Filosofi e teologi di tutto il mondo condannano l’attacco dell’Iran contro gli educatori bahai

NEW YORK, 10 ottobre 2011, (BWNS) – Una quarantina di illustri teologi e filosofi di 16 paesi si sono uniti alla condanna della politica dell’Iran di impedire ai giovani baha’i e ad altri l’accesso agli studi universitari.

In un’iniziativa globale senza precedenti, 43 eminenti accademici, di origine cristiana, ebrea, indù e musulmana, hanno firmato una lettera aperta, pubblicata nel Daily Telegraph (Regno Unito) e riportata nel Folha de São Paulo (Brasile),

Per leggere la lettera aperta in inglese, trascritta in calce in italiano, si vada a: http://news.bahai.org/sites/news.bahai.org/files/documentlibrary/857_philosophers_letter_en.pdf

Per leggere l’articolo del Daily Telegraph in inglese, trascritto in calce in italiano, si vada a: http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/middleeast/iran/8816662/Religious-academics-denounce-persecution-against-Irans-Bahai-minority.html

La lettera condanna in particolare i recenti attacchi delle autorità iraniane contro un’iniziativa educativa informale della comunità baha’i, nota come Istituto baha’i di studi superiori (BIHE), nel quale professori baha’i, ai quali il governo iraniano vieta di svolgere la propria professione, offrono gratuitamente i loro servizi per dare lezioni a giovani membri della comunità che sono esclusi dalle università.

Sette baha’i associati al BIHE sono recentemente apparsi davanti al tribunale dopo quattro mesi di detenzione. Essi sono stati arrestati dopo una serie di incursioni il 22 maggio, in 39 case associate al BIHE. Da quel momento le attività del BIHE sono state dichiarate «illegali».

«Come filosofi, teologi e studiosi delle religioni di tutto il mondo, noi protestiamo contro il recente attacco delle autorità iraniane contro l’Istituto baha’i di studi superiori», afferma la lettera aperta.

«Acquisire il sapere è un sacro diritto legale di tutti. In verità, lo stato è obbligato ad assicurare questo diritto. In Iran, il governo ha fatto il contrario . . .».

«Attacchi come questo, contro i diritti dei cittadini di organizzarsi e di ricevere l’istruzione in libertà, non possono più essere tollerati. Invitiamo il governo iraniano non solo a cessare le sue persecuzioni contro i baha’i, ma anche a offrire e favorire l’educazione per tutti».

Fra i più noti accademici che hanno sottoscritto l’appello c’è il dottor Charles Taylor, professore emerito di filosofia della McGill University, in Canada. Il professore ha firmato la lettera, ha detto, per la sua profonda «convinzione che non ci devono essere “costrizioni” in tema di religione».

L’ho fatto anche per «la mia inquietudine nei riguardi della rivoluzione iraniana», ha detto il professor Taylor, «e del modo in cui i suoi migliori ideali sono stati mistificati da persone che abusano della fede per servirsene come strumento di mobilitazione contro il “nemico”».

Un’altra eminente figura che ha aggiunto il proprio nome all’elenco è Hilary Putnam, della Cogan University professore emerito di filosofia di Harvard.

«Dopo le rivoluzioni americana e francese alla fine del XVIII secolo, le aspirazioni dei popoli delle varie etnie, nazionalità e fedi ai propri diritti fondamentali, come il diritto di professare la fede che la propria coscienza detta e il diritto all’educazione si sono costantemente rafforzate», ha detto il professor Putnam.

«La persecuzione degli studenti universitari baha’i in Iran è un vergognoso tentativo di ritornare ai secoli bui. La loro causa merita il sostegno delle persone illuminate e morali di tutto il mondo».

