In Catalogna le religioni unite per promuovere il cambiamento globale

BARCELLONA, Spagna, 24 agosto 2011 (BWNS) – Una nuova pubblicazione in spagnolo illustra come le religioni possono contribuire a conseguire gli obiettivi di sviluppo del millennio (Millennium Development Goals o MDG) dell’ONU.

In una significativa iniziativa religiosa per la Spagna, baha’i, buddhisti, ebrei, indù, musulmani e cristiani (cattolici romani, evangelici, ortodossi e universalisti unitariani) si sono riuniti per esaminare le rispettive credenze in relazione agli obiettivi di sviluppo del millennio (MDG) che tutti i 193 stati membri dell’ONU e altre organizzazioni internazionali hanno concordato di realizzare fra il 2000 e il 2015.

«La Catalogna è all’avanguardia nel dialogo interreligioso in Spagna», ha detto Lluis Cirera Font, un baha’i che ha servito per molti anni nel Gruppo iniziale per il dialogo interreligioso, creato sotto gli auspici del Centro dell’UNESCO per la Catalogna.

L’idea di pubblicare un libro che esponesse le discussioni del gruppo è nata dopo due anni di incontri regolari, ha detto.

«Abbiamo pensato che i risultati non fossero solo per noi, ma che interessassero la società in generale. Quando abbiamo deciso di discutere gli obiettivi di sviluppo del millennio (MDG) e il contributo che le religioni potevano offrire per il loro conseguimento, l’idea del libro si è consolidata».

Il libro è stato pubblicato prima in catalano e poi in spagnolo con il titolo «Religiones y Objetivos del Milenio» (Le religioni e gli obiettivi del millennio) dal Centro dell’UNESCO della Catalogna, con il sostegno della Fondazione per il pluralismo e la coesistenza. È in preparazione anche la versione inglese.

«Senza lo spirito di una sincera conversazione, di un desiderio di imparare e di comprendere gli altri, di un profondo dialogo fra le persone di origini diverse, non sarebbe stato possibile scrivere questo libro», ha detto il signor Cirera.

Principi spirituali

La prima sezione della pubblicazione prende in esame i contributi che le varie comunità religiose stanno offrendo per il conseguimento degli obiettivi (MDG) a livello locale.

Questo sforzo non richiede solo decisioni economiche e politiche, ma anche una buona dose di forza di volontà, ha detto il signor Cirera.

«Il libro afferma che la religione può motivare le persone ad agire e a vincere la paralisi della volontà in un mondo immerso nell’edonismo e nel materialismo. Se coloro che prendono le decisioni tenessero in maggiore considerazione i principi spirituali offerti dalla religione, il risultato degli sforzi sarebbe indubbiamente migliore e più duraturo».

Un altro elemento del libro è l’inclusione di passi delle sacre Scritture importanti ai fini della promozione del progresso sociale ed economico.

«Questa raccolta di citazioni fa capire a tutti che tutte le persone di tutte le origini religiose possono lavorare assieme per il conseguimento di obiettivi comuni», ha detto il signor Cirera.

Il libro cita anche esempi di buone abitudini delle varie comunità, in modo da ispirare i membri delle rispettive comunità e degli altri lettori a offrire un proprio contributo al processo. Vi si trovano inoltre dichiarazioni dei leader o rappresentanti internazionali di ciascuna comunità.

«Questa pubblicazione sintetizza emblematicamente la cultura della pace, il dialogo e la volontà di lavorare assieme per lo sviluppo paritario di tutta l’umanità», ha detto Francesc Torradeflot, segretario del Gruppo iniziale per il dialogo interreligioso e membro del centro dell’UNESCO per la Catalogna.

«Essa illustra un esempio di coerenza fra il livello locale, il lavoro per il dialogo interreligioso svolto da un gruppo di Barcellona, e il livello globale, cioè i contributi dei capi religiosi internazionali», ha detto il signor Torradeflot.

«Le tradizioni religiose e spirituali stanno lavorando e possono continuare a lavorare per contribuire a conseguire gli obiettivi di sviluppo del millennio (MDG) a livello locale e globale. Questa pubblicazione è un esempio di buon comportamento pratico che può diventare una guida per molti», ha detto.

La pubblicazione è stata accolta molto favorevolmente da organizzazioni religiose e di altro genere. L’ordine religioso cattolico romano Carmelitas Vedrunas, per esempio, ha usato il libro in diversi incontri di formazione appositamente organizzati per le sue suore, le quali sono ora in grado di illustrare le varie prospettive religiose nelle scuole frequentate da studenti di diverse origini.

