Condannate le violazioni della libertà religiosa in Iran

WASHINGTON D.C., U.S.A., 22 marzo 2012, (BWNS) –

Secondo un nuovo rapporto, l’Iran resta uno dei peggiori violatori dei diritti della libertà religiosa del mondo.

La Commissione statunitense per la libertà religiosa internazionale (USCIRF) ha scritto che «il governo dell’Iran continua a commettere violazioni della libertà religiosa sistematiche, costanti e gravi, che comprendono prolungate detenzioni, torture ed esecuzioni capitali basate soprattutto o del tutto sulla religione dell’accusato».

L’anno scorso le condizioni hanno continuato a peggiorare soprattutto per i baha’i, ma anche per i cristiani e i sufi musulmani, ha scritto l’USCIRF nel suo rapporto annuale pubblicato il 20 marzo. Il testo inglese del rapporto si trova qui: http://www.uscirf.gov/images/Annual%20Report%20of%20USCIRF%202012(2).pdf

«Anche le minoranze religiose non musulmane riconosciute e protette dalla costituzione dell’Iran, ebrei, cristiani armeni e assiri e zoroastriani, hanno subito crescenti discriminazioni, arresti e detenzioni», dice il rapporto.

Una sezione di due pagine dedicata alla situazione dei baha’i in Iran parla di «un trattamento sempre più duro, con un crescente numero di arresti e di detenzioni e di violenti attacchi contro le case private e le proprietà personali». Il rapporto descrive anche gli attacchi contro ditte di proprietà baha’i, la negazione del diritto agli studi superiori, vandalismi contro i cimiteri baha’i, diffamazioni dei baha’i in mezzi di comunicazione di stato e raccolta di informazione sui membri della comunità baha’i e sorveglianza delle loro attività.

Il rapporto raccomanda che gli Stati Uniti continuino a «parlare apertamente e frequentemente ai massimi livelli delle gravi violazioni della libertà religiosa in Iran e a far notare la necessità che in alcuni casi specifici la comunità internazionale ritenga responsabili le autorità iraniane». In particolare, invita i funzionari statunitensi a chiedere che i leader e gli insegnanti baha’i detenuti, nonché altri baha’i che si trovano in prigione per la loro religione, siano liberati e che si facciano cadere tutte le accuse contro i baha’i che sono in attesa di giudizio.

Il rapporto raccomanda ai funzionari anche di chiedere all’Iran di «abrogare immediatamente le leggi che permettono che i membri della Fede baha’i siano uccisi impunemente, di permettere alla comunità baha’i di praticare la loro Fede in Iran e di consentire ai baha’i il pieno accesso alle università pubbliche senza discriminazioni». Il rapporto chiede anche la liberazione di tutti i cristiani che si trovano in prigione per la loro religione e l’annullamento di tutte le accuse in sospeso contro i convertiti al cristianesimo.

Per leggere l’articolo in inglese online e accedere ai link si vada a: http://news.bahai.org/story/900

 

Alcuni scienziati chiedono la liberazione degli insegnanti baha’i

COLLEGE PARK, MARYLAND, U.S.A., 21 marzo 2012, (BWNS) –

Un corpo internazionale di osservatori dei diritti umani degli scienziati nel mondo che aiuta coloro che ne hanno bisogno ha chiesto alle autorità iraniane di liberare gli insegnanti baha’i in prigione.

In una lettera indirizzata al Leader supremo iraniano, Ayatollah Ali Khamenei, il Comitato per la libertà internazionale degli scienziati dell’American Physical Society ha chiesto al governo iraniano di «liberare immediatamente e incondizionatamente» tutte le persone imprigionate che lavoravano per l’istituto baha’i per gli studi superiori (BIHE) e di «permettere all’Istituto baha’i di operare liberamente e di garantire a tutti gli studenti iraniani il libero accesso agli studi superiori».

«Le persone arrestate non sono capi politici o religiosi. Erano insegnanti di materie che vanno dalla contabilità all’odontoiatria . . .», dice la lettera. «Il Comitato ritiene che educare le generazioni più giovani sia un diritto umano degli insegnanti. . .».

«Raccomandiamo al governo iraniano di rivedere la sua politica e di capire che l’atto di impedire a un gruppo di iraniani di progredire nell’istruzione e nell’economia si ritorcerà alla fine a danno dell’economia dell’Iran e del progresso di tutti i suoi cittadini».

