I brasiliani in marcia per chiedere giustizia

RIO DE JANEIRO, Brasile, 19 settembre 2011 (BWNS) – L’attuale persecuzione delle comunità baha’i dell’Iran è stata messa in evidenza da 25 mila persone delle diverse tradizioni brasiliane che hanno fatto una marcia per difendere il diritto alla libertà religiosa e per chiedere giustizia.

Iniziata nel 2008 dal Comitato per combattere l’intolleranza religiosa (CCIR) di Rio, al principio la Marcia per la libertà religiosa si proponeva di attirare l’attenzione sul pregiudizio che colpisce i seguaci delle religioni tradizionali afro-brasiliane. In seguito, è diventata un evento annuale, che dai primi duemila partecipanti ha raggiunto quest’anno il record di 25 mila.

Ieri, ai capi religiosi afro-brasiliani si sono uniti cattolici-romani, musulmani, ebrei, protestanti, buddisti e baha’i, tutti uniti nell’intento di attirare l’attenzione sull’intolleranza.

I baha’i hanno distribuito mille magliette gialle con lo slogan, «Oggi, siamo seguaci di tutte le religioni» – sentimento felicemente condiviso dai partecipanti delle diverse comunità.

Nel discorso di apertura del raduno, il coordinatore del CCIR, Babalorixa Ivanir dos Santos, ha illustrato la persecuzione dei baha’i iraniani e ha invitato la folla a guardare il «gruppo in giallo», che erano «attivi sostenitori della causa della libertà religiosa in Brasile».

Leader e rappresentanti delle comunità riunite hanno poi parlato alle persone riunite della necessità di rispettarsi reciprocamente.

«I pregiudizi, gli stereotipi e la disinformazione sulle varie tradizioni religiose inducono le persone a comportarsi in modo irrazionale contro coloro che hanno un credo diverso», ha detto alla folla il baha’i brasiliano Iradj Roberto Eghrari.

«È come se smettessero di vedere gli altri come “esseri umani”, che meritano di essere rispettati e trattati bene», ha detto.

Il signor Eghrari ha parlato dei sette dirigenti baha’i iraniani che sono tenuti dietro le sbarre dal 2008, condannati a 20 anni di prigione per accuse costruite.

«Ci sono molte somiglianze fra la persecuzione dei baha’i in Iran e quella delle religioni afro-brasiliane in questo paese», ha detto. «Si distruggono e confiscano proprietà, si maltrattano bambini e i giovani non hanno accesso all’istruzione a causa del loro credo. E l’unico modo in cui gli oppressori accettano di lasciarli in pace è se accettano di abiurare la propria fede. Ma come è possibile togliere a una persona la sua fede senza distruggerla?».

Ivan Dos Santos, uno degli organizzatori della marcia, ha detto che l’intolleranza religiosa genera il razzismo e minaccia la democrazia.

«Le religioni sono causa di guerre nel mondo, ma qui noi le facciamo dialogare», ha detto.

«Il nostro movimento non è religioso, non promuove nessuna fede, chiede solo di rispettare un diritto».

Per leggere l’articolo online e vedere le fotografie, si vada a:
http://news.bahai.org/story/850

Avvocato arrestato prima del processo degli educatori bahai

GINEVRA, 16 settembre 2011 (BWNS) – Mentre diversi baha’i in Iran sono in attesa di essere processati per aver dato lezioni a giovani esclusi dall’università, la Baha’i International Community ha appreso con costernazione che un avvocato che si preparava a difenderli è stato arrestato.

Abdolfattah Soltani, membro del team di legali che rappresentano i prigionieri, è stato arrestato sabato scorso. Il signor Soltani ha fondato il Centro dei difensori dei diritti umani assieme ad altri avvocati, fra i quali il Premio Nobel per la pace Shirin Ebadi. Il Centro di Teheran è stato chiuso in occasione di un’irruzione della polizia nel dicembre 2008.

In un suo appello all’Iran per la sua immediata liberazione, Amnesty International ha descritto il signor Soltani come «uno dei più coraggiosi difensori dei diritti umani in Iran…».

