Una relazione di Amnesty International condanna le violazioni dei diritti umani in Iran

GINEVRA, 2 marzo 2012, (BWNS) – La Baha’i International Community ha notato con preoccupazione che una nuova relazione di Amnesty International evidenzia crescenti misure restrittive contro i dissidenti in Iran.

Il documento, intitolato «“Abbiamo l’ordine di reprimervi”: l’aumento della repressione dei dissidenti in Iran», cita una recente ondata di arresti di avvocati, studenti, giornalisti, attivisti politici, produttori cinematografici e minoranze etniche e religiose.

Il testo della relazione in inglese si trova qui: http://www.amnesty.org/en/library/asset/MDE13/002/2012/en/2b228705-dfba-4408-a04b-8ab887988881/mde130022012en.pdf

La relazione descrive ampie restrizioni sulla libertà di espressione, associazione e assemblea, nonché torture, altri maltrattamenti e disagi durante la detenzione.

Esprime particolare preoccupazione per l’alto numero di esecuzioni capitali pubbliche, che nel 2011 sono state circa quattro volte di più rispetto all’anno precedente, e per le continue esecuzioni di imputati in età minore, cosa rigorosamente proibita dalla legge internazionale.

Le autorità iraniane inoltre vedono internet e i social media come una grande minaccia, ha detto Ann Harrison, vice direttrice ad interim del programma di Amnesty International per il Medio Oriente e il Nord Africa. «Cose come organizzare un gruppo sociale su internet, formare una ONG o aderirvi, o esprimere opposizione allo status quo possono farvi finire in carcere», ha detto.

Il documento riferisce un aumento del numero e della durezza degli attacchi contro i baha’i, attacchi come arresti, incendi dolosi e pubblicazioni di articoli denigratori sulla stampa.

«I non musulmani, soprattutto la comunità baha’i, sono stati sempre più demonizzati dai funzionari iraniani e dai mezzi di comunicazione di stato», dice la relazione. «Nel 2011, sembra che i ripetuti appelli del Leader supremo e di altre autorità di combattere i “falsi credi”, che sarebbero il Cristianesimo evangelico, il Baha’ismo e il Sufismo, abbiano comportato un aumento delle persecuzioni religiose».

Molto soddisfatta della relazione, Diane Ala’i, rappresentante della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite a Ginevra, ha detto: «Essa conferma cose che i baha’i iraniani sanno da anni. Oggi in Iran chiunque si trovi al di fuori dell’angusto concetto governativo di ciò che è socialmente o politicamente accettabile è ufficialmente un paria e ne subisce gravi conseguenze».

 

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Il governo lancia l’iniziativa «Un anno di servizio» al centro nazionale baha’i

Il governo lancia l’iniziativa «Un anno di servizio» al centro nazionale baha’i

LONDRA, 2 marzo 2012, (BWNS) – Un’iniziativa sponsorizzata dal governo per incoraggiare la gente di ogni credo a contribuire a migliorare i loro quartieri è stata lanciata al centro nazionale baha’i di Londra.

Il programma, intitolato «Un anno di servizio», si propone di riconoscere il ruolo della fede nell’ispirare opere di carità e nel promuovere la collaborazione fra le nove grandi comunità religiose del Regno Unito, baha’i, buddisti, cristiani, ebrei, giaini, indù, musulmani, sikh e zoroastriani.

Nel 1912 saranno osservate dodici giornate speciali del volontariato. Ogni giornata coinciderà con una festività religiosa e si occuperà di un tema speciale dell’azione comunitaria.

Il 29 febbraio l’onorevole Eric Pickles, Segretario di stato per il governo comunitario e locale, ha partecipato assieme a leader religiosi e ospiti di tutte le età al lancio della prima giornata di volontariato, nel centro nazionale baha’i, a 27 Rutland Gate di Londra. La giornata coincideva con i Giorni intercalari baha’i, un periodo specificamente dedicato al servizio e all’ospitalità.

