Violazioni dei diritti umani in Iran: sempre più diffuse le condanne internazionali

GINEVRA, 26 giugno 2011 (BWNS) –

Il Senato cileno, una senatrice musulmana in Canada ed eminenti organizzazioni in India si sono uniti alla protesta generale contro la persecuzione della comunità baha’i iraniana.  Questi appelli, affinché si ponga fine alla prigionia dei sette dirigenti baha’i in Iran e alla detenzione dei 12 membri del personale e del corpo docente del Baha’i Institute for Higher Education (BIHE), sono coincisi con l’invio di un messaggio ai baha’i dell’Iran da parte della Casa Universale di Giustizia. La lettera, scritta in persiano il 17 giugno, giudica «infondate» e «assurde» le dichiarazioni delle autorità iraniane secondo le quali lo sforzo della comunità baha’i di educare i suoi giovani membri è «illegale».  Essa inoltre biasima coloro che in Iran, dice, hanno ignorato i veri valori islamici, le leggi della loro terra e la sua nobile storia nazionale di sapere e cultura e si sono permessi di negare gli studi superiori a giovani cittadini, basandosi su ignoranti pregiudizi religiosi.   «Ingiusta detenzione» In Cile, il Senato ha chiesto all’unanimità al suo presidente Sebastian Pinera di «condannare energicamente» l’Iran per la sua «dura e sistematica persecuzione dei baha’i».  In una risoluzione approvata all’unanimità il 15 giugno, il Senato cileno ha specificamente menzionato l’arresto di membri del corpo accademico e del personale del BIHE avvenuto il mese scorso, protestando contro la «ingiusta detenzione di quelle persone». Il Senato ha osservato che «sin dal 1979 il governo dell’Iran ha sistematicamente negato la possibilità di proseguire gli studi superiori ai giovani seguaci della sua maggiore minoranza religiosa non musulmana, i 300 mila credenti della comunità baha’i. «Il governo ha anche cercato di sopprimere gli sforzi dei baha’is di intraprendere loro iniziative, compreso il Baha’i Institute for Higher Education (BIHE)».

Un appassionato appello Nel Senato canadese, la senatrice Mobina Jaffer ha chiesto che il Canada prenda «nuovi provvedimenti» per «chiedere conto all’Iran del suo inaccettabile trattamento dei baha’i». Il 21 giugno la senatrice Jaffer, il primo senatore musulmano del Canada, ha parlato per oltre 15 minuti della situazione dei diritti umani in Iran, biasimando «la brutale campagna di oppressione contro suoi cittadini» condotta dal paese. «Lo scorso settembre, l’ONU ha esposto le violazioni perpetrate dall’Iran, come torture e crudeltà, trattamenti e punizioni disumani o degradanti, pubbliche esecuzioni ed esecuzioni di imputati minorenni, l’uso della lapidazione come mezzo di esecuzione capitale, violazioni dei diritti delle donne, violazioni dei diritti delle minoranze e restrizioni della libertà di assemblea e associazione e della libertà di opinione ed espressione», ha detto. La maggior parte del suo discorso è stata dedicata a un’analisi della persecuzione dei baha’i da parte del governo. Ha detto che la situazione «riguarda l’esame delle vere intenzioni del governo iraniano nei confronti dei suoi obblighi verso i diritti umani». «L’odierna persecuzione contro i baha’i in Iran ha pochi paralleli nella storia umana», ha detto la senatrice Jaffer. «Questa è una comunità di oltre 300 mila persone soggette da oltre trent’anni a un’esplicita politica di stato che intende distruggerla. A noi canadesi è quasi impossibile immaginare l’intensità della pressione subita da questa minoranza religiosa, ma è nostro dovere di senatori, anzi di esseri umani, alzare la voce solidali con la loro causa. «I baha’i sono perseguitati in Iran perché un’elite clericale integralista ritiene illegittima la loro religione e considera loro apostati o nemici dell’Islam. Questo atteggiamento contro i baha’i è sostenuto con menzogne e mistificazioni diffuse attraverso i media controllati dallo stato. I baha’i sono spesso falsamente accusati di essere spie straniere che tramano segretamente contro la nazione. Il risultato di queste campagne mistificatorie è una diffusa ignoranza che perpetua una cultura di pregiudizio», ha detto. La formale «interrogazione» della senatrice Jaffer comporta che il Senato discuta dell’Iran quando riprenderà i lavori in autunno.  «Vergognose» le azioni dell’Iran In India, eminenti personaggi continuano a protestare contro la detenzione di membri del personale e del corpo docente del BIHE.  La Fondazione Better Education Through Innovation (BETI) di Lucknow, che si occupa dell’educazione delle ragazze, ha espresso la propria «ferma e impegnata solidarietà nel condannare i provvedimenti presi contro il Baha’i Institute for Higher Education». «È sorprendente che la Repubblica Islamica dell’Iran sia ricorsa a provvedimenti che non solo negano ai baha’i i loro legittimi diritti umani ma vanno contro gli editti del santo Corano che ripetutamente sottolinea la necessità di acquisire la massima e migliore istruzione possibile . . .», ha scritto Sehba Hussain, fondatrice e direttrice della Fondazione BETI e membro della Commissione nazionale per la protezione dei diritti del bambino. «Le reazioni del governo iraniano sono vergognose agli occhi dei veri Credenti e dell’Onnipotente», ha scritto la signora Hussain. In una lettera all’ambasciatore iraniano in India, che accompagna una petizione firmata da 86 eminenti personaggi, Maja Daruwala, direttrice di Commonwealth Human Rights Initiatives, ha detto che i firmatari condannano molto duramente «i brutali atti di persecuzione contro i baha’i iraniani», in particolare contro «le persone associate al nobile lavoro di dare accesso all’istruzione ai giovani baha’i ai quali è stato sistematicamente negato il diritto all’istruzione . . .». «Chiediamo inoltre al governo iraniano di onorare i suoi impegni verso il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali e di permettere a tutti i suoi cittadini di accedere all’istruzione superiore indipendentemente dalle ideologie e dalle credenze», ha scritto la signora Daruwala.