«I più coraggiosi avvocati iraniani sono convocati e poi arrestati oppure devono lasciare il paese», ha detto Diane Ala’i, rappresentante della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite a Ginevra.

«Siamo molto preoccupati per l’arresto del signor Soltani», ha detto. «Quali sono i precisi motivi per cui le autorità iraniane hanno fatto questo arresto, poco prima che i suoi clienti affrontino il processo?».

Sette baha’i sono ancora in carcere per aver partecipato a un programma educativo informale secondo il quale alcuni professori baha’i, ai quali il governo iraniano impedisce di esercitare la professione, offrono volontariamente i loro servizi per dare lezioni a giovani membri della comunità esclusi dagli studi superiori.

Notizie della stampa in Iran hanno recentemente annunciato che il programma, conosciuto come Istituto baha’i di studi superiori (BIHE), è stato dichiarato illegale.

Tre mesi fa le autorità iraniane hanno fatto irruzione in 39 case di amministratori, docenti e studenti del BIHE. I sette ancora in carcere sono Mahmoud Badavam, Nooshin Khadem, Vahid Mahmoudi, Kamran Mortezaie, Farhad Sedghi e Ramin Zibaie, arrestati il 22 maggio, e Riaz Sobhani, arrestato il 14 giugno.

«Molte persone associate all’Istituto baha’i di studi superiori sono state arrestate e interrogate», ha detto Diane Ala’i. «Alcuni sono stati imprigionati e poi rilasciati. Oltre ai sette tuttora in carcere, altre quattro persone legate al BIHE sono state arrestate agli inizi della settimana».

È stato difficile conoscere i dettagli dell’imminente processo, ha detto.

«Non abbiamo avuto comunicazioni ufficiali sulle accuse mosse, tranne che un segnale che anche questa volta le accuse riguardano temi di sicurezza nazionale. Malgrado abbiano fatto il possibile, gli avvocati sono riusciti a incontrare solo tre dei baha’i attualmente detenuti».

«Invitiamo i governi, le organizzazioni e le persone di buona volontà di tutto il mondo a fare tutto il possibile per dissuadere l’Iran dal commettere un altro terribile errore giudiziario», ha detto la signora Ala’i.

Per leggere l’articolo in inglese online e vedere la fotografia, si vada a:
http://news.bahai.org/story/849

Il Ministero degli esteri italiano a favore dei bahai iraniani

Il 31 luglio u.s. il signor Guido Morisco dell’Ufficio delle relazioni esterne dell’Assemblea Nazionale ha indirizzato un messaggio al Ministero degli esteri italiano per segnalargli la difficile situazione dell’Istituto baha’i di studi superiori (BIHE) in Iran. Il signor Morisco concludeva il suo messaggio con queste parole:

pensando alle persone ora in prigione, alle loro famiglie e a tutti gli studenti dell’istituto che hanno in esso l’unica possibilità di completare i loro studi in quel paese, per chiederle di fare quanto in Suo potere affinché il governo italiano possa prendere ogni possibile provvedimento per raccomandare all’Iran di liberare questi bahá’í immediatamente.

Oggi (14/09/2011) il Ministero degli esteri gli ha risposto di aver «avviato un’iniziativa per portare il caso dell’Istituto bahá’í di studi superiori all’attenzione dell’Alto Rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Catherine Ashton». Ha aggiunto che la loro «proposta ha riscosso numerosissime adesioni all’interno dell’Unione Europea e, dopo i necessari passaggi procedurali dovuti al metodo intergovernativo sul quale si basa il Servizio europeo per l’azione esterna, il 6 settembre scorso è stata pubblicata una dichiarazione del portavoce della Baronessa Ashton sulle persecuzioni di cui sono vittime i baha’i in Iran». La dichiarazione,
dice:

Unione Europea, Brussels, 6 settembre 2011
A 347/11
Dichiarazione del portavoce dell’Alto Rappresentante dell’Unione Europea, Catherine Ashton, sulla persecuzione della comunità bahá’í in Iran