«Credo che il dialogo interreligioso debba servire a creare ponti fra le persone», ha detto Lluis Cirera Font. «Non si tratta di discutere su chi ha ragione su temi specifici che sono spesso troppo complessi. Si tratta invece di prendere in esame gli aspetti essenziali che tutti condividono e sui quali è possibile costruire.

«La risposta esterna agli interessi spirituali può essere diversa, in relazione alle condizioni storiche e sociali dei vari periodi. Ma ciò che spinge all’azione proviene da un’unica fonte, dalla stessa origine. In verità si tratta di un’unica fede comune», ha detto.

Per leggere l’articolo in inglese online, si vada a: http://news.bahai.org/story/847

Recenti notizie sulle violazioni dei diritti umani evidenziano la situazione dei bahai in Iran

GINEVRA, 23 agosto 2011 (BWNS) – Tre importanti nuove analisi redatte da organizzazioni internazionali per i diritti umani identificano il trattamento dei cittadini baha’i da parte del governo dell’Iran come un motivo di grande preoccupazione.

Queste analisi sono state recentemente pubblicate dalla Federazione internazionale per i diritti umani (International Federation for Human Rights, FIDH), da Minority Rights Group International (MRG) e da Amnesty International.

La Baha’i International Community è lieta che la situazione dei baha’i in Iran sia stata esaminata nel più ampio contesto delle violazioni dei diritti umani internazionali.

«Ciascuna di queste analisi prende in esame un tema, le minoranze, le donne in carcere e il Medio Oriente in generale, e ciascuna di essi esamina la persecuzione dei baha’i nel proprio contesto, dimostrando che tutte le violazioni dei diritti umani sono strettamente collegate», ha detto Diane Ala’i, rappresentante della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite a Ginevra.

«Anche noi esprimiamo la nostra forte preoccupazione per le violazioni dei diritti umani dirette contro altri gruppi in Iran, come le donne, i giornalisti e i difensori dei diritti umani, nonché quei comuni cittadini che chiedono la libertà di parola», ha detto la signora Ala’i.

«Liberate tutte le donne in carcere per motivi di coscienza»

Nella sua analisi sulle donne in carcere, da Parigi la Federazione internazionale per i diritti umani (FIDH) ha chiesto all’Iran di «liberare, subito e senza condizioni, tutte le donne in carcere per motivi di coscienza».

In questo momento l’Iran sta tenendo in carcere almeno 47 donne per motivi di coscienza, ha scritto la Federazione (FIDH) il 13 agosto.

La Federazione (FIDH) elenca sei donne baha’i, fra le quali ci sono Mahvash Sabet e Fariba Kamalabadi, che stanno scontando 20 anni di prigione per aver fatto parte di un gruppo ad hoc di livello nazionale che contribuiva a provvedere ai bisogni dei 300 mila membri della comunità baha’i dell’Iran. L’anno scorso esse sono state ingiustamente condannate per spionaggio e altre accuse costruite che erano tutte collegate alla loro appartenenza alla Fede baha’i.

L’analisi menziona anche Nasrin Sotoudeh, l’avocato che ha rappresentato numerose vittime di violazioni dei diritti umani, fra i quali figurano alcuni baha’i e prigionieri condannati a morte per crimini che avevano commesso in età minore. Lo scorso gennaio le autorità hanno condannato la signora Sotoudeh a 11 anni di carcere per accuse come «attività contro la sicurezza nazionale» e «propaganda contro il regime». La signora Sotoudeh è stata anche interdetta dalla sua professione di avvocato e dall’espatrio per 20 anno.

Fra i casi illustrati dalla Federazione internazionale per i diritti umani (FIDH) vi Mahboubeh Karami, sostenitrice dei diritti delle donne, che sta scontando tre anni di carcere, la giornalista Hengameh Shahidi, in carcere da sei anni, la studentessa attivista Bahareh Hedayat, condannata a nove anni e mezzo e l’attrice cinematografica Marzieh Vafammehr, che si trova in carcere illegalmente.

«La comunità internazionale deve esprimere il suo pieno appoggio del movimento delle donne iraniane e della sua lotta per la conquista delle libertà fondamentali, della parità dei diritti e del rispetto dei diritti umani in Iran», ha detto Karim Lahidji, vice-presidente della Federazione internazionale per i diritti umani (FIDH) e presidente della Lega iraniana per la difesa dei diritti umani in Iran (LDDHI).

