Desmond Tutu e Jose Ramos-Horta si uniscono alle richieste di liberare gli insegnanti bahai

NEW YORK, 26 settembre 2011 (BWNS) – Mentre sette insegnanti baha’i compaiono davanti a un tribunale in Iran, due premi Nobel criticano duramente il governo iraniano, paragonando le sue azioni ai «Secoli bui dell’Europa» e all’«Inquisizione spagnola».

Le osservazioni di Desmond Tutu, già arcivescovo anglicano di Città del Capo, e di Jose Ramos-Horta, presidente di Timor Est, appaiono in una lettera aperta indirizzata al mondo accademico nel blog statunitense «Huffington Post», con il titolo «La guerra dell’Iran contro il sapere».

Nella lettera, i premi Nobel invitano il governo iraniano a liberare senza condizioni i sette baha’i attualmente sotto processo in Iran per le loro attività educative e a lasciar cadere le accuse contro di loro.

«Il progresso compiuto dal genere umano negli ultimi secoli è stato alimentato, più che da ogni altro fattore, da un crescente accesso all’informazione, da un più rapido scambio di idee e, nella maggior parte del mondo, dall’educazione universale», scrivono.

«Perciò è particolarmente sconvolgente vedere despoti e dittatori nel XX secolo cercare di sottomettere il proprio popolo cercando di negargli l’educazione e l’informazione.

«Questo comportamento non è solo futile, li fa anche apparire spaventati dall’epoca in cui vivono e ossessionati dai nuovi pensatori fra la loro gente».

«Oggi l’esempio più eclatante di questa paura è, forse, il divieto di accesso all’istruzione superiore imposto in Iran ai membri della Fede baha’i, una religione pacifica, che non ha programmi politici e che riconosce l’unità di tutte le religioni, dice la lettera.

Aperte le udienze del tribunale

La pubblicazione della lettera aperta ha coinciso con la notizia che il processo dei sette insegnanti baha’i in Iran ha avuto inizio. Essi sono stati arrestati a causa di un’iniziativa comunitaria informale conosciuta come Istituto baha’i di studi superiori (BIHE), che offriva a professori baha’i, che il governo iraniano ha interdetto dall’insegnamento, l’opportunità di insegnare a giovani membri della comunità, anche loro messi al bando delle università.

«Le persone arrestate non erano né capi politici né eminenze religiose», osservano l’arcivescovo Tutu e il presidente Ramos-Horta nella loro lettera. «Insegnavano materie come contabilità e odontoiatria e ora rischiano decenni di prigione. Il crimine di cui sono accusati è avere impartito lezioni di istruzione superiore a giovani baha’i».

La Baha’i International Community ha appreso che sei dei sette insegnanti, arrestati dopo le incursioni del maggio scorso in circa 39 case baha’i legate al BIHE, sono ora processati a coppie.

«L’avvocato che si preparava a difenderli è in prigione anche lui. Si è saputo che due dei prigionieri hanno avuto un’udienza ieri, due l’hanno avuta oggi e due l’avranno domani e sembra che un altro sia comparso davanti al tribunale la settimana scorsa», ha detto Bani Dugal, primo rappresentante della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite.

«Tutto lascia intendere che non avranno un processo equo», ha aggiunto.

La signora Dugal ha ringraziato l’arcivescovo Tutu e il presidente Ramos-Horta a nome della Baha’i International Community.

«Ringraziamo loro e tutti i governi, le organizzazioni e le persone di buona volontà di tutto il mondo, il cui impegno ha mandato un chiaro messaggio alle autorità iraniane che le loro azioni sono osservate attentamente e condannate», ha detto.

Espulsi per il loro credo

La lettera aperta parla anche della situazione di altri giovani iraniani che sono stati espulsi dall’università «per il loro credo o per avere opinioni considerate contrarie a quelle del partito di governo, per esempio idee riformiste».

«Crediamo che sia importante riconoscere che queste azioni non rispecchiano la fede islamica. Basta ricordare i Secoli bui dell’Europa o l’Inquisizione spagnola per capire che gli ayatollah iraniani non sono certamente i primi a usare la religione per coprire un tentativo di sopprimere con la forza idee e conoscenze che si teme possano minacciare il potere. Le ricche tradizioni filosofiche e artistiche dell’Iran, i contributi mondiali degli intellettuali iraniani e le azioni dei membri della comunità musulmana che hanno aiutato e appoggiato il BIHE attestano il fatto che le azioni dei loro capi non rispecchiano la fede musulmana o i molti musulmani di buona volontà delle comunità iraniane», dice la lettera.

«E se crediamo che storicamente e nel moderno mondo “cablato” sia inutile cercare di reprimere la ricerca del sapere, in Iran le persone minacciate o danneggiate da questo tentativo sono molte.