Condanne dell’imprigionamento degli insegnanti baha’i sono venute da tutto il mondo. Il segretario generale dell’ONU Ban Ki-Moon è in testa a coloro che criticano la loro condanna, assieme ad altre figure eminenti come i premi Nobel arcivescovo Desmond Tutu e Jose Ramos-Horta.

Istituito come iniziativa comunitaria informale, il BIHE offriva corsi di studio ai giovani baha’i esclusi dalle università a causa della loro religione. «Questa politica di escludere la più grande minoranza religiosa in Iran relega i baha’i ai margini della società . . .», ha scritto il Comitato il 29 febbraio.

Una quarantina di case legate al BIHE sono state perquisite in un attacco coordinato nel maggio 2011. Il docente Kamran Mortezaie sta ora scontando cinque anni di carcere. Mahmoud Badavam, Noushin Khadem, Farhad Sedghi, Riaz Sobhani e Ramin Zibaie ne stanno scontando quattro. Le sentenze contro di loro dichiarano che le loro attività per il BIHE sono crimini e «prove» del fatto che essi intendono sovvertire lo Stato. Sono stati condannati a quattro anni di carcere anche due docenti di psicologia, Faran Hesami e il marito Kamran Rahimian.

 

Per leggere l’articolo in inglese online, si vada a: http://news.bahai.org/story/899

 

Un libro e un sito web accompagnano la costruzione del Tempio bahai cileno

SANTIAGO, Cile, 18 marzo 2012, (BWNS) –

I lavori per la costruzione dell’innovativa Casa di culto baha’i hanno avuto inizio a Santiago e contemporaneamente sono stati lanciati un libro e un sito web che rispondono al crescente interesse per il Tempio e il suo significato.

La pubblicazione, «Donde Brilla La Luz» (Dove risplende la luce), si propone di rispondere ad alcune domande sulla Fede baha’i e di esporre alcune riflessioni sull’impatto che la Casa di culto intende avere sulla società.

Il libro è stato scritto da Daniel Duhart, del Cile, Helen Mirkovitch-Kohm, della Costa Rica e Jairo Roldan, della Colombia.

«È il momento giusto per pubblicare questo libro, proprio mentre i lavori per la costruzione del Tempio stanno facendo grandi passi avanti», ha detto il signor Duhart.

«Noi tre abbiamo un comune amore per l’America Latina e i suoi destini. Diversamente da altri libri introduttivi alla Fede baha’i, questo si sofferma in particolare sui bisogni del continente e su come gli insegnamenti baha’i possono contribuire a trovare un modo costruttivo per rispondere a questi bisogni».

Per esempio, ha detto il signor Duhart, i temi dell’unità e della giustizia sono importantissimi per il latino-americani in quanto «sono un desiderio inesaudito nella nostra storia».

«Quello che abbiamo imparato nella comunità baha’i sul modo in cui questi due principi possono essere applicati nell’ambito personale e sociale potrebbe essere utilissimo agli sforzi che l’America Latina sta facendo per costruire una società giusta e unita», ha detto.

«Donde Brilla La Luz» sarà presto ampiamente distribuito attraverso le librerie e promosso nei mezzi di comunicazione.

Informazioni online

Informazioni specifiche sulla Casa di culto si trovano in un nuovo sito web in spagnolo, portoghese e inglese http://templo.bahai.cl.

Il sito parla del progetto e della costruzione dell’edificio, ha una pagina per mettersi in contatto e una sezione sulla Fede baha’i e sui suoi insegnamenti e risponde ad alcune frequenti domande poste sul Tempio e sui concetti ai quali esso si ispira.

Si spera che il sito faccia comprendere il contributo positivo che il Tempio può offrire, nel corso del tempo, alla società cilena. Il concetto della Casa di culto baha’i, nella visione di Baha’u’llah, non prevede solo l’edificio centrale dedicato alla preghiera e alla meditazione, ma anche future altre strutture e attività utili ai bisogni sociali ed educativi della popolazione circostante.

«Sta diventando sempre più chiaro che la costruzione di questo Tempio è molto più dell’erezione di un edificio straordinario», ha detto Daniel Duhart. «Contemporaneamente sta andando avanti un altro processo costruttivo, la costruzione di una comunità, i cui membri di ogni età sempre più procedono tutti assieme su una strada di servizio all’umanità».

«Crescendo questa consapevolezza, l’impatto dell’intero processo sulla nostra società assumerà dimensioni diverse», ha detto.

