Un network per fare del pellegrinaggio un’esperienza più verde

ASSISI, Italia, 24 novembre 2011 (BWNS) –

Si calcola che le persone che fanno una qualche forma di pellegrinaggio, per poche ore, giorni o mesi, siano 100 milioni l’anno.

Per affrontare l’impatto ambientale di questi viaggi e aiutare i luoghi santi del mondo a migliorare al massimo la propria sostenibilità ambientale è stato lanciato un nuovo network che riunisce luoghi di pellegrinaggio di dieci tradizioni religiose.

Fra di essi vi sono il Tempio d’oro sikh di Amritsar, India, la città santa armena ortodossa di Etchmiadzin, Gerusalemme, importante sede di pellegrinaggio per ebrei, cristiani e musulmani.

Anche il Centro Mondiale Baha’i e la città di Haifa, Israele, in cui esso si trova, sono fra i membri fondatori del Network pellegrinaggio verde. Solo l’anno scorso, i luoghi santi baha’i sono stati frequentati da 750.000 pellegrini e visitatori.

«Il Network pellegrinaggio verde chiederà ai fedeli di vivere, durante le più intense esperienze religiose, in modo coerente alla propria fede», ha detto Martin Palmer, segretario generale dell’Alleanza delle religioni e della Conservazione (ARC), che ha fondato il Network in associazione con il WWF.

«Essere un vero pellegrino significa andare in un luogo santo in modo da trattare il mondo intero come se fosse sacro», ha detto il signor Palmer.

Il Network è stato lanciato alla presenza di sua altezza reale la principessa Michael di Kent durante la celebrazione della Terra sacra, che ha avuto luogo ad Assisi del 31 ottobre al 2 novembre. L’evento ha anche celebrato i 25 anni dell’azione delle religioni sull’ambiente dal primo incontro di Assisi nel 1986 quando alcuni capi religiosi sono stati invitati a pensare a come le rispettive credenze, pratiche e dottrine potevano contribuire a proteggere l’ambiente.

Quest’anno, circa 90 delegati provenienti da tutto il mondo in rappresentanza delle fedi più importanti hanno preso parte a un convegno di due giorni che ha esaminato il futuro per la religione e l’ambientalismo e il Network pellegrinaggio verde.

La Baha’i International Community è stata rappresentata all’evento da Jalal Hatami, suo vice segretario generale.

«Il Centro Mondiale Baha’i sta discutendo con le autorità di Haifa sul modo per rendere la città più ecologica», ha detto il signor Hatami. «Questo prevede anche la promozione dell’uso dei trasporti pubblici fra tutti i cittadini e di abitudini più verdi nel settore dell’ospitalità, il miglioramento della gestione dell’energia e dell’acqua e l’incoraggiamento del riciclaggio e della riduzione dei rifiuti».

Il signor Hatami ha detto che è stato «molto ispirante» sentire delle varie iniziative già in atto in varie città sante.

«Si è dimostrato che le comunità religiose hanno molto da dire sull’ambiente e possono realmente avere successo se lavorano per mete comuni», ha detto.

Per leggere l’articolo online e vedere le fotografie, si vada a: http://news.bahai.org/story/868

A TUTTI I GIOVANI ITALIANI

A TUTTI I GIOVANI ITALIANI

Fermiamoci un attimo per leggere

C’è una notizia per noi!

Per NOI che siamo “NEL FIORE DELLA GIOVINEZZA”

Per NOI che LA CASA UNIVERSALE DI GIUSTIZIA CHIAMA:

“l’avanguardia di ogni iniziativa

e la forza trainante in qualsiasi

 impresa.”

dal 26 Dicembre 2011 al 3 gennaio 2012,

a Mantova

ci vedremo tutti insieme al

GIO.POP.RIC. 2011/2012!

(Convegno Giovani Popolazione Ricettiva)

Pochi giorni che possono dare luce al resto della nostra vita.

*

Chiamiamo tutti i nostri amici!

Seguiranno a brevissimo i dettagli logistici e l’apertura delle iscrizioni.

Dura condanna delle violazioni dei diritti umani in Iran da parte delle Nazioni Unite.

Dura condanna delle violazioni dei diritti umani in Iran da parte delle Nazioni Unite. Il Parlamento europeo si unisce alle proteste del mondo

NAZIONI UNITE, 21 novembre 2011, (BWNS) – Con parole così forti come poche volte ha usato, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha duramente condannato l’Iran per le sue «gravi, costanti e ricorrenti violazioni dei diritti umani».