Il portavoce di Catherine Ashton, Alto Rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e vice presedente della Commissione, ha pubblicato ieri la seguente dichiarazione: L’Alto rappresentante vuole esprimere la sua grave preoccupazione per la recente ondata di arresti di cittadini baha’i e per la chiusura di un centro educativo della comunità baha’i in Iran. L’Unione Europea ricorda che la libertà di pensiero, di coscienza e di religione o credo è un diritto fondamentale che deve essere garantito in ogni circostanza secondo l’articolo 18 del Patto internazionale sui diritti civili e politici, che l’Iran ha sottoscritto e ratificato. L’Unione Europea invita l’Iran a liberare immediatamente tutte le persone detenute per motivi religiosi, a mettere fine alla persecuzione in atto contro la comunità baha’i, anche nel campo dell’istruzione, e ad astenersi da ogni forma di discriminazione contro le minoranze religiose, in modo da garantire il pieno rispetto per la libertà di religione e di credo in Iran.
Il testo inglese si trova in rete al seguente indirizzo:
http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_Data/docs/pressdata/EN/foraff/124507.pdf,

La Regione Puglia aderisce alla campagna internazionale contro la discriminazione dei bahai in iran

Il 5 agosto 2011 la Regione Puglia ha adottato la risoluzione n. 1836 secondo la quale essa assicura la propria adesione «alla campagna internazionale contro le discriminazioni politiche e religiose in atto in Iran nei confronti della Comunità bahá’í, rivolgendo un appello in tal senso alle autorità sotto elencate, affinché sia adottata ogni iniziativa utile ad assicurare che vengano rispettati i diritti fondamentali di questa minoranza». Questa risoluzione segue di qualche mese quella della Regione Piemonte, adottata il 14 giugno u.s. È la prima volta in Italia che intere regioni si muovono a protezione dei diritti umani per la nostra comunità.
Le due Regioni, grazie alle risoluzioni votate all’unanimità dai rispettivi Consigli Regionali, hanno preso posizione ufficiale con lettere scritte direttamente ad autorità come il signor Ban Ki-Moon, segretario generale delle Nazioni Unite, il signor Navi Pillay, Alto commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite, il dottor Roberto Vellano, Direttore dell’ufficio per i diritti umani presso il Ministero degli Esteri, Roma, l’Ambasciatore dottor Giulio Terzi, Missione Italiana Permanente alle Nazioni Unite, New York, il signor Jose Manuel Durao Barroso, Presidente della Commissione europea, il signor Geoffrey Harris, Capo della sezione dei diritti umani del Parlamento europeo, l’onorevole Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica Italiana, l’onorevole Silvio Berlusconi, Presidente del Consiglio dei Ministri italiano, l’onorevole Franco Frattini, Ministro degli Esteri della Repubblica Italiana, l’onorevole Roberto Maroni, Ministro dell’Interno della Repubblica Italiana, Amnesty International, sezione italiana, il signor Ali Larijani, Presidente del Parlamento iraniano.
Le lettere chiedono ai destinatari un rapido e deciso intervento per fermare le persecuzioni che coinvolgono, in maniera sempre più ampia, i nostri confratelli nella Culla della Fede. Queste iniziative aprono la strada per ulteriori azioni utili a proteggere gli amici in Iran.

Una lettera aperta all’Iran chiede di mettere fine all’oppressione degli studenti

NEW YORK, 27 agosto 2011 (BWNS) – In una lettera aperta al Ministro dell’istruzione iraniano, la Baha’i International Community chiede di mettere fine alle «pratiche ingiuste e oppressive» che escludono dall’università i giovani baha’i e altri giovani iraniani.

«Questa lettera afferma che ogni persona ha il dovere di istruirsi per poter offrire i propri talenti e competenze al miglioramento della società», ha detto Bani Dugal, il principale rappresentante della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite.

«Privare un giovane dell’istruzione è un atto riprovevole e contrario a tutte le norme legali, religiose, morali e umanitarie. Nessun governo può negare ai propri cittadini questo diritto fondamentale e sacrosanto».