 

Per leggere l’articolo in inglese online e vedere le immagini, si vada a: http://news.bahai.org/story/898

 

 

Il monitor dell’ONU illustra le pecche del sistema giudiziario dell’Iran

GINEVRA, 14 marzo 2012, (BWNS) – Il monitor delle Nazioni Unite per i diritti umani in Iran ha duramente criticato il sistema giudiziario e lo stato dei diritti umani del paese.

Durante un incontro a Ginevra del Consiglio per i diritti umani il Relatore speciale Ahmed Shaheed ha detto di aver ricevuto le testimonianze di oltre 141 testimoni che evidenziano «molteplici e sistematiche mancanze del Governo nella sua capacità di assicurare il rispetto dei diritti umani».

E nella sua relazione formale scritta per il Consiglio, il dottor Shaheed ha evidenziato, in una misura che non ha precedenti nelle indagini dell’ONU sull’Iran, il totale fallimento del sistema giudiziario del paese. Le violazioni del giusto processo sono abituali, ha detto, e «procedure di sicurezza non ben definite» sono applicate in modo da «limitare indebitamente la libertà di espressione, associazione e assemblea».

Il rapporto del dottor Shaheed in inglese si trova in questo sito: http://www.ohchr.org/Documents/HRBodies/HRCouncil/RegularSession/Session19/A-HRC-19-66_en.pdf

 

«I testimoni hanno spesso detto di essere stati arrestati per attività protette dalla legge internazionale e di essere stati trattenuti in isolamento per lunghi periodi senza poter avere contatti con consulenti legali o con membri della famiglia e in assenza di accuse formali», ha detto il dottor Shaheed durante l’incontro.

Il Relatore speciale ha parlato di un preoccupante aumento del numero delle condanne a morte eseguite nella Repubblica Islamica, oltre 600 nel 2011, molte delle quali per crimini che la legge internazionale non considera gravi. Sono anche aumentati i casi di detenzione volute dalle autorità iraniane di giornalisti e avvocati, ha detto, e le stesse autorità hanno proseguito la persecuzione delle minoranze etniche e religiose.

I baha’i continuano ad essere arrestati e detenuti arbitrariamente per le loro convinzioni religiose, ha notato il dottor Shaheed, in violazione del Patto internazionale sui diritti civili e politici. I baha’i sono anche soggetti a una «grave pressione socio-economica», poiché vengono privati di «proprietà, impieghi e istruzione».

Durante la sessione di ieri c’è stato un dialogo interattivo fra il Relatore speciale e i membri del Consiglio per i diritti umani. Le sue preoccupazioni sono state subito condivise dalla maggioranza delle nazioni presenti nella sessione. Una quindicina di paesi hanno parlato specificamente della situazione dei baha’i in Iran.

Il delegato brasiliano, João Genésio de Almeida Filho, ha detto che il suo governo è «particolarmente preoccupato» per «le dichiarazioni sulla sistematica persecuzione delle comunità religiose non riconosciute, particolarmente la community baha’i».

Facendo riferimento alla campagna di stato in Iran per la demonizzazione dei baha’i sui mezzi di comunicazione, Veronika Stromsikova, delegata della Repubblica Ceca, ha detto che il suo paese concorda con l’osservazione del dottor Shaheed che «la tolleranza da parte del governo di un’intensa campagna di diffamazione contro i membri della comunità baha’i fomenta le discriminazioni» in violazione dei trattati internazionali.

Bani Dugal, il principale rappresentante della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite, ha detto che oggi i baha’i in Iran subiscono «molte violazioni, nell’intera gamma dei diritti civili, politici, economici, sociali e culturali» e queste violazioni vanno «letteralmente dall’asilo nido alla tomba».

«Concordiamo anche con la sua presentazione degli ostacoli fondamentali», ha detto al dottor Shaheed, «come alcuni elementi della struttura legale e il mancato rispetto del governo del diritto».

 

«Come lei ha detto chiaramente, in Iran continua a prevalere l’impunità e alcuni individui non sono soggetti alle leggi e alle regole che limitano l’abuso del potere», ha detto la signora Dugal.

 

 

 

 

 

 

 

 

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http://news.bahai.org/story/897

 

 

Un forum alle Nazioni Unite discute il ruolo delle donne rurali

NEW YORK, 6 marzo 2012, (BWNS) – Ascoltare e sostenere le donne rurali è fondamentale per mettere fine alla povertà e alla fame e per conseguire la pace e lo sviluppo sostenibile..

Questo il messaggio di Michelle Bachelet, direttrice esecutiva di UN Women, che il 27 febbraio ha aperto l’annuale Commissione ONU sulla condizione femminile.

