Irruzioni contro un programma educativo bahai

GINEVRA, 22 maggio 2011 (BWNS) – Le case di parecchi baha’i iraniani, attivi in un’iniziativa della comunità che ha lo scopo di fornire un programma di studi superiori ai suoi giovani membri ai quali si impedisce di entrare nelle università sono state oggetto di una serie di irruzioni coordinate.

Secondo le prime notizie pervenute le irruzioni hanno avuto luogo ieri in case situate a Teheran, Karaj, Isfahan e Shiraz. Sarebbero già state arrestate una trentina di persone.

«Le case che hanno subito le irruzioni appartengono a persone che erano strettamente collegate all’Istituto baha’i di educazione superiore», ha detto Diane Ala’i, rappresentante della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite a Ginevra.

L’Istituto baha’i di educazione superiore (BIHE) è stato fondato nel 1987. Questa iniziativa della comunità si propone di rispondere ai bisogni educativi dei giovani baha’i ai quali il governo iraniano nega sistematicamente l’accesso agli studi suoperiori. Il New York Times ha scritto che il BIHE è «un elaborato atto per la preservazione della comunità».

«L’Istituto è stato un risposta, altamente creativa e del tutto non violenta, al costante sforzo del governo di soffocare il normale sviluppo umano della comunità baha’i», ha detto la signora Ala’i.

«Non contente di escludere i baha’i dalle università esclusivamente a causa delle loro convinzioni religiose, le autorità iraniane stanno ora crudelmente cercando di porre fine agli sforzi compiuti dalla comunità per offrire ai propri giovani gli studi superiori con mezzi alternativi.

«Le azioni del governo sono assolutamente ingiustificabili», ha detto la signora Ala’i.

Non è la prima volta che il BIHE è oggetto di attacchi da parte delle autorità iraniane. Uno dei colpi più forti è stato una serie di irruzioni compiute nel 1998 durante le quali circa 36 fra professori e impiegati del BIHE sono stati arrestati e molti strumenti e materiali dell’Istituto, sparsi in oltre 500 case, sono stati confiscati. Altre azioni contro le attività del BIHE si sono verificate nel 2001 e nel 2002.

Questi attacchi e la politica generale dell’Iran di proibire ai giovani baha’i l’accesso agli studi superiori sono stati condannati da governi, accademici, agenzie dell’ONU, organizzazioni della società civile e altri.

Fra i numerosi provvedimenti presi, professori universitari di tutto il mondo hanno mandato lettere di protesta al segretario generale dell’ONU e ai capi politici dell’Iran. Nel 2006, il presidente dell’università di Princeton negli Stati Uniti ha parlato di questo tema con il rappresentante iraniano all’ONU. Il Parlamento spagnolo ha approvato un’energica risoluzione sulla situazione. Anche il Wolfson College di Oxford ha approvato una risoluzione nel novembre 2007 come l’Università di Winnipeg in Canada.

«Queste recenti irruzioni sembrano un ulteriore tentativo organizzato contro il BIHE, che le autorità hanno progettato da lungo tempo», ha detto Diane Ala’i.

«Chiediamo ai governi e alle organizzazioni educative di tutto il mondo di esprimere al governo iraniano la loro energica disapprovazione dei suoi costanti sforzi sistematici di negare ai giovani baha’i il loro fondamentale diritto umano di accedere agli studi superiori».

GINEVRA, 23 maggio 2011 (BWNS) – Facendo seguito all’articolo pubblicato in questa sede ieri, secondo le ultime notizie le incursioni sono state fatte sabato 21 maggio e ne sono state oggetto ben 30 case a Teheran, Karaj, Isfahan e Shiraz. Si è saputo infine che sono stati arrestati circa 14 bahai.

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Una commissione dell’ONU discute i temi etici legati alla crisi ambientale

NAZIONI UNITE, 17 maggio 2011 (BWNS) – Se ci concentriamo solo sugli aspetti materiali della crisi ambientale, ignorandone le dimensioni morali ed etiche, non garantiremo all’umanità la sopravvivenza a lungo termine.

Questo uno dei temi di discussione affrontati dalla Commissione ONU sullo sviluppo sostenibile, che si è riunita dal 2 al 13 maggio.

«Abbiamo oltrepassato il punto critico che avevamo previsto da decenni», ha detto alla Commissione l’11 maggio Jeffrey Sachs, direttore dell’Istituto della Terra e consulente speciale del segretario generale dell’ONU, Ban Ki-moon.

«In questo momento viviamo su un pianeta ambientalmente turbolento», ha osservato il professor Sachs, il quale ha fatto notare l’aumento delle inondazioni, delle siccità e della scarsità di cibo e di acqua in tutto il mondo.