Per leggere online l’articolo in inglese, si vada a: http://news.bahai.org/story/835

 

I bahai con la Provincia di Mantova

La Provincia di Mantova ha deciso di mettere a disposizione tutti gli uffici Informagiovani,  presenti in ogni Comune del Mantovano, per pubblicizzare il Programma di Valorizzazione Giovanissimi a livello ufficiale, tra le ‘proposte per giovani. Questo significa che una qualsiasi mamma che vada a chiedere allo sportello informagiovani del proprio comune che opportunità ci sono per suo figlio sul territorio, o qualsiasi giovane si vada a informare sulle attività di volontariato disponibili, verrà loro presentato, tra tutte le varie offerte, anche il Programma GG!

Inoltre il CSVM (Centro Servizi Volontariato Mantovano) ha inserito il Programma nel suo annuale progetto di offerte di volontariato “Volontariamente 2011”. Venerdì 8 luglio ore 21.00 ci sarà la presentazione del Programma , nella sala del “Palazzo Plenipotenziario”, organizzata in collaborazione con la Provincia. A seguito di questo, da lunedì 11 luglio inizierà la formazione del libro 1 e libro 5 per tutti coloro che sono interessati a diventare animatori.

Un incontro a Rio richiama l’Iran al rispetto dei diritti umani

RIO DE JANEIRO, Brasile, 20 maggio 2011 (BWNS) – Ottocento sostenitori dei diritti umani, fra i quali c’erano rappresentanti del governo, delle comunità religiose e delle organizzazioni della società civile, si sono riuniti per chiedere all’Iran di cessare le persecuzioni contro i baha’i e le altre minoranze religiose.

I partecipanti sono venuti da tutte le parti del Brasile per partecipare all’incontro, che si è svolto nella spiaggia di Copacabana ieri. Per essere presenti alcuni hanno affrontato un viaggio di 15 ore in autobus.

Sulla spiaggia c’erano circa ottomila immagini che riproducevano i volti dei sette leader baha’i imprigionati in Iran, tanti quanti i giorni che i prigionieri hanno trascorso in prigione. Le fotografie erano sistemate in larghi cerchi, a rappresentare il mondo e l’unione dei popoli di tutte le razze e le nazioni.

Il deputato brasiliano Chico Alencar ha dato il la delle attività della giornata, dicendo: «la libertà religiosa è intoccabile».