La lettera di cinque pagine, indirizzata a Kamran Daneshjoo, il Ministro iraniano della scienza, della ricerca e della tecnologia, racconta la storia della trentennale, sistematica campagna iraniana per negare gli studi superiori ai giovani baha’i e il tentativo di bandire un’organizzazione comunitaria informale, nota come Istituto baha’i di studi superiori (BIHE), che dà lezioni ai giovani baha’i avvalendosi del servizio volontario di ex professori allontanati dall’università.

Notizie di stampa dall’Iran hanno recentemente annunciato che il BIHE è stato dichiarato fuori legge.

«Come mai il governo impedisce a una popolazione di giovani cittadini di proseguire gli studi superiori e poi, quando le loro famiglie, aiutandosi reciprocamente, si organizzano in privato per portarli nelle proprie case e farli studiare materie come la fisica e la biologia, dice che questa attività è “illegale” citando leggi che di fatto intendono guidare il funzionamento delle istituzioni scolastiche che servono il pubblico?», chiede la lettera aperta.

«Perché il governo è così spietato davanti al desiderio dei giovani baha’i di proseguire gli studi superiori? Anche i professori delle vostre università chiedono ai loro studenti di mostrare la stessa dedizione agli studi».

La traduzione italiana della lettera è trascritta in calce.

Per accedere alla lettera in inglese si vada a: http://news.bahai.org/sites/news.bahai.org/files/documentlibrary/848_BICLetter_English.pdf

Per accedere alla lettera in persiano si vada a: http://news.bahai.org/sites/news.bahai.org/files/documentlibrary/848_BICletter_Persian.pdf

La politica ufficiale del governo

La lettera elenca le varie strategie adottate dalle autorità iraniane nel corso degli anni per attuare una politica governativa ufficiale che intende escludere i giovani baha’i dalle università.

I baha’i sostengono gli esami di ammissione all’università, «solo per scoprire che sono stati squalificati in base a pretese speciose che le domande erano “incomplete”. Le università si rifiutano di iscrivere molti di coloro che superano gli esami. E quei pochi che riescono a iscriversi perché nel momento della registrazione la loro religione non è notata sono espulsi in seguito. In alcuni crudeli esempi particolari, l’espulsione è avvenuta solo poche settimane prima del completamento dei corsi di studio».

«Ogni osservatore attento», dice la lettera, «vede chiaramente che la sola ragione per cui alcuni giovani baha’i sono stati ammessi alle vostre università è che queste azioni permettono ai funzionari del vostro governo di negare che voi proibite ai baha’i di iscriversi all’università, un’affermazione che è spudoratamente falsa».

Nuove tribolazioni

«E ora nuove tribolazioni hanno colpito i baha’i», prosegue la lettera, «che sono trattati con durezza negli interrogatori sulla loro partecipazione agli sforzi informali per educare i giovani. Le persone che collaborano con il programma educativo sono minacciate di essere arrestate. I genitori che ospitano le classi sono informati che, se la classe proseguirà, le loro case saranno espropriate. E gli studenti sono invitati a non frequentare le classi e informati che non potranno mai proseguire gli studi superiori finché non abbandoneranno la loro fede e non dichiareranno di essere musulmani».

Eppure, fa notare la lettera, messi di fronte a questi fatti in ambito internazionale, i rappresentanti del governo iraniano sostengono che l’Iran non impedisce a nessuno di studiare per motivi religiosi.

«È deplorevole che i rappresentanti della Repubblica Islamica abbiano ripetutamente spacciato queste ovvie menzogne, diminuendo ulteriormente la credibilità del vostro governo. Quando la smetteranno i funzionari iraniani di dire una cosa ai baha’i e di dare contrastanti rassicurazioni in ambito internazionale?».

Pur essendo stati esclusi dagli studi superiori e non avendo mai ottenuto nessun diploma ufficiale, molti studenti dell’Istituto baha’i di studi superiori si sono dimostrati così bravi che diverse università di altri paesi li hanno accettati per corsi post-laurea.

«Ciò che ha suscitato la profonda ammirazione dei professori e degli studenti per quei giovani che sono andati a studiare all’estero», dice la lettera, «è la determinazione che essi hanno dimostrato di voler ritornare in Iran dopo aver completato gli studi malgrado i numerosi ostacoli da affrontare e la loro disponibilità ad accettare ogni genere di difficoltà nel loro desiderio di contribuire al progresso del loro paese . . .».

