Diamo il benvenuto nel Regno di Abhà a Chiara Azzali

L’Amica Chiara Azzali, si è spenta stamane all’ospedale Carlo Poma di Mantova.

A metà degli anni settanta, con l’Amica Gina Camozzi, con cui condivideva un attico in centro, fu perno e motore della nascente Comunità bahai di Mantova. A loro vada l’onore di aver dimostrato quale sia il vero calore di una Comunità bahai, la vera amicizia fra i suoi componenti e la gioia di essere bahai. Sono cose pionieristiche che, ormai, troppo spesso appartengono al passato e che, troppo raramente, ho ritrovato in altre occasioni. Eravamo fortunati noi, vecchi bahai: non avevamo telefonini (la tortura dei giovani di oggi: neppure respirano se si esauriscono le batterie…), non avevamo Facebook, con la sua montagna di menzogne alte come l’Everest… Per parlare, per comunicare… usavamo la voce, gli sguardi e una pacca sulle spalle se serviva a tirarti su.

Tutto questo se n’è andato con l’ultima fautrice (relativamente a Mantova) di tutto ciò, l’Amica Chiara Azzali. Fai un buon viaggio Chiara nel regno di Abhà, noi “vecchi bahai” non ti dimenticheremo mai.

Un abbraccione grande come il mondo e lungo quanto il tempo  Claudio

 

IRAN: Malgrado le irruzioni e gli arresti, l’Università (BIHE) continua

Yojana Sharma
25 maggio 2011

Gli insegnanti e il personale dell’Istituto baha’i di educazione superiore (BIHE) hanno promesso di continuare a dare agli studenti cui è negato il diritto all’educazione in Iran l’opportunità di conseguire un diploma, malgrado le incursioni contro i suoi locali e l’arresto di una trentina di suoi docenti di questa settimana.

«Continueremo. Sia gli studenti sia il corpo docente sono fermamente decisi ad andare avanti. Non possiamo abbandonare i nostri studenti che non possono andare nelle università», ha detto un professore iraniano residente negli Stati Uniti che insegna online corsi di lettere per il BIHE e che ha parlato a University World News a patto di mantenere l’anonimità.

Il BIHE è stato fondato nel 1987 come un’iniziativa comunitaria per dare istruzione agli studenti baha’i, dopo che la rivoluzione islamica aveva espulso dalle università pubbliche gli studenti appartenenti a religioni non riconosciute. La fede baha’i non è fra le religioni ufficialmente riconosciute in Iran, dove i baha’i sono circa 300.000.

Molte classi del BIHE si svolgono nelle case dei professori e nei centri della comunità sparsi in tutto l’Iran. Negli ultimi sette anni molte classi si sono svolte anche online, grazie ad alcuni professori iraniani esiliati che insegnano agli studenti in Iran e all’estero. Intanto nelle città iraniani ci sono anche classi dirette.

Il 23 maggio un quotidiano ufficiale iraniano ha riferito che alcuni baha’i erano stati arrestati perché gestivano «un’università baha’i online» per propagare la loro fede. Il quotidiano diceva che diverse persone erano state arrestate e che l’università online era stata smantellata.

«A Teheran sono stati chiusi anche alcuni edifici usati come laboratori e per altri scopi accademici», scrive il BIHE sul suo sito web.

Forze della sicurezza iraniana hanno perquisito e chiuso un centro scientifico e di ricerca gestito dal BIHE nell’Università aperta dell’Iran e hanno confiscato computer e altro materiale.

La Baha’i international community ha detto che ci sono state una serie di irruzioni coordinate e Teheran, Karaj, Isfahan e Shiraz.

«Lo stesso giorno vari agenti del Ministero dell’Informazione, cioè i servizi segreti, sono entrati nelle case [degli accademici] e le hanno perquisite, portando via computer, documenti e altri oggetti», Diane Ala’i, rappresentante della Baha’i international community presso le Nazioni Unite a Ginevra, ha detto a University World News.