«Hanno bisogno del nostro appoggio»

Fra le varie richieste, i premi Nobel esortano il mondo accademico a manifestare ai loro colleghi iraniani il loro disaccordo e la disapprovazione di qualunque politica impedisca a qualcuno di accedere agli studi superiori per le sue idee religiose o politiche.

Una condanna mondiale

Negli ultimi quattro mesi tutto il mondo ha condannato la persecuzione degli insegnanti baha’i in Iran, dall’Australia allo Zambia.

Il 5 settembre, la baronessa Catherine Ashton, Alto Rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri, ha espresso la sua «seria preoccupazione» per l’attacco contro il BIHE.

Tre giorni prima, il Ministro degli affari esteri canadese, John Baird, ha detto che gli arresti del personale del BIHE «si basano su infondate accuse di cospirazione contro la sicurezza nazionale. Questo istituto offre un prezioso servizio educativo alla comunità baha’i, che in Iran non ha la possibilità di accedere agli studi superiori formali».

I sette insegnanti baha’i sotto processo sono: Vahid Mahmoudi e Kamran Mortezaie, che sembra siano apparsi davanti al tribunale ieri; Mahmoud Badavam e Nooshin Khadem, che dovevano presentarsi oggi; Ramin Zibaie e Riaz Sobhani, che si presenteranno domani. Si è saputo che Farhad Sedghi è comparso davanti al tribunale martedì 20 settembre.

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La società australiana «arricchita e nobilitata» dal tempio baha’i

SYDNEY, Australia, 22 settembre 2011 (BWNS) – Nel cinquantenario del tempio baha’i australiano, alcune autorità hanno elogiato il suo contributo alla vita della comunità.

«La nostra società è arricchita e nobilitata dal tempio», ha detto il consigliere Harvey Rose, sindaco di Pittwater.

«È un faro dal mare, dalla terra e dal cielo . . . un faro che rischiara la strada verso un mondo migliore, un mondo nel quale antagonismi e divisioni siano sostituiti da un mondo di unità, costruttività e speranza», ha detto il consigliere Rose durante il ricevimento che ha preceduto una speciale funzione per l’anniversario.

Il Sindaco ha aggiunto che il tempio e la comunità baha’i hanno «un ruolo importante non solo nella nostra comunità, ma anche nell’intera comunità australiana».

Il ricevimento, che si è tenuto domenica scorsa, ha aperto una serie di eventi in occasione del giubileo d’oro dell’inaugurazione del tempio. La successiva funzione è stata caratterizzata dal principio baha’i dell’unità nella diversità, con canti nella lingua aborigena wirradjuri, in arabo, inglese e samoano. Sono stati inoltre letti passi dalle scritture baha’i, buddiste, cristiane, ebraiche, indù e musulmane.

«Una silenziosa sentinella di fede»

Situata sulle amene colline boscose che sovrastano le spiagge settentrionali di Sydney, il tempio è stato aperto al culto nel settembre 1961 dopo quattro anni di lavori. È uno dei sette templi baha’i del mondo.

Aperto a tutti, il tempio baha’i è un luogo di incontro centrale per pregare e meditare e, in futuro, sarà circondato da edifici costruiti per provvedere ai bisogni sociali ed educativi della popolazione.

Rob Stokes membro del Parlamento di Pittwater, che è intervenuto alla funzione di domenica, ha detto che il tempio «si erge come una silenziosa sentinella di fede, inclusione e vera forza spirituale».

Fra le celebrazioni del cinquantenario ci sono stati anche quotidiani programmi nel tempio, una mostra di disegni fatti da bambini su come costruire una comunità pacifica e una mostra d’arte. La settimana prossima ci saranno tour guidati e un programma durante il quale i visitatori potranno vedere attività baha’i per costruire la comunità.

Ieri sera, ospiti provenienti da vicino e da lontano sono andati al tempio seguendo un sentiero illuminato da candele per una speciale cerimonia interreligiosa di preghiere in occasione della Giornata internazionale della pace indetta dall’ONU.

Un noto programma televisivo australiano, Channel 10, ha trasmesso i suoi tre bollettini meteorologici dai giardini del tempio. La stampa locale ha pubblicato vari articoli, Sydney Morning Herald ha parlato dell’evento e una radio, ABC radio breakfast show, ha parlato degli insegnamenti della Fede baha’i.

«Un’importante occasione»

In un suo messaggio speciale, l’onorevole Barry O’Farrell, il Premier del New South Wales, ha scritto che il cinquantenario del tempio è «un’importante occasione non solo per la religione baha’i, ma anche per l’intero New South Wales».

«La comunità baha’i svolge una parte importante nel variegato tessuto sociale del New South Wales ed è molto importante per noi continuare a promuovere e a celebrare la diversità, la tolleranza e la comunità nello stato», ha detto il Premier.