Un partecipante ebreo, Natan Klabin, ha ribadito: «Noi sappiamo molto bene che cosa significa essere perseguitati per la propria religione e perciò sappiamo quanto è importante la solidarietà con le altre minoranze oppresse».

Babalowa Ivanir dos Santos, in rappresentanza della religione afro-brasiliana, Candomble, ha parlato delle persecuzioni spesso subite dalla sua comunità. «È per questo che dobbiamo protestare contro ogni genere di intolleranza religiosa. Spero che un giorno non dovremo più promuovere dimostrazioni come questa, in nessun paese», ha detto il signor Santos.

Sono state distribuite mille magliette con le scritte «Oggi siamo tutti baha’i» e «Liberate i 7 baha’i imprigionati in Iran» e opuscoli sulla libertà religiosa. Il programma è stato arricchito dalle esibizioni di musicisti che hanno eseguito canzoni sui temi della libertà e della solidarietà.

Il baha’i brasiliano Iradj Eghrari ha detto che le dimostrazioni di solidarietà fra le religioni sono essenziali per dimostrare alle autorità iraniane che la persecuzione non è una cosa che interessa solo ai baha’i.

«Chi non dimostra di sostenere le minoranze religiose perseguitate può essere lui stesso la prossima vittima dell’intolleranza religiosa», ha detto il signor Eghrari.

I sette dirigenti baha’i imprigionati erano membri di un gruppo ad hoc di livello nazionale che contribuiva a provvedere alle necessità degli oltre 300 mila credenti della comunità baha’i iraniana. Dopo una detenzione illegale di 30 mesi, essi sono stati processati su accuse costruite e condannati a 20 anni di carcere.

Per leggere l’articolo in inglese online e vedere le fotografie, si vada a:
http://news.bahai.org/story/834

La situazione dei bahai in Iran allarma la Regione Piemonte

La persecuzione contro i bahai in Iran, che prosegue ormai da decenni e che ha suscitato preoccupazioni e allarme in tutto il mondo, è stata oggetto dell’attenzione della Regione Piemonte, che il 14 giugno u.s. ha deliberato un ordine del giorno specificatamente dedicato alla «allarmante situazione dei bahá’í iraniani, la minoranza religiosa più numerosa in Iran (oltre 300.000 credenti) dopo l’Islam sciita». L’ordine del giorno n. 275 auspica che «nel rispetto dell’unità nazionale della Repubblica Islamica dell’Iran e rifiutando ogni forma di violenza, vengano garantiti i diritti individuali e collettivi a tutte le minoranze religiose presenti nel Paese, con particolare attenzione alla comunità bahá’í». Invita il Governo italiano «A porre nelle sedi opportune la questione di un’iniziativa forte di condanna delle persecuzioni nei confronti della comunità bahá’í e delle condizioni di detenzione dei sette leader bahá’í, che possa condurre alla cessazione delle persecuzioni stesse e alla liberazione incondizionata dei leader, nel rispetto delle norme internazionali e dell’ICCPR (International Covenant on Civil and Political Rights), adottato dall’ONU e ratificato dall’Iran». Impegna «il Presidente del Consiglio regionale a trasmettere il presente ordine del giorno al Presidente del Consiglio dei Ministri e ai Presidenti delle Camere italiani, al Presidente della Repubblica Islamica dell’IRAN e al Parlamento iraniano, al Presidente del Parlamento Europeo, al Segretario Generale delle Nazioni Unite».

Una tavola rotonda discute la crisi dei diritti umani in Iran

LONDRA, 17 giugno 2011 (BWNS) – La situazione dei diritti umani in Iran è stata discussa durante un seminario che si è volto nel Parlamento del Regno Unito.

La tavola rotonda, alla quale hanno partecipato membri del Parlamento, esperti e attivisti dei diritti umani, è stata ospitata dagli Amici pluripartitici dei baha’i del Parlamento inglese e dai gruppi per i diritti umani United4Iran e Christian Solidarity Worldwide (CSW).

«Non è esagerato dire che la situazione dei diritti umani in Iran è critica», ha detto Nazila Ghanea, docente dell’Università di Oxford ed editore del Journal of Religion & Human Rights.

