Un convegno universitario discute la volontà di rendere estranei i bahai iraniani

TORONTO, 4 luglio 2011 (BWNS) –

Molti studiosi iraniani, provenienti da università famose nel mondo, si sono riuniti qui per un pionieristico convegno universitario sulle persecuzioni dei baha’i in Iran.  Intitolato «Othering intellettuale e la questione baha’i in Iran», il convegno ha esaminato il modo in cui le autorità iraniane hanno cercato di escludere i baha’i dalla vita sociale, politica, culturale e intellettuale descrivendoli come estranei nel loro steso paese, un processo noto come «othering», rendere diverso.  L’evento, che si è svolto dal 1° al 3 luglio, è stato il primo grande convegno accademico in una nota università per trattare le persecuzioni dei baha’i in Iran sotto ogni aspetto.  «Questo convegno non è un convegno di studi baha’i», ha detto il suo principale organizzatore Mohamad Tavakoli. «È un tentativo di comprendere l’uso della repressione nella storia dell’Iran moderno e di capire come l’«othering» dei baha’i sia divenuto un meccanismo di mobilitazione di massa per legittimare lo stato e creare un’ideologia politico-religiosa». Il dottor Tavakoli, noto esperto dell’Iran e del Medio Oriente dell’Università di Toronto, ha detto che l’idea del convegno gli è venuta dalle sue ricerche personali sul modo in cui vari gruppi iraniani avevano usato la retorica anti-baha’i e avevano fatto dei baha’i un capro espiatorio per conquistare il potere politico, sia nel passato sia nel presente. In questo contesto, i discorsi e gli articoli, presentati da studiosi di diverse convinzioni, atei, baha’i, cristiani, umanisti, ebrei e musulmani, hanno esplorato un vasto territorio: dai primi tentativi di umiliare i baha’i dipingendoli come agenti colonialisti degli inglesi e dei russi, all’uso delle moderne tecniche della propaganda che, per esempio, descrivono i baha’i iraniani come appartenenti a un culto che usa la tecnica del «lavaggio del cervello» per rapire bambini musulmani. Una presentazione ha descritto l’uso di memorie e racconti orali di sacerdoti per demonizzare i baha’i dopo la rivoluzione del 1979. Queste memorie, ha detto Shahram Kholdi, candidato al PhD dell’Università di Manchester nel Regno Unito, costituiscono una vasta letteratura, per lo più finora ignorata in Occidente, che è stata usata per creare un racconto revisionista della fondazione della Repubblica Islamica, per i fedeli.  Gli attacchi contro i baha’i, spesso con linguaggio indiretto, sono un tema ricorrente di queste memorie, ha detto il signor Kholdi. «Spesso si afferma che i baha’i sono agenti di potenze straniere», ha detto, spiegando che i baha’i sono descritti come appartenenti a una forza esterna che spalleggiava le misure oppressive del regime Pahlavi. «Così si servono dei baha’i per legittimare la storia della loro rivoluzione». I politici hanno spesso usato i pogrom contro i baha’i per ragioni politiche, ha spiegato Homa Katouzian, professore di studi orientali all’Università di Oxford, che ha esaminato un episodio del 1924 quando una dimostrazione anti-baha’i è sfociata nell’assassinio del vice console americano in Iran. I baha’i sono stati «un bersaglio particolarmente facile», ha detto.   Paralleli nella storia Molti oratori hanno paragonato l’oppressione dei baha’i iraniani sotto la Repubblica Islamica e altri tentativi storici di dipingere un particolare gruppo religioso o etnico come estraneo, fatti che sono spesso finiti in pogrom generali o peggio. Il padre di Rhoda Howard-Hassmann, professoressa di diritti umani internazionali all’Università Wilfrid Laurier in Canada, era un rifugiato ebreo fuggito dalla Germania nazista. La professoressa Howard-Hassmann ha detto che i racconti delle violenze contro i baha’i che ha sentito durante il convegno le erano fin troppo note. «La profanazione delle tombe, le teorie di cospirazioni . . . le accuse di essere un