Il tema principale della Commissione, i cui lavori proseguiranno fino a venerdì, è «la valorizzazione delle donne rurali e il loro ruolo nell’eliminazione della povertà e della fame, nello sviluppo e nelle attuali sfide».

Per sostenere il tema, la Baha’i International Community ha pubblicato una dichiarazione e ospitato il 1° marzo un Forum interattivo, cosponsorizzato dalla World Farmers Organization (WFO), che ha dato alle donne rurali uno spazio per parlare dello loro esperienze.

 

La traduzione italiana della la dichiarazione della Baha’i International Community è trascritt in calce. Il testo inglese si trova qui: http://news.bahai.org/sites/news.bahai.org/files/documentlibrary/896_CSW_English.pdf

 

La storia di una di esse, Cesarie Kantarama del Rwanda, è tipica delle sfide che molte di loro devono affrontare. Quando la signora ha incominciato aveva un piccolo campo e non aveva né capitali né aiuti. «Ma quando mi sono iscritta all’associazione delle donne contadine, ho incominciato a seguire corsi di formazione e ad acquisire conoscenze che hanno rafforzato la mia fiducia», la signora Kantarama ha detto alle persone convenute. «…Le cose incominciano realmente quando si è membri di un’organizzazione che ti dà la fiducia per cercare altre opportunità e sentirti produttiva».

L’importanza della formazione è stata confermata da Alice Kachere dell’Associazione nazionale dei contadini proprietari di piccole terre del Malawi. «Puoi dare alle donne ottimi semi, ma se loro non sanno usarli, non se ne fanno nulla», ha detto.

Robert Carlson, presidente del WFO, ha rafforzato il punto di Michelle Bachelet sull’importanza di un attento ascolto.

«Non possiamo imporre le nostre convinzioni sui bisogni delle donne rurali», ha detto. «Ci deve essere un coinvolgimento locale che dica come venire incontro ai loro bisogni. È necessario che loro stesse stabiliscano che cosa vogliono ottenere».

Nella sua dichiarazione alla Commissione, la Baha’i International Community ha esaminato il collegamento fra la valorizzazione delle donne e la costruzione di un nuovo ordine sociale più giusto.

«Abbiamo cercato di trasmettere l’idea che per ottenere la valorizzazione delle donne devono cambiare i cuori e le menti della gente, nonché le strutture della società», ha detto May Akale, che guidava la delegazione della BIC.

«Più specificamente, si deve riconoscere fondamentalmente che le donne e gli uomini sono uguali e che, se si vuole ottenere un progresso sociale, essi devono lavorare fianco l’uno dell’altra.

Fra le attività ospitate dalla BIC per la Commissione di quest’anno c’è stata una discussione sul tema «Donne rurali e investitori: elaborare azioni congiunte». L’evento ha esaminato la stereotipizzazione delle donne religiose. C’è stata anche una tavola rotonda intitolata «Le donne anziane: diritti, voci, azioni».

Per leggere l’articolo in inglese online, vedere le foto e accedere ai, si vada a: http://news.bahai.org/story/896

 

Commissione per la condizione femminile

LVI sessione

27 febbraio – 9 marzo 2012

Punto 3 (a) dell’agenda provvisoria*

 

Dichiarazione presentata dalla Bahá’í International Community, organizzazione non governativa in stato consultivo con il Consiglio sociale ed economico

 

Dichiarazione

Il vitale ruolo delle donne nella promozione dello sviluppo agricolo e rurale e nella produzione del cibo, ha avuto ampi riconoscimenti. Gli stati membri si sono impegnati di dare alle donne rurali un pari accesso alle risorse produttive e ai mercati, riconoscendo la loro opera per lo sviluppo rurale e agricolo. Malgrado il progresso compiuto, le donne rurali hanno ancora un basso reddito, un modesto accesso all’istruzione e ai servizi sanitari, una limitata sicurezza del posto di lavoro, poca terra e limitati diritti all’eredità. I loro bisogni e i loro contributi sono ripetutamente relegati ai margini delle politiche dello sviluppo e delle considerazioni budgetarie. Oltre a radicati modelli discriminatori, insostenibili pratiche nello sviluppo, i cambiamenti climatici e la violenza contro le donne accrescono il grave peso imposto alle donne e alle loro famiglie.

