La Bahai International Community chiede la liberazione del pastore cristiano condannato a morte

GINEVRA, 4 ottobre 2011 (BWNS) – La Baha’i International Community si è unita alle richieste di liberare Youcef Nadarkhani, pastore cristiano di Rasht, Iran.

Il pastore Nadarkhani, padre di due bambini in tenera età, è a capo di una rete di chiese. È stato giudicato reo di apostasia, di «aver girato le spalle all’Islam» e di «convertire musulmani al Cristianesimo» e condannato a morte nel settembre 2010.

La Corte suprema iraniana ha recentemente chiesto di riaprire il caso e di accertare se egli sia veramente stato un musulmano professante adulto prima di convertirsi al Cristianesimo. La corte ha sentenziato che non lo era ma che è ugualmente reo di apostasia perché è di ascendenza musulmana.

Il caso ha suscitato forti condanne di governi, organizzazioni e capi religiosi in tutto il mondo.

Poi il 1° ottobre, dopo queste proteste del mondo, i mezzi di informazione governativi hanno improvvisamente annunciato che il pastore Nadarkhani era effettivamente stato condannato per altre ragioni, come crimini violenti, estorsione, sionismo e tradimento. Queste accuse non sono mai state menzionate per tutto il periodo in cui il pastore Nadarkhani è stato accusato, processato, condannato, fino alla recente udienza del tribunale.

La dichiarazione della Baha’i International Community:

Ci uniamo al coro di proteste contro la condanna del pastore Youcef Nadarkhani e alle richieste di liberarlo.

Che una corte condanni una persona di famiglia musulmana che ha liberamente scelto di essere cristiano è un ulteriore esempio della brutalità con cui il governo iraniano tratta il suo popolo.

Le recenti affermazioni pubbliche, comparse dopo le proteste generali contro la sua condanna, secondo le quali le accuse contro il pastore Nadarkhani sono cambiate non fanno altro che dimostrare l’arbitrarietà delle decisioni prese dal sistema giudiziario in Iran e la chiara ingiustizia della situazione.

La sentenza contro di lui non è solo criticabile, è una violazione di tutti gli standard legali, morali, spirituali e umanitari.

Quale governo temporale del mondo può ragionevolmente decidere di avere il potere di limitare la libertà di credo? La fede non è cosa che si possa portar via o barattare. È una questione di convinzione, del cuore, della mente e dell’anima, che nessun governo può controllare.

La comunità baha’i capisce benissimo le difficoltà delle minoranze che vivono in Iran oggi. E ora è evidente che quelle minoranze che sono nominalmente riconosciute dallo stato sono subordinate alla maggioranza esattamente come quelle che non hanno alcun diritto.

Non occorre ripetere qui l’interminabile elenco di esecuzioni, torture, arresti, privazioni e altre afflizioni che il popolo dell’Iran, così duramente provato, deve oggi subire.

Tutto ciò che i rappresentanti del paese affermano davanti al mondo è contraddetto dal modo in cui trattano il proprio popolo in patria. E tuttavia i suoi funzionari vanno liberamente in altre nazioni, dove trovano un palcoscenico dal quale essi propagano le loro falsità, negando il crudele trattamento che infliggono ai loro cittadini mentre fanno mostra di buona volontà verso i popoli del mondo.

Si può fare molto per far conoscere ai popoli del mondo l’ipocrisia di un governo che sta continuamente e diffusamente opprimendo il proprio popolo.

Si può fare molto per far conoscere all’umanità ciò che accade in Iran e per far immaginare le cose terribili che accadranno se non prendiamo provvedimenti contro queste campagne di odio sponsorizzate dallo stato.

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I bahai europei celebrano il centenario dei viaggi di ‘Abdu’l-Bahá

LONDRA, 3 ottobre 2011 (BWNS) – I bahai in Europa ricordano il centenario degli storici viaggi di ‘Abdu’l-Baha in Occidente riflettendo sulle qualità del Suo eccezionale carattere.

In Francia, in Svizzera e negli Stati Uniti, gruppi di amici studiano la vita di ‘Abdu’l-Baha e discutono l’ispirazione che essa imprime ai loro servizi alla comunità.