Con 86 voti contro 32, e 59 astensioni, oggi il Terzo comitato dell’Assemblea ha approvato un risoluzione di sei pagine che elenca una lunga serie di violazioni, fra le quali vi sono «un drastico aumento» delle esecuzioni capitali, dell’uso della tortura, del sistematico bersagliamento dei difensori dei diritti umani, della diffusa violenza contro le donne e delle continue discriminazioni contro le minoranze, come i membri della Fede baha’i.

«Con il suo lungo e dettagliato elenco di crimini contro comuni cittadini, la risoluzione di quest’anno ha condannato il comportamento delle autorità iraniane con parole così forti come non avevamo mai sentito», ha detto Bani Dugal, il principale rappresentante della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite.

«Il risultato non lascia dubbi su ciò che la comunità mondiale pensa degli implacabili sforzi dell’Iran per violare praticamente ogni diritto umano», ha detto.

La risoluzione segue le recenti relazioni del Segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon e del nuovo relatore speciale per i diritti umani in Iran che hanno duramente criticato le violazioni dei diritti umani da parte della Repubblica Islamica.

Il testo inglese della risoluzione si trova nel seguente sito: http://news.bahai.org/sites/news.bahai.org/files/documentlibrary/867_Iran_human_rights_situation.pdf

Aree a rischio

Cosponsorizzata da 42 paesi, la risoluzione elenca circa 16 aree a rischio, che comprendono la tortura e un maggior ricorso alla pena capitale, le «sistematiche e gravi restrizioni della libertà di pacifica assemblea» e le «gravi limitazioni e restrizioni del diritto di libertà di pensiero, di coscienza, di religione e di credenza».

Menziona anche, per la prima volta, una preoccupazione per «illecite interferenze» con la privacy personale, citando il controllo esercitato dallo stato sulla corrispondenza, sui messaggi e-mail e v-mail.

La risoluzione afferma anche che l’Iran si rifiuta di rispettare il giusto processo, menzionando «l’uso sistematico e arbitrario di un prolungato confino in isolamento, l’impedimento per i detenuti di accedere a una rappresentanza legale di loro scelta, il rifiuto di considerare la possibilità di concedere la libertà su cauzione ai detenuti e la durezza delle prigioni, a causa del grave sovraffollamento e della scarsa igiene, nonché i persistenti racconti di detenuti sottoposti a torture e stupri e altre forme di violenza sessuale».

«L’escalation degli attacchi contro i baha’i»

Un altro motivo di preoccupazione sono le continue violazioni e discriminazioni contro minoranze etniche e religiose, in particolare i problemi degli arabi, degli azeri, dei beluci e dei curdi e le discriminazioni contro i cristiani, gli ebrei, i sufi, i musulmani sunniti e gli zoroastriani.

La risoluzione menziona «l’escalation degli attacchi contro i baha’i e i loro difensori . . . anche sui media sponsorizzati dallo stato, un significativo aumento del numero dei baha’i arrestati e detenuti, l’attacco contro l’istituzione educativa baha’i, il ripristino della condanna a vent’anni di carcere ai sette dirigenti baha’i dopo procedimenti legali irregolari e la ripresa delle misure per negare ai baha’i l’impiego nei settori pubblico e privato».

La risoluzione invita l’Iran a «eliminare la discriminazione e l’esclusione delle donne e dei membri di certi gruppi, come i membri della fede baha’i, quanto all’accesso agli studi superiori, e a eliminare la criminalizzazione dell’iniziativa per offrire gli studi superiori ai giovani baha’i ai quali è negato l’accesso alle università iraniane».

Il paese deve inoltre cooperare con le Nazioni Unite e i suoi funzionari per il monitoraggio della situazione dei diritti umani.

«Questa risoluzione è una forte testimonianza del fatto che tutti gli iraniani, e non solo poche minoranze o pochi dissidenti, vivono in uno stato di assedio, nel quale le vessazioni, gli arresti e le incarcerazioni arbitrarie, le torture e le minacce di morte sono diventati una preoccupazione quotidiana», ha detto la signora Dugal.

La risoluzione, che dovrà essere confermata in dicembre dall’intera Assemblea, chiede anche che il Segretario generale dell’ONU ripresenti un rapporto sui diritti umani in Iran il prossimo anno.

Una risoluzione europea

Un’analoga risoluzione di dura condanna dell’Iran per le sue violazioni dei diritti umani è stata adottata giovedì scorso anche dal Parlamento europeo.

Anche questa risoluzione cita numerose aree di preoccupazione, come il maggior numero di esecuzioni capitali, il largo uso della tortura, la sistematica oppressione dei difensori dei diritti umani, dei giornalisti, delle donne e delle minoranze.

