La situazione dei bahai in Iran allarma la Regione Piemonte

La persecuzione contro i bahai in Iran, che prosegue ormai da decenni e che ha suscitato preoccupazioni e allarme in tutto il mondo, è stata oggetto dell’attenzione della Regione Piemonte, che il 14 giugno u.s. ha deliberato un ordine del giorno specificatamente dedicato alla «allarmante situazione dei bahá’í iraniani, la minoranza religiosa più numerosa in Iran (oltre 300.000 credenti) dopo l’Islam sciita». L’ordine del giorno n. 275 auspica che «nel rispetto dell’unità nazionale della Repubblica Islamica dell’Iran e rifiutando ogni forma di violenza, vengano garantiti i diritti individuali e collettivi a tutte le minoranze religiose presenti nel Paese, con particolare attenzione alla comunità bahá’í». Invita il Governo italiano «A porre nelle sedi opportune la questione di un’iniziativa forte di condanna delle persecuzioni nei confronti della comunità bahá’í e delle condizioni di detenzione dei sette leader bahá’í, che possa condurre alla cessazione delle persecuzioni stesse e alla liberazione incondizionata dei leader, nel rispetto delle norme internazionali e dell’ICCPR (International Covenant on Civil and Political Rights), adottato dall’ONU e ratificato dall’Iran». Impegna «il Presidente del Consiglio regionale a trasmettere il presente ordine del giorno al Presidente del Consiglio dei Ministri e ai Presidenti delle Camere italiani, al Presidente della Repubblica Islamica dell’IRAN e al Parlamento iraniano, al Presidente del Parlamento Europeo, al Segretario Generale delle Nazioni Unite».

Una tavola rotonda discute la crisi dei diritti umani in Iran

LONDRA, 17 giugno 2011 (BWNS) – La situazione dei diritti umani in Iran è stata discussa durante un seminario che si è volto nel Parlamento del Regno Unito.

La tavola rotonda, alla quale hanno partecipato membri del Parlamento, esperti e attivisti dei diritti umani, è stata ospitata dagli Amici pluripartitici dei baha’i del Parlamento inglese e dai gruppi per i diritti umani United4Iran e Christian Solidarity Worldwide (CSW).

«Non è esagerato dire che la situazione dei diritti umani in Iran è critica», ha detto Nazila Ghanea, docente dell’Università di Oxford ed editore del Journal of Religion & Human Rights.

La dottoressa Ghanea ha detto che il governo iraniano è «un motore di intolleranza, odio e persecuzione», facendo notare che la sistematica campagna di persecuzione religiosa contro i baha’i e la vessazione, l’imprigionamento e la tortura subiti da tutte le minoranze o da persone vulnerabili sono «istigati e perpetuati» dalle autorità.

Il governo «continua a mandare memorandum, leggi, istruzioni e minacce agli impiegati, alle università, agli insegnanti, alle aziende private, dicendo loro di mandar via i dipendenti, gli studenti e altre persone che appartengano a gruppi “devianti” o che siano baha’i, o che siano politicamente attivi», ha detto la dottoressa Ghanea.

I bambini sono umiliati e maltrattati nelle scuole, ha aggiunto, «non dagli altri bambini, ma per istruzione delle autorità governative e dagli insegnanti».

La dottoressa Ghanea ha notato che questa repressione colpisce ora «un crescente numero di persone che sono accusate di dissidenza». Nel suo pregiudizio contro la quasi totalità della popolazione, ha detto, «il regime iraniano non ha… riconosciuto la ricca diversità della civiltà iraniana».

L’attivista per i diritti delle donne, avvocato Shadi Sadr, che è stata messa in prigione in Iran, ha parlato della difficile situazione delle donne nelle carceri.

Esse sono «private di molti diritti che spettano loro… secondo la legge internazionale… e le leggi dell’Iran», ha detto.

La signora Sadr ha parlato dell’estrema violenza esercitata contro le donne in carcere durante gli interrogatori che, suscitando molte paure, impedisce l’attivismo delle donne nel paese.