‘Abdu’l-Baha (1844-1921) era il figlio maggiore di Baha’u’llah e il successore da Lui nominato a guidare la Fede baha’i. Dopo la Rivoluzione dei Giovani Turchi del 1908, che liberò tutti i prigionieri politici e religiosi dell’Impero ottomano, compresi ‘Abdu’l-Baha e la Sua famiglia, Egli incominciò a pensare di presentare di persona gli insegnamenti baha’i al mondo al di fuori del Medio Oriente. Nell’agosto del 1911, salpò dall’Egitto alla volta della Francia, trattenendoSi per qualche giorno a Marsiglia prima di recarSi a Thonon-les-Bains e poi a Ginevra, Svizzera, dove rimase per quattro giorni.

Sforzi infaticabili

Il 27-28 agosto, un incontro che si è svolto all’Università di Ginevra ha riflettuto sul significato della permanenza di ‘Abdu’l-Baha in Svizzera e sulla sua importanza per il lavoro della comunità baha’i oggi.

«Per tutta la settimana il concetto di servizio è stato sempre presente», ha osservato John Paul Vader, membro dell’Assemblea Spirituale Nazionale dei baha’i della Svizzera. «Abbiamo visto che l’esempio di ‘Abdu’l-Baha ci ispira a servire: Egli ha stimolato la costruzione di comunità e influenzato il pubblico pensiero. Sono le stesse cose per le quali i baha’i lavorano oggi».

«Tutti sono stati colpiti dal fatto che ‘Abdu’l-Baha sia riuscito ad affrontare un viaggio così faticoso in un’età così avanzata», ha detto il dottor Vader. «Spesso ce la prendiamo comoda e pensiamo che un viaggio di un’ora sia faticoso, ma Lui è stato infaticabile nei Suoi sforzi».

In un messaggio inviato lo scorso aprile, la Casa Universale di Giustizia ha scritto che, durante i Suoi viaggi, ‘Abdu’l-Baha ha spiegato gli insegnamenti baha’i in «case e sale di missioni, chiese e sinagoghe, parchi e pubbliche piazze, carrozze ferroviarie e transatlantici, circoli e società, scuole e università».

«A tutti senza distinzioni, funzionari, scienziati, lavoratori, bambini, genitori, esuli, attivisti, sacerdoti e scettici, Egli impartì amore, saggezza, conforto, a seconda dei bisogni», ha scritto la Casa Universale di Giustizia.

Nell’annuale scuola residenziale baha’i, che si è svolta in Evian, Francia, dal 27 agosto al 3 settembre , i partecipanti hanno esaminato che cosa significa «seguire le orme di ‘Abdu’l-Baha» discutendo delle attuali attività delle loro comunità.

«I pensieri di ‘Abdu’l-Baha sono stati sempre presenti, nei discorsi più importanti e nei momenti artistici», ha detto Laurence Dia, uno degli organizzatori della scuola. «Abbiamo capito che seguendo le Sue orme, possiamo trovare le forze necessarie per proseguire nei nostri sforzi e andare oltre».

«Un glorioso messaggio di unità»

‘Abdu’l-Baha è arrivato a Londra, dove Si è trattenuto quattro settimane, il 4 settembre 1911. Nel Suo primo discorso pubblico, che pronunciò nella City Temple sei giorni dopo essere arrivato nella città, Egli disse alla congregazione: «Il dono di Dio a questa età illuminata è la conoscenza dell’unità del genere umano e della fondamentale unicità della religione».

Nel Regno Unito, gruppi di amici si sono serviti del centenario per scoprire come applicare le lezioni di ‘Abdu’l-Baha alla propria vita.

Il 10 settembre, nella cittadina di Reading, per esempio, i baha’i si sono riuniti con i loro vicini per studiare le parole che Egli ha pronunciato nel City Temple esattamente cent’anni prima. Un partecipante, un tassista ghaniano, ha osservato che l’amore e l’unità menzionati nel discorso di ‘Abdu’l-Baha erano presenti anche nello spirito di quell’incontro. Un altro vicino, di origine nepalese, ha commentato il «glorioso messaggio di unità» portato da ‘Abdu’l-Baha.