culto che rapisce i bambini, sono tutte caratteristiche di una dura punizione se non di un pre-genocidio», ha detto. «Questo è un fenomeno politico, causato da un regime e dalle sue manipolazioni delle convinzioni politiche. Non sono cose che si sviluppano da sole fra la gente». Ahmad Karimi-Hakkak, professore di studi persiani nell’Università del Maryland, ha esaminato la distruzione dei luoghi sacri e delle proprietà baha’i in Iran. Ha fornito un lungo elenco di siti baha’i che sono stati distrutti, dai centri baha’i di alcuni villaggi alla fine del XIX secolo alla Casa del Bab, uno dei luoghi baha’i più sacri nel mondo, rasa al suolo da una folla incitata da preti musulmani, poco dopo la Rivoluzione islamica.   Il professor Karimi-Hakkak ha paragonato queste demolizioni agli attacchi contro altri grandi siti religiosi, per esempio i Buddha di Bamiyan in Afghanistan, dicendo che esse erano intese per affermare il potere della maggioranza sulla minoranza e per mettere la minoranza nella categoria del «diverso». Quando un credente sciita distrugge un edificio o una tomba, ha detto «dimostra che le minoranze religiose devono obbedire e non hanno il potere di proteggere i propri luoghi sacri o le proprie onorate tombe». Altri studiosi hanno menzionato i pogrom contro gli armeni ottomani e i cristiani ortodossi nella Russia sovietica.  L’importanza di questa persecuzione Si è parlato anche dell’importanza della «questione baha’i» nei confronti dei grandi temi dell’intolleranza religiosa e della repressione politica nel mondo e i partecipanti hanno esaminato ciò che si può apprendere dall’esperienza baha’i. Molti oratori hanno detto che secondo loro il caso baha’i è un esempio della crescente oppressione percepita da tutti gli iraniani, soprattutto dopo le misure restrittive prese dopo le elezioni presidenziali del 2009. Questo ha indotto molti iraniani a simpatizzare per i baha’i e a identificarsi con loro, hanno detto. «Penso che le atrocità commesse contro i baha’i siano intuitivamente considerate fra i più importanti casi di violazioni dei diritti umani in Iran», ha detto Reza Afshari, professore di storia all’Università Pace di New York. «Finalmente si è arrivati a un crescente riconoscimento del fatto che i diritti umani contano e che le loro violazioni sono sottoprodotti del governo autoritario e della cultura intollerante del paese, favoriti dalle intromissioni dei mullah sciiti nel campo della politica nazionale». Ramin Jahanbegloo, professore di scienze politiche all’Università di Toronto, che ha passato quattro anni in prigione nella Repubblica Islamica dell’Iran, ha parlato dell’importanza di includere la questione baha’i nei futuri sforzi di riconciliazione nazionale. Ha paragonato questo processo a quanto è accaduto in Sud Africa, dicendo che il primo passo per ricostruire e risanare l’Iran del futuro è perdonare, senza dimenticare. A questo proposito, ha detto, è importante «portare alla luce gli episodi oscuri» della vita collettiva dell’Iran, come la persecuzione dei baha’i. «Perdonare non significa dimenticare», ha detto. Il convegno si è concluso con un discorso del noto legale iraniano dei diritti umani Abdol-Karim Lahidji, che ha esaminato molti strumenti legali internazionali che si possono usare per proteggersi dal tipo di discriminazione che era tema dell’incontro.  Il dottor Lahidji ha parlato coraggiosamente della necessità di un maggior rispetto per i diritti umani in Iran e della necessità di riconoscere ai baha’i tutti i diritti della cittadinanza. «Si devono riconoscere la libertà di coscienza, la libertà di credo, la libertà di religione», ha detto, sottolineando l’importanza di difendere appassionatamente i diritti umani e le vittime della discriminazione, a qualunque gruppo esse appartengano.  «Se sono violati i diritti degli altri, dobbiamo difendere anche quelli. È una lotta che ci riguarda tutti», ha detto.