Negli ultimi anni sono aumentate anche le persecuzioni contro i cristiani in Iran.

Khataza Gondwe di Christian Solidarity Worldwide ha detto che le autorità iraniane hanno l’abitudine di suscitare odio contro le minoranze, facendo ampio ricorso a una «retorica istigatrice» contro la comunità cristiana. Secondo il dottor Gonwe, la retorica afferma che i cristiani si sono «introdotti nell’Islam come parassiti» e sono parte di «culti pervertiti» e di «cospirazioni straniere».

Ricordando il calore e l’ospitalità degli iraniani durante le sue visite al paese, Mike Gapes, già membro del comitato parlamentare per gli affari esteri del Regno Unito, ha messo a confronto il comportamento del governo iraniano negli interessi della «sicurezza» con una «società giovane, dinamica e vibrane» che vuole «entrare in relazione con il mondo».

La sicurezza dell’Iran sarà garantita solo quando il governo iraniano avrà riconosciuto tutti i suoi gruppi etnici e religiosi e avrà dato loro pari diritti, ha detto il signor Gapes.

«La massima sicurezza è la sicurezza umana», ha detto.

Tenuto mercoledì 15 giugno, il seminario è la più recente fra le attività che si stanno svolgendo in tutto il mondo per ricordare il terzo anniversario dell’arresto dei sette dirigenti baha’i in Iran. Essi sono stati arrestati per accuse infondate, processati senza prove e in violazione del giusto processo e ora stanno scontando vent’anni di prigione.

In un messaggio che ha inviato al seminario, l’eminente giudice esperto di diritti umani, Cherie Blair, ha detto che la detenzione dei sette dirigenti «è una vergogna per i leader del paese». La signora Blair ha chiesto alle autorità iraniane di «liberare i dirigenti baha’i e di rispettare il loro impegno nei confronti della libertà religiosa».

L’attore e commediografo anglo-iraniano Omid Djalili, che ha partecipato alla tavola rotonda, ha detto che i sette «sono coerenti con le loro personalità e identità» attenendosi ai loro principi e alla loro fede. Il signor Djalili ha anche lodato la forza e la perseveranza dell’intera comunità baha’i iraniana.

Kishan Manocha, direttore dell’Ufficio degli affari pubblici della comunità baha’i del Regno Unito, ha concluso che il seminario «sottolinea le dimensioni della crisi dei diritti umani in Iran e ci ricorda che non sono solo i baha’i a essere sottoposti a costanti violazioni dei diritti umani, ma anche altre minoranze religiose, le donne, i giornalisti e altri».

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http://news.bahai.org/story/833

Benvenuto nel regno di Abhá a Valiollah Toosky

Un’esemplare vita di servizio «davanti a un’accanita oppressione»

SAN CLEMENTE, California, U.S.A., 16 giugno 2011 (BWNS) – Fino agli ultimi istanti Valiollah Toosky ha pensato all’Iran, ai suoi studenti e colleghi dell’Istituto baha’i di educazione superiore (BIHE).

La sorella ricorda in particolare che, l’ultimo giorno della sua vita, egli ha telefonato in Iran dagli Stati Uniti, dove era andato per cure mediche. Pensava all’arresto dei suoi colleghi del corpo docente.

«L’ultima telefonata che ha fatto, a mezzogiorno, è stata ai suoi colleghi in Iran», ha detto Bahereh Smith. «L’ultimo suo pensiero è stato come far continuare il BIHE. Questo è stato il suo ultimo pensiero…».

Poche ore più tardi il signor Toosky, 55 anni, è morto dopo sei mesi di lotta contro un cancro del cervello.

Il signor Toosky era molto noto e amato per la sua dedizione agli studenti e al BIHE. Era un cofondatore dell’Istituto, costituito come iniziativa informale della comunità per permettere ai giovani baha’i, ufficialmente esclusi dagli studi superiori, di proseguire gli studi. Quando è morto, il signor Toosky era coordinatore dei dipartimenti di ingegneria civile e architettura dell’Istituto.