La dottoressa Ghanea ha detto che il governo iraniano è «un motore di intolleranza, odio e persecuzione», facendo notare che la sistematica campagna di persecuzione religiosa contro i baha’i e la vessazione, l’imprigionamento e la tortura subiti da tutte le minoranze o da persone vulnerabili sono «istigati e perpetuati» dalle autorità.

Il governo «continua a mandare memorandum, leggi, istruzioni e minacce agli impiegati, alle università, agli insegnanti, alle aziende private, dicendo loro di mandar via i dipendenti, gli studenti e altre persone che appartengano a gruppi “devianti” o che siano baha’i, o che siano politicamente attivi», ha detto la dottoressa Ghanea.

I bambini sono umiliati e maltrattati nelle scuole, ha aggiunto, «non dagli altri bambini, ma per istruzione delle autorità governative e dagli insegnanti».

La dottoressa Ghanea ha notato che questa repressione colpisce ora «un crescente numero di persone che sono accusate di dissidenza». Nel suo pregiudizio contro la quasi totalità della popolazione, ha detto, «il regime iraniano non ha… riconosciuto la ricca diversità della civiltà iraniana».

L’attivista per i diritti delle donne, avvocato Shadi Sadr, che è stata messa in prigione in Iran, ha parlato della difficile situazione delle donne nelle carceri.

Esse sono «private di molti diritti che spettano loro… secondo la legge internazionale… e le leggi dell’Iran», ha detto.

La signora Sadr ha parlato dell’estrema violenza esercitata contro le donne in carcere durante gli interrogatori che, suscitando molte paure, impedisce l’attivismo delle donne nel paese.

Negli ultimi anni sono aumentate anche le persecuzioni contro i cristiani in Iran.

Khataza Gondwe di Christian Solidarity Worldwide ha detto che le autorità iraniane hanno l’abitudine di suscitare odio contro le minoranze, facendo ampio ricorso a una «retorica istigatrice» contro la comunità cristiana. Secondo il dottor Gonwe, la retorica afferma che i cristiani si sono «introdotti nell’Islam come parassiti» e sono parte di «culti pervertiti» e di «cospirazioni straniere».

Ricordando il calore e l’ospitalità degli iraniani durante le sue visite al paese, Mike Gapes, già membro del comitato parlamentare per gli affari esteri del Regno Unito, ha messo a confronto il comportamento del governo iraniano negli interessi della «sicurezza» con una «società giovane, dinamica e vibrane» che vuole «entrare in relazione con il mondo».

La sicurezza dell’Iran sarà garantita solo quando il governo iraniano avrà riconosciuto tutti i suoi gruppi etnici e religiosi e avrà dato loro pari diritti, ha detto il signor Gapes.

«La massima sicurezza è la sicurezza umana», ha detto.

Tenuto mercoledì 15 giugno, il seminario è la più recente fra le attività che si stanno svolgendo in tutto il mondo per ricordare il terzo anniversario dell’arresto dei sette dirigenti baha’i in Iran. Essi sono stati arrestati per accuse infondate, processati senza prove e in violazione del giusto processo e ora stanno scontando vent’anni di prigione.

In un messaggio che ha inviato al seminario, l’eminente giudice esperto di diritti umani, Cherie Blair, ha detto che la detenzione dei sette dirigenti «è una vergogna per i leader del paese». La signora Blair ha chiesto alle autorità iraniane di «liberare i dirigenti baha’i e di rispettare il loro impegno nei confronti della libertà religiosa».

L’attore e commediografo anglo-iraniano Omid Djalili, che ha partecipato alla tavola rotonda, ha detto che i sette «sono coerenti con le loro personalità e identità» attenendosi ai loro principi e alla loro fede. Il signor Djalili ha anche lodato la forza e la perseveranza dell’intera comunità baha’i iraniana.

Kishan Manocha, direttore dell’Ufficio degli affari pubblici della comunità baha’i del Regno Unito, ha concluso che il seminario «sottolinea le dimensioni della crisi dei diritti umani in Iran e ci ricorda che non sono solo i baha’i a essere sottoposti a costanti violazioni dei diritti umani, ma anche altre minoranze religiose, le donne, i giornalisti e altri».

Per leggere l’articolo in inglese online e vedere le fotografie, si vada a:
http://news.bahai.org/story/833