti azioni

Una relazione pubblicata il 17 maggio dall’Iranian Advocacy Council for the Right to Education (ACRE), un organismo fondato da studenti che sono stati esclusi dall’istruzione, ha parlato anche della discriminazione contro gli studenti universitari in Iran.

«L’apartheid nell’istruzione si è intensificato negli ultimi tre anni, centinaia di studenti . . . non hanno potuto proseguire gli studi a causa di sentenze emesse da comitati disciplinari nei campus e dal comitato disciplinare del Ministero della scienza», dice la relazione.

Il 26 aprile, a Belfast, il Consiglio dell’unione studentesca della Queen’s University ha approvato una mozione che condanna l’Iran perché impedisce ai baha’i e ad altri di accedere agli studi superiori.

Il Consiglio ha chiesto al proprio Comitato esecutivo di adottare «una politica di assistenza . . . nei confronti del BIHE che ci permetta di stabilire rapporti attraverso la condivisione di corsi di studio e di risorse che siano di beneficio alla comunità baha’i in Iran in questo momento di oppressione e aperta persecuzione».

In un editoriale pubblicato il 23 maggio da «Embassy», un giornale canadese di politica estera, Roger Blockley, ex rettore della Carleton University, ha scritto: «I presidenti universitari canadesi devono mettersi in contatto con le loro organizzazioni nazionali e internazionali per chiedere loro di prendere sanzioni contro le università iraniane finché esse non tratteranno gli studenti baha’i come tutti gli altri».

 

Per leggere l’articolo in inglese online, accedere ai link e vedere la foto si vada a: http://news.bahai.org/story/913

Un rapporto presenta «un’immagine sinistra» dei diritti umani in Iran

WASHINGTON, D.C., U.S.A., 27 maggio 2012, (BWNS) – Secondo un portavoce del governo degli Stati Uniti, la situazione dei diritti umani in Iran dello scorso anno continua a mostrare «tendenze negative».

L’assistente segretario di stato per la democrazia, i diritti umani e il lavoro, Michael H. Posner, afferma che l’attuale situazione presenta «un’immagine molto sinistra».

Parlando alla conferenza stampa sul Rapporto del paese sulle pratiche dei diritti umani nel 2011, il signor Posner ha menzionato varie violazioni commesse in Iran, fra cui intolleranza dei dissidenti, restrizioni sulla libertà di parola, processi ingiusti e ampio uso della pena capitale.

Inoltre ha menzionato la condanna a vent’anni di prigione comminata ai sette ex dirigenti baha’i. «La situazione dei diritti umani in Iran è molto preoccupante e noi continueremo a denunciarla», ha detto.

Il rapporto annuale del 2011, pubblicato giovedì scorso, dedica circa 77 pagine alla situazione in Iran, denunziando una continua «repressione degli attivisti dei diritti civili delle donne, degli attivisti dei diritti delle minoranze etniche, degli attivisti degli studenti, degli attivisti delle minoranze religiose e degli attivisti dell’ambiente» e menziona i membri della Fede baha’i.

Il rapporto in inglese si trova in questo sito: http://www.state.gov/j/drl/rls/hrrpt/humanrightsreport/index.htm?dynamic_load_id=186425#wrapper

Una sezione spiega, per esempio, che la costituzione iraniana consente al governo di requisire proprietà che non siano state acquisite «in modo conforme alla legge islamica» e che questa legge è stata usata per vessare le minoranze religiose, soprattutto i baha’i.

I rapporti annuali sui diritti umani espongono la situazione dei vari paesi che ne violano gli standard universali. Essi sono una fonte di informazione e sono utilizzati come punto di riferimento da altri governi, istituzioni internazionali, organizzazioni non governative e persone interessate al tema.

Nel rendere pubblico il rapporto, il segretario di stato statunitense Hillary Rodham Clinton ha detto. «Questi rapporti, che il Governo degli Stati Uniti pubblica da una quarantina d’anni, dicono ai governi di tutto il mondo: Vi guardiamo e vi riteniamo responsabili. E ai cittadini e agli attivisti di tutto il mondo dicono: Non siete soli. Noi siamo accanto a voi».

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Tra profitto ed etica. Gli strumenti d’impresa per un modello sociale responsabile

Confcommercio Mantova è lieta di invitare i nostri lettori e quanti fossero interessati, al convegno:

“Tra profitto ed etica. Gli strumenti d’impresa per un modello sociale responsabile”

in programma al Centro Congressi ‘Mamu’ mercoledì 13 giugno alle ore 18.00.

