Il presidente di una nazione del Pacifico fa visita al Centro Mondiale Bahai

HAIFA, Israele, 1° dicembre 2011, BWNS –

 

Il Capo di stato della Repubblica di Palau ha fatto una visita ufficiale al Centro Mondiale Baha’i.

Il presidente Johnson Toribiong e sua moglie, la signora Valeria Toribiong, sono stati accolti da un membro della Casa Universale di Giustizia, il signor Stephen Hall, e da sua moglie, la signora Dicy Hall, il 25 novembre. Faceva parte del gruppo di accoglienza anche un membro del Centro Internazionale d’Insegnamento, signora Zenaida Ramirez.

Palau, uno dei più giovani stati sovrani del mondo, si trova nell’Oceano Pacifico a 800 chilometri a est delle Filippine. Il presidente Toribiong ha chiesto di far visita al Centro Mondiale Baha’i durante una sua visita di stato in Israele.

Durante il ricevimento, che si è svolto nella Sede della Casa Universale di Giustizia, il signor Hall ha donato al presidente il libro, «Baha’i Shrine and Gardens in Haifa and Acre». Alla signora Toribiong è stato offerto un souvenir in cristallo del Mausoleo del Bab.

«Il presidente, che è un avvocato, ha espresso il suo apprezzamento per gli insegnamenti baha’i sulla giustizia», ha detto Kern Wisman, rappresentante della Baha’i International Community, che faceva parte del gruppo di accoglienza.

Dopo i discorsi, la delegazione, della quale facevano parte anche il Ministro della giustizia di Palau, signor John Gibbons, e alcuni ospiti della municipalità di Haifa, ha visitato il Mausoleo del Bab e i giardini a terrazze che lo circondano. La signora Toribiong che, nel suo ruolo di first lady, ha fatto molto per promuovere l’abbellimento del suo paese, ne è rimasta molto colpita.

«È una toccante esperienza vedere un capo di stato che riesce a cogliere una parte dell’essenza, del carattere, delle dimensioni e della portata della Fede baha’i e che risponde con tale rispetto alla bellezza e alla dignità di questo santo luogo», ha detto il signor Wisman.

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Un compositore che ha dedicato tutta la vita alla costruzione di un mondo migliore

KERIKERI, Nuova Zelanda, 28 novembre 2011 (BWNS) –

Russell Garcia, deceduto a 95 anni, era un influente compositore, arrangiatore e conduttore, che ha dedicato i suoi talenti alla promozione degli insegnamenti della Fede baha’i in tutto il mondo.

Nella sua decennale carriera, il signor Garcia ha registrato oltre 60 album con il proprio nome e lavorato con personaggi come Louis Armstrong, Charles Chaplin, Ella Fitzgerald e Judy Garland.

Nato a Oakland, California, il 12 aprile 1916, il signor Garcia ha incominciato già da ragazzo a scrivere e arrangiare musica. Ha composto per programmi radiofonici e televisivi, come «Rawhide» e per film come «L’uomo che visse nel futuro (The Time Machine)» (1960).

Il suo lavoro di insegnante presso la Westlake School of Music di Los Angeles lo ha portato a scrivere «The Professional Arranger Composer (Il compositore arrangiatore professionista)». Il libro e il suo seguito «continuano a essere testi basilari per chi voglia comprendere il processo dell’arrangiamento e della composizione»», ha detto il critico musicale Don Heckman al Los Angeles Times.

Durante la Seconda guerra mondiale, il signor Garcia ha combattuto nell’offensiva delle Ardenne in Belgio.

«È pura follia, sparare a sconosciuti», si disse il compositore, ripromettendosi che, se ne fosse uscito vivo, si sarebbe dedicato alla pace mondiale.