Per leggere l’articolo in inglese, si vada a: http://news.bahai.org/story/857
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LETTERA APERTA
Come filosofi, teologi e studiosi delle religioni di tutto il mondo, noi protestiamo contro il recente attacco delle autorità iraniane contro l’Istituto bahá’í di studi superiori (BIHE).
Come persone di fede, affermiamo che gli esseri umani hanno una natura fondamentalmente spirituale, creata con la capacità innata di conoscere Dio e di cercare la verità. Acquisire il sapere è un sacro diritto legale di tutti. In verità, lo stato è obbligato ad assicurare questo diritto. In Iran, il governo ha fatto il contrario. Fra le numerose violazioni dei diritti umani dei bahá’í, il loro accesso agli studi universitari è sistematicamente bloccato soltanto a causa del loro credo. Per soddisfare i bisogni dei loro giovani, i bahá’í iraniani hanno formato il BIHE, la loro iniziativa comunitaria informale per l’istruzione. Il 22 maggio, 39 case associate al BIHE sono state perquisite. Da quel momento le attività del BIHE sono state dichiarate «illegali». Nove educatori sono ancora in carcere.
Attacchi come questo, contro i diritti dei cittadini di organizzarsi e di ricevere l’istruzione in libertà, non possono più essere tollerati. Invitiamo il governo iraniano non solo a cessare le sue persecuzioni contro i bahá’í, ma anche a offrire e favorire l’educazione per tutti.
Firmato da:
Charles Taylor Emeritus Professor of Philosophy, McGill University, Canada
Hilary Putnam Cogan University Professor Emeritus of Philosophy, Harvard University, U.S.A.
Cornel West Class of 1943 University Professor of African American Studies, Princeton
University, U.S.A.
Leonardo Boff Professor Emeritus of Ethics, Philosophy of Religion, and Ecology, Rio de Janeiro State University, Brazil
Stanley Hauerwas Gilbert T. Rowe Professor of Theological Ethics, Duke University, U.S.A.
Ebrahim Moosa Professor of Religion & Islamic Studies, Duke University, U.S.A.
Graham Ward Regius Professor of Divinity, Oxford University, U.K.
John Milbank Professor in Religion, Politics and Ethics, University of Nottingham, U.K.
Rabbi David Novak J. Richard and Dorothy Shiff Chair of Jewish Studies, Professor of Philosophy, University of Toronto, Canada
Tahir Mahmood Chairman, Amity University Institute of Advanced Legal Studies; former member, National Minorities Commission and former member, Law Commission of India.
Moshe Idel Professor Emeritus of Jewish Thought, Hebrew University of Jerusalem, Israel
Abdulkader Tayob Professor of Islamic Studies, University of Cape Town, South Africa
William Desmond Full Professor of Philosophy, Katholieke Universiteit Leuven, Belgium; Adjunct Honorary Professor of Philosophy, National University of Ireland Maynooth, Ireland
Xinjian Shang Professor of Philosophy, Peking University, China
Kevin Hart Edwin B Kyle, Prof of Christian Studies and Chair of Religious Studies, University of Virginia, U.S.A.; Professor Of Philosophy, Australia Catholic University, Australia
Murray Rae Professor of Theology and Head of the Department of Theology and Religion, University of Otago, New Zealand
Asghar Ali Engineer Founding Chairman of Asian Muslim Action Network; Head of Center for Study of Society and Secularism, Mumbai, India
Remi Brague Chair of the Study of Religion, Ludwig Maximilian University of Munich, Germany
A. Rashied Omar Research Scholar of Islamic Studies and Peacebuilding, University of Notre Dame, U.S.A.; Imam at Claremont Main Road Mosque, Cape Town, South Africa
Joshua Cho President and Professor of Christian Thought, Hong Kong Baptist Theological Seminary, Hong Kong.
Douglas Pratt Professor of Religious Studies, Waikato University, New Zealand
Ashok Vohra Professor of Philosophy, Delhi University, India; Indian Council of Philosophical Research.
Carver Yu President and Professor of Christian Thought, China Graduate School of Theology, Hong Kong
Laurie Zoloth Professor of Medical Humanities and Bioethics, Professor of Religious Studies, Northwestern University, U.S.A.
Pilgrim W.K. LO Professor of Systematic Theology, Chairman of Institute for Luther Studies in the Asian Context, Lutheran Theological Seminary, Hong Kong
Philip Goodchild Professor of Religion and Philosophy, University of Nottingham, U.K.
Paul Morris Professor of Religious Studies, Victoria University of Wellington, New Zealand