Non è stata dunque una sorpresa che alla sua cerimonia funebre lo scorso weekend, al centro baha’i di San Clemente, abbiano partecipato oltre 350 persone, per celebrare la vita di una persona umile, la cui priorità era il servizio.

«Credeva nell’importanza dell’educazione», ha detto Taraz, fratello del signor Toosky. «Era un buon architetto e una persona colta. Ha avuto l’opportunità di svolgere questo servizio e lo faceva bene».

«Faceva tutto quello che gli si chiedeva. La sua casa era aperta per le classi. Dava cibo agli studenti. Non ha mai detto: “Il mio compito è insegnare”. Faceva tutto».

La famiglia del signor Tootsky ha ricevuto messaggi di condoglianze da tutto il mondo.

Nell’annunciare la sua morte, il Centro degli architetti dell’Università di Teheran ha detto che il signor Toosky era «un caro collega» e «una persona molto amata».

La Casa Universale di Giustizia, capo di tutta la comunità baha’i, ne ha ricordato i «molti anni di servizio esemplare e incrollabile… davanti a un’accanita oppressione».

Il 10 giugno la Casa Universale di Giustizia ha scritto che i suoi sforzi per «educare i giovani baha’i hanno lasciato alle generazioni future un’eredità ricca e duratura».

Il signor Toosky è morto il 31 maggio, pochi giorni dopo che le autorità iraniane hanno fatto irruzione in oltre 30 abitazioni di baha’i associati al BIHE. Dodici membri del personale e del corpo docente sono ancora in prigione, portando il totale dei baha’i iraniani in carcere a un centinaio.

È giunta notizia che il Ministro iraniano della scienza e della tecnologia, nel tentativo di giustificare la persecuzione dei baha’i, ha dichiarato che tutte le attività del BIHE sono illegali.

«Fonte di coraggio»

«L’esperienza del signor Toosky e della sua famiglia rispecchia sotto molti aspetti i vari tipi di persecuzione ai quali i 300 mila baha’i dell’Iran sono stati sottoposti dopo la Rivoluzione islamica del 1979», ha detto Farhad Sabetan, portavoce della Baha’i International Community.

Il suocero di Toosky era segretario dell’assemblea locale baha’i di Teheran prima di essere sequestrato e assassinato nel 1980.

Dopo un  attacco da parte del governo iraniano contro il BIHE nel 1998, il signor Toosky è stato arrestato e interrogato in prigione per diversi giorni.

I suoi tre figli non hanno potuto proseguire gli studi superiori a causa delle loro credenze. Il maggiore aveva superato gli esami di ammissione all’università con un voto moto alto ma non gli era stato permesso di entrare nell’università. Anche gli altri due hanno superato l’esame di ammissione, ma sono stati respinti per avere presentato una documentazione incompleta, una tattica comunemente usata dalle autorità iraniane per bloccare gli studenti baha’i.

La sorella di Toosky è moglie di Behrouz Tavakkoli, uno dei sette dirigenti baha’i imprigionati, che stanno attualmente scontando 20 anni di prigione per accuse costruite.

«Malgrado le molte tribolazioni, il signor Toosky era una straordinaria fonte di coraggio e rassicurazione per gli altri, soprattutto per i baha’i in prigione e per le famiglie dei baha’i giustiziati dalle autorità iraniane», ha detto Farhad Sabetan.

«Amava moltissimo la sua terra e desiderava ritornare a casa per aiutare i giovani negli studi. Questa era la parte della vita che gli piaceva maggiormente», ha detto il dottor Sabetan.

In un tributo al signor Toosky mandato dall’Iran per i funerali, uno dei suoi studenti ha scritto: «Forse se fosse emigrato in occidente, gli sarebbe stata offerta una prestigiosa posizione in una delle università e avrebbe vissuto una vita comoda. Forse se non fosse rimasto qui a subire violenze fisiche ed emotive, sarebbe ora in perfetta salute e sarebbe ancora con la sua famiglia.