«Fondamentalmente, abbiamo una crisi globale dell’etica», ha detto, perché, «pur avendo bisogno di trovare una strada verso lo sviluppo sostenibile, combattiamo invece alla ricerca di risorse e di vantaggi».

Anche Ashok Khosla, ex direttore del Programma ambientale delle Nazioni Unite (UNEP), ha parlato della necessità di riconoscere i valori che consentono lo sviluppo sostenibile.

Il prodotto interno lordo «misura solo cose che non contano realmente nella vita», ha detto il signor Khosla.

«Quello che ci sta più a cuore, la felicità e l’amore, non figura affatto nel PIL», ha detto.

«Rendere visibile l’invisibile»

Una tavola rotonda che si è tenuta l’11 maggio e che è stata sponsorizzata dalla Baha’i International Community ha cercato di vedere come introdurre temi culturali, educativi e spirituali nel discorso sullo sviluppo sostenibile.

Intitolata «Rendere visibile l’invisibile: valori e transizione verso consumi e produzioni sostenibili», la tavola rotonda è stata moderata da Duncan Hanks dell’Agenzia per lo sviluppo internazionale baha’i canadese.

«Non ci sono dubbi che è molto importante comprendere bene e svolgere correttamente le considerazioni materiali di questa discussione, se vogliamo affrontare adeguatamente le considerazioni politiche, le basi giuridiche e i meccanismi economici», ha detto il signor Hanks.

«Ma permettere che la discussione si concenti solo sugli aspetti materiali . . . significa occuparsi solo di una parte del problema».

«Nell’ambito della sostenibilità dei consumi e della produzione sappiamo che sono in atto nuove discussioni e che si sta formando un nuovo linguaggio sulla coerenza dinamica fra le dimensioni materiali e le dimensioni basate sui valori, fra hardware e software, ciò che è materiale e ciò che è spirituale, e vediamo una crescente disponibilità a esaminare non solo le politiche e i risvolti tecnici, ma anche tutti quei valori che influenzano gli atteggiamenti e trasformano i comportamenti», ha detto.

Altri quattro partecipanti alla tavola rotonda provenienti da quattro continenti hanno proposto le loro considerazioni sul come introdurre nelle discussioni sulla sostenibilità dei consumi e della produzione anche considerazioni sui valori, al fine di motivare quei cambiamenti del comportamento umano che sono necessari per preservare la vita sul pianeta.

«La discussione sui valori è fondamentale nel determinare quale sarà il nostro futuro», ha detto Vanessa Timmer, cofondatrice e amministratrice di One Earth Initiative, «Rethinking the Good Life».

La signora Timmer ha osservato che i valori e i comportamenti sono strettamente legati e che quando si discute di valori si discute anche di comportamenti.

Secondo alcuni ricercatori, ha detto la signora Timmer, se si dice che è meglio comprare un’automobile ibrida perché si risparmia denaro, e non perché si preserva l’ambiente, la discussione resta a un livello materiale.

«L’ideale è fare entrambe le cose, parlare di cifre ma nel contesto di una discussione più ampia che spieghi che questo ci aiuta ad andare verso un nuovo senso di comunità e verso un nuovo rapporto con gli altri», ha detto.

Victoria Thoresen dell’Associazione per l’educazione e la ricerca su una vita responsabile in Norvegia ha analizzato una serie di valori specifici che riguardano lo sviluppo sostenibile, come il distacco, la moderazione, la fiducia, la giustizia e la speranza.

Il concetto di giustizia, ha detto, «ci consente di superare l’egocentrismo che domina il mondo e di orientarci verso un modo di essere, un modo di condividere, un modo di superare il nostro mondo complicato e confuso, nel quale c’è ben poca speranza».

Alla tavola rotonda hanno partecipato anche Luis Flores Mimica, dell’Ufficio latino-americano (Cile) di Consumers International, Elona Hoover, ricercatrice, ESDinds Project: Sviluppare indicatori per lo sviluppo sostenibile basati sui valori, Università di Brighton (Regno Unito) e Kiara Worth, specialista nello sviluppo sostenibile (Papua Nuova Guinea). L’incontro è stato co-sponsorizzato da PERL, One Earth e Consumers International.

Per contribuire ulteriormente alla discussione della Commissione di quest’anno, la Baha’i International Community ha ricordato il suo documento del 2010, «Ripensando alla prosperità: alternative alla cultura del consumismo».

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Tre anni dopo, i dirigenti bahai in carcere in Iran sono il simbolo dell’oppressione di una nazione

GINEVRA, 16 maggio 2011 (BWNS) – Il mondo ha ricordato le ingiustizie subite da moltissimi cittadini in Iran, mentre numerosi sostenitori ricordavano il terzo anniversario dell’arresto dei sette dirigenti baha’i.