Relatori:

ERCOLE MONTANARI, Presidente di Confcommercio Mantova

CARLO ZANETTI, Presidente della Camera di Commercio di Mantova

EDOARDO PATRIARCA, Consigliere del CNEL e dell’Agenzia Nazionale Terzo Settore

GIUSEPPE ROBIATI, Presidente e Amministratore Delegato di un gruppo industriale con sede a

Milano. Cariche manageriali in vari gruppi industriali. E’ docente in diverse Facoltà italiane

ALBERTO VALENTINI, tra i fondatori del Censis; Segretario Nazionale ACLI. E’ docente di

Statistica Sociale all’Università di Roma

Modera:

STEFANO SIMONAZZI, Presidente dei Giovani Imprenditori di Confcommercio Mantova

A conclusione dell’incontro è previsto un rinfresco.

Per informazioni e adesioni contattare la Segreteria Organizzativa allo 0376 231226.

Confidando nella vostra partecipazione, porgiamo distinti saluti

Il Presidente

di Confcommercio Mantova

Ercole Montanari

Il Presidente

dei Giovani Imprenditori Confcommercio Mantova

Stefano Simonazzi

 

Vedi pamphlet PROGETTO SICUREZZA MANTOVA

In occasione dell’anniversario degli arresti alcuni membri del Parlamento canadese parlano delle violazioni dei diritti umani in Iran

OTTAWA, Canada, 16 maggio 2012, (BWNS) – In un ampio dibattito che si è svolto in occasione del quarto anniversario dell’arresto dei sette dirigenti baha’i, alcuni membri del Parlamento canadese hanno espresso la loro preoccupazione per il peggioramento delle violazioni dei diritti umani in Iran.

Lunedì 14 maggio, il Ministro degli esteri canadese, John Baird, ha ricordato l’anniversario dichiarando che «le autorità iraniane continuano a violare il diritto alla libertà di religione tollerando e incoraggiando la persecuzione dei baha’i, dei cristiani e di membri di altre comunità religiose minoritarie. La libertà di religione è un diritto umano universale».

«Esortiamo l’Iran a mantenere i propri impegni internazionali, a consentire la libertà di religione e a rispettare i diritti fondamentali del suo popolo», ha detto il ministro Baird.

In apertura del dibattito nella Camera, Deepak Obhrai, Segretario parlamentare del Ministro degli esteri, ha detto che il rifiuto dell’Iran di rispettare i propri obblighi nei confronti dei diritti umani è una «violazione non solo di norme e standard universalmente riconosciuti, ma anche di norme e standard inclusi nella sua costituzione».

Il signor Obhrai e altri oratori hanno parlato, fra l’altro, anche della soppressione dei diritti delle donne, degli attacchi contro giornalisti, artisti, sindacalisti indipendenti e contro la società civile, nonché della persecuzione delle minoranze da parte delle autorità iraniane.

«Quanto alle minoranze religiose, l’Iran è ancora un luogo pericoloso per numerose comunità, come quella baha’i», ha detto il Obhrai, membro del parlamento conservatore dello stato di Alberta.

«Per molti anni questa pacifica comunità è stata colpita dalle autorità iraniane e sottoposta a discriminazioni e arresti. Dirigenti baha’i sono stati arrestati e messi in prigione per aver praticato la propria fede.

«I funzionari iraniani hanno anche pubblicamente tentato di collegare i baha’i all’instabilità politica del paese. Ma si tratta di accuse inventate che destano preoccupazione per la sicurezza e il benessere di tutte le persone ingiustamente detenute in Iran.”

Irwin Cotler, membro del parlamento liberale di Montreal, ha detto che la sorte dei baha’i in Iran fa comprendere la situazione dei diritti umani in Iran in generale e la «criminalizzazione dell’innocenza».

«In parole povere, la persecuzione e la condanna di questi baha’i è un caso emblematico della sistematicità, se non della strutturalità, dell’ingiustizia iraniana», ha detto il signor Cotler, «che prevede arresti arbitrari, segregazioni e accuse false e inventate».

Scott Reid, conservatore dell’Ontario, ha aggiunto: «I baha’i devono affrontare l’equivalente di uno sforzo sistematico di sterminare la loro religione» e ha detto che la persecuzione dell’Iran contro i baha’i è «una delle grandi tragedie dei tempi moderni».

Susanne Tamas, responsabile dei rapporti con il governo per la comunità baha’i canadese, ha apprezzato il dibattito e ha osservato che è significativo che abbiano parlato, esprimendo unanimemente le loro preoccupazioni, rappresentati di tutti i principali partiti canadesi.

«Il dibattito è stato molto incoraggiante e molto apprezzato», ha detto la signora Tamas.

Per leggere l’articolo in inglese online, accedere ai link e vedere le foto si vada a: http://news.bahai.org/story/911