«Forse se non avesse voluto svolgere tanti compiti così stressanti, non avrebbe perso la salute così presto. Vi sono tanti altri “forse”. Ma sono certo che, se fosse partito, non avrebbe avuto l’opportunità di svolgere tanti grandi servizi…».

Un altro tributo letto al funerale diceva: «Hai lasciato questo modo troppo presto. Lo hai fatto così rapidamente che non abbiamo potuto compensarti per tutto quello che hai fatto per noi in questa vita terrena. Ci hai istruiti così bene che, se ci aiuterai ancora, ognuno di noi potrà diventare un architetto come il signor Toosky».

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Indignazione in tutto il mondo per l’attacco dell’Iran contro gli educatori bahai

Indignazione in tutto il mondo per l’attacco dell’Iran contro gli educatori bahai

GINEVRA, 14 giugno 2011 (BWNS) – Governi, organizzazioni ed educatori hanno condannato il recente attacco dell’Iran contro un’iniziativa che offre studi superiori ai giovani baha’i ai quali non è consentito frequentare l’università.

Il governo dell’Austria, oltre 80 eminenti indiani e importanti accademici del Regno Unito sono fra coloro che hanno recentemente espresso il loro sostegno al diritto all’educazione per i baha’i iraniani. All’appello per la liberazione degli educatori baha’i arrestati si sono uniti anche alcuni gruppi per i diritti umani.

Una quarantina di abitazioni associate all’Istituto baha’i di educazione superiore (BIHE) sono state recentemente colpite. A tre settimane dalle incursioni quindici membri del personale amministrativo e docente del BIHE sono ancora in prigione. Altri tre sono stati arrestati e poi subito liberati e altri baha’i legati all’istituto sono stati convocati dal Ministero dei servizi segreti per essere interrogati.

«Queste perquisizioni domiciliari e questi arresti dimostrano un ulteriore sforzo per impedire alla comunità baha’i di accedere agli studi», ha detto Michael Spindelegger, vice cancelliere e Ministro degli esteri austriaco.

«Il diritto all’educazione è un diritto umano fondamentale, per chiunque, di qualsiasi religione. Questa restrizione dell’accesso agli studi per i giovani baha’i è inaccettabile».

«Le persecuzioni fondate sulla fede sono una chiara violazione dei diritti umani. L’Iran deve rispettare i suoi obblighi internazionali», ha detto il dottor Spindelegger il 1° giugno.

È giunta notizia che il Ministro iraniano della scienza e della tecnologia ha dichiarato che tutte le attività del BIHE sono illegali.

«Il divieto per i baha’i di accedere alle università dimostra l’ignoranza del governo», ha scritto un gruppo di eminenti accademici inglesi in una lettera aperta pubblicata da The Guardian l’11 giugno.

«Si sta violando un diritto umano fondamentale di tutti i giovani baha’i che non possono studiare», dice la lettera. «Si sta soffocando il loro desiderio di contribuire alla società proprio all’inizio della loro vita adulta».

«Accademici, studenti e politici devono unirsi in difesa degli studenti baha’i in Iran. Dobbiamo far sapere alle autorità che i diritti umani sono universali», hanno scritto i firmatari, fra i quali ci sono anche professori di Oxford, Cambridge e altre prestigiose università.

In India, oltre 80 eminenti cittadini, del mondo della magistratura, dell’università, della religione delle ONG, dei gruppi per i diritti umani e delle aziende, hanno firmato una petizione indirizzata al governo iraniano per chiedergli di liberare immediatamente e incondizionatamente i prigionieri del BIHE.

«Le recenti atrocità perpetrate contro questa comunità perseguitata . . . meritano la più ferma condanna da parte di ogni sostenitore della dignità e dell’onore umano in India e nel mondo», dice la petizione, fra i cui firmatari vi sono anche il giudice V. R. Krishna Iyer, già membro della Corte suprema indiana, e Miloon Kothari, già relatore speciale ONU sul domicilio adeguato.