«Un anno di servizio è una meravigliosa celebrazione del contributo pratico che i gruppi religiosi possono offrire per arricchire i loro quartieri e migliorare la vita di coloro che vivono accanto a loro», ha detto il signor Pickles prima del lancio. «Senza il loro contributo saremmo molto più poveri…».

Una cinquantina di ospiti di tutte le fedi hanno aiutato a decorare le torte e a impacchettare articoli di abbigliamento e da toeletta, che sono poi stati distribuiti a un asilo per i senza tetto sponsorizzato da una chiesa nella parte occidentale di Londra.

Parlando a nome dei baha’i del Regno Unito, Kishan Manocha ha detto: «La fede deve essere una fonte di gioia e unire la gente in uno scopo comune. Noi speriamo che questo lancio esprima incisivamente questi speciali frutti della fede e e ci ispiri tutti nel nostro sforzo per migliorare i nostri quartieri».

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In Marocco, un simposio parla di religione, spiritualità ed educazione

MARRAKECH, Marocco, 2 marzo 2012, (BWNS) – Che cos’è la spiritualità? Come può l’educazione religiosa incoraggiarla? E quale ruolo svolgono la religione e la spiritualità nel promuovere il benessere dell’uomo?

Questi sono alcuni degli interrogativi presi in esame da un gruppo di educatori, accademici e teologi delle religioni del mondo, inclusa la Fede baha’i, durante il «Simposio internazionale di religione, spiritualità e educazione per la prosperità dell’uomo», che si è svolto a Marrakech il 24-26 febbraio.

L’evento, indetto dalla Guerrand-Hermes Foundation for Peace (GHFP) e dalla United Nations Alliance of Civilizations, ha incoraggiato una discussione su come i giovani possono essere educati alla religione e alla spiritualità, per affrontare problemi attuali come l’ingiustizia economica e il degrado ambientale.

«Il mondo sta oggi affrontando una serie di sfide che non hanno precedenti», ha detto Scherto Gill, segretaria generale del GHFP e promotrice del simposio. «nello stesso tempo, abbiamo anche enormi opportunità di unità e convivenza fra gli uomini in una reciproca solidarietà globale, in una grande comunità globale che lavora per il bene comune».

Per affrontare le sfide e cogliere le opportunità, ha detto la dottoressa Gill, il mondo deve ridefinire i suoi concetti di «prosperità dell’uomo» allontanandosi da un modello di crescita puramente economica e adotandone uno che includa i concetti della giustizia e della spiritualità e la comprensione di una comunità allargata.

«Il significato, la connessione e l’etica derivano dalla dimensione spirituale dell’uomo», ha detto la dottoressa. «Perciò è urgente che l’educazione sviluppi una più profonda consapevolezza delle dimensioni spirituali della nostra vita».

I partecipanti hanno detto che il simposio ha suscitato molte riflessioni ed è stato molto ispirante. Fra loro, Jocelyn Armstrong, una docente che vive in Nuova Zelanda, ha detto che il simposio le ha fatto capire l’importanza di assumere un atteggiamento olistico verso l’educazione religiosa.

«Si possono discutere in classe temi come l’onestà e l’integrità e poi vedere come le religioni incoraggiano queste virtù», ha detto, «o come le religioni considerano l’ambiente».

Diane Evans, cappellano dell’Hereford Sixth Form College nel Regno Unito, ha detto che spesso manca una buona conoscenza delle credenze delle religioni. «Più frequenti gli incontri per discutere su come migliorare l’educazione religiosa, maggiore la speranza di costruire programmi capaci di allentare molte tensioni», ha detto.

Le deliberazioni sono state ispirate da 20 documenti presentati dai partecipanti, fra i quali c’era anche un documento di lavoro della Baha’i International Community (BIC) che parla di come integrare nell’educazione i concetti di religione e di «prosperità dell’uomo».

«Si è così giunti a discutere le differenze fra educazione religiosa e educazione spirituale», ha detto il rappresentante della BIC, Ming Hwee Chong.

«Solo attraverso l’educazione», ha detto, «il potenziale latente in ogni essere umano può svilupparsi, esprimersi e infine servire al bene del’individuo e della sua comunità».