James E. Faulconer Richard L. Evans Chair of Religious Understanding, Brigham Young University, U.S.A.
Rod Benson Ethicist and Public Theologian, Tinsley Institute, Morling College, Australia
Hassan Mwakimako Senior Lecturer in Islamic Studies, Pwani University College, Kenya
Yunus Dumbe Lecturer in Islamic Studies, Islamic University College, Ghana
Joseph Cohen University Lecturer in Philosophy, University College Dublin, Ireland
Adam Miller Professor of Philosophy, Collin College, Texas, U.S.A.
Elaine Wainwright Professor of Theology, University of Auckland, New Zealand
Raphael Zagury-Orly Head of the MFA Program, Bezalel School of Design and Fine Arts, Israel
Felix Ó Murchadha Senior Lecturer in Philosophy, National University of Ireland Galway, Ireland
Na’eem Jeenah Associate Lecturer of Political Studies, University of the Witwatersrand; Coordinator of Masjidul Islam in Johannesburg, South Africa
Kathleen Flake Associate Professor of American Religious History, Vanderbilt Divinity School, U.S.A.
Rabbi Aryeh Cohen Associate Professor of Rabbinic Literature, American Jewish University, U.S.A.
Jeffrey Bloechel Associate Professor of Philosophy, Boston College, U.S.A.
William Hackett Research Fellow and Lecturer in Philosophy, Australian Catholic University,
Australia
Rabbi Akiba Lerner Assistant Professor of Jewish Studies, Santa Clara University, U.S.A.
Nathan Oman Assistant Professor of Law, William and Mary School of Law, U.S.A.
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Accademici religiosi denunciano la persecuzione contro la minosranza baha’i dell’Iran
Accademici religiosi di università di tutto il mondo hanno denunciato una campagna di persecuzione ufficiale conto la minoranza baha’i dell’Iran.
di Adrian Blomfield, corrispondente per il Medio Oriente
Daily Telegraph
L’iniziativa è venuta dopo che le autorità di Teheran hanno inasprito le misure per impedire ai membri della fede di ricevere un’istruzione universitaria.
In una lettera al Daily Telegraph, 43 eminenti professori e conferenzieri nel campo della teologia e degli studi religiosi hanno chiesto la cessazione del bando imposto all’Istituto baha’i di studi superiori in Iran e la scarcerazione dei suoi undici membri.
La soppressione dell’istituto è l’ultimo di una serie di attacchi del governo islamico del paese contro i 300 mila baha’i dell’Iran, centinaia dei quali sono stati arrestati e anche torturati negli ultimi anni.
Anche l’istituto è un prodotto delle persecuzioni, perché è stato fondato nel 1987 dopo che un editto degli ayatollah dell’Iran ha escluso i baha’i da ogni forma di istruzione universitaria.
Gestito da volontari baha’i, offriva ai giovani membri della fede l’unica opportunità per conseguire un diploma universitario, anche se molti studenti dovevano seguire i corsi con corrispondenze segrete per evitare vessazioni ufficiali.
Gli accademici hanno scritto: «Attacchi come questo, contro i diritti dei cittadini di organizzarsi e di ricevere l’istruzione in libertà, non possono più essere tollerati. Invitiamo il governo iraniano non solo a cessare le sue persecuzioni contro i baha’i, ma anche a offrire e favorire l’educazione per tutti».
La più giovane fra le fedi monoteistiche del mondo è nata in Iran nel XIX secolo e il numero dei suoi seguaci è cresciuto in tutto il mondo. Ma nel paese dove il loro credo è nato, i baha’i sono stati perseguitati dall’establishment del paese per oltre un secolo, molto prima della rivoluzione islamica del 1979.
La situazione delle minoranze religiose è peggiorata dopo che gli ayatollah sono andati al potere. Quest’anno il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha condannato una campagna di repressione contro i baha’i, i cristiani, gli ebrei e gruppi minoritari musulmani.
Sette eminenti dirigenti baha’i stanno scontando vent’anni di prigione per la loro fede e sembra che altre dozzine si trovino in carcere.
I baha’i sono anche esclusi da molti lavori, particolarmente nel settore pubblico e abitualmente non riescono ad ottenere la licenza per esercitare attività cmmerciali.
I sospetti del governo rispetto ai baha’i sono attribuiti al fatto che il quartier generale mondiale della fede è situato nella città israeliana di Haifa, cosa che dà ai musulmani un pretesto per accusarli di essere spie sioniste.
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Il famoso «Tempio del loto» oggetto di una campagna mondiale