«Le conseguenze di questa politica di impedire ai giovani baha’i di proseguire gli studi superiori sono un danno non solo per la comunità baha’i dell’Iran, ma anche per l’intera nazione».

Anche Christian Solidarity Worldwide preme perché l’Iran cessi la sua politica discriminatoria. «Pur avendo firmato il Patto internazionale sui diritti civili e politici, che impegna i paesi a rispettare i criteri internazionali della libertà religiosa per tutti i cittadini, l’Iran colpisce i baha’i e certe comunità cristiane soltanto a causa delle loro credenze religiose», ha detto il capo di Christian Solidarity Worldwide, Mervyn Thomas.

«Christian Solidarity Worldwide sollecita il governo iraniano a onorare il suo impegno con il Patto internazionale sui diritti civili e politici e a garantire che le minoranze religiose godano delle libertà previste dal patto».

Negli Stati Uniti, il senatore Mark Kirk, che quest’anno ha già presentato una risoluzione bipartitica del Senato che condanna l’Iran per la sua persecuzione dei baha’i, ha detto che la comunità internazionale deve «condannare fermamente» i recenti arresti. «Mi impegno di raddoppiare al Senato gli sforzi a favore della comunità baha’i iraniana e di tutti i cittadini dell’Iran che vogliono il rispetto dei diritti umani, della libertà e della democrazia», ha detto il senatore Kirk.

Il 22 aprile u.s. un seminario nell’Università della California, a Berkeley, ha discusso il tema delle violazioni dei diritti umani in Iran, compreso il divieto ai baha’i e ad altri di proseguire gli studi superiori. Erano presenti accademici, studenti e ospiti brasiliani, angloamericani, nicaraguensi, salvadoregni e afgani.

Firuzeh Mahmoudi, cofondatore e direttore esecutivo di United4Iran, ha descritto il coraggio di alcuni degli studenti recentemente arrestati in Iran.

Il governo iraniano ha violato i suoi obblighi verso i diritti umani sotto molti aspetti, ha detto la signora Mahmoudi, come «la libertà di espressione, di associazione, di credenza, di religione, di privacy, il diritto di partecipare a dibattiti, riunioni e proteste, la libertà da arresti e detenzioni arbitrarie, il diritto a un giusto processo, la libertà dalla tortura, la libertà di movimento, cioè di partire dall’Iran, il diritto all’associazione e alla partecipazione».

Anche la Campagna internazionale per i diritti umani in Iran e la Commissione USA sulla libertà religiosa internazionale hanno chiesto la liberazione dei prigionieri.

Fra i media che hanno parlato dell’attacco contro il BIHE vi sono il quotidiano brasiliano O Globo, il Washington Post e radio ABC in Australia, siti web di CNN International, University World News, Radio Free Europe e Huffington Post.

La situazione dei baha’i in Iran sarà discussa mercoledì 15 giugno durante un seminario che si terrà al Parlamento del Regno Unito e domenica 19 giugno in un grande evento organizzato dalla Commissione per combattere l’intolleranza religiosa di Rio de Janeiro.

Per leggere online l’articolo in inglese e vedere le foto si vada a:
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Nuova Classe di bambini a Castel d’Ario (MN)

Maurizio mi ha gentilmente mandato un paio di foto della classe di bambini a Castel d’Ario. Giova ricordare che le classi bahai sono aperte a tutti indistintamente e NON hanno per finalità, che un bambino o la sua famiglia, diventi poi bahai. Ciò non toglie che il metodo d’insegnamento bahai sia diverso da qualsiasi altro: non è indirizzato solo all’apprendimento in sè ma anche, e soprattutto, al rendere ogni individuo autonomo ed autosufficiente nel pensiero e nelle azioni.

 

 

Adeuale, Quddus, Vishal, Gaia, Antonino, Angela, un’ospite speciale, Marjan Parsa, pioniera a Castel D’ario.