Il fiore del Tempio colombiano sta sbocciando

AGUA AZUL, Colombia, 4 aprile 2018, (BWNS) –

Avanzamento lavori del tempio baha’i di Agua Azul (Colombia)

È stata installata la corona in cima al tetto della Casa di culto baha’i locale in Colombia, un importante traguardo per questa storica impresa. 

La struttura gialla che si trova in cima al tetto di terracotta rappresenta il fiore di cacao – un simbolo emblematico del paese – ed è stata sistemata subito dopo il primo giorno di primavera, che corrisponde al Capodanno baha’i. È fatta di un materiale fluorescente che assorbe la luce solare durante il giorno e si illumina al tramonto. 

Nelle prossime settimane, una riproduzione calligrafica della parola “Baha”, che significa gloria, sarà installata all’interno della corona del tetto. In ogni Casa di culto bahá’í una variante di questo sacro simbolo è collocata nel suo punto più alto.

Da quando la Casa Universale di Giustizia ha annunciato il Tempio nel 2012, le comunità circostanti si sono sentite collettivamente responsabili del suo sviluppo. 

«La costruzione del Tempio ha sicuramente avuto un grande impatto sulla comunità», ha detto il giovane Jean Paul Viafara Mora, diciottenne. «Ha aperto uno spazio salubre al quale tutti possono accedere e ha offerto un’alternativa al tipo di attività che le persone svolgono e che a volte non sono proprio l’ideale per loro».

Ha continuato: «La Fede ha una forza spirituale che ci sta influenzando tutti, contribuendo a farci crescere spiritualmente e a metterci in contatto con il nostro Creatore». 

Mentre il progetto andava avanti, assieme alla costruzione sono andati avanti anche gli sforzi per costruire una comunità spiritualmente e materialmente vibrante. Negli ultimi cinque anni, i membri della comunità hanno lavorato a un progetto di riforestazione dei terreni dove sorge la Casa di culto. L’iniziativa ha contribuito a reintrodurre nella zona una vegetazione autoctona, che era stata decimata dalla proliferazione in tutto il paese e per molti decenni delle piantagioni di canna da zucchero. 

Alla rinascita dell’habitat naturale del Norte del Cauca è corrisposto un risveglio spirituale della popolazione. Incontri di preghiera in tutti i tipi di ambienti riuniscono i vicini di casa in uno spirito di unità e amore. Molti tra la popolazione hanno trovato percorsi comuni di servizio alla comunità, rafforzando i legami di vicinato mentre lavorano assieme. 

Un importante aspetto del progetto di riforestazione è stato il collegamento spirituale tra la gente e la terra. La comunità tiene spesso incontri devozionali sul terreno del Bosque Nativo, o bosco nativo, al mattino, prima di andare al lavoro. 

Questi sviluppi hanno attirato l’attenzione di molte persone della regione, per esempio il sindaco locale Jenny Nair Gomez, che ha recentemente visitato i terreni del Tempio. Il sindaco ha detto che non vede l’ora che il Tempio si apra alla gente ed è chiaro che condivide l’entusiasmo della comunità quanto all’impatto di questo importante sviluppo sull’area. Il sindaco Gomez si è impegnata di lavorare per un progresso sociale positivo accanto alle molte persone che sono state ispirate dal Tempio. 

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Riesaminare la riconciliazione

VICTORIA, Canada, 2 aprile 2018, (BWNS) –

Un momento della conferenza: il professor Jeremy Webber. Presenti i nativi canadesi e oriundi.

Il professor Jeremy Webber, decano della Facoltà di giurisprudenza presso l’Università di Victoria, si è trovato davanti a una stanza piena di gente. Funzionari del governo, leader indigeni e religiosi, studenti e accademici e membri della comunità si erano riuniti per un simposio sulla riconciliazione tra le popolazioni indigene e non indigene del paese. 

L’evento intendeva favorire una maggiore comprensione di una questione fondamentale relativa alla riconciliazione, sollevata dal professor Webber nelle sue osservazioni preliminari: «Come dobbiamo affrontare il tema della religione e della spiritualità nel processo di riconciliazione?». 

Per la comunità baha’i del Canada, questa domanda è fondamentale per il processo della promozione della giustizia e della ricostruzione dei rapporti di fiducia, amicizia e collaborazione tra popoli indigeni e non indigeni del Canada. 