Durante una riunione a Epsom che ha avuto luogo lo stesso giorno, il Sindaco della città, il Cancelliere Sheila Carlson, ha osservato che secondo lei i bambini dovrebbero imparare a scuola chi è ‘Abdu’l-Baha assieme a Martin Luther King e a Madre Teresa.

Nei giorni dell’anniversario del viaggio di ‘Abdu’l-Baha a Bristol, 23-25 settembre, attori, cantastorie e musicisti hanno parlato del weekend da Lui trascorso nella città e della profonda impressione che Egli ha lasciato nelle persone che ha incontrato.

«Una risposta d’amore»

A Londra un dramma appositamente commissionato sulla visita di ‘Abdu’l-Baha vista attraverso gli occhi della persona che Lo ha ospitato, Lady Blomfield, è stato rappresentato per la prima volta il 15 settembre negli storici ambienti di Leighton House Museum.

Fra gli spettatori c’erano gli odierni inquilini della casa di Cadogan Gardens, n. 97, l’appartamento nel quale ‘Abdu’l-Baha ha abitato durante la Sua visita. Uno di loro ha detto che «è stato bello sapere di più di questa affascinante storia della mia casa».

«È stato straordinario incontrare la figlia di una donna che ci vive e vedere il suo stupore nel conoscere la storia spirituale dell’edificio», ha detto Sarah Perceval, che ha scritto il testo del dramma e ha recitato nel ruolo di Lady Blomfield.

«Tutti hanno risposto alla serata con grande trasporto . . . una vera risposta d’amore», ha detto.

Un messaggio da un personaggio regale

Due giorni dopo, parti del dramma sono state recitate nella Chiea di St. John’s, in Smith Square, dove la comunità baha’i di Westminster si è riunita con alcuni amici, cent’anni dopo che ‘Abdu’l-Baha aveva parlato alla sua congregazione per invito dell’arcidiacono di Westminster, Basil Wilberforce.

Durante l’incontro è arrivato un messaggio speciale dalla principessa Elena, la pronipote della Regina Maria di Romania (1875-1938), la prima sovrana che ha abbracciato gli insegnamenti baha’i.

«Per me, il messaggio di questa grande fede è importante oggi come non lo era mai stato», ha scritto la principessa Elena.

«In una società sempre più secolare, nella quale le forze del mercato, il consumismo e l’egoismo sono considerati virtuosi, la Fede baha’i offre un diverso modo di vivere, radicato nella propagazione della giustizia, dell’unità e nell’instaurazione della pace per portare la prosperità e il benessere di tutti.

«Nella storia . . . i portatori di messaggi così radicali sono stati considerati sovversivi. Questo sembra essere accaduto anche ad ‘Abdu’l-Baha, il quale ha trascorso la maggior parte della Sua vita in esilio per la Sua profonda fede nella bontà e nella guida di Dio.

«Uomini diversi da Lui si sarebbero inaspriti e si sarebbero distaccati dalla patria, ma non Abdu’l-Baha. Egli ha seguito una strada diversa ed è divenuto un grande ambasciatore di pace e di giustizia, un gradito ospite fra tutte le persone di buona volontà e di fede. Le persone come Lui sono rare, ispiranti e stimolanti e abbiamo bisogno di sentire i loro messaggi di speranza», ha scritto la principessa Elena.

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La storia di Shohreh: come l’Iran ha violato i diritti di una studentessa di prim’ordine

GINEVRA, 28 settembre 2011 (BWNS) – Come molti giovani in tutto il mondo, anche Shohreh Rowhani è cresciuta con la grande speranza di entrare in una buona università.

Ma ora è incappata in un sistema che, pur apparentemente promettendogliene l’opportunità, è crudelmente organizzato in modo da impedire a lei e ad altri iraniani di laurearsi.