Ala’i ha detto che le persone arrestate nelle ultime irruzioni erano legate al BIHE, che opera apertamente, anche se la maggior parte dei professori che insegnano online e direttamente sono stati licenziati dalle università e non possono ricoprire alcun posto governativo in seguito alla persecuzione della minoranza religiosa.

Secondo alcune fonti, il BIHE ha ora circa 3000 studenti e offre diplomi umanistici e scientifici come chimica, biologia, farmacologia, ingegneria civile, informatica, psicologia, legge, letteratura e contabilità.

I laboratori si trovano in edifici commerciali di proprietà privata a Teheran. I loro indirizzi sono noti solo agli studenti iscritti ai quali è stato chiesto di non andare e venire in grossi gruppi per evitare di attirare l’attenzione.

«Ma non è un’università underground. Le autorità iraniane sanno che esiste e in effetti non è la prima volta che ci sono irruzioni contro il BIHE», Ala’i ha detto a University World News. «Vogliono ora impedire alla comunità di far studiare i suoi giovani con mezzi alternativi».

L’istituto è stato oggetto di perquisizioni e arresti nel 1998, quando aveva circa 900 studenti and 150 professori.

«Queste irruzioni coordinate in molte città contro un’università alternativa dimostrano fino a che punto le autorità iraniane possono arrivare per impedire ai baha’i ogni progresso accademico», ha detto Hadi Ghaemi della Campagna internazionale per i diritti umani in Iran. «Già i baha’i non possono accedere alle università convenzionali in Iran, ma ora il governa cerca anche di porre fine agli sforzi che la comunità sta facendo per permettere ai suoi giovani di proseguire gli studi superiori».

L’anno scorso Seyed Ali Raeis Sadati, il viceministro della giustizia in Iran, ha detto durante il riesame periodico dei diritti umani in Iran da parte del Consiglio dell’ONU per i diritti umani: «Le limitazioni imposte ad alcuni di questi studenti universitari baha’i non hanno niente a che fare con le loro convinzioni religiose.

«Queste limitazioni dipendono dal fatto che essi non avevano i requisiti per entrare nell’università e perché facevano parte di un culto illegale che svolge attività contro i diritti umani».

Ma un professore iraniano residente negli Stati Uniti, che insegna all’Istituto, ha detto che tutti gli studenti del BIHE devono superare un rigoroso esame di ammissione che equivale agli esami di ammissione delle università iraniane.

«Dopo il diploma i nostri studenti si iscrivono a corsi universitari in Europa e negli Stati Uniti. Abbiamo avuto studenti che sono andati all’Università di Harvard e alle Università McGill e Carlton. Abbiamo studenti che sono ora specialisti, medici e avvocati».

Ma alcuni studenti non riescono a entrare in normali università in Iran, perché la nostra istituzione non è riconosciuta, ha detto il professore, che ha insegnato sin dall’inizio del BIHE su base volontaria.

«Il governo iraniano ha un progetto culturale. Vuole impedire alle future generazioni di baha’i di diventare istruite e socialmente mobili», ha detto. «Questa è la più recente di una serie di aggressioni contro la comunità perché l’Istituto è l’ultimo sforzo collettivo della comunità che ancora resta. Tutto il resto, lo hanno distrutto.

«Il BIHE non è un seminario religioso, ma un’istituzione scientifica. Gli attacchi contro il BIHE non sono una questione religiosa, ma una questione di diritti umani. Ogni essere umano ha il diritto di imparare».

A questo articolo ha contribuito un giornalista iraniano che non può essere menzionato.

In ascolto del respiro della Terra

Grande giornata Domenica 5 giugno a conclusione dell’iniziativa In ascolto del respiro della Terra, la voce delle Religioni, promossa dalla Provincia di Mantova, settore Strategie Ambientali

ore 15.00 Riserva Naturale di Bosco Fontana, passeggiata all’interno del bosco e proiezione del cortometraggio OF FOREST AND MEN
ore 18.15 – Teatreno – Mantova , visione del film HOME. Histoire d’un voyage ( 105’)

Al termine della proiezione, rinfresco di fine rassegna

Non è finita!!!