Un rapporto pubblicato nel 2015 dalla Commissione per la verità sulle scuole residenziali indiane e la riconciliazione (TRC), che ha esaminato gli impatti del sistema scolastico residenziale canadese nel corso di molti decenni sui bambini, sulle famiglie e sulle comunità indigene, ha stimolato una dinamica conversazione pubblica decennale sul rapporto tra gli indigeni e i non indigeni. Questo sistema scolastico era stato progettato per assimilare i bambini indigeni nella società canadese allontanandoli dalla loro famiglia, dalla loro cultura, dalle loro lingue e tradizioni spirituali. La TRC ha definito i suoi effetti un “genocidio culturale”. 

La comunità bahá’í del Canada ha partecipato attivamente ai lavori della TRC. Alcuni dei sopravvissuti delle scuole residenziali sono baha’i e alcuni di loro hanno testimoniato davanti alla Commissione. Durante le riunioni nazionali della TRC tenute in tutto il paese, dozzine di baha’i si sono offerti volontari per aiutare i partecipanti. 

Nel 2015 l’Assemblea Spirituale Nazionale dei Baha’i del Canada ha presentato alla TRC un documento e un dono, accompagnati da una presentazione pubblica di Deloria Bighorn, Presidente dell’Assemblea Spirituale Nazionale dei Baha’i del Canada. La comunità baha’i ha anche prodotto un cortometraggio, The Path Home, che è stato proiettato ad Ottawa nel corso dell’ultimo incontro nazionale. 

È in questo più ampio contesto che la comunità bahá’í del Canada ha collaborato con la Facoltà di giurisprudenza dell’Università di Victoria e con la Fondazione Pierre Elliott Trudeau per offrire il recente simposio a marzo, intitolato «Ripensare la relazione tra spiritualità e riconciliazione». 

L’evento ha riunito una serie di importanti pensatori, tra cui molti dei più importanti studiosi canadesi di legge indigena. Si è svolto nella First Peoples House dell’Università di Victoria ed è coinciso con il lancio del primo programma di legge indigena nel mondo, fornendo un’occasione per esaminare come la spiritualità sia concettualizzata e applicata all’interno di un campo di leggi in evoluzione e come ciò potrebbe aiutare a pensare in un modo più ampio ai cambiamenti sociali. 

Parlando durante il simposio a nome della comunità baha’i, la signora Bighorn ha espresso le sue speranze per l’incontro: «Siamo qui per creare un mondo nel quale la sofferenza della gente diminuisca e la sua nobiltà aumenti. Il nostro lavoro è quello di ricreare la società in base a principi di giustizia e unità». 

Il simposio si è aperto l’8 marzo con una conferenza pubblica nel centro di Victoria, tenuta in concomitanza con un festival annuale di ricerca, arte e innovazione. Oltre alle 750 persone presenti, 5.000 persone hanno guardato l’apertura online, mentre il professor John Borrows e il professor Val Napoleon parlavano del ruolo del sacro nella legge indigena. Borrows e Napoleon stanno conducendo una nuova iniziativa presso la facoltà di giurisprudenza dell’Università di Victoria per offrire una laurea in diritto indigeno e diritto consuetudinario. 

Il 9 marzo, 140 persone si sono riunite per una serie di tavole rotonde sul passato, presente e futuro della riconciliazione. Queste discussioni sono state guidate da una nota illustrativa preparata per il simposio e i partecipanti hanno esaminato i vari modi in cui la colonizzazione in Canada aveva interrotto il legame tra le popolazioni indigene e il loro patrimonio spirituale e culturale. 

Mentre le presentazioni hanno affrontato i tragici effetti della colonizzazione, sono state evidenziate anche occasioni di speranza e momenti di interazione interculturale. Uno di questi momenti è stato quando il dottor Chelsea Horton ha descritto gli sforzi compiuti dai baha’i indigeni e non indigeni in Canada negli anni ’60 per stimolare una conversazione pubblica sul “diritto a un’identità” rispettando e promuovendo le culture indigene. 