La signorina Rowhani è baha’i e la sua esperienza è ancora più iniqua perché lei è fra gli studenti più dotati dell’Iran. È arrivata 151esima fra tutti gli studenti del paese che hanno superato gli esami nazionali di ammissione all’università nel campo da lei scelto, lingue. In altre parole, i suoi risultati la pongono fra l’1% dei migliori candidati che hanno superato l’esame.

Incoraggiata dall’ottimo risultato, la signorina Rowhani, che proviene da Nowshahr, una città nel nord dell’Iran, ha incominciato il processo online per scegliere i corsi. Ma quando sono usciti i risultati delle domande, ha scoperto che la sua era stata respinta per «documentazione incompleta».

È una frase ben nota ai giovani baha’i. Sono ormai molti anni che essa appare fra i molti stratagemmi adottati per impedire loro di iscriversi anche quando hanno superato l’esame nazionale di ammissione all’università.

Imperterrita, la signorina Rowhani è coraggiosamente andata all’ufficio regionale che sovrintende al processo degli esami e ha chiesto ai funzionari che cosa mancasse nella sua documentazione.

«Mi hanno detto che la cosa era dovuta al fatto che io sono baha’i», ha scritto recentemente la signorina in una lettera che ha mandato a diverse organizzazioni per i diritti umani.

«Dato che sei baha’i, non hai diritto di entrare nell’università», le è stato detto.

La studentessa ha deciso di portare il proprio caso a un livello superiore, procurandosi un appuntamento con il capo del dipartimento delle ammissioni.

Durante il colloquio il funzionario si è limitato a esprimere «il proprio rammarico per l’accaduto e mi ha detto che non poteva fare nulla», ha scritto la signorina Rowhani. «Ha detto che non ci sono vie d’uscita e anche se riesci a entrare nell’università, ne sarai espulsa dopo tre o quattro semestri».

La studentessa ha chiesto se il risultato sarebbe stato diverso nel caso avesse detto di essere musulmana.

«Il funzionario ha detto che non avrebbe fatto differenza, perché ti conoscono», ha scritto. «“Il ministero dei servizi segreti ha già identificato la tua famiglia e tutti i baha’i”».

«Mi hanno detto che non otterrò nulla, a chiunque io mi rivolga», ha detto.

L’esperienza di Shohreh Rowhani è ben nota a migliaia di baha’i in Iran che sono esclusi dagli studi superiori per motivi religiosi.

Anche i fortunati che riescono ad essere ammessi sono poi espulsi nel corso degli studi. Negli ultimi mesi, due studenti del Politecnico di Isfahan non sono riusciti a iscriversi al semestre successivo, per «documentazione incompleta». Un baha’i che studiava letteratura inglese è stato cacciato via dall’Università di Kerman. Uno studente di ingegneria biomedica dell’Università di Sahand è stato espulso. Uno studente di fisica dell’Università del Mazandaran è stato buttato fuori dopo otto semestri superati a pieni voti ed essere stato ammesso a un master.

Tre decenni di esclusione

Dopo la rivoluzione islamica del 1979 l’Iran ha usato ogni metodo per impedire ai baha’i di frequentare l’università. Prima li ha espulsi e poi ha messo un bando sul loro accesso agli studi superiori.

In seguito alle condanne internazionali, il governo iraniano ha cambiato le regole nel 2003, dichiarando che i baha’i potevano sostenere l’esame di ammissione. Ma quando un migliaio di baha’i in buona fede si sono fatti avanti, hanno incontrato nuovi ostacoli.

In un primo momento, gli esami sono stati restituiti con la parola «Islam» scritta nella casella riservata all’appartenenza religiosa, cosa inaccettabile per i baha’i, ai quali la loro fede insegna a dire sempre la verità, specialmente in temi di credo.

Il governo ha spiegata che la parola «Islam» indicava un esame di religione che ogni candidato doveva superare, permettendo ai baha’i di presentare in buona fede la domanda di ammissione agli studi superiori. A metà degli anni 2000, un certo numero di baha’i sono riusciti a entrare in varie università del paese. Ma dopo l’immatricolazione sono stati espulsi.