Il signor Garcia e la moglie, Gina, hanno aderito alla Fede baha’i nel 1955 e, da allora, hanno dedicato tutta la vita alla promozione dei suoi principi. Nel 1966, quando era all’apice della sua carriera di musicista, lui e la moglie vendettero la casa e tutto quello che avevano, comprarono una barca e partirono, portando gli insegnamenti baha’i nelle isole dell’Oceano Pacifico.

«Sono poche le persone alle quali capita di seguire il cuore senza preoccupazioni economiche», ha detto in seguito il signor Garcia.

La coppia ha vissuto per sei anni sul suo trimarano, «Gli araldi dell’aurora», fermandosi, fra i molti altri luoghi, a Cuba, in Haiti, in Giamaica e a Tahiti. Durante i loro viaggi, si sono innamorati della Nuova Zelanda e vi si sono stabiliti.

Il signor Garcia ha continuato a comporre, arrangiare e dirigere fino alla fine della sua lunga vita. Nel 2005, il Jazz Institute di Los Angeles lo ha onorato per i suoi contributi al jazz. Nel 2009, lui e la moglie hanno ricevuto dalla regina Elisabetta II la Queen’s Service Medal. Insieme, hanno sempre svolto servizi di volontariato insegnando ai bambini delle scuole elementari della Nuova Zelanda le qualità spirituali, servendosi di canzoni, storie ed esercizi creativi.

Quando ha saputo del suo trapasso il 20 novembre, la Casa Universale di Giustizia ha ricordato che il signor Garcia si è anche «dedicato alla creazione di molte composizioni musicali per diffondere la luce di Baha’u’llah».

La Casa Universale di Giustizia ha inoltre scritto che «i grandi sforzi da lui compiuti per utilizzare opere artistiche nella promozione della [Fede baha’i] saranno a lungo ricordati».

Una volta il signor Garcia ha detto durante un’intervista: «Noi vediamo il genere umano come un’unica entità. Perciò qualunque meta non aiuti tutti non è una meta».

«Abbiamo dedicato la nostra vita allo sforzo di costruire un mondo migliore», ha detto.
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Un network per fare del pellegrinaggio un’esperienza più verde

ASSISI, Italia, 24 novembre 2011 (BWNS) –

Si calcola che le persone che fanno una qualche forma di pellegrinaggio, per poche ore, giorni o mesi, siano 100 milioni l’anno.

Per affrontare l’impatto ambientale di questi viaggi e aiutare i luoghi santi del mondo a migliorare al massimo la propria sostenibilità ambientale è stato lanciato un nuovo network che riunisce luoghi di pellegrinaggio di dieci tradizioni religiose.

Fra di essi vi sono il Tempio d’oro sikh di Amritsar, India, la città santa armena ortodossa di Etchmiadzin, Gerusalemme, importante sede di pellegrinaggio per ebrei, cristiani e musulmani.

Anche il Centro Mondiale Baha’i e la città di Haifa, Israele, in cui esso si trova, sono fra i membri fondatori del Network pellegrinaggio verde. Solo l’anno scorso, i luoghi santi baha’i sono stati frequentati da 750.000 pellegrini e visitatori.

«Il Network pellegrinaggio verde chiederà ai fedeli di vivere, durante le più intense esperienze religiose, in modo coerente alla propria fede», ha detto Martin Palmer, segretario generale dell’Alleanza delle religioni e della Conservazione (ARC), che ha fondato il Network in associazione con il WWF.

«Essere un vero pellegrino significa andare in un luogo santo in modo da trattare il mondo intero come se fosse sacro», ha detto il signor Palmer.

Il Network è stato lanciato alla presenza di sua altezza reale la principessa Michael di Kent durante la celebrazione della Terra sacra, che ha avuto luogo ad Assisi del 31 ottobre al 2 novembre. L’evento ha anche celebrato i 25 anni dell’azione delle religioni sull’ambiente dal primo incontro di Assisi nel 1986 quando alcuni capi religiosi sono stati invitati a pensare a come le rispettive credenze, pratiche e dottrine potevano contribuire a proteggere l’ambiente.