«Molto difficile» la situazione dei baha’i»

L’analisi di Minority Rights Group International (MRG) pubblicata il mese scorso a Londra prende in esame le minoranze del mondo e si occupa in particolare dei problemi delle donne che appartengono a comunità minoritarie e indigene.

Queste donne sono spesso oggetto di stupro e altre forme di violenza sessuale, di torture e di omicidi, specificamente a causa della loro identità etnica, religiosa o indigena.

«Nel 2010 la situazione dei baha’i in Iran è stata molto difficile», afferma la parte dell’analisi che si occupa dell’Iran, la quale spiega che il processo e la condanna dei sette dirigenti baha’i in Iran si sono svolti in assenza di «osservatori indipendenti».

L’analisi dice anche che i baha’i iraniani sono sottoposti a restrizioni all’accesso all’educazione e all’impiego, nonché a «distruzioni arbitrarie delle case, arresti e confische e distruzioni di proprietà».
Amnesty International, in un supplemento speciale della sua rivista Wire sul tema «Cinquant’anni di difesa dei diritti umani nel Medio Oriente e nel Nord Africa», dice che i baha’i sono fra le molte minoranze religiose che popolano il Medio Oriente, «talvolta viste con sospetto e ostilità, cosa che li rende vulnerabili a violazioni dei loro diritti umani».

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Un caldo raggio di luce

Cari amici,

un caldo raggio di luce!! Mayara C. ha espresso il desiderio di abbracciare la Fede ed ha voluto essere ricevuta dall’Assemblea Locale di Mantova ieri sera, ad un giorno di distanza dal suo ritorno dal Brasile! E’ stato un momento davvero toccante e Mayara ha manifestato una grande consapevolezza e sensibilità. Un dolce benvenuto a lei!!

abbraccio forte,

Irene

Un nuovo affronto: le autorità dicono che seppelliranno un baha’i iraniano come se fosse musulmano

GINEVRA, 10 agosto 2011 (BWNS) – Un oltraggioso nuovo episodio di discriminazione religiosa si è verificato nella città di Tabriz, Iran. Le autorità si sono rifiutate di permettere ai baha’i di seppellire un congiunto secondo la legge baha’i e hanno detto che avrebbero seppellito la defunta senza bara secondo il rito musulmano. «Per chiunque comprenda la cultura del Medio Oriente, l’idea che il governo costringa una famiglia a seppellire un congiunto secondo i riti di un’altra religione è inammissibile», ha detto Diane Ala’i, rappresentante della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite a Ginevra. La signora ha fatto notare che la legge baha’i sulla sepoltura prevede che il defunto sia inumato dentro una bara, mentre secondo la legge musulmana non si usa alcuna bara. «Questo episodio dimostra che le autorità iraniane sono disposte a spingersi fino all’inverosimile per esprimere il loro pregiudizio e la loro animosità contro i baha’i», ha detto. L’episodio ha avuto inizio lunedì quando le autorità di Tabriz hanno detto alla famiglia della signora Fatemeh-Soltan Zaeri che non potevano darle sepoltura nel cimitero locale secondo la legge baha’i. Hanno detto che l’avrebbero invece sepolta secondo l’uso musulmano. La famiglia ha obiettato che il cimitero era stato sempre aperto ai membri di tutte le religioni della zona che avevano sempre sepolto i loro morti come avevano voluto. Di tutta risposta a questa protesta, le autorità hanno chiesto ai familiari di seppellire la signora Zaeri senza bara e hanno sequestrato la salma, impedendo loro di trasportarla altrove. Ieri, quando i membri della famiglia hanno nuovamente contattato le autorità, pregandole di restituire la salma per consentirne la sepoltura in altro luogo, sono stati informati che la salma sarebbe stata comunque inumata giovedì, senza bara, con una cerimonia musulmana e che solo il marito avrebbe avuto il permesso di essere presente. Questo è solo il più recente episodio di una lunga storia di problemi che i baha’i devono affrontare per seppellire i propri defunti secondo il loro rito. In molte città dell’Iran, i baha’i hanno avuto il divieto di usare i cimiteri musulmani, ma hanno potuto creare i propri cimiteri. Questi cimiteri baha’i sono stati spesso devastati e profanati. Negli ultimi anni sono stati devastati con ruspe e in altro modo o resi inaccessibili alla comunità baha’i i cimiteri baha’i delle città di Teheran, Ghaemshahr, Marvdasht, Semnan, Sari e Isfahan. Alla fine di aprile, il piccolo cimitero baha’i di Gilavand, che ha solo quattro tombe, è stato profanato da intrusi che hanno usato un trattore, distruggendo le quattro tombe. In marzo, a una famiglia baha’i di Najafabad è stato impedito di seppellire un congiunto nel cimitero baha’i del luogo, sebbene si fossero procurati un permesso per farlo. «I funzionari iraniani continuano a negare che il loro governo perseguita i baha’i a causa della loro religione. Ma questo accanimento contro i funerali baha’i e la profanazione dei cimiteri sono chiari indizi che la persecuzione si basa unicamente sulla religione e non dipende da minacce create dai baha’i», ha detto la signora Ala’i.