Per esempio, nel marzo 2007, l’agenzia di stampa Reuters ha riferito che quell’anno una settantina di studenti baha’i erano stati espulsi dalle università dell’Iran. La notizia riferiva che un anonimo portavoce della Missione iraniana presso le Nazioni Unite aveva detto: «In Iran nessuno è stato espulso dagli studi a causa della religione».

Dopo altre proteste internazionali, l’Iran ha cambiato nuovamente tattica. I risultati dei baha’i che avevano sostenuto l’esame non erano pubblicati. Quando i candidati hanno consultato il sito web per vedere i risultati, molti hanno ricevuto il messaggio «documentazione incompleta» e sono rimasti in un limbo burocratico.

«Pratiche ingiuste e oppressive»

In una lettera aperta inviata il mese scorso al ministro iraniano per gli studi superiori, la Baha’i International Community ha chiesto di mettere fine a queste «pratiche ingiuste e oppressive» che escludono dalle università i baha’i e altri giovani iraniani.

La lettera ha parlato anche delle misure restrittive adottate dal governo contro l’Istituto baha’i di studi superiori (BIHE), un’iniziativa comunitaria informale condotta dai baha’i per permettere ai loro giovani esclusi dall’università di studiare ugualmente. In maggio, agenti del governo hanno perquisito le case di oltre 30 persone legate al BIHE e ne hanno arrestate 14. Questa settimana sette insegnanti sono comparsi davanti ai giudici. Altre decine di persone, fra le quali alcuni studenti, sono stati convocati per essere interrogati, nel tentativo di chiudere il progetto.

La lettera aperta, indirizzata a Kamran Daneshjoo, Ministro della scienza, della ricerca e della tecnologia, diceva: «Come lei sa, queste azioni sono state compiute in ottemperanza a una politica governativa ufficiale e facevano parte di una campagna sistematica per eliminare la comunità bahá’í in quanto entità vitale nel paese». Per accedere al testo italiano della lettera si vada a http://www.notiziebahai.it/comunicatostampa/

Per Shohreh Rowhani e i suoi compagni di fede la battaglia per i diritti all’educazione prosegue.

Nella sua lettera alle organizzazione per i diritti umani la studentessa ha espresso il desiderio che tutti «sappiano quanto insensatamente sono stati violati i miei diritti».

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Desmond Tutu e Jose Ramos-Horta si uniscono alle richieste di liberare gli insegnanti bahai

NEW YORK, 26 settembre 2011 (BWNS) – Mentre sette insegnanti baha’i compaiono davanti a un tribunale in Iran, due premi Nobel criticano duramente il governo iraniano, paragonando le sue azioni ai «Secoli bui dell’Europa» e all’«Inquisizione spagnola».

Le osservazioni di Desmond Tutu, già arcivescovo anglicano di Città del Capo, e di Jose Ramos-Horta, presidente di Timor Est, appaiono in una lettera aperta indirizzata al mondo accademico nel blog statunitense «Huffington Post», con il titolo «La guerra dell’Iran contro il sapere».

Nella lettera, i premi Nobel invitano il governo iraniano a liberare senza condizioni i sette baha’i attualmente sotto processo in Iran per le loro attività educative e a lasciar cadere le accuse contro di loro.

«Il progresso compiuto dal genere umano negli ultimi secoli è stato alimentato, più che da ogni altro fattore, da un crescente accesso all’informazione, da un più rapido scambio di idee e, nella maggior parte del mondo, dall’educazione universale», scrivono.

«Perciò è particolarmente sconvolgente vedere despoti e dittatori nel XX secolo cercare di sottomettere il proprio popolo cercando di negargli l’educazione e l’informazione.

«Questo comportamento non è solo futile, li fa anche apparire spaventati dall’epoca in cui vivono e ossessionati dai nuovi pensatori fra la loro gente».

«Oggi l’esempio più eclatante di questa paura è, forse, il divieto di accesso all’istruzione superiore imposto in Iran ai membri della Fede baha’i, una religione pacifica, che non ha programmi politici e che riconosce l’unità di tutte le religioni, dice la lettera.