Quest’anno, circa 90 delegati provenienti da tutto il mondo in rappresentanza delle fedi più importanti hanno preso parte a un convegno di due giorni che ha esaminato il futuro per la religione e l’ambientalismo e il Network pellegrinaggio verde.

La Baha’i International Community è stata rappresentata all’evento da Jalal Hatami, suo vice segretario generale.

«Il Centro Mondiale Baha’i sta discutendo con le autorità di Haifa sul modo per rendere la città più ecologica», ha detto il signor Hatami. «Questo prevede anche la promozione dell’uso dei trasporti pubblici fra tutti i cittadini e di abitudini più verdi nel settore dell’ospitalità, il miglioramento della gestione dell’energia e dell’acqua e l’incoraggiamento del riciclaggio e della riduzione dei rifiuti».

Il signor Hatami ha detto che è stato «molto ispirante» sentire delle varie iniziative già in atto in varie città sante.

«Si è dimostrato che le comunità religiose hanno molto da dire sull’ambiente e possono realmente avere successo se lavorano per mete comuni», ha detto.

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A TUTTI I GIOVANI ITALIANI

A TUTTI I GIOVANI ITALIANI

Fermiamoci un attimo per leggere

C’è una notizia per noi!

Per NOI che siamo “NEL FIORE DELLA GIOVINEZZA”

Per NOI che LA CASA UNIVERSALE DI GIUSTIZIA CHIAMA:

“l’avanguardia di ogni iniziativa

e la forza trainante in qualsiasi

 impresa.”

dal 26 Dicembre 2011 al 3 gennaio 2012,

a Mantova

ci vedremo tutti insieme al

GIO.POP.RIC. 2011/2012!

(Convegno Giovani Popolazione Ricettiva)

Pochi giorni che possono dare luce al resto della nostra vita.

*

Chiamiamo tutti i nostri amici!

Seguiranno a brevissimo i dettagli logistici e l’apertura delle iscrizioni.

Dura condanna delle violazioni dei diritti umani in Iran da parte delle Nazioni Unite.

Dura condanna delle violazioni dei diritti umani in Iran da parte delle Nazioni Unite. Il Parlamento europeo si unisce alle proteste del mondo

NAZIONI UNITE, 21 novembre 2011, (BWNS) – Con parole così forti come poche volte ha usato, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha duramente condannato l’Iran per le sue «gravi, costanti e ricorrenti violazioni dei diritti umani».

Con 86 voti contro 32, e 59 astensioni, oggi il Terzo comitato dell’Assemblea ha approvato un risoluzione di sei pagine che elenca una lunga serie di violazioni, fra le quali vi sono «un drastico aumento» delle esecuzioni capitali, dell’uso della tortura, del sistematico bersagliamento dei difensori dei diritti umani, della diffusa violenza contro le donne e delle continue discriminazioni contro le minoranze, come i membri della Fede baha’i.

«Con il suo lungo e dettagliato elenco di crimini contro comuni cittadini, la risoluzione di quest’anno ha condannato il comportamento delle autorità iraniane con parole così forti come non avevamo mai sentito», ha detto Bani Dugal, il principale rappresentante della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite.

«Il risultato non lascia dubbi su ciò che la comunità mondiale pensa degli implacabili sforzi dell’Iran per violare praticamente ogni diritto umano», ha detto.

La risoluzione segue le recenti relazioni del Segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon e del nuovo relatore speciale per i diritti umani in Iran che hanno duramente criticato le violazioni dei diritti umani da parte della Repubblica Islamica.

Il testo inglese della risoluzione si trova nel seguente sito: http://news.bahai.org/sites/news.bahai.org/files/documentlibrary/867_Iran_human_rights_situation.pdf

Aree a rischio

Cosponsorizzata da 42 paesi, la risoluzione elenca circa 16 aree a rischio, che comprendono la tortura e un maggior ricorso alla pena capitale, le «sistematiche e gravi restrizioni della libertà di pacifica assemblea» e le «gravi limitazioni e restrizioni del diritto di libertà di pensiero, di coscienza, di religione e di credenza».