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Legale dei dirigenti bahai detenuti parla nella sede del Parlamento europeo

BRUSSELS, Belgio, 29 giugno 2011 (BWNS) –

Uno dei legali che hanno difeso i sette dirigenti baha’i detenuti in Iran ha pronunciato un appassionato appello alla giustizia durante un incontro straordinario nella sede del Parlamento europeo.

Mahnaz Parakand ha detto ai convenuti che il popolo dell’Iran si aspetta di «non essere abbandonato dai governi e dalle organizzazioni internazionali che si prefiggono in primo luogo il rispetto dell’umanità e dei diritti umani . . .».

L’intero popolo iraniano è «detenuto in una grande prigione che si chiama Repubblica Islamica dell’Iran», ha detto, «soggetto a oppressioni e sofferenze e molti sono messi in prigione, torturati e giustiziati per varie accuse».

L’incontro, che si è svolto ieri in una sala conferenze della sede del Parlamento europeo, è stato la prima apparizione pubblica della signora Parakand dopo che è fuggita dalla sua terra avendo saputo che stava per essere arrestata per aver difeso i sette dirigenti baha’i e per altri casi, fra i quali quello di Nasrin Sotoudeh, anche lei avvocato, condannata a 11 anni di prigione per aver patrocinato alcuni attivisti dei diritti umani.

 

Membri del Parlamento europeo e membri della Commissione europea e del Servizio europeo per l’azione esterna hanno ascoltato la signora Parakand mentre esponeva un dettagliato resoconto del caso dei sette dirigenti e dell’ingravescente persecuzione subita dai loro correligionari.

«Il dolore e le sofferenze subite dai baha’i si aggiungono alle crudeltà subite dall’intero popolo iraniano», ha detto.

Dopo aver espresso la sua gratitudine per poter «parlare liberamente e senza restrizioni e senza sentirsi in pericolo e aver paura di essere imprigionata e torturata», la signora Parakand ha affermato di sentirsi onorata di essere «la voce di martiri giustiziati solo per le loro credenze» e «di parlare apertamente a nome di persone che hanno trascorso anni in prigione e sono state torturate per il solo fatto di aver espresso la propria opinione . . .».

La signora Parakand ha affermato di parlare anche a nome di «coloro ai quali è impedito di occupare posti governativi e di accedere agli studi superiori, coloro le cui case sono state distrutte, i cui cimiteri sono stati profanati solo per le loro credenze, persone costantemente vessate mentre svolgono il loro lavoro, perché hanno una fede diversa da quella che domina il paese».

Alludendo ai recenti attacchi delle autorità iraniane contro il Baha’i Institute for Higher Education, un’iniziativa presa dalla comunità per dare ai giovani baha’i ai quali è vietato accedere alle università la possibilità di proseguire gli studi superiori, la signora Parakand ha detto che lei rappresentava «le persone cui è stato impedito avere istituzioni per educare i loro figli, ai quali è fatto divieto di accedere alle scuole e alle università pubbliche.

«Quando queste istituzioni esistono, vengono chiuse e i loro gestori sono arrestati e imprigionati», ha detto.

«Voglio parlare dei bambini che non sono liberi di esprimere le proprie credenze, altrimenti sarebbero espulsi dalla scuola. Voglio parlare di persone che non hanno la libertà di scegliersi gli amici e la cui amicizia con persone che non siano baha’i è considerata insegnamento della Fede baha’i, cosa che li espone all’imprigionamento e alla tortura».

 

Un elenco di ingiustizie

La signora Parakand è membro del Defenders of Human Rights Centre, fondato dal Premio Nobel per la pace Shirin Ebadi, che si è occupata della difesa dei sette dirigenti baha’i. Durante l’incontro di ieri la signora Parakand ha potuto fornire il primo resoconto dettagliato di ciò che è accaduto dietro le porte chiuse durante il processo dei sette dirigenti baha’i l’anno scorso, presentando un lungo elenco di ingiustizie e di irregolarità del sistema giudiziario iraniano.

In questo elenco c’erano l’arresto clandestino dei sette, senza alcuna citazione, nel 2008, la loro iniziale detenzione in celle d’isolamento, senza contatti con le famiglie, interrogatori e detenzione illegale per oltre due anni senza poter consultare i loro legali, un processo in base ad accuse inventate e una successiva procedura dell’appello che ha visto la condanna a vent’anni prima ridotta a dieci e poi riportata a venti.

«L’atto d’accusa contro i nostri clienti . . . è stato una dichiarazione politica, piuttosto che un documento legale», ha ricordato la signora Parakand. «Era un documento di 50 pagine . . . pieno di accuse e di offese contro la comunità baha’i in Iran, soprattutto i nostri clienti. È stato scritto senza produrre alcuna prova delle imputazioni.

«È stato emesso un unico atto di accusa per i sette dirigenti . . . contro tutti gli usi del mondo legale, senza specificare il reato di cui ciascuno di essi era imputato», ha detto.

La signora Parakand ha aggiunto che prima del processo, durante i due anni e mezzo di detenzione illegale, né lei né i suoi colleghi hanno potuto incontrare i loro clienti.