NEW DELHI, India, 6 ottobre 2011 (BWNS) – Salite su un autobus a Ottawa, aprite una rivista a Parigi, oppure guardate in alto nella stazione ferroviaria di Rimini, in tutto il mondo il Tempio baha’i dell’India cattura l’attenzione del pubblico.

In coincidenza con il suo 25° anniversario, il tempio a forma di loto è ritratto su attraenti poster in 14 paesi, dal Sud Africa al Giappone, dagli Stati Uniti a Singapore.

Questi poster fanno parte della campagna «Incredibile India», una strategia internazionale del governo indiano che illustra la diversità culturale e le caratteristiche più tipiche del paese.

«L’India rappresenta la spiritualità di tutto il genere umano», ha detto il Ministro indiano del turismo, Subodh Kant Sahai, «e il tempio baha’i è l’unico luogo nel quale le persone di tutte le fedi e le religioni possono andare a meditare o pregare».

Il Tempio baha’i di New Delhi è stato inaugurato nel dicembre 1986 dopo oltre sei anni di lavori. Si calcola che sia stato visitato da oltre 70 milioni di persone, una media di 8-10.000 al giorno, cifre che ne fanno uno dei più visitati edifici del mondo.

«È un posto unico da vedere», ha detto Sultan Ahmed, Ministro dello stato per il turismo. «Ha un’architettura di alta classe, dintorni sereni e un’atmosfera che solleva il cuore».

Il tempio è una della sette case di culto baha’i del mondo, aperte a tutti per meditare e contemplare in silenzio.

Questo messaggio di inclusività è un altro aspetto della campagna «Incredibile India», ha detto Naznene Rowhani, segretario Dell’Assemblea Spirituale Nazionale dei baha’i dell’India.

«Chiunque veda questi poster capisce che è un tempio e, cosa più importante, capisce quello che esso rappresenta e simboleggia. Questi poster proclamano che esso è la “Casa di culto baha’i– simbolo indiano di armonia comunitaria”, oppure “simbolo indiano dell’unità del genere umano”, oppure della “unità delle religioni”», ha detto la signora Rowhani.

Un messaggio di pace

Subito dopo l’iniziativa «Incredibile India», l’immagine del tempio apparirà durante un’altra campagna a Delhi. L’iniziativa «Delhi Meri Jaan (la mia amata Delhi)» è stata lanciata l’anno scorso.

«Commemoriamo i 25 anni del tempio e i 100 anni della Delhi moderna che esiste oggi. È una grande coincidenza», ha spiegato Shelia Dikshit, Primo Ministro di Delhi.

«È un magnifico edificio, divenuto nel tempo un simbolo per antonomasia».

Il fascino del tempio nasce dal fatto che esso «abbraccia tutti», ha aggiunto il Primo Ministro.

«La Fede baha’i è una religione molto attraente. Il messaggio che dà all’umanità è un messaggio di pace, prosperità e felicità . . . », ha detto.

Circa quattromila visitatori da oltre 50 paesi sono attesi nel Tempio per la celebrazione del suo 25° anniversario il mese prossimo.

«Come questa campagna chiaramente dice, il Tempio appartiene a tutti, a tutte le religioni, i credi e i popoli», ha detto Naznene Rowhani, «perciò è naturale che la celebrazione del suo 25° anniversario includa tutti».

Per leggere l’articolo online e vedere le fotografie, si vada a: http://news.bahai.org/story/856

Vedi anche: http://www.bahaibigarello.it/nuova_delhi.htm

La Bahai International Community chiede la liberazione del pastore cristiano condannato a morte

GINEVRA, 4 ottobre 2011 (BWNS) – La Baha’i International Community si è unita alle richieste di liberare Youcef Nadarkhani, pastore cristiano di Rasht, Iran.

Il pastore Nadarkhani, padre di due bambini in tenera età, è a capo di una rete di chiese. È stato giudicato reo di apostasia, di «aver girato le spalle all’Islam» e di «convertire musulmani al Cristianesimo» e condannato a morte nel settembre 2010.

La Corte suprema iraniana ha recentemente chiesto di riaprire il caso e di accertare se egli sia veramente stato un musulmano professante adulto prima di convertirsi al Cristianesimo. La corte ha sentenziato che non lo era ma che è ugualmente reo di apostasia perché è di ascendenza musulmana.

Il caso ha suscitato forti condanne di governi, organizzazioni e capi religiosi in tutto il mondo.

Poi il 1° ottobre, dopo queste proteste del mondo, i mezzi di informazione governativi hanno improvvisamente annunciato che il pastore Nadarkhani era effettivamente stato condannato per altre ragioni, come crimini violenti, estorsione, sionismo e tradimento. Queste accuse non sono mai state menzionate per tutto il periodo in cui il pastore Nadarkhani è stato accusato, processato, condannato, fino alla recente udienza del tribunale.