«Perché l’Iran non apprezza questa dedizione al miglioramento del paese?», chiede la Baha’i International Community.

La condanna del mondo

I recenti attacchi contro l’Istituto baha’i di educazione superiore hanno suscitato proteste in tutto il mondo. I raid di tre mesi fa nelle case del personale amministrativo e docente del BIHE e il successivo arresto di alcuni di loro sono stati condannati nel Parlamento del Brasile, del Canada e del Cile; biasimati da ministri e parlamentari in Austria, Germania, Irlanda, Nuova Zelanda e Stati Uniti; denunciati da dichiarazioni di eminenti cittadini in India e da educatori in Australia e nel Regno Unito e contestati da campagne di protesta inscenate da organizzazioni e persone, su Internet e nei campus universitari di tutti i continenti.

La lettera inoltra cita molti esempi di funzionari governativi ai quali i baha’i si rivolgono per avere giustizia, compresi alcuni dipendenti del Ministero della scienza, della ricerca e della tecnologia, che simpatizzano con loro, ma dicono di avere le mani legate da ordini superiori.

«Con questa lettera, ci uniamo a tutte le persone di buona volontà del mondo che fanno sentire la propria protesta», ha detto Bani Dugal.

«Diciamo al governo iraniano che è ora che questa ingiustizia e questa oppressione abbiano fine».

Per leggere l’articolo in inglese online e accedere alla lettera aperta in ignglese e in persiano, si vada a: http://news.bahai.org/story/848

La traduzione italiana è trascritta in calce.

Ritraduzione italiana dall’inglese
26 agosto 2011
Onorevole Kamran Daneshjoo
Ministro della scienza, della ricerca e della tecnologia
Repubblica Islamica dell’Iran

Signore,
Il 6 giugno 2011, la Iranian Student News Agency ha annunciato che il Ministero della scienza, della ricerca e della tecnologia ha dichiarato che l’Istituto bahá’í di studi superiori (BIHE) è illegale. Questa dichiarazione è stata fatta qualche giorno dopo che agenti governativi avevano fatto irruzione nelle case di una trentina di bahá’í legati al BIHE, arrestandone alcune.

Come lei sa, subito dopo la rivoluzione islamica, e contro le leggi in vigore in quel periodo, gli studenti bahá’í sono stati espulsi dalle università del suo paese e i professori e i docenti bahá’í sono stati licenziati. Il governo ha insistito sull’esecuzione di questa ingiustizia. I tentativi di esplorare possibili soluzioni con i funzionari sono stati infruttuosi. Alla fine degli anni ‘1980, fu chiaro che i bahá’í non potevano iscriversi nelle università senza abiurare e che il governo non avrebbe modificato questa situazione. In queste condizioni, era chiaro che i baha’i non avevano la possibilità di fondare un’università formale. Chiedere il permesso di farlo, davanti all’aperta ostilità del governo, sarebbe stata un’inutile, se non sconsiderata, provocazione. Di conseguenza, la comunità si è organizzata in modo informale per utilizzare il servizio volontario di ex professori allontanati dall’università che erano disposti a dare lezioni ai giovani bahá’í.

Come qualsiasi altro programma organizzato e coordinato, questa impresa si è a poco a poco sistematizzata. È stata poi chiamata Istituto baha’i di studi superiori. In quegli anni la comunità baha’i non ha fatto alcuna pubblicità all’iniziativa. Ma nel tempo altre persone in Iran e all’estero ne sono venute a conoscenza e si sono offerte di collaborare. Dato che la comunità aveva la volontà di rispondere ai bisogni di tutti i giovani, l’organizzazione è divenuta in qualche modo più complessa. Ma l’iniziativa è rimasta un’attività interna della comunità. Essa si è sempre occupata solo di giovani della comunità baha’i e non ha mai dato lezioni a membri del pubblico. Nella maggior parte dei casi le lezioni si svolgevano in case baha’i. La partecipazione era volontaria e i benefici per gli studenti erano limitati. Non potevano aspettarsi di ricevere un diploma ufficiale e non c’erano promesse di ottenere altri benefici, come maggiori prospettive di lavoro. L’Istituto si proponeva di alimentare le facoltà intellettuali dei giovani, per prepararli a servire la società. Questa attività della comunità bahá’í è paragonabile all’educazione domestica o alle lezioni private organizzate dai genitori quando i figli non possono frequentare le scuole pubbliche. Cose come queste erano ben note nel passato agli iraniani che hanno sempre apprezzato e desiderato il sapere.