Dalle ore 20 a Virgilio Festa del volontariato Aiuto…Subito!!!, organizzata dal Tavolo di promozione sociale di Virgilio,
di cui fa parte anche la comunità Baha’ì locale
La Festa inizierà col gruppo di danze in cerchio Prendiamoci per mano

Sosteniamo con entusiasmo e impegno le iniziative cui la comunità Bahai è stata invitata !!!

Delibera della Provincia di Pistoia a favore delle minoranze religiose in Iran

l’Ufficio per le relazioni esterne mi ha comunicato che la provincia di Pistoia ha approvato, attraverso l’Ufficio delle pari opportunità, una delibera di condanna contro le discriminazioni e le violazioni dei diritti umani in Iran. L’oggetto della delibera è: «Ordine del giorno d’iniziativa dell’Ufficio presidenza della Commissione pari opportunità sulla condanna contro le discriminazioni verso le minoranze religiose e le violazioni dei loro diritti attuate in Iran».

La delibera parla in modo specifico dei bahá’í, riporta brevemente la storia della Fede, delle persecuzioni dagli inizi, dei 7 ex membri dello Yárán, delle difficoltà odierne per le leggi emanate (matrimonio, apostasia, eccetera) e chiede di liberare i sette e di rispettare la minoranza. Essa sottoscrive la richiesta di sollecitare il Ministero degli esteri, l’Ambasciatore iraniano in Italia, il Parlamento europeo a intervenire presso tutte le Ambasciate iraniane in Europa e il Presidente della Provincia a coinvolgere il Parlamento italiano.

Ufficio stampa bahai

 

Arresti nel corso di una campagna ufficiale per bloccare lo sviluppo dei bahai iraniani

NEW YORK, 25 maggio 2011 (BWNS) – Le incursioni fatte in una trentina di case di baha’i che offrivano corsi di studio a giovani membri della comunità ai quali il governo impediva di accedere alle università è la più recente azione nella politica in atto in Iran di confinare la sua maggiore minoranza religiosa non musulmana ai margini della società.

Dopo la rivoluzione islamica del 1979, i baha’i sono stati sistematicamente privati della possibilità di accedere ai corsi universitari. Non potendo rivolgersi altrove, la comunità ha avviato i propri programmi educativi.

«Le autorità iraniane sono chiaramente determinate a impedire alla comunità baha’i di dare un’istruzione ai propri giovani le cui opportunità sono bloccate dallo stato», ha detto Bani Dugal, il principale rappresentante della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite.

«Negare alle persone il diritto all’educazione significa negare loro il diritto a un’esistenza di esseri umani liberi e produttivi e il diritto a offrire un contributo alla società», ha detto.

Circa 16 baha’i sono stati arrestati sabato 21 maggio o subito dopo. Uno è già stato rilasciato. Altri otto baha’i sono stati interrogati da funzionari del Ministero dei servizi segreti e poi rilasciati.

«Questa azione dimostra fino a che punto l’Iran è disposta ad arrivare nella sua campagna per demoralizzare i giovani baha’i, frustrare le loro speranze di studio e distruggere la comunità baha’i come gruppo produttivo nel paese», ha detto Bani Dugal.

La signora Dugal ha anche notato che, nel perseguire la propria politica, il governo iraniano sta flagrantemente violando la legge internazionale.

Secondo il Patto internazionale sui diritti civili e politici, «tutti hanno diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione».

L’articolo 13 del Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali riconosce a tutti «il diritto all’educazione» e «gli studi superiori saranno parimenti accessibili a tutti, in base alle capacità».

«L’Iran ha ratificato i due Patti nel 1975», ha osservato la signora Dugal.