La dichiarazione della Baha’i International Community:

Ci uniamo al coro di proteste contro la condanna del pastore Youcef Nadarkhani e alle richieste di liberarlo.

Che una corte condanni una persona di famiglia musulmana che ha liberamente scelto di essere cristiano è un ulteriore esempio della brutalità con cui il governo iraniano tratta il suo popolo.

Le recenti affermazioni pubbliche, comparse dopo le proteste generali contro la sua condanna, secondo le quali le accuse contro il pastore Nadarkhani sono cambiate non fanno altro che dimostrare l’arbitrarietà delle decisioni prese dal sistema giudiziario in Iran e la chiara ingiustizia della situazione.

La sentenza contro di lui non è solo criticabile, è una violazione di tutti gli standard legali, morali, spirituali e umanitari.

Quale governo temporale del mondo può ragionevolmente decidere di avere il potere di limitare la libertà di credo? La fede non è cosa che si possa portar via o barattare. È una questione di convinzione, del cuore, della mente e dell’anima, che nessun governo può controllare.

La comunità baha’i capisce benissimo le difficoltà delle minoranze che vivono in Iran oggi. E ora è evidente che quelle minoranze che sono nominalmente riconosciute dallo stato sono subordinate alla maggioranza esattamente come quelle che non hanno alcun diritto.

Non occorre ripetere qui l’interminabile elenco di esecuzioni, torture, arresti, privazioni e altre afflizioni che il popolo dell’Iran, così duramente provato, deve oggi subire.

Tutto ciò che i rappresentanti del paese affermano davanti al mondo è contraddetto dal modo in cui trattano il proprio popolo in patria. E tuttavia i suoi funzionari vanno liberamente in altre nazioni, dove trovano un palcoscenico dal quale essi propagano le loro falsità, negando il crudele trattamento che infliggono ai loro cittadini mentre fanno mostra di buona volontà verso i popoli del mondo.

Si può fare molto per far conoscere ai popoli del mondo l’ipocrisia di un governo che sta continuamente e diffusamente opprimendo il proprio popolo.

Si può fare molto per far conoscere all’umanità ciò che accade in Iran e per far immaginare le cose terribili che accadranno se non prendiamo provvedimenti contro queste campagne di odio sponsorizzate dallo stato.

Per leggere l’articolo in inglese online e vedere le fotografie, si vada a: http://news.bahai.org/story/855

I bahai europei celebrano il centenario dei viaggi di ‘Abdu’l-Bahá

LONDRA, 3 ottobre 2011 (BWNS) – I bahai in Europa ricordano il centenario degli storici viaggi di ‘Abdu’l-Baha in Occidente riflettendo sulle qualità del Suo eccezionale carattere.

In Francia, in Svizzera e negli Stati Uniti, gruppi di amici studiano la vita di ‘Abdu’l-Baha e discutono l’ispirazione che essa imprime ai loro servizi alla comunità.

‘Abdu’l-Baha (1844-1921) era il figlio maggiore di Baha’u’llah e il successore da Lui nominato a guidare la Fede baha’i. Dopo la Rivoluzione dei Giovani Turchi del 1908, che liberò tutti i prigionieri politici e religiosi dell’Impero ottomano, compresi ‘Abdu’l-Baha e la Sua famiglia, Egli incominciò a pensare di presentare di persona gli insegnamenti baha’i al mondo al di fuori del Medio Oriente. Nell’agosto del 1911, salpò dall’Egitto alla volta della Francia, trattenendoSi per qualche giorno a Marsiglia prima di recarSi a Thonon-les-Bains e poi a Ginevra, Svizzera, dove rimase per quattro giorni.

Sforzi infaticabili

Il 27-28 agosto, un incontro che si è svolto all’Università di Ginevra ha riflettuto sul significato della permanenza di ‘Abdu’l-Baha in Svizzera e sulla sua importanza per il lavoro della comunità baha’i oggi.

«Per tutta la settimana il concetto di servizio è stato sempre presente», ha osservato John Paul Vader, membro dell’Assemblea Spirituale Nazionale dei baha’i della Svizzera. «Abbiamo visto che l’esempio di ‘Abdu’l-Baha ci ispira a servire: Egli ha stimolato la costruzione di comunità e influenzato il pubblico pensiero. Sono le stesse cose per le quali i baha’i lavorano oggi».