Il tema del cambiamento sociale è stato trattato dal dottor Roshan Danesh, un avvocato baha’i, che ha parlato nella prima tavola rotonda. Il dottor Danesh ha commentato: «Mentre impariamo a parlare e riflettere sulla riconciliazione, nasce un nuovo dinamismo, si presentano opportunità e sorgono tensioni». Ha sfidato coloro che erano riuniti a «mettere in discussione l’architettura della nostra società … mentre lottiamo per prendere i provvedimenti che sono necessari per una trasformazione». 

Douglas White, direttore del Centro per i trattati pre-confederati e la riconciliazione presso la Vancouver Island University, ha esaminato il tipo di trasformazione necessaria nella società canadese. Ha notato che, nonostante l’importanza dei processi legali, essi sono «insufficienti da soli a causa della loro natura altamente accusatoria». 

«Come possiamo ispirare i canadesi ad essere diversi?», ha proseguito White – che è un membro della prima nazione snuneymuxw e baha’i – chiedendo se le aspirazioni possano trascendere la mera convivenza e tolleranza. «Non voglio che voi tolleriate i miei figli. Voglio che li amiate, in modo che il loro benessere sia di interesse per tutti i canadesi». 

Il professor Borrows ha chiuso i lavori invitando i partecipanti a seguire un processo attivo di riflessione sugli eventi del giorno, in modo da comprenderli meglio. Ha detto che ciò significa «coinvolgere un mistero più grande nei nostri reciproci rapporti».  

Il simposio è stato l’ultimo di una serie di contributi che la comunità baha’i ha offerto al discorso pubblico nazionale sulla riconciliazione tra popoli indigeni e non indigeni in Canada. 

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Vari paesi del mondo progettano francobolli commemorativi baha’i

BAHA’I WORLD CENTER, 28 marzo 2018, (BWNS) –

Francobolli commemorativi

Durante questo anno bicentenario, comunità di tutto il mondo hanno onorato in molti modi diversi la vita e gli insegnamenti di Bahá’u’lláh. In vari paesi, come l’Austria, il Brasile, la Cambogia, la Germania, la Malesia e i Paesi Bassi, un tributo in onore della storica occasione è stata l’emissione di francobolli commemorativi. 

I disegni di questi francobolli sono ispirati ai simboli e all’architettura baha’i. In Cambogia, per esempio, il francobollo riproduce la nuova Casa locale di culto a Battambang. Riproduce l’immagine di un Tempio anche un francobollo pubblicato in Germania, in questo caso la Casa continentale di culto per l’Europa a Langenhain, in Germania. Altri francobolli si sono avvalsi di tipici simboli baha’i, come la stella a nove punte. I francobolli emessi nei Paesi Bassi presentano una famosa opera calligrafica che riproduce parole sacre nella forma di un uccello paradisiaco, opera del famoso artista persiano del XIX secolo Mishkin-Qalam.


Non è la prima volta che vengono emessi francobolli commemorativi per occasioni storiche bahá’í. Nel 1992, anno in cui fu celebrato il centenario della morte di Bahá’u’lláh, vari paesi, come il Brasile, Trinidad e Tobago e Grenada, hanno emesso francobolli.
 

In quell’anno ricorrevano anche altri anniversari degni di nota per i quali sono stati emessi francobolli. A Panama, un francobollo con la Casa continentale di culto per l’America Centrale è stato pubblicato nel 1992, il ventesimo anniversario della dedicazione del Tempio. Quell’anno la Guyana ha emesso un francobollo per celebrare l’arrivo della Fede baha’i nel paese mezzo secolo prima. Nel 2001, Israele ha emesso un francobollo per commemorare l’apertura ufficiale delle Terrazze.

Molti paesi sono stati aperti alla Fede baha’i tra il 1953 e il 1963 durante un piano decennale globale. Un certo numero di francobolli commemorativi è stato emesso a 50 anni dall’insediamento della Fede in alcuni di questi paesi. Monaco e le Isole Salomone sono tra quelli che hanno emesso francobolli per questi “giubilei d’oro”.

Disegni baha’i su francobolli sono comparsi già molti decenni fa. Alla fine degli anni ’40, a Santiago, in Cile, è stata emessa una serie di francobolli con la Casa di culto di Chicago. Diversi anni dopo, Santiago è stata a sua volta scelta per ospitare la futura Casa di culto continentale per il Sud America.