Anche il Parlamento europeo ha preso nota dell’aumento delle persecuzioni contro i baha’i, notando che essi «subiscono pesanti discriminazioni, come l’impossibilità di accedere agli studi» e che sette dirigenti baha’i si trovano ancora in prigione e «oltre cento membri della comunità sono agli arresti».

«Siamo soddisfatti per queste risoluzioni e speriamo che finalmente il governo iraniano dia ascolto all’appello della comunità internazionale e metta fine a queste pratiche e ritorni allo stato di diritto», ha detto Bani Dugal.

Il testo inglese della risoluzione del Parlamento europeo si trova nel seguente sito: http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?type=MOTION&reference=P7-RC-2011-0594&language=EN

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I baha’i sudafricani riflettono su cent’anni di unità razziale

JOHANNESBURG, Sud Africa, 18 novembre 2011, (BWNS) – In Sud Africa, i baha’i di tutte le origini possono oggi liberamente riunirsi e dimostrare la loro fede nell’unità del genere umano. Ma non è sempre stato così.

Fra le storie che sono state raccontate durante la celebrazione del centenario della comunità baha’i sudafricana alcune hanno parlato dei pericoli affrontati dai baha’i che cercavano di seguire la loro fede durante gli anni più duri dell’apartheid.

«La comunità ha riflettuto sul ruolo dei primi baha’i nella promozione dell’unità in un paese con un difficile passato di segregazione razziale», ha detto Khwezi Fudu, portavoce dei baha’i del Sud Africa.

«Ma abbiamo anche celebrato, con presentazioni musicali, teatrali e audio-visive, il contributo offerto al paese dalla comunità baha’i nel campo dell’unità razziale, dell’educazione morale dei bambini e dei giovani, della parità di genere e del dialogo interreligioso».

In un messaggio alla riunione, che si è svolta nel centro nazionale baha’i il 12 novembre, l’ex presidente sudafricano Thabo Mbeki ha detto. «Siamo . . . molto incoraggiati dal fatto che nel rispondere alle sfide dello sviluppo umano avete cercato non solo di fornire servizi ma anche di alimentare la capacità che tutti gli esseri umani hanno di svilupparsi, anche nell’ambito morale».

«Siamo onorati e rafforzati dalla presenza nel paese di membri della fede baha’i», ha soggiunto.

Un’elezione multirazziale

Dignitari e ospiti che hanno partecipato alla celebrazione hanno sentito che, dopo l’arrivo della Fede baha’ in Sud Africa nel 1912, a poco a poco persone di tutte le razze hanno aderito alla fede. Ne 1956, quando le dimensioni della comunità furono tali da poter eleggere un direttivo regionale, i baha’i dell’Africa del Sud di varie origini razziali si riunirono in una piccola fattoria a Highveld.

Per precauzione, Reginald Turvey, un noto pittore che era baha’i, fu messo sulla strada che portava alla fattoria a fare da sentinella. Egli aveva il compito di segnalare l’arrivo di agenti della polizia. In quel caso i votanti si sarebbero separati. I baha’i africani facevano finta di pulire e cucinare, mentre i bianchi facevano finta di giocare a carte.

Quella storica elezione si concluse senza problemi e i suoi risultati fruono una testimonianza del principio baha’i dell’unità razziale: dei nove membri eletti, due erano neri, uno un meticcio sudafricano, uno swazi e quattro bianchi.

Ospiti illustri

Fra gli ospiti della celebrazione del centenario c’erano l’ex first lady del Sud Africa, Zanele Mbeki, la famiglia reale Sigcau del popolo AmaMpondo, Agostinho Zacarias, coordinatore locale delle Nazioni Unite e altri illustri personaggi, come funzionari del governo, membri del corpo diplomatico, artisti, rappresentanti dei media e dei sindacati, accademici, capi religiosi e attivisti sociali.

L’Alto commissario australiano, sua eccellenza la signora Ann Harrap, che ha pronunciato un discorso di apertura su temi come la valorizzazione delle donne, ha detto che l’evento è stato «piacevole, ispirante ed educativo».

«Mi ha colpito il modo in cui la comunità baha’i si è riunita per presentare il contributo che ha offerto alla società sudafricana negli ultimi cent’anni», ha detto.

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Il Tempio del loto personifica «il messaggio per il mondo moderno»

NEW DELHI, India, 14 novembre 2011 (BWNS) –

Nel XXV anniversario dell’apertura della Casa di culto baha’i, il primo ministro di Delhi ha elogiato l’impatto del tempio sulla società indiana e il resto del mondo.