«Tutti sono stati colpiti dal fatto che ‘Abdu’l-Baha sia riuscito ad affrontare un viaggio così faticoso in un’età così avanzata», ha detto il dottor Vader. «Spesso ce la prendiamo comoda e pensiamo che un viaggio di un’ora sia faticoso, ma Lui è stato infaticabile nei Suoi sforzi».

In un messaggio inviato lo scorso aprile, la Casa Universale di Giustizia ha scritto che, durante i Suoi viaggi, ‘Abdu’l-Baha ha spiegato gli insegnamenti baha’i in «case e sale di missioni, chiese e sinagoghe, parchi e pubbliche piazze, carrozze ferroviarie e transatlantici, circoli e società, scuole e università».

«A tutti senza distinzioni, funzionari, scienziati, lavoratori, bambini, genitori, esuli, attivisti, sacerdoti e scettici, Egli impartì amore, saggezza, conforto, a seconda dei bisogni», ha scritto la Casa Universale di Giustizia.

Nell’annuale scuola residenziale baha’i, che si è svolta in Evian, Francia, dal 27 agosto al 3 settembre , i partecipanti hanno esaminato che cosa significa «seguire le orme di ‘Abdu’l-Baha» discutendo delle attuali attività delle loro comunità.

«I pensieri di ‘Abdu’l-Baha sono stati sempre presenti, nei discorsi più importanti e nei momenti artistici», ha detto Laurence Dia, uno degli organizzatori della scuola. «Abbiamo capito che seguendo le Sue orme, possiamo trovare le forze necessarie per proseguire nei nostri sforzi e andare oltre».

«Un glorioso messaggio di unità»

‘Abdu’l-Baha è arrivato a Londra, dove Si è trattenuto quattro settimane, il 4 settembre 1911. Nel Suo primo discorso pubblico, che pronunciò nella City Temple sei giorni dopo essere arrivato nella città, Egli disse alla congregazione: «Il dono di Dio a questa età illuminata è la conoscenza dell’unità del genere umano e della fondamentale unicità della religione».

Nel Regno Unito, gruppi di amici si sono serviti del centenario per scoprire come applicare le lezioni di ‘Abdu’l-Baha alla propria vita.

Il 10 settembre, nella cittadina di Reading, per esempio, i baha’i si sono riuniti con i loro vicini per studiare le parole che Egli ha pronunciato nel City Temple esattamente cent’anni prima. Un partecipante, un tassista ghaniano, ha osservato che l’amore e l’unità menzionati nel discorso di ‘Abdu’l-Baha erano presenti anche nello spirito di quell’incontro. Un altro vicino, di origine nepalese, ha commentato il «glorioso messaggio di unità» portato da ‘Abdu’l-Baha.

Durante una riunione a Epsom che ha avuto luogo lo stesso giorno, il Sindaco della città, il Cancelliere Sheila Carlson, ha osservato che secondo lei i bambini dovrebbero imparare a scuola chi è ‘Abdu’l-Baha assieme a Martin Luther King e a Madre Teresa.

Nei giorni dell’anniversario del viaggio di ‘Abdu’l-Baha a Bristol, 23-25 settembre, attori, cantastorie e musicisti hanno parlato del weekend da Lui trascorso nella città e della profonda impressione che Egli ha lasciato nelle persone che ha incontrato.

«Una risposta d’amore»

A Londra un dramma appositamente commissionato sulla visita di ‘Abdu’l-Baha vista attraverso gli occhi della persona che Lo ha ospitato, Lady Blomfield, è stato rappresentato per la prima volta il 15 settembre negli storici ambienti di Leighton House Museum.

Fra gli spettatori c’erano gli odierni inquilini della casa di Cadogan Gardens, n. 97, l’appartamento nel quale ‘Abdu’l-Baha ha abitato durante la Sua visita. Uno di loro ha detto che «è stato bello sapere di più di questa affascinante storia della mia casa».

«È stato straordinario incontrare la figlia di una donna che ci vive e vedere il suo stupore nel conoscere la storia spirituale dell’edificio», ha detto Sarah Perceval, che ha scritto il testo del dramma e ha recitato nel ruolo di Lady Blomfield.

«Tutti hanno risposto alla serata con grande trasporto . . . una vera risposta d’amore», ha detto.