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Nuove condanne delle violazioni dei diritti umani in Iran

WASHINGTON D.C., U.S.A., 21 febbraio 2012 (BWNS) – Recenti manifestazioni nazionali organizzate negli Stati Uniti, in Bulgaria e in Canada riflettono la continua protesta globale per le misure restrittive adottate contro i baha’i dalle autorità iraniane.

Il 15 febbraio un centinaio di membri dello staff del Congresso, di funzionari d’agenzia statunitensi e di rappresentanti di ONG per i diritti umani e religiose hanno partecipato a un’udienza nell’edificio del Campidoglio americano.

L’udienza si proponeva di promuovere l’approvazione della risoluzione parlamentare 134 e della risoluzione del senato 80, che biasima la condanna a vent’anni di prigione dei sette dirigenti baha’i. Chiede inoltre una sanzione contro i funzionari iraniani «direttamente responsabili di gravi violazioni dei diritti umani in Iran, come quelli contro la comunità baha’i».

«Dobbiamo far sapere al governo iraniano che non tollereremo l’iniqua persecuzione dei baha’i o di altre religioni o altri cittadini iraniani», ha detto l’onorevole Michael Grimm di New York. «È arrivato il momento di parlare e di far sapere come stanno le cose».

Il deputato Howard Berman della California, membro anziano del Comitato parlamentare degli affari esteri, ha elencato una serie di violazioni contro i baha’i iraniani e ha chiesto: «Che razza di regime malato tratta in questo modo i propri cittadini?».

Felice Gaer, commissario della Commissione statunitense per la libertà religiosa, ha parlato della sistematica demonizzazione dei baha’i in Iran e ha detto che essa fa parte di uno sforzo per «fare in modo che essi cessino di esistere».

«Stiamo parlando di persone che non solo sono state messe in prigione, ma sono anche state sistematicamente trasformate in cose disumane», ha detto la signora Gaer. «Perché e come? Negando loro l’esistenza, negando loro i diritti fondamentali, negando loro il diritto all’istruzione, il diritto al lavoro, il diritto al matrimonio, il diritto a seppellire i morti, il diritto all’eredità, il diritto a essere umani e a vivere come esseri umani».

Le sue osservazioni sono venute due giorni dopo che il Gruppo per la libertà religiosa del Parlamento statunitense aveva ospitato un briefing su una recente relazione della Baha’i International Community, intitolata «Incitamento all’odio: la campagna mediatica iraniana per demonizzare i baha’i». La relazione mostra come il governo iraniano usi sistematicamente mezzi di informazione controllati dallo stato per fomentare odio contro i baha’i.

Un convegno in Bulgaria

A Sofia, Bulgaria, il 9 febbraio, funzionari governativi, diplomatici, accademici e gruppi per i diritti umani hanno partecipato a un convegno sul divieto di accesso agli studi superiori imposto dal governo iraniano ai giovani baha’i.

Georgi Kalaydzhiev dell’ufficio del Primo Ministro bulgaro ha promesso il sostegno del Primo Ministro nella difesa dei baha’i iraniani, dicendo: «Siamo disposti ad aiutare in questa causa per rispetto dei diritti umani e della libertà di tutte le comunità religiose».

«In passato, anche noi ci siamo trovati in una situazione di oppressione e ora ne vediamo i risultati, il bisogno di sviluppo spirituale . . .», ha detto il signor Kalaydzhiev. «Ecco perché proviamo la più sincera compassione per i problemi dei baha’i in Iran».

 

Un’udienza del Senato canadese

Proseguendo un’udienza che ha avuto inizio alla fine dell’anno scorso, anche alcuni senatori canadesi hanno parlato questo mese dei prigionieri ingiustamente detenuti in Iran, fra i quali alcuni legali e attivisti dei diritti umani, giornalisti e baha’i.