«Una vergognosa persecuzione»

Le prime notizie degli arresti hanno suscitato la condanna di governi, organizzazioni non governative, attivisti dei diritti umani e altri.

La Campagna internazionale per i diritti umani in Iran (ICHRI) ha chiesto che i prigionieri siamo immediatamente liberati.

«Questi attacchi contro l’Istituto baha’i di educazione superiore devono fermarsi e le autorità devono liberare immediatamente i baha’i recentemente arrestati», ha detto Hadi Ghaemi, portavoce dell’ICHRI.

«La discriminazione esercitata dall’Iran contro i baha’i nel campo dell’educazione fa parte di una costante politica di persecuzione religiosa ed è una chiara violazione dei suoi obblighi internazionali», ha detto.

Il presidente della Commissione per la libertà religiosa internazionale degli Stati Uniti, Leonard Leo, ha detto: «Il governo iraniano non si ferma davanti a nulla nella sua vergognosa persecuzione dei baha’i in Iran».

«Non era abbastanza che le autorità già perseguissero una politica per impedire ai baha’i di frequentare le università iraniane. Adesso il governo sta anche cercando sistematicamente di smantellare l’iniziativa interna della comunità baha’i per assicurare ai giovani la possibilità di studiare dopo le scuole superiori».

Con questi arresti, ha detto il signor Leo, «i baha’i attualmente in prigione sono quasi 100, cosa che non accadeva da oltre vent’anni».

«Bloccati il progresso e lo sviluppo»

Negli anni immediatamente successivi alla rivoluzione islamica del 1979, molti giovani baha’i sono stati espulsi da scuole e università. Nelle università, sono stati espulsi praticamente tutti.

La brutale persecuzione dei baha’i da parte del nuovo regime, che ha visto anche l’esecuzione capitale di oltre 200 eminenti baha’i, ha suscitato vaste critiche internazionali, compresa una serie di risoluzioni ONU che condannavano le violazioni dei diritti umani in Iran.

Il governo si è ammorbidito e ha permesso ai bambini delle scuole elementari e medie di ritornare a scuola. Ma gli studenti universitari sono rimasti esclusi.

Che con le sue politiche il governo sperasse di far sparire nell’oscurità i 300 mila baha’i iraniani, evitando sanzioni internazionali, è stato confermato dalla scoperta di un memorandum segreto che delineava un piano per «bloccare . . . il progresso e lo sviluppo» della comunità baha’i.

Il memorandum, firmato nel 1991 dal Leader supremo Ali Khamenei, specificava una serie di misure repressive contro i baha’i, fra cui l’espulsione degli studenti dalle università qualora si fosse saputo che erano baha’i.

L’Istituto baha’i di educazione superiore

Per escludere i baha’i dagli studi universitari è stato adottato un meccanismo molto semplice. Chiunque facesse un esame di ammissione a un’università nazionale doveva dichiarare la propria religione. I candidati che non erano di una delle quattro religioni ufficialmente riconosciute in Iran, le religioni musulmana, cristiana, ebraica e zoroastriana, era respinto.

I baha’i hanno cercato di mitigare gli effetti del bando avviando alla fine degli anni 1980 un loro programma di istruzione, noto come Istituto baha’i di educazione superiore (BIHE). Professori e lettori baha’i che erano stati licenziati offrirono gratuitamente il loro tempo e la loro esperienza per impartire agli studenti baha’i corsi a domicilio e per corrispondenza.

«Il governo iraniano ha cercato ripetutamente di fermare questa pacifica, tranquilla e vitale iniziativa», ha spiegato Bani Dugal.

Nel 1998, agenti del governo hanno arrestato almeno 36 persone dopo aver fatto irruzione in oltre 500 case e aver confiscato la maggior parte delle attrezzature e dei documenti del BIHE. Le irruzioni hanno suscitato molte reazioni di condanna in tutto il mondo.