Aperte le udienze del tribunale

La pubblicazione della lettera aperta ha coinciso con la notizia che il processo dei sette insegnanti baha’i in Iran ha avuto inizio. Essi sono stati arrestati a causa di un’iniziativa comunitaria informale conosciuta come Istituto baha’i di studi superiori (BIHE), che offriva a professori baha’i, che il governo iraniano ha interdetto dall’insegnamento, l’opportunità di insegnare a giovani membri della comunità, anche loro messi al bando delle università.

«Le persone arrestate non erano né capi politici né eminenze religiose», osservano l’arcivescovo Tutu e il presidente Ramos-Horta nella loro lettera. «Insegnavano materie come contabilità e odontoiatria e ora rischiano decenni di prigione. Il crimine di cui sono accusati è avere impartito lezioni di istruzione superiore a giovani baha’i».

La Baha’i International Community ha appreso che sei dei sette insegnanti, arrestati dopo le incursioni del maggio scorso in circa 39 case baha’i legate al BIHE, sono ora processati a coppie.

«L’avvocato che si preparava a difenderli è in prigione anche lui. Si è saputo che due dei prigionieri hanno avuto un’udienza ieri, due l’hanno avuta oggi e due l’avranno domani e sembra che un altro sia comparso davanti al tribunale la settimana scorsa», ha detto Bani Dugal, primo rappresentante della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite.

«Tutto lascia intendere che non avranno un processo equo», ha aggiunto.

La signora Dugal ha ringraziato l’arcivescovo Tutu e il presidente Ramos-Horta a nome della Baha’i International Community.

«Ringraziamo loro e tutti i governi, le organizzazioni e le persone di buona volontà di tutto il mondo, il cui impegno ha mandato un chiaro messaggio alle autorità iraniane che le loro azioni sono osservate attentamente e condannate», ha detto.

Espulsi per il loro credo

La lettera aperta parla anche della situazione di altri giovani iraniani che sono stati espulsi dall’università «per il loro credo o per avere opinioni considerate contrarie a quelle del partito di governo, per esempio idee riformiste».

«Crediamo che sia importante riconoscere che queste azioni non rispecchiano la fede islamica. Basta ricordare i Secoli bui dell’Europa o l’Inquisizione spagnola per capire che gli ayatollah iraniani non sono certamente i primi a usare la religione per coprire un tentativo di sopprimere con la forza idee e conoscenze che si teme possano minacciare il potere. Le ricche tradizioni filosofiche e artistiche dell’Iran, i contributi mondiali degli intellettuali iraniani e le azioni dei membri della comunità musulmana che hanno aiutato e appoggiato il BIHE attestano il fatto che le azioni dei loro capi non rispecchiano la fede musulmana o i molti musulmani di buona volontà delle comunità iraniane», dice la lettera.

«E se crediamo che storicamente e nel moderno mondo “cablato” sia inutile cercare di reprimere la ricerca del sapere, in Iran le persone minacciate o danneggiate da questo tentativo sono molte.

«Hanno bisogno del nostro appoggio»

Fra le varie richieste, i premi Nobel esortano il mondo accademico a manifestare ai loro colleghi iraniani il loro disaccordo e la disapprovazione di qualunque politica impedisca a qualcuno di accedere agli studi superiori per le sue idee religiose o politiche.

Una condanna mondiale

Negli ultimi quattro mesi tutto il mondo ha condannato la persecuzione degli insegnanti baha’i in Iran, dall’Australia allo Zambia.

Il 5 settembre, la baronessa Catherine Ashton, Alto Rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri, ha espresso la sua «seria preoccupazione» per l’attacco contro il BIHE.

Tre giorni prima, il Ministro degli affari esteri canadese, John Baird, ha detto che gli arresti del personale del BIHE «si basano su infondate accuse di cospirazione contro la sicurezza nazionale. Questo istituto offre un prezioso servizio educativo alla comunità baha’i, che in Iran non ha la possibilità di accedere agli studi superiori formali».