Un messaggio da un personaggio regale

Due giorni dopo, parti del dramma sono state recitate nella Chiea di St. John’s, in Smith Square, dove la comunità baha’i di Westminster si è riunita con alcuni amici, cent’anni dopo che ‘Abdu’l-Baha aveva parlato alla sua congregazione per invito dell’arcidiacono di Westminster, Basil Wilberforce.

Durante l’incontro è arrivato un messaggio speciale dalla principessa Elena, la pronipote della Regina Maria di Romania (1875-1938), la prima sovrana che ha abbracciato gli insegnamenti baha’i.

«Per me, il messaggio di questa grande fede è importante oggi come non lo era mai stato», ha scritto la principessa Elena.

«In una società sempre più secolare, nella quale le forze del mercato, il consumismo e l’egoismo sono considerati virtuosi, la Fede baha’i offre un diverso modo di vivere, radicato nella propagazione della giustizia, dell’unità e nell’instaurazione della pace per portare la prosperità e il benessere di tutti.

«Nella storia . . . i portatori di messaggi così radicali sono stati considerati sovversivi. Questo sembra essere accaduto anche ad ‘Abdu’l-Baha, il quale ha trascorso la maggior parte della Sua vita in esilio per la Sua profonda fede nella bontà e nella guida di Dio.

«Uomini diversi da Lui si sarebbero inaspriti e si sarebbero distaccati dalla patria, ma non Abdu’l-Baha. Egli ha seguito una strada diversa ed è divenuto un grande ambasciatore di pace e di giustizia, un gradito ospite fra tutte le persone di buona volontà e di fede. Le persone come Lui sono rare, ispiranti e stimolanti e abbiamo bisogno di sentire i loro messaggi di speranza», ha scritto la principessa Elena.

Per leggere l’articolo in inglese online e vedere una raccolta di fotografie, si vada a: http://news.bahai.org/story/854

La storia di Shohreh: come l’Iran ha violato i diritti di una studentessa di prim’ordine

GINEVRA, 28 settembre 2011 (BWNS) – Come molti giovani in tutto il mondo, anche Shohreh Rowhani è cresciuta con la grande speranza di entrare in una buona università.

Ma ora è incappata in un sistema che, pur apparentemente promettendogliene l’opportunità, è crudelmente organizzato in modo da impedire a lei e ad altri iraniani di laurearsi.

La signorina Rowhani è baha’i e la sua esperienza è ancora più iniqua perché lei è fra gli studenti più dotati dell’Iran. È arrivata 151esima fra tutti gli studenti del paese che hanno superato gli esami nazionali di ammissione all’università nel campo da lei scelto, lingue. In altre parole, i suoi risultati la pongono fra l’1% dei migliori candidati che hanno superato l’esame.

Incoraggiata dall’ottimo risultato, la signorina Rowhani, che proviene da Nowshahr, una città nel nord dell’Iran, ha incominciato il processo online per scegliere i corsi. Ma quando sono usciti i risultati delle domande, ha scoperto che la sua era stata respinta per «documentazione incompleta».

È una frase ben nota ai giovani baha’i. Sono ormai molti anni che essa appare fra i molti stratagemmi adottati per impedire loro di iscriversi anche quando hanno superato l’esame nazionale di ammissione all’università.

Imperterrita, la signorina Rowhani è coraggiosamente andata all’ufficio regionale che sovrintende al processo degli esami e ha chiesto ai funzionari che cosa mancasse nella sua documentazione.

«Mi hanno detto che la cosa era dovuta al fatto che io sono baha’i», ha scritto recentemente la signorina in una lettera che ha mandato a diverse organizzazioni per i diritti umani.

«Dato che sei baha’i, non hai diritto di entrare nell’università», le è stato detto.

La studentessa ha deciso di portare il proprio caso a un livello superiore, procurandosi un appuntamento con il capo del dipartimento delle ammissioni.

Durante il colloquio il funzionario si è limitato a esprimere «il proprio rammarico per l’accaduto e mi ha detto che non poteva fare nulla», ha scritto la signorina Rowhani. «Ha detto che non ci sono vie d’uscita e anche se riesci a entrare nell’università, ne sarai espulsa dopo tre o quattro semestri».

La studentessa ha chiesto se il risultato sarebbe stato diverso nel caso avesse detto di essere musulmana.