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All’ONU e online, i giovani parlano di sviluppo sostenibile

NAZIONI UNITE, 31 luglio 2011 (BWNS) – Cresce il numero dei giovani che, in vari contesti, esprimono opinioni sui problemi globali e sulle possibili soluzioni.

L’idea è emersa durante un seminario per giovani intitolato, «Le nostre voci. Le nostre aspirazioni. Seminario giovanile sullo sviluppo sostenibile».

L’incontro ha avuto luogo martedì 26 luglio negli uffici della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite, in occasione dell’Incontro ad alto livello sui giovani organizzato dall’ONU questa settimana.

All’incontro di due giorni, il 25 e il 26 luglio, intitolato «I giovani: dialogare e capirsi», hanno partecipato i rappresentanti di 400 gruppi giovanili, ambasciatori, funzionari di ONG e dell’ONU. I discorsi hanno trattato una grande varietà di temi di interesse per le giovani generazioni, come i posti di lavoro, la povertà e lo sviluppo sostenibile.

«Il nostro seminario si è proposto di affiancarsi a quelle discussioni e di offrire ai partecipanti una piattaforma per parlare dello sviluppo sostenibile», ha detto Ming Hwee Chong, rappresentante della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite.

Circa trenta persone hanno partecipato alla presentazione di apertura, seguita da conversazioni in piccoli gruppi.

Durante la presentazione, Nathan Forster ha parlato di un progetto della sua organizzazione, Alas de Rio, che studia come usare la televisione e i media per trasmettere idee sullo sviluppo sostenibile superando le barriere convenzionali delle lingue e delle culture.

«Molti dei nostri progetti hanno avuto successo attraverso varie reti o piattaforme online, nel sensibilizzare le persone ad agire o a sostenere una causa sociale», ha detto il signor Forster, la cui organizzazione si occupa di coinvolgere i giovani nel convegno sull’ambiente Rio + 20 previsto per il prossimo anno.

Iyinoluwa Samuel Aboyeji della World Youth Alliance ha espresso la speranza che i giovani si occupino di sensibilizzare le famiglie e le comunità, invece di limitarsi a farlo con i governi.

«Nelle famiglie e nelle comunità, i valori sono trasmessi da una generazione a quella successiva», ha detto. «perciò si pensa che per promuovere lo sviluppo sostenibile si debba prendere contatto soprattutto con le famiglie e le comunità», ha detto il signor Aboyeji.

Nur Shodjai, un baha’i, ha presentato un progetto pilota che si chiama «Voci della gioventù». Questo progetto cerca di raccogliere attraverso interviste televisive le idee di un gruppo di giovani, fra gli 11 e i 15 anni.

La signora Shodjai ha spiegato che non si presta sufficiente attenzione alle opinioni dei giovani, perché si pensa che le loro opinioni non siano mature. «Ma i giovani hanno molto da dare», ha detto.

«Essi si trovano in un momento speciale della propria vita. Stanno imparando a comprendere e analizzare gli eventi che li riguardano e a trovare soluzioni creative. Perciò hanno molto da dire in termini di idee e atteggiamenti».

Dopo essersi divisi in gruppi per discussioni mirate, i partecipanti hanno riferito i risultati delle deliberazioni all’intero gruppo.

Ecco alcune delle proposte: lavorare per migliorare la capacità decisionale locale, per decentrare le decisioni e adattarle alle condizioni locali, potenziare l’educazione all’ambiente e concentrare sulle famiglie e sulle comunità locali gli sforzi per promuovere lo sviluppo sostenibile.

«È stato molto interessante vedere quale uso dei media sociali e delle tecnologie dell’informazione possono fare i giovani cercano di avere un ruolo più attivo in questo dialogo», ha detto Ming Hwee Chong.

Per leggere l’articolo in inglese online, si vada a: http://news.bahai.org/story/844