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Il progetto del Tempio nazionale presentato a Naw-Ruz in un’atmosfera di grande gioia

PORT MORESBY, Papua Nuova Guinea, 21 marzo 2018, (BWNS) –

Progetto del Tempio di Papua_Nuova Guinea

Oggi, in uno storico evento, è stato presentato il progetto per la Casa di culto nazionale baha’i della Papua Nuova Guinea. La Casa di culto sarà uno dei due Templi baha’i nazionali che si costruiranno nel mondo nei prossimi anni, a significare una nuova pietra miliare per la comunità mondiale baha’i. 

Circa cinquecento persone si sono riunite nel sito del tempio nella capitale, Port Moresby, per onorare questa occasione senza precedenti, che è stata celebrata a Naw-Ruz, il capodanno baha’i. 

Musiche tradizionali e danze di rappresentanti di varie regioni del paese hanno riempito la celebrazione di gioia ed entusiasmo. Un gruppo di abitanti di Madina, il villaggio dove è nato il primo indigeno bahá’í della Papua Nuova Guinea, ha eseguito una danza sacra per celebrare l’occasione. 

Il programma si è aperto con una preghiera baha’i cantata da un piccolo coro di giovani. «Su questa altura che domina la valle di Waigani e gli edifici e il via vai in lontananza e con la fresca brezza nella calura del giorno, queste parole di Dio erano davvero commoventi», ha detto uno dei partecipanti. 

Dopo un edificante programma devozionale, il Segretario dell’Assemblea Nazionale della Papua Nuova Guinea ha parlato del concetto di Casa di culto. 

«Gli scritti baha’i dicono che la Casa di culto è un centro collettivo della società per la promozione di caldi sentimenti di affetto», ha dichiarato Confucius Ikoirere, il Segretario nazionale, nel suo discorso di apertura. «È un luogo di culto universale aperto a tutti gli abitanti di una località, indipendentemente dalla loro religione, provenienza, etnia o genere». Ikoirere ha anche parlato dell’importanza del Tempio per la costruzione della comunità e ha aggiunto che esso rappresenta la coerenza tra il servizio e il culto ed è unico negli annali della religione. 

Originario della Nuova Zelanda, Rodney Hancock – una delle due persone che hanno portato la Fede baha’i in Papua Nuova Guinea negli anni ’50 – è stato invitato a scoprire il progetto del Tempio davanti al pubblico. 

Un gruppo di donne di Monte Brown ha cantato una canzone nella lingua tradizionale. La canzone raccontava di come i loro padri e madri avevano accettato la Fede baha’i e avevano detto che non sapevano tutto ciò che la Fede avrebbe portato, ma che essa avrebbe portato futuri meravigliosi sviluppi. Indicando il bel modellino della Casa di culto, il gruppo ha affermato di sapere ora cosa intendessero dire i loro progenitori. 

Anche la squadra degli architetti, composta da un architetto nativo dei Papua Nuova Guinea, Henry Lape, e da Saeed Granfar, ha parlato al pubblico. Hanno spiegato che la «ricerca di un tema universale» per il tempio è stata «una grande sfida in un paese con oltre 700 diversi gruppi culturali. 

«Una sottile immagine che ci si è presentata è stata quella dell’arte della tessitura», hanno proseguito Lape e Granfar nel loro discorso. «Nella vita tradizionale dei villaggi, che oggi è viva e vibrante in Papua Nuova Guinea, e anche nelle famiglie urbane, si trovano in abbondanza superfici e oggetti intrecciati. È un’immagine che sa molto di “casa” per la maggior parte di noi, una forma d’arte funzionale e intrinsecamente bella con cui interagiamo quotidianamente». 

Le riflessioni degli architetti hanno anche commentato il fatto che la Casa di culto sarà uno spazio dove la gente della Papua Nuova Guinea potrà incontrarsi per adorare Dio e trovare ispirazione per servire assieme l’umanità. «L’arte della tessitura assomiglia al processo di costruzione dell’unità nella diversità. I singoli filamenti si uniscono per formare qualcosa di infinitamente più forte delle parti costituenti e l’intera composizione dipende dal contributo di ogni singolo filamento». 

L’edificio centrale della Casa di culto avrà una capienza di 350 posti. I nove ingressi a capanna riflettono una struttura tradizionale che è associata al sacro in molte delle principali regioni del paese. 

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