Il 7 febbraio, Salma Ataullahjan, senatrice musulmana, ha parlato del caso di uno dei sette dirigenti baha’i che sta attualmente scontando vent’anni di carcere. «Io condanno la deplorevole violazione dei diritti umani da parte del regime iraniano e chiedo l’immediata liberazione del prigioniero Behrouz Tavakkoli, illegalmente detenuto», ha detto la senatrice Ataullahjan.

Anche il senatore Romeo Dallaire, che nel dicembre del 2011 disse che il trattamento dei baha’i in Iran era arrivato «alle condizioni di un pre-genocidio», ha citato esempi menzionati in «Incitamento all’odio».

«Oltre a demonizzare le immagini, questa propaganda alimenta l’intolleranza nei segmenti più fondamentalisti della società iraniana. L’estremismo è una realtà», ha detto.

 

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Un pionieristico documentario su un secolare tabù persiano

LOS ANGELES, U.S.A., 21 febbraio 2012, (BWNS) – Un lungo film-documentario che esamina le persecuzioni contro i baha’i in Iran sarà proiettato a Los Angeles questa settimana, all’inizio di un programma di proiezioni negli Stati Uniti e in altri paesi.

«Tabù iraniani» è opera del famoso regista iraniano-olandese Reza Allamehzadeh.

«A dispetto del fatto che non ho il permesso di entrare nella mia patria, sono riuscito a filmare molte scene in Iran con l’aiuto di devoti amici che hanno rischiato la vita per fare le riprese di cui avevo bisogno», ha detto il signor Allamehzadeh, che non è baha’i.

«Durante la mia lunga carriera di regista ho prodotto molti documentari impegnativi, ma nessuno di essi è stato così difficile da produrre come “Tabù iraniani”», ha detto.

Il film, che incomincia in Iran, segue il viaggio di una donna iraniana e della figlia quattordicenne che decidono di vendere tutto e di lasciare il paese per rifugiarsi in Occidente.

Fa anche vedere gli sforzi che la comunità baha’i iraniana ha fatto per educare i suoi giovani membri che hanno il divieto di accedere agli studi superiori e, per la prima volta, dà voce ai proprietari terrieri baha’i che sono stati a lungo perseguitati nel villaggio di Ivel nella provincia settentrionale del Mazandaran.

Il signor Allamehzadeh ha detto di aver deciso di intitolare il film «Tabù iraniani» perché anche gli iraniani che pensano che sia giusto riconoscere ai baha’i i loro diritti hanno taciuto sulla questione.

«Avrei dovuto incominciare prima a girare il film», ha detto il signor Allamehzadeh. «Durante le mie ricerche, mi sono reso conto che tutti i settori della società sono sotto pressione per quanto riguarda il genere, l’etnia, la lingua e la religione, ma i baha’i sono vessati più degli altri, neppure i loro morti sono al sicuro e i loro cimiteri sono sotto attacco. Ho voluto concentrarmi soltanto sui diritti umani e fare vedere fino a che punto i diritti dei baha’i vengono violati».

«“Tabù iraniani” è il documentario più personale che ho fatto», ha detto.

Un’altra importante novità del progetto sono le interviste con politici, autori e accademici iraniani che ben di rado hanno parlato in pubblico della «questione baha’i». Fra questi c’è Abolhassan Banisadr, il primo presidente dell’Iran dopo la Rivoluzione islamica del 1979.

Il film comprende anche un’intervista con Shirin Ebadi, legale per i diritti umani e premio Nobel, la quale contesta il bando da certe professioni imposto ai baha’i. «Per lavorare . . . per guadagnarsi onestamente da vivere o ottenere un permesso di lavoro, per aprire un negozio di riparazioni di scarpe o un ristorante, non occorre essere musulmani», dice la signora Ebadi. «Dov’è scritto nell’Islam che un calzolaio dev’essere musulmano?».

La prima di «Tabù iraniani» avrà luogo venerdì 24 febbraio a Los Angeles e il film sarà poi proiettato nelle prossime settimane in Olanda, a Montreal e Toronto in Canada e, negli U.S.A., in Atlanta, Chicago, Orlando, San Diego, San Francisco e Washington D.C.

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