Fin dall’inizio di questa iniziativa, la Repubblica Islamica ha ripetutamente tentato di impedirne il progresso e di vessarne i partecipanti. Le case di alcuni bahá’í sono state sommariamente perquisite. In questi raid, computer, libri e altri presidi educativi acquistati con sacrifici e difficoltà sono stati confiscati. Molte delle persone che partecipavano all’iniziativa sono state arrestate e invitate a sottoscrivere un impegno che avrebbero evitato ogni contatto con l’Istituto. Il raid del 1998 contro 500 case bahá’í in tutto l’Iran è un esempio di queste aggressioni e serve a evidenziare la natura privata e domestica di questa impresa.

Come lei sa, queste azioni sono state compiute in ottemperanza a una politica governativa ufficiale e facevano parte di una campagna sistematica per eliminare la comunità bahá’í in quanto entità vitale nel paese. Un memorandum riservato sulla «Questione baha’i», redatto nel 1991 dal Supremo consiglio culturale della Rivoluzione e approvato dal Leader supremo, affermava chiaramente la posizione della Repubblica Islamica verso la comunità bahá’í. Il memorandum specifica che i baha’i dell’Iran devono essere trattati in modo da «bloccare il loro progresso e il loro sviluppo». Si acclude una copia del documento. Indubbiamente lei conosce bene la clausola, sotto la voce «condizioni educative e culturali», secondo la quale i bahá’í «devono essere espulsi dalle università, nel processo di ammissione o nel corso degli studi, non appena si viene a sapere che sono bahá’í».

Negli anni successivi l’esperienza ha chiaramente dimostrato che la politica di escludere i bahá’í dalle istituzioni per gli studi superiori del suo paese resta ancora in vigore. Nel 2006, dopo aver ricevuto molte proteste per l’esclusione dei bahá’í dalle università del paese, alcuni rappresentanti del suo governo hanno ripetutamente detto alla comunità internazionale che il riferimento alla religione presente nei moduli universitari non identificava i candidati in base alla religione, ma semplicemente specificava i temi religiosi sui quali essi sarebbero stati esaminati. La comunità bahá’í, in buona fede, ha accettato la spiegazione offerta. Da quel momento, i bahá’í hanno cercato di sostenere l’annuale esame di ammissione, anche se le difficoltà che hanno incontrato ne ha fatto diminuire il numero di anno in anno. E tuttavia, la maggior parte di coloro che hanno sostenuta l’esame lo hanno superato con successo, alcuni con il massimo dei voti.

Alcuni mesi dopo che i baha’i avevano partecipato all’esame del 2006, si è saputo che, nello stesso anno in cui il governo affermava pubblicamente che i vostri moduli non chiedevano ai bahá’í di abiurare per essere ammessi all’università, l’Ufficio centrale della sicurezza ha diramato una circolare a 81 università dell’Iran, nella quale diceva che «se un baha’i, quando si iscrive all’università o negli scorsi degli studi, è identificato come tale, deve essere espulso dall’università. Pertanto, è necessario prendere provvedimenti per impedire alle persone suddette di proseguire gli studi e per inviare una successiva relazione a questo Ufficio». Si acclude una copia anche di questo documento. Perciò in un modo o nell’altro i giovani baha’i non possono accedere agli studi superiori. Sostengono l’esame di ammissione all’università solo per scoprire che sono stati squalificati in base a pretese speciose che le domande erano “incomplete”. Le università si rifiutano di iscrivere molti di coloro che superano gli esami. E quei pochi che riescono a iscriversi perché nel momento della registrazione la loro religione non è notata sono espulsi in seguito. In alcuni crudeli esempi particolari, l’espulsione è avvenuta solo poche settimane prima del completamento dei corsi di studio Per valutare equamente se i baha’i hanno accesso agli studi superiori bisogna vedere non a quanti di loro è permesso di entrare nell’università, ma a quanti di loro è permesso di completare gli studi. Ogni osservatore attento vede chiaramente che la sola ragione per cui alcuni giovani baha’i sono stati ammessi alle vostre università è che queste azioni consentono ai funzionari del vostro governo di negare che voi proibite ai baha’i di iscriversi all’università, un’affermazione che è spudoratamente falsa».