Vista in un più ampio contesto, la situazione delle donne rurali è uno dei sintomi di un ordine sociale caratterizzato da ingiustizie, violenza e insicurezza. Pertanto, la visione della valorizzazione delle donne non deve limitarsi a fare spazio alle donne perché esse partecipino alla società nel presente ordine sociale, perché questo non basterà a porre fine all’emarginazione delle popolazioni rurali e a radicati modelli di discriminazione contro le donne. La valorizzazione delle donne richiede profondi cambiamenti della mente e del cuore della gente e delle strutture della società. Si parte dal concetto che la parità delle donne e degli uomini è molto più che una condizione da conseguire per il bene comune. È una dimensione della realtà umana. In tutti gli aspetti che rendono umani gli essere umani, gli uomini e le donne sono fondamentalmente uguali. La meta da raggiungere dunque non è solo la valorizzazione delle donne per il progresso della vita rurale e agricola. È il totale impegno delle donne accanto agli uomini nella costruzione di un nuovo ordine sociale. Pur emarginate dalle attuali strutture economiche e per lo sviluppo, le donne non sono semplici vittime o membri sotto-dotati della società. Esse sono infatti la più grande risorsa inutilizzata nello sforzo globale per eliminare la povertà e promuovere la prosperità collettiva.

Come possiamo dunque pensare alla valorizzazione in modo da incominciare a trasformare l’attuale ordine economico e la condizione delle sue donne rurali? Offriamo tre considerazioni che riguardano l’accesso al sapere, la natura della piena partecipazione e l’importanza di prendere in esame assetti economici diversi.

Primo, l’accesso al sapere è un diritto di ogni essere umano. Ma nell’attuale ordine mondiale i modelli della produzione e della diffusione del sapere dividono il mondo in produttori e utenti del sapere. Questo ha importanti conseguenze sulla qualità e sulla legittimità dell’educazione, della tecnologia, della pratica decisionale e dell’amministrazione. Per esempio, sebbene nei paesi in via di sviluppo la maggior parte del lavoro agricolo sia svolto da donne a basso reddito, chi da forma a queste tecnologie agricole e chi le usa sono soprattutto maschi. Un’importante sfida è rafforzare la capacità delle donne di identificare i bisogni tecnologici e di creare a adattare tecnologie alla luce dei bisogni sociali e dei limiti delle risorse. La riforma dell’attuale flusso del sapere, dal nord al sud, dalle città alle campagne, dagli uomini alle donne, libererà lo sviluppo da angusti concetti di «modernizzazione».

Secondo, l’accesso al sapere promuove una partecipazione significativa e informata al processo decisionale nella famiglia, nella comunità e nei livelli più alti dell’amministrazione sociale. Perciò, se l’azione sociale può comportare l’erogazione di una qualche forma di beni e di servizi, il suo scopo principale deve essere la costruzione di capacità in una data popolazione perché essa possa partecipare alla creazione di un mondo migliore. È imperativo, dunque, che il processo educativo associato alla costruzione delle capacità aiuti le donne e le ragazze rurali a riconoscersi come agenti attivi del proprio apprendimento, come forza motrice di un costante sforzo di applicare il sapere al miglioramento della propria condizione materiale e spirituale e di contribuire al miglioramento delle loro comunità.

Terzo, l’aumento del flusso di merci, servizi, capitali e lavoro nelle strutture e nei processi esistenti torna a beneficio di pochissimi alle spese dei più. Questo ha prodotto l’impoverimento delle comunità rurali, lo sfruttamento delle popolazioni vulnerabili, in particolare le donne e i bambini, e la distruzione dell’ambiente. Queste pressioni economiche hanno anche causato la scomparsa della piccola agricoltura diversificata ed ecologicamente sostenibile che si trova soprattutto nelle aree rurali, colpendo duramente le donne che svolgono la maggior parte del lavoro. Le economie locali che storicamente hanno privilegiato il benessere collettivo rispetto alla competizione e all’individuo sono diventate sempre più insicure. Menzionare queste realtà non significa presentare un’idea ingenua delle economie locali ma ricordare che è necessario dare spazio allo sviluppo di assetti economici diversi.

Questo documento ha illustrato solo tre sfide che devono essere affrontate nell’opera di valorizzazione delle donne rurali. Restano ancora molte altre sfide, ma la Bahá’í International Community spera che l’esame di questi temi possa portare avanti il discorso sul ruolo delle donne rurali nell’avanzamento del proprio sviluppo e di quello delle loro comunità. Inoltre si spera che questo esame aiuti a collegare questi temi allo scopo più ampio di promuovere il totale impegno delle donne rurali, a fianco agli uomini, nella costruzione di un ordine sociale più giusto.

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