«Questa idea sintetizza l’ethos della religione baha’i che cerca di unificare tutte le religioni e l’umanità. Questo tempio e la comunità baha’i ci sono riusciti.

«Credo che ci sia molto da imparare dalla Fede baha’i, la quale con i suoi valori dell’unità e dell’uguaglianza ha arricchito la multiculturalità del New South Wales».

Per leggere l’articolo in inglese online e vedere le fotografie, si vada a: http://news.bahai.org/story/851

Per vedere le foto del Tempio, si vada a : http://www.bahaibigarello.it/sidney.htm

 

 

 

I brasiliani in marcia per chiedere giustizia

RIO DE JANEIRO, Brasile, 19 settembre 2011 (BWNS) – L’attuale persecuzione delle comunità baha’i dell’Iran è stata messa in evidenza da 25 mila persone delle diverse tradizioni brasiliane che hanno fatto una marcia per difendere il diritto alla libertà religiosa e per chiedere giustizia.

Iniziata nel 2008 dal Comitato per combattere l’intolleranza religiosa (CCIR) di Rio, al principio la Marcia per la libertà religiosa si proponeva di attirare l’attenzione sul pregiudizio che colpisce i seguaci delle religioni tradizionali afro-brasiliane. In seguito, è diventata un evento annuale, che dai primi duemila partecipanti ha raggiunto quest’anno il record di 25 mila.

Ieri, ai capi religiosi afro-brasiliani si sono uniti cattolici-romani, musulmani, ebrei, protestanti, buddisti e baha’i, tutti uniti nell’intento di attirare l’attenzione sull’intolleranza.

I baha’i hanno distribuito mille magliette gialle con lo slogan, «Oggi, siamo seguaci di tutte le religioni» – sentimento felicemente condiviso dai partecipanti delle diverse comunità.

Nel discorso di apertura del raduno, il coordinatore del CCIR, Babalorixa Ivanir dos Santos, ha illustrato la persecuzione dei baha’i iraniani e ha invitato la folla a guardare il «gruppo in giallo», che erano «attivi sostenitori della causa della libertà religiosa in Brasile».

Leader e rappresentanti delle comunità riunite hanno poi parlato alle persone riunite della necessità di rispettarsi reciprocamente.

«I pregiudizi, gli stereotipi e la disinformazione sulle varie tradizioni religiose inducono le persone a comportarsi in modo irrazionale contro coloro che hanno un credo diverso», ha detto alla folla il baha’i brasiliano Iradj Roberto Eghrari.

«È come se smettessero di vedere gli altri come “esseri umani”, che meritano di essere rispettati e trattati bene», ha detto.

Il signor Eghrari ha parlato dei sette dirigenti baha’i iraniani che sono tenuti dietro le sbarre dal 2008, condannati a 20 anni di prigione per accuse costruite.

«Ci sono molte somiglianze fra la persecuzione dei baha’i in Iran e quella delle religioni afro-brasiliane in questo paese», ha detto. «Si distruggono e confiscano proprietà, si maltrattano bambini e i giovani non hanno accesso all’istruzione a causa del loro credo. E l’unico modo in cui gli oppressori accettano di lasciarli in pace è se accettano di abiurare la propria fede. Ma come è possibile togliere a una persona la sua fede senza distruggerla?».

Ivan Dos Santos, uno degli organizzatori della marcia, ha detto che l’intolleranza religiosa genera il razzismo e minaccia la democrazia.

«Le religioni sono causa di guerre nel mondo, ma qui noi le facciamo dialogare», ha detto.

«Il nostro movimento non è religioso, non promuove nessuna fede, chiede solo di rispettare un diritto».

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http://news.bahai.org/story/850

Avvocato arrestato prima del processo degli educatori bahai

GINEVRA, 16 settembre 2011 (BWNS) – Mentre diversi baha’i in Iran sono in attesa di essere processati per aver dato lezioni a giovani esclusi dall’università, la Baha’i International Community ha appreso con costernazione che un avvocato che si preparava a difenderli è stato arrestato.

Abdolfattah Soltani, membro del team di legali che rappresentano i prigionieri, è stato arrestato sabato scorso. Il signor Soltani ha fondato il Centro dei difensori dei diritti umani assieme ad altri avvocati, fra i quali il Premio Nobel per la pace Shirin Ebadi. Il Centro di Teheran è stato chiuso in occasione di un’irruzione della polizia nel dicembre 2008.

In un suo appello all’Iran per la sua immediata liberazione, Amnesty International ha descritto il signor Soltani come «uno dei più coraggiosi difensori dei diritti umani in Iran…».

«I più coraggiosi avvocati iraniani sono convocati e poi arrestati oppure devono lasciare il paese», ha detto Diane Ala’i, rappresentante della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite a Ginevra.