«Il funzionario ha detto che non avrebbe fatto differenza, perché ti conoscono», ha scritto. «“Il ministero dei servizi segreti ha già identificato la tua famiglia e tutti i baha’i”».

«Mi hanno detto che non otterrò nulla, a chiunque io mi rivolga», ha detto.

L’esperienza di Shohreh Rowhani è ben nota a migliaia di baha’i in Iran che sono esclusi dagli studi superiori per motivi religiosi.

Anche i fortunati che riescono ad essere ammessi sono poi espulsi nel corso degli studi. Negli ultimi mesi, due studenti del Politecnico di Isfahan non sono riusciti a iscriversi al semestre successivo, per «documentazione incompleta». Un baha’i che studiava letteratura inglese è stato cacciato via dall’Università di Kerman. Uno studente di ingegneria biomedica dell’Università di Sahand è stato espulso. Uno studente di fisica dell’Università del Mazandaran è stato buttato fuori dopo otto semestri superati a pieni voti ed essere stato ammesso a un master.

Tre decenni di esclusione

Dopo la rivoluzione islamica del 1979 l’Iran ha usato ogni metodo per impedire ai baha’i di frequentare l’università. Prima li ha espulsi e poi ha messo un bando sul loro accesso agli studi superiori.

In seguito alle condanne internazionali, il governo iraniano ha cambiato le regole nel 2003, dichiarando che i baha’i potevano sostenere l’esame di ammissione. Ma quando un migliaio di baha’i in buona fede si sono fatti avanti, hanno incontrato nuovi ostacoli.

In un primo momento, gli esami sono stati restituiti con la parola «Islam» scritta nella casella riservata all’appartenenza religiosa, cosa inaccettabile per i baha’i, ai quali la loro fede insegna a dire sempre la verità, specialmente in temi di credo.

Il governo ha spiegata che la parola «Islam» indicava un esame di religione che ogni candidato doveva superare, permettendo ai baha’i di presentare in buona fede la domanda di ammissione agli studi superiori. A metà degli anni 2000, un certo numero di baha’i sono riusciti a entrare in varie università del paese. Ma dopo l’immatricolazione sono stati espulsi.

Per esempio, nel marzo 2007, l’agenzia di stampa Reuters ha riferito che quell’anno una settantina di studenti baha’i erano stati espulsi dalle università dell’Iran. La notizia riferiva che un anonimo portavoce della Missione iraniana presso le Nazioni Unite aveva detto: «In Iran nessuno è stato espulso dagli studi a causa della religione».

Dopo altre proteste internazionali, l’Iran ha cambiato nuovamente tattica. I risultati dei baha’i che avevano sostenuto l’esame non erano pubblicati. Quando i candidati hanno consultato il sito web per vedere i risultati, molti hanno ricevuto il messaggio «documentazione incompleta» e sono rimasti in un limbo burocratico.

«Pratiche ingiuste e oppressive»

In una lettera aperta inviata il mese scorso al ministro iraniano per gli studi superiori, la Baha’i International Community ha chiesto di mettere fine a queste «pratiche ingiuste e oppressive» che escludono dalle università i baha’i e altri giovani iraniani.

La lettera ha parlato anche delle misure restrittive adottate dal governo contro l’Istituto baha’i di studi superiori (BIHE), un’iniziativa comunitaria informale condotta dai baha’i per permettere ai loro giovani esclusi dall’università di studiare ugualmente. In maggio, agenti del governo hanno perquisito le case di oltre 30 persone legate al BIHE e ne hanno arrestate 14. Questa settimana sette insegnanti sono comparsi davanti ai giudici. Altre decine di persone, fra le quali alcuni studenti, sono stati convocati per essere interrogati, nel tentativo di chiudere il progetto.

La lettera aperta, indirizzata a Kamran Daneshjoo, Ministro della scienza, della ricerca e della tecnologia, diceva: «Come lei sa, queste azioni sono state compiute in ottemperanza a una politica governativa ufficiale e facevano parte di una campagna sistematica per eliminare la comunità bahá’í in quanto entità vitale nel paese». Per accedere al testo italiano della lettera si vada a http://www.notiziebahai.it/comunicatostampa/

Per Shohreh Rowhani e i suoi compagni di fede la battaglia per i diritti all’educazione prosegue.

Nella sua lettera alle organizzazione per i diritti umani la studentessa ha espresso il desiderio che tutti «sappiano quanto insensatamente sono stati violati i miei diritti».

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