«È un edificio tipico dell’India. Non ce n’è nessun altro», ha detto Sheila Dikshit alla folla che ha partecipato alle celebrazioni del giubileo d’argento del tempio. «Grazie anche a questo tempio Delhi ha trovato la strada per toccare il cuore di milioni di persone in tutto il mondo».

Il primo ministro lo ha detto durante la sua visita speciale l’ultimo giorno di un programma di celebrazioni per le quali si sono riunite nel terreno del tempio oltre cinquemila persone provenienti da tutto il subcontinente indiano e da altri 60 paesi.

«Vorrei esprimere a parole a mia gioia», ha detto la signora Dikshit. «Il vostro è il messaggio per il mondo moderno. La Fede baha’i insegna che siamo tutti uguali. Supera tutte le anguste considerazioni dell’umanità».

Nel suo messaggio per l’occasione, la Casa Universale di Giustizia ha osservato che il tempio ha il «potere di armonizzare l’evidente diversità dei suoi visitatori, di ridestare la nobiltà nei cuori e di rafforzare la speranza della pace».

«All’ombra di questo magnifico edificio, milioni di persone che cercano Dio hanno trovato pace e sono stati edificati dai canti di lode e di esaltazione che s’innalzano dal suo sancta sanctorum», ha scritto la Casa Universale di Giustizia.

Un messaggio di auguri è giunto anche dal Presidente dell’India, signora Shrimati Pratibha Devisingh Patil, e dall’ex Presidente, dottor A.P.J. Kalam.

«La Casa di culto con i suoi magnifici dintorni trasmette un messaggio sul modo in cui si possono celebrare le differenze che esistono nella società», ha scritto il dottor Kalam. «Questa cultura della celebrazione delle differenze nella società è il massimo contributo offerto dalla Fede baha’i all’umanità».

La Casa di culto baha’i, nota come «Tempio del loto» per il suo premiato progetto ispirato a un fiore di loto, è uno degli edifici più visitati del mondo. Nell’ultimo quarto di secolo è stato visitato da una media di 4 milioni e trecento mila persone l’anno, provenienti da tutte le nazioni, le religioni e le classi sociali.

Aperta a tutti, la Casa di culto si propone di offrire un luogo d’incontro centrale per la preghiera e la meditazione e, in futuro, una serie di strutture per provvedere ai bisogni sociali ed educativi della popolazione.

Il tempio di New Delhi, ha scritto la Casa Universale di Giustizia, «non ha solo dato espressione al profondo bisogno che l’uomo ha di adorare Iddio ma ha anche dimostrato di essere capace di tradurre e trasferire quel culto in un servizio dinamico e spassionato per il miglioramento dell’umanità».

Il crescente contributo della Casa di culto alla società indiana è stato evidenziato dal Ministro indiano del turismo, Subodh Kant Sahai, che ha scritto che esso «ospita attività aconfessionali come l’educazione spirituale e morale dei bambini e dei giovani e incontri durante i quali gli adulti studiano sistematicamente importanti principi spirituali e la loro applicazione alla vita di tutti i giorni».

Il messaggio che «la preghiera è incompleta se non si traduce in un servizio» è stato ripetuto durante tutte le presentazioni, su temi come l’armonia comunitaria, la trasformazione sociale, l’educazione dei bambini e la valorizzazione dei giovani.

Notevole la partecipazione dei giovani ai programmi devozionali, alle presentazioni artistiche e ai discorsi, alcuni dei quali sono stati preparati da persone e rappresentanti di organizzazioni che avevano ricevuto un premio intitolato «Campioni della trasformazione sociale».

Onori ai costruttori del Tempio

Alla fine del suo discorso, il Primo ministro di Delhi ha elogiato l’architetto della Casa di culto, Fariborz Sahba del Canada, presente alle celebrazioni, e a coloro che mantengono oggi il tempio.

«Soprattutto, mi inchino davanti a coloro che fanno apparire questo edificio esattamente come era il primo giorno», ha detto la signora Dikshit.

Sei membri dell’equipe che ha costruito il tempio hanno ricevuto uno speciale dono commemorativo. Fra loro c’era Anumolu Ramakrishna, ex presidente e vice direttore generale della Larsen & Toubro Ltd., la compagnia edile che ha costruito il tempio.

«Il progetto di un edificio ha bisogno di unità», ha detto il signor Ramakrishna. «Se non si lavora tutti uniti, le cose non funzionano».

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