E ora nuove tribolazioni hanno colpito i baha’i, che sono trattati con durezza negli interrogatori sulla loro partecipazione agli sforzi informali per educare i giovani. Le persone che collaborano con il programma educativo sono minacciate di essere arrestate. I genitori che ospitano le classi sono informati che, se la classe proseguirà, le loro case saranno espropriate. E gli studenti sono invitati a non frequentare le classi e informati che non potranno mai proseguire gli studi superiori finché non abbandoneranno la loro fede e non dichiareranno di essere musulmani. Eppure, messi di fronte a questi fatti in ambito internazionale, i rappresentanti del governo iraniano sostengono che l’Iran non impedisce a nessuno di studiare per motivi religiosi. È deplorevole che i rappresentanti della Repubblica Islamica abbiano ripetutamente spacciato queste ovvie menzogne, diminuendo ulteriormente la credibilità del vostro governo. Quando la smetteranno i funzionari iraniani di dire una cosa ai baha’i e di dare contrastanti rassicurazioni in ambito internazionale?

È evidente a tutti, specialmente ai promotori della giustizia sociale, agli accademici, agli studenti e anche alla maggioranza degli iraniani che impedire deliberatamente a un giovane di accedere agli studi è un atto riprovevole e contrario a tutte le norme legali, religiose, morali e umanitarie. Molti funzionari governativi ai quali i baha’i si rivolgono per avere giustizia, compresi alcuni dipendenti del Ministero della scienza, della ricerca e della tecnologia, simpatizzano con i baha’i mentre dicono di avere le mani legate perché i loro superiori gli hanno ordinato di attenersi ai provvedimenti del memorandum del Supremo consiglio culturale della Rivoluzione del 1991. Nel frattempo il suo governo infierisce sui giovani membri della comunità baha’i.

Come mai il governo impedisce a una popolazione di giovani cittadini di proseguire gli studi superiori e poi, quanto le loro famiglie, aiutandosi reciprocamente, si organizzano in privato per portarli nelle proprie case e farli studiare materie come la fisica e la biologia, dice che questa attività è «illegale» citando leggi che di fatto intendono guidare il funzionamento delle istituzioni scolastiche che servono il pubblico? Perché il governo è così spietato davanti al desiderio dei giovani baha’i di proseguire gli studi superiori? Anche i professori delle vostre università chiedono ai loro studenti di mostrare la stessa dedizione agli studi

Anche se il programma comunitario baha’i per gli studi superiori non ha mai potuto rilasciare diplomi ufficiali agli studenti che hanno frequentato le sue classi, i risultati accademici di decine dei suoi diplomati e il loro desiderio di imparare hanno indotto varie università di molti paesi ad accettare il loro lavoro come una qualifica per frequentare corsi post-laurea. Ciò che ha suscitato la profonda ammirazione dei professori e degli studenti per quei giovani che sono andati a studiare all’estero è la determinazione che essi hanno dimostrato di voler ritornare in Iran dopo aver completato gli studi malgrado i numerosi ostacoli da affrontare e la loro disponibilità ad accettare ogni genere di difficoltà nel loro desiderio di contribuire al progresso del loro paese. Perché l’Iran non apprezza questa dedizione al miglioramento del paese?

Si fa fatica a trovare un altro esempio di un governo che si è impegnato così sistematicamente per arrestare il progresso nell’educazione di una comunità minoritaria. I baha’i non devono solo affrontare ostacoli sociali e istituzionali che si oppongono al loro progresso, come accade a molte minoranze. Non devono solo affrontare le pur deplorevoli politiche governative ufficiali che impediscono loro di proseguire gli studi superiori. Voi fate di più, senza alcuna ragione o base plausibile, voi dichiarate che alcuni vostri cittadini che usano la propria mente per imparare vanno contro la legge!