«Siamo molto preoccupati per l’arresto del signor Soltani», ha detto. «Quali sono i precisi motivi per cui le autorità iraniane hanno fatto questo arresto, poco prima che i suoi clienti affrontino il processo?».

Sette baha’i sono ancora in carcere per aver partecipato a un programma educativo informale secondo il quale alcuni professori baha’i, ai quali il governo iraniano impedisce di esercitare la professione, offrono volontariamente i loro servizi per dare lezioni a giovani membri della comunità esclusi dagli studi superiori.

Notizie della stampa in Iran hanno recentemente annunciato che il programma, conosciuto come Istituto baha’i di studi superiori (BIHE), è stato dichiarato illegale.

Tre mesi fa le autorità iraniane hanno fatto irruzione in 39 case di amministratori, docenti e studenti del BIHE. I sette ancora in carcere sono Mahmoud Badavam, Nooshin Khadem, Vahid Mahmoudi, Kamran Mortezaie, Farhad Sedghi e Ramin Zibaie, arrestati il 22 maggio, e Riaz Sobhani, arrestato il 14 giugno.

«Molte persone associate all’Istituto baha’i di studi superiori sono state arrestate e interrogate», ha detto Diane Ala’i. «Alcuni sono stati imprigionati e poi rilasciati. Oltre ai sette tuttora in carcere, altre quattro persone legate al BIHE sono state arrestate agli inizi della settimana».

È stato difficile conoscere i dettagli dell’imminente processo, ha detto.

«Non abbiamo avuto comunicazioni ufficiali sulle accuse mosse, tranne che un segnale che anche questa volta le accuse riguardano temi di sicurezza nazionale. Malgrado abbiano fatto il possibile, gli avvocati sono riusciti a incontrare solo tre dei baha’i attualmente detenuti».

«Invitiamo i governi, le organizzazioni e le persone di buona volontà di tutto il mondo a fare tutto il possibile per dissuadere l’Iran dal commettere un altro terribile errore giudiziario», ha detto la signora Ala’i.

Per leggere l’articolo in inglese online e vedere la fotografia, si vada a:
http://news.bahai.org/story/849

Il Ministero degli esteri italiano a favore dei bahai iraniani

Il 31 luglio u.s. il signor Guido Morisco dell’Ufficio delle relazioni esterne dell’Assemblea Nazionale ha indirizzato un messaggio al Ministero degli esteri italiano per segnalargli la difficile situazione dell’Istituto baha’i di studi superiori (BIHE) in Iran. Il signor Morisco concludeva il suo messaggio con queste parole:

pensando alle persone ora in prigione, alle loro famiglie e a tutti gli studenti dell’istituto che hanno in esso l’unica possibilità di completare i loro studi in quel paese, per chiederle di fare quanto in Suo potere affinché il governo italiano possa prendere ogni possibile provvedimento per raccomandare all’Iran di liberare questi bahá’í immediatamente.

Oggi (14/09/2011) il Ministero degli esteri gli ha risposto di aver «avviato un’iniziativa per portare il caso dell’Istituto bahá’í di studi superiori all’attenzione dell’Alto Rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Catherine Ashton». Ha aggiunto che la loro «proposta ha riscosso numerosissime adesioni all’interno dell’Unione Europea e, dopo i necessari passaggi procedurali dovuti al metodo intergovernativo sul quale si basa il Servizio europeo per l’azione esterna, il 6 settembre scorso è stata pubblicata una dichiarazione del portavoce della Baronessa Ashton sulle persecuzioni di cui sono vittime i baha’i in Iran». La dichiarazione,
dice:

Unione Europea, Brussels, 6 settembre 2011
A 347/11
Dichiarazione del portavoce dell’Alto Rappresentante dell’Unione Europea, Catherine Ashton, sulla persecuzione della comunità bahá’í in Iran

Il portavoce di Catherine Ashton, Alto Rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e vice presedente della Commissione, ha pubblicato ieri la seguente dichiarazione: L’Alto rappresentante vuole esprimere la sua grave preoccupazione per la recente ondata di arresti di cittadini baha’i e per la chiusura di un centro educativo della comunità baha’i in Iran. L’Unione Europea ricorda che la libertà di pensiero, di coscienza e di religione o credo è un diritto fondamentale che deve essere garantito in ogni circostanza secondo l’articolo 18 del Patto internazionale sui diritti civili e politici, che l’Iran ha sottoscritto e ratificato. L’Unione Europea invita l’Iran a liberare immediatamente tutte le persone detenute per motivi religiosi, a mettere fine alla persecuzione in atto contro la comunità baha’i, anche nel campo dell’istruzione, e ad astenersi da ogni forma di discriminazione contro le minoranze religiose, in modo da garantire il pieno rispetto per la libertà di religione e di credo in Iran.
Il testo inglese si trova in rete al seguente indirizzo:
http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_Data/docs/pressdata/EN/foraff/124507.pdf,