«In un solo mese abbiamo studiato con grande diligenza la pratica, che occupava oltre duemila pagine, e abbiamo letto con attenzione ogni pagina, cercando di scoprire le ragioni, i documenti, le prove e le testimonianze in base alle quali sette persone erano state private in quel modo della libertà. Fortunatamente, non siamo riusciti a trovare né documenti né ragioni legali che dimostrassero la verità delle accuse mosse contro i nostri clienti», ha detto.

«Speravamo che sarebbero stati prosciolti, perché non c’era alcuna ragione per condannarli».

Dopo aver esaminato la pratica, i legali hanno potuto incontrare i detenuti una sola volta. «Mentre visitavamo i nostri clienti, le autorità carcerarie controllavano e le donne presenti registravano furtivamente la nostra conversazione . . . Questo atto viola il diritto dei clienti di descrivere in libertà ciò che è accaduto loro in prigione», ha spiegato la signora Parakand.

Ricordando il processo, la signora Parakand ha descritto le numerose violazioni delle procedure legali e la presenza durante il processo di agenti dei servizi segreti, con l’intenzione di intimidire gli imputati.

«Una delle condizioni di un equo processo è l’imparzialità del giudice che presiede», ha detto la signora Parakand, mentre in questo caso, «il giudice che presiedeva . . . ha usato lo stesso linguaggio e le stesse frasi esposte nell’atto di accusa come “perversa setta bahaista”. Questo dimostra chiaramente la parzialità del giudice che presiedeva e un iniquo processo basato sul credo degli imputati».

Durante il processo, il giudice ha spesso interrotto i clienti mentre parlavano per difendersi con il pretesto che stavano “insegnando il bahaismo”», ha detto.

«L’ingiustizia fatta ai nostri clienti . . . è un riflesso dell’oppressione esercitata su tutti i baha’i che vivono in Iran», ha aggiunto la signora Parakand.

 

Continuare ad agire

La signora Parakand ha concluso esortando i governi e le organizzazioni a chiedere all’Iran di modificare le sue leggi interne discriminatorie contro le minoranze intellettuali e religiose e a costringere i paesi che violano i diritti umani ad agttenersi scrupolosamente al contenuto della Dichiarazione universale dei diritti umani e del Patto internazionale sui diritti civili e politici.

Ha anche rivolto un appello all’Unione Europea affinché mandi in Iran un rappresentante che indaghi sulla situazione dei sette dirigenti baha’i, «per migliorare le loro attuali circostanze illegali e per prendere i provvedimenti necessari per il loro immediato rilascio».

La signora Parakand si è recata al Parlamento europeo per invito di Barbara Lochbihler, deputato tedesco al Parlamento europeo, che preside la delegazione parlamentare per le relazioni con l’Iran. La signora Lochbihler ha assicurato alla signora Parakand che la situazione dei diritti umani in Iran non è dimenticata.

Oltre ai sette dirigenti, circa 90 baha’i sono attualmente in prigione in Iran, compresi i nove membri del corpo docente e del personale del Baha’i Institute for Higher Education, ancora detenuti dopo le irruzioni in 39 case baha’i il mese scorso.

 

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Violazioni dei diritti umani in Iran: sempre più diffuse le condanne internazionali

GINEVRA, 26 giugno 2011 (BWNS) –

Il Senato cileno, una senatrice musulmana in Canada ed eminenti organizzazioni in India si sono uniti alla protesta generale contro la persecuzione della comunità baha’i iraniana.  Questi appelli, affinché si ponga fine alla prigionia dei sette dirigenti baha’i in Iran e alla detenzione dei 12 membri del personale e del corpo docente del Baha’i Institute for Higher Education (BIHE), sono coincisi con l’invio di un messaggio ai baha’i dell’Iran da parte della Casa Universale di Giustizia. La lettera, scritta in persiano il 17 giugno, giudica «infondate» e «assurde» le dichiarazioni delle autorità iraniane secondo le quali lo sforzo della comunità baha’i di educare i suoi giovani membri è «illegale».  Essa inoltre biasima coloro che in Iran, dice, hanno ignorato i veri valori islamici, le leggi della loro terra e la sua nobile storia nazionale di sapere e cultura e si sono permessi di negare gli studi superiori a giovani cittadini, basandosi su ignoranti pregiudizi religiosi.   «Ingiusta detenzione» In Cile, il Senato ha chiesto all’unanimità al suo presidente Sebastian Pinera di «condannare energicamente» l’Iran per la sua «dura e sistematica persecuzione dei baha’i».  In una risoluzione approvata all’unanimità il 15 giugno, il Senato cileno ha specificamente menzionato l’arresto di membri del corpo accademico e del personale del BIHE avvenuto il mese scorso, protestando contro la «ingiusta detenzione di quelle persone». Il Senato ha osservato che «sin dal 1979 il governo dell’Iran ha sistematicamente negato la possibilità di proseguire gli studi superiori ai giovani seguaci della sua maggiore minoranza religiosa non musulmana, i 300 mila credenti della comunità baha’i. «Il governo ha anche cercato di sopprimere gli sforzi dei baha’is di intraprendere loro iniziative, compreso il Baha’i Institute for Higher Education (BIHE)».