Ora il governo dell’Iran minaccia i bahá’í di arrestare tutti coloro che non smettono di contribuire a dare un’istruzione superiore ai giovani baha’i. ma le accuse sono alquanto vaghe. Che cosa è «illegale»? Studiare? Imparare? Accompagnare altre persone nel loro percorso per acquisire il sapere? Perché impedire ai giovani bahá’í di studiare e di riunirsi per imparare, o proibire a un ex professore universitario allontanato dall’università di trasmettere il proprio sapere a giovani che non possono accedere agli studi? In ultima analisi, che cosa è illegale: una politica governativa che esclude i propri cittadini dagli studi superiori a causa della loro affiliazione religiosa oppure gli sforzi compiuti da una comunità per istruire i propri giovani? È fin troppo evidente che la dichiarazione che l’attuale iniziativa della comunità baha’i per educare i propri giovani è illegale è, purtroppo, un ulteriore espediente, un trasparente tentativo di sfruttare il principio bahá’í dell’obbedienza al governo per rendere i bahá’í complici nel ritardare il progresso della propria comunità.

Agli occhi dei bahá’í, un governo, in quanto sistema per preservare il benessere e l’ordinato progresso della società umana, merita rispetto e completo sostegno. L’obbedienza al governo è una caratteristica del credo bahá’í. Ma questa obbedienza non è assoluta. I baha’i, per esempio, non possono accettare il minimo compromesso in tema di principi spirituali fondamentali, e l’educazione dei bambini e dei giovani è uno di questi principi.

Uno degli insegnamenti baha’i è che Dio «ha prescelto la realtà dell’uomo conferendole l’onore dell’intelletto e della saggezza, le più fulgide luci di entrambi i mondi». Secondo i nostri Scritti, «il sapere è come un’ala per la vita dell’uomo e una scala per la sua ascesa. Acquisirlo è un obbligo per tutti». Esso è «un vero tesoro per l’uomo, fonte di gloria, munificenza, gioia, esaltazione, consolazione e gaudio». Inoltre dicono: «La felicità e l’orgoglio delle nazioni in ciò consistono: risplendere come il sole nell’alto firmamento del sapere». Ai genitori gli Scritti ingiungono «di fare tutto il possibile per educare figlie e figli, per nutrirli al petto del sapere e per allevarli al seno delle scienze e delle arti».

Pertanto, i bahá’í ritengono che l’acquisizione del sapere sia un dovere di ogni persona ordinato dall’Onnipotente per sviluppare le gemme latenti delle capacità umane e per contribuire al miglioramento della società. A tutti dovrebbe essere concessa la libertà di acquisirlo. Nessun governo può negare ai propri cittadini questo diritto fondamentale e sacrosanto. Tuttavia, per rispondere alle recenti azioni del governo, i bahá’í dell’Iran si stanno impegnando per rivedere le attività che hanno svolto negli ultimi vent’anni per dare ai loro giovani un’istruzione superiore e, se necessario, apporteranno alcuni cambiamenti per mettere ancora maggiormente in evidenza la natura informale della loro iniziativa. Lo fanno ancora una volta per dimostrare la loro buona volontà.

Lei sa bene che i baha’i non possono rinunciare alla propria responsabilità di fare in modo che i loro giovani ricevano in Iran la migliore e la più utile istruzione disponibile e non negheranno la propria fede per avere accesso agli studi superiori. La invitiamo, nella sua veste di Ministro responsabile degli studi superiori dei giovani della sua nazione, di impegnarsi per mettere fine alle pratiche ingiuste e oppressive del governo della Repubblica Islamica non solo per i giovani bahá’í ma anche per tutti gli altri cittadini.
Con rispetto,
Bahá’í International Community

Allegati
cc: Missioni permanenti della Repubblica Islamica
dell’Iran presso le Nazioni Unite,
New York e Ginevra