Menziona anche, per la prima volta, una preoccupazione per «illecite interferenze» con la privacy personale, citando il controllo esercitato dallo stato sulla corrispondenza, sui messaggi e-mail e v-mail.

La risoluzione afferma anche che l’Iran si rifiuta di rispettare il giusto processo, menzionando «l’uso sistematico e arbitrario di un prolungato confino in isolamento, l’impedimento per i detenuti di accedere a una rappresentanza legale di loro scelta, il rifiuto di considerare la possibilità di concedere la libertà su cauzione ai detenuti e la durezza delle prigioni, a causa del grave sovraffollamento e della scarsa igiene, nonché i persistenti racconti di detenuti sottoposti a torture e stupri e altre forme di violenza sessuale».

«L’escalation degli attacchi contro i baha’i»

Un altro motivo di preoccupazione sono le continue violazioni e discriminazioni contro minoranze etniche e religiose, in particolare i problemi degli arabi, degli azeri, dei beluci e dei curdi e le discriminazioni contro i cristiani, gli ebrei, i sufi, i musulmani sunniti e gli zoroastriani.

La risoluzione menziona «l’escalation degli attacchi contro i baha’i e i loro difensori . . . anche sui media sponsorizzati dallo stato, un significativo aumento del numero dei baha’i arrestati e detenuti, l’attacco contro l’istituzione educativa baha’i, il ripristino della condanna a vent’anni di carcere ai sette dirigenti baha’i dopo procedimenti legali irregolari e la ripresa delle misure per negare ai baha’i l’impiego nei settori pubblico e privato».

La risoluzione invita l’Iran a «eliminare la discriminazione e l’esclusione delle donne e dei membri di certi gruppi, come i membri della fede baha’i, quanto all’accesso agli studi superiori, e a eliminare la criminalizzazione dell’iniziativa per offrire gli studi superiori ai giovani baha’i ai quali è negato l’accesso alle università iraniane».

Il paese deve inoltre cooperare con le Nazioni Unite e i suoi funzionari per il monitoraggio della situazione dei diritti umani.

«Questa risoluzione è una forte testimonianza del fatto che tutti gli iraniani, e non solo poche minoranze o pochi dissidenti, vivono in uno stato di assedio, nel quale le vessazioni, gli arresti e le incarcerazioni arbitrarie, le torture e le minacce di morte sono diventati una preoccupazione quotidiana», ha detto la signora Dugal.

La risoluzione, che dovrà essere confermata in dicembre dall’intera Assemblea, chiede anche che il Segretario generale dell’ONU ripresenti un rapporto sui diritti umani in Iran il prossimo anno.

Una risoluzione europea

Un’analoga risoluzione di dura condanna dell’Iran per le sue violazioni dei diritti umani è stata adottata giovedì scorso anche dal Parlamento europeo.

Anche questa risoluzione cita numerose aree di preoccupazione, come il maggior numero di esecuzioni capitali, il largo uso della tortura, la sistematica oppressione dei difensori dei diritti umani, dei giornalisti, delle donne e delle minoranze.

Anche il Parlamento europeo ha preso nota dell’aumento delle persecuzioni contro i baha’i, notando che essi «subiscono pesanti discriminazioni, come l’impossibilità di accedere agli studi» e che sette dirigenti baha’i si trovano ancora in prigione e «oltre cento membri della comunità sono agli arresti».

«Siamo soddisfatti per queste risoluzioni e speriamo che finalmente il governo iraniano dia ascolto all’appello della comunità internazionale e metta fine a queste pratiche e ritorni allo stato di diritto», ha detto Bani Dugal.

Il testo inglese della risoluzione del Parlamento europeo si trova nel seguente sito: http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?type=MOTION&reference=P7-RC-2011-0594&language=EN

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