Un appassionato appello Nel Senato canadese, la senatrice Mobina Jaffer ha chiesto che il Canada prenda «nuovi provvedimenti» per «chiedere conto all’Iran del suo inaccettabile trattamento dei baha’i». Il 21 giugno la senatrice Jaffer, il primo senatore musulmano del Canada, ha parlato per oltre 15 minuti della situazione dei diritti umani in Iran, biasimando «la brutale campagna di oppressione contro suoi cittadini» condotta dal paese. «Lo scorso settembre, l’ONU ha esposto le violazioni perpetrate dall’Iran, come torture e crudeltà, trattamenti e punizioni disumani o degradanti, pubbliche esecuzioni ed esecuzioni di imputati minorenni, l’uso della lapidazione come mezzo di esecuzione capitale, violazioni dei diritti delle donne, violazioni dei diritti delle minoranze e restrizioni della libertà di assemblea e associazione e della libertà di opinione ed espressione», ha detto. La maggior parte del suo discorso è stata dedicata a un’analisi della persecuzione dei baha’i da parte del governo. Ha detto che la situazione «riguarda l’esame delle vere intenzioni del governo iraniano nei confronti dei suoi obblighi verso i diritti umani». «L’odierna persecuzione contro i baha’i in Iran ha pochi paralleli nella storia umana», ha detto la senatrice Jaffer. «Questa è una comunità di oltre 300 mila persone soggette da oltre trent’anni a un’esplicita politica di stato che intende distruggerla. A noi canadesi è quasi impossibile immaginare l’intensità della pressione subita da questa minoranza religiosa, ma è nostro dovere di senatori, anzi di esseri umani, alzare la voce solidali con la loro causa. «I baha’i sono perseguitati in Iran perché un’elite clericale integralista ritiene illegittima la loro religione e considera loro apostati o nemici dell’Islam. Questo atteggiamento contro i baha’i è sostenuto con menzogne e mistificazioni diffuse attraverso i media controllati dallo stato. I baha’i sono spesso falsamente accusati di essere spie straniere che tramano segretamente contro la nazione. Il risultato di queste campagne mistificatorie è una diffusa ignoranza che perpetua una cultura di pregiudizio», ha detto. La formale «interrogazione» della senatrice Jaffer comporta che il Senato discuta dell’Iran quando riprenderà i lavori in autunno.  «Vergognose» le azioni dell’Iran In India, eminenti personaggi continuano a protestare contro la detenzione di membri del personale e del corpo docente del BIHE.  La Fondazione Better Education Through Innovation (BETI) di Lucknow, che si occupa dell’educazione delle ragazze, ha espresso la propria «ferma e impegnata solidarietà nel condannare i provvedimenti presi contro il Baha’i Institute for Higher Education». «È sorprendente che la Repubblica Islamica dell’Iran sia ricorsa a provvedimenti che non solo negano ai baha’i i loro legittimi diritti umani ma vanno contro gli editti del santo Corano che ripetutamente sottolinea la necessità di acquisire la massima e migliore istruzione possibile . . .», ha scritto Sehba Hussain, fondatrice e direttrice della Fondazione BETI e membro della Commissione nazionale per la protezione dei diritti del bambino. «Le reazioni del governo iraniano sono vergognose agli occhi dei veri Credenti e dell’Onnipotente», ha scritto la signora Hussain. In una lettera all’ambasciatore iraniano in India, che accompagna una petizione firmata da 86 eminenti personaggi, Maja Daruwala, direttrice di Commonwealth Human Rights Initiatives, ha detto che i firmatari condannano molto duramente «i brutali atti di persecuzione contro i baha’i iraniani», in particolare contro «le persone associate al nobile lavoro di dare accesso all’istruzione ai giovani baha’i ai quali è stato sistematicamente negato il diritto all’istruzione . . .». «Chiediamo inoltre al governo iraniano di onorare i suoi impegni verso il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali e di permettere a tutti i suoi cittadini di accedere all’istruzione superiore indipendentemente dalle ideologie e dalle credenze», ha scritto la signora Daruwala.