In seguito a queste pressioni, alla fine del 2003 l’Iran annunciò ufficialmente che avrebbe tolto dai moduli per le domande la dichiarazione sull’appartenenza religiosa.

Il bando prosegue

Dopo di che i funzionari del governo iraniano hanno detto che il loro sistema educativo era aperto ai baha’i e libero da ogni pratica discriminatoria.

Ma sono stati escogitati mille altri modi per impedire ai baha’i di accedere ai corsi universitari. Per esempio il sistema computerizzato nazionale è stato munito di barriere all’ammissione e sono stati fatti molti sforzi per espellere i baha’i che cercavano di iscriversi nelle varie classi.

Un giovane baha’i ha recentemente raccontato all’ICHRI: «Mi è stato impedito di entrare nel sistema educativo ancor prima che mi iscrivessi come studente universitario. Invece di ricevere i risultati degli esami di ammissione che avevo sostenuto, ho ricevuto la frase “Documentazione incompleta” e non ho mai avuto la possibilità di iscrivermi».

Nel 2006, una comunicazione confidenziale del direttore generale dell’Ufficio centrale della sicurezza del Ministero della scienza, della ricerca e della tecnologia, che sovrintende a tutte le università statali dell’Iran, ha ordinato a 81 università di espellere tutti gli studenti baha’i.

«Se si viene a conoscere la loro identità di baha’i nel momento dell’iscrizione o nel corso degli studi, devono essere espulsi dall’università», diceva la lettera.

Nel ultimi mesi diversi studenti baha’i sono stati espulsi a Teheran, Yazd, Mazandaran e Isfahan. In alcuni casi il provvedimento è stato eseguito poco prima che gli studenti sostenessero gli ultimi esami.

Un baha’i iscritto a ingegneria a Yazd non ha più potuto accedere al suo account online come studente dopo che il suo nome è stato cancellato dal sistema. L’organizzazione per la valutazione dell’istruzione nazionale a Teheran lo ha informato che i baha’i non hanno diritto agli studi universitari. Lo studente ha chiesto un documento scritto che attestasse la ragione della sua espulsione, ma il documento gli è stato negato.

Avendo poche altre scelte, molti giovani baha’i hanno proseguito gli studi con il BIHE.

«Impedire l’accesso agli studi può sembrare meno rilevante delle aggressioni fisiche contro la comunità o la detenzione dei suoi capi», ha detto Bani Dugal, «ma le conseguenze di questa politica si ripercuoteranno su intere generazioni».

«Queste ingiustizie sono un riflesso della terribile oppressione che ha sommerso l’intero Iran. Moltissimi giovani sono esclusi dagli studi universitari per le loro convinzioni politiche o religiose o non possono esercitare la loro libertà di espressione», ha detto.

«Il nostro appello è a favore dei baha’i dell’Iran e di tutti coloro che sono vittime di questi abusi: che ad essi siano riconosciuti il pieno diritto della cittadinanza affinché possano realizzare la loro ardente aspirazione di contribuire al progresso della loro nazione.

«Mostrare rispetto ora per i diritti dei baha’i iraniani sarebbe un segno della volontà delle autorità di rispettare i diritti di tutti i loro cittadini», ha detto la signora Dugal.

I sedici baha’i che sono stato arrestati sabato 21 maggio o subito dopo (e le città in cui risiedono) sono Afrouz Farmanbordari (Gohardasht), Foad Moghaddam (Isfahan), Vahid Mahmoudi, Vahid Mokhtari, Farhad Sedghi e Ramin Zibaie (Karaj), Amir-Houshang Amirtabar, Navid Asadi and Sadaf Sabetian (Sari), Amanollah Mostaghim (Shiraz), Mahmoud Badavam, Soheil Ghanbari, Noushin Khadem, Kamran Mortezaie e Shahin Negari (Tehran) e Danial Oji (residenza sconosciuta). Si è saputo che Vahid Mokhtari è già stato liberato.