I sette insegnanti baha’i sotto processo sono: Vahid Mahmoudi e Kamran Mortezaie, che sembra siano apparsi davanti al tribunale ieri; Mahmoud Badavam e Nooshin Khadem, che dovevano presentarsi oggi; Ramin Zibaie e Riaz Sobhani, che si presenteranno domani. Si è saputo che Farhad Sedghi è comparso davanti al tribunale martedì 20 settembre.

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La società australiana «arricchita e nobilitata» dal tempio baha’i

SYDNEY, Australia, 22 settembre 2011 (BWNS) – Nel cinquantenario del tempio baha’i australiano, alcune autorità hanno elogiato il suo contributo alla vita della comunità.

«La nostra società è arricchita e nobilitata dal tempio», ha detto il consigliere Harvey Rose, sindaco di Pittwater.

«È un faro dal mare, dalla terra e dal cielo . . . un faro che rischiara la strada verso un mondo migliore, un mondo nel quale antagonismi e divisioni siano sostituiti da un mondo di unità, costruttività e speranza», ha detto il consigliere Rose durante il ricevimento che ha preceduto una speciale funzione per l’anniversario.

Il Sindaco ha aggiunto che il tempio e la comunità baha’i hanno «un ruolo importante non solo nella nostra comunità, ma anche nell’intera comunità australiana».

Il ricevimento, che si è tenuto domenica scorsa, ha aperto una serie di eventi in occasione del giubileo d’oro dell’inaugurazione del tempio. La successiva funzione è stata caratterizzata dal principio baha’i dell’unità nella diversità, con canti nella lingua aborigena wirradjuri, in arabo, inglese e samoano. Sono stati inoltre letti passi dalle scritture baha’i, buddiste, cristiane, ebraiche, indù e musulmane.

«Una silenziosa sentinella di fede»

Situata sulle amene colline boscose che sovrastano le spiagge settentrionali di Sydney, il tempio è stato aperto al culto nel settembre 1961 dopo quattro anni di lavori. È uno dei sette templi baha’i del mondo.

Aperto a tutti, il tempio baha’i è un luogo di incontro centrale per pregare e meditare e, in futuro, sarà circondato da edifici costruiti per provvedere ai bisogni sociali ed educativi della popolazione.

Rob Stokes membro del Parlamento di Pittwater, che è intervenuto alla funzione di domenica, ha detto che il tempio «si erge come una silenziosa sentinella di fede, inclusione e vera forza spirituale».

Fra le celebrazioni del cinquantenario ci sono stati anche quotidiani programmi nel tempio, una mostra di disegni fatti da bambini su come costruire una comunità pacifica e una mostra d’arte. La settimana prossima ci saranno tour guidati e un programma durante il quale i visitatori potranno vedere attività baha’i per costruire la comunità.

Ieri sera, ospiti provenienti da vicino e da lontano sono andati al tempio seguendo un sentiero illuminato da candele per una speciale cerimonia interreligiosa di preghiere in occasione della Giornata internazionale della pace indetta dall’ONU.

Un noto programma televisivo australiano, Channel 10, ha trasmesso i suoi tre bollettini meteorologici dai giardini del tempio. La stampa locale ha pubblicato vari articoli, Sydney Morning Herald ha parlato dell’evento e una radio, ABC radio breakfast show, ha parlato degli insegnamenti della Fede baha’i.

«Un’importante occasione»

In un suo messaggio speciale, l’onorevole Barry O’Farrell, il Premier del New South Wales, ha scritto che il cinquantenario del tempio è «un’importante occasione non solo per la religione baha’i, ma anche per l’intero New South Wales».

«La comunità baha’i svolge una parte importante nel variegato tessuto sociale del New South Wales ed è molto importante per noi continuare a promuovere e a celebrare la diversità, la tolleranza e la comunità nello stato», ha detto il Premier.

«Questa idea sintetizza l’ethos della religione baha’i che cerca di unificare tutte le religioni e l’umanità. Questo tempio e la comunità baha’i ci sono riusciti.

«Credo che ci sia molto da imparare dalla Fede baha’i, la quale con i suoi valori dell’unità e dell’uguaglianza ha arricchito la multiculturalità del New South Wales».

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