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I bahai con la Provincia di Mantova

La Provincia di Mantova ha deciso di mettere a disposizione tutti gli uffici Informagiovani,  presenti in ogni Comune del Mantovano, per pubblicizzare il Programma di Valorizzazione Giovanissimi a livello ufficiale, tra le ‘proposte per giovani. Questo significa che una qualsiasi mamma che vada a chiedere allo sportello informagiovani del proprio comune che opportunità ci sono per suo figlio sul territorio, o qualsiasi giovane si vada a informare sulle attività di volontariato disponibili, verrà loro presentato, tra tutte le varie offerte, anche il Programma GG!

Inoltre il CSVM (Centro Servizi Volontariato Mantovano) ha inserito il Programma nel suo annuale progetto di offerte di volontariato “Volontariamente 2011”. Venerdì 8 luglio ore 21.00 ci sarà la presentazione del Programma , nella sala del “Palazzo Plenipotenziario”, organizzata in collaborazione con la Provincia. A seguito di questo, da lunedì 11 luglio inizierà la formazione del libro 1 e libro 5 per tutti coloro che sono interessati a diventare animatori.

Un incontro a Rio richiama l’Iran al rispetto dei diritti umani

RIO DE JANEIRO, Brasile, 20 maggio 2011 (BWNS) – Ottocento sostenitori dei diritti umani, fra i quali c’erano rappresentanti del governo, delle comunità religiose e delle organizzazioni della società civile, si sono riuniti per chiedere all’Iran di cessare le persecuzioni contro i baha’i e le altre minoranze religiose.

I partecipanti sono venuti da tutte le parti del Brasile per partecipare all’incontro, che si è svolto nella spiaggia di Copacabana ieri. Per essere presenti alcuni hanno affrontato un viaggio di 15 ore in autobus.

Sulla spiaggia c’erano circa ottomila immagini che riproducevano i volti dei sette leader baha’i imprigionati in Iran, tanti quanti i giorni che i prigionieri hanno trascorso in prigione. Le fotografie erano sistemate in larghi cerchi, a rappresentare il mondo e l’unione dei popoli di tutte le razze e le nazioni.

Il deputato brasiliano Chico Alencar ha dato il la delle attività della giornata, dicendo: «la libertà religiosa è intoccabile».

Un partecipante ebreo, Natan Klabin, ha ribadito: «Noi sappiamo molto bene che cosa significa essere perseguitati per la propria religione e perciò sappiamo quanto è importante la solidarietà con le altre minoranze oppresse».

Babalowa Ivanir dos Santos, in rappresentanza della religione afro-brasiliana, Candomble, ha parlato delle persecuzioni spesso subite dalla sua comunità. «È per questo che dobbiamo protestare contro ogni genere di intolleranza religiosa. Spero che un giorno non dovremo più promuovere dimostrazioni come questa, in nessun paese», ha detto il signor Santos.

Sono state distribuite mille magliette con le scritte «Oggi siamo tutti baha’i» e «Liberate i 7 baha’i imprigionati in Iran» e opuscoli sulla libertà religiosa. Il programma è stato arricchito dalle esibizioni di musicisti che hanno eseguito canzoni sui temi della libertà e della solidarietà.

Il baha’i brasiliano Iradj Eghrari ha detto che le dimostrazioni di solidarietà fra le religioni sono essenziali per dimostrare alle autorità iraniane che la persecuzione non è una cosa che interessa solo ai baha’i.

«Chi non dimostra di sostenere le minoranze religiose perseguitate può essere lui stesso la prossima vittima dell’intolleranza religiosa», ha detto il signor Eghrari.

I sette dirigenti baha’i imprigionati erano membri di un gruppo ad hoc di livello nazionale che contribuiva a provvedere alle necessità degli oltre 300 mila credenti della comunità baha’i iraniana. Dopo una detenzione illegale di 30 mesi, essi sono stati processati su accuse costruite e condannati a 20 anni di carcere.

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http://news.bahai.org/story/834