In un messaggio del 14 maggio che la Casa Universale di Giustizia ha indirizzato ai baha’i dell’Iran, i dirigenti imprigionati sono stati definiti veri prigionieri di coscienza. La lettera menziona anche i molti iraniani, uomini e donne, che hanno accettato di andare incontro a molte difficoltà per difendere la loro libertà e i loro diritti umani.

Le loro difficoltà sono state ricordate in appositi incontri, fra i quali un ricevimento a Capitol Hill a Washington D.C., un servizio nel Tempio baha’i di Sydney, Australia e incontri di preghiera in numerosi luoghi di culto in Olanda.

Il ricevimento a Washington D.C.

Negli Stati Uniti, circa 300 dipendenti del Congresso, rappresentanti di gruppi per i diritti umani, della stampa e membri della comunità hanno partecipato a un incontro nell’Edificio dell’Hart Senate Office di Washington il 12 maggio, mentre l’evento era trasmesso in diretta via webcast.

Patrono dell’evento è stato il senatore Mark Kirk, che ha parlato di una risoluzione di condanna della persecuzione dei baha’i da lui recentemente presentata.

«Mi sono molto occupato della situazione dei baha’i in Iran», ha detto il senatore Kirk, «soprattutto dei sette dirigenti baha’i. Credo che dobbiamo incominciare a tenerne a mente i nomi.

«Stanno scontando 20 anni di prigione per accuse infondate e io sono qui oggi, come ho fatto per molti mesi, per dimostrare il mio sostegno e, soprattutto, per presentare i loro nomi al popolo americano», ha detto il Senator Kirk, che ha poi pronunciato ad alta voce davanti a tutti i nomi dei sette prigionieri.

Essi sono Fariba Kamalabadi, Jamaloddin Khanjani, Afif Naeimi, Saeid Rezaie, Mahvash Sabet, Behrouz Tavakkoli e Vahid Tizfahm. Erano membri di un gruppo ad hoc di livello nazionale che contribuiva a provvedere alle necessità dei 300.000 membri della comunità baha’i in Iran.

L’assistente del segretario di stato americano, Kathleen Fitzpatrick, ha detto agli astanti che, mentre in Medio Oriente sono in atto evoluzioni, cambiamenti e riforme democratiche, «le autorità iraniane continuano a usare brutali tattiche repressive contro i loro cittadini, mentre talvolta approvano le proteste in altre aree . . .».

«I baha’i e altre minoranze religiose . . . continuano a essere soggetti ad arresti arbitrari, persecuzioni e sentenze ingiuste», ha detto la signora Fitzpatrick. «Questo non accade solo alle minoranze religiose in Iran, ma anche a tutti gli altri iraniani e rispecchia l’oppressione che affligge la nazione per mano dei suoi capi».

A questo proposito, Kenneth E. Bowers, segretario dell’Assemblea Spirituale Nazionale dei baha’i degli Stati Uniti, ha osservato che nelle prigioni iraniane non si trovano solo i baha’i, ma anche «avvocati che non hanno fatto nulla di male se non rappresentare i propri clienti, giornalisti che hanno cercato di dare al pubblico corrette informazioni e altri come studenti e blogger che hanno espresso opinioni che il regime non ha considera favorevoli alle sue politiche».

Il deputato americano Michael Grimm ha lodato la resistenza della comunità baha’i iraniana, l’attrice Eva LaRue ha raccontato la storia delle due donne in prigione e Iraj Kamalabadi, fratello di Fariba Kamalabadi, ha pronunciato il discorso di chiusura.

Il musicista KC Porter, vincitore del Grammy-award, ha eseguito una nuova canzone, intitolata «Yaran», che ha composto dopo aver saputo che i dirigenti erano inconfutabilmente innocenti e si trovavano in una terribile prigione.

Eventi in Australia e in Olanda

Oltre 500 persone hanno ricordato il terzo anniversario durante uno speciale servizio interreligioso sul tema della giustizia, che ha avuto luogo ieri nel tempio baha’i di Sydney, Australia. Fra gli ospiti speciali c’era il presidente dell’Australian Partnership of Religious Organisations, professor Abd Malak, copto egiziano.

Come molti altri, anche il Governo australiano ha attivamente sostenuto i sette dirigenti baha’i, nonché i diritti umani in Iran, ha detto Natalie Mobini-Kesheh, direttrice dell’Ufficio per gli affari esterni della comunità baha’i australiana.

«È importante che il pubblico continui ad esprimere la propria preoccupazione, per far sapere al governo iraniano che il mondo lo guarda», ha detto la signora Mobini-Kesheh durante un ricevimento che ha avuto luogo nel centro informazione del Tempio.

All’evento ha partecipato anche Mehrzad Mumtahan, nipote di Saeid Rezaei, che ha parlato delle speranze dei prigionieri, quando sentono che perfetti sconosciuti pensano a loro.

In Olanda, una veglia di 24 ore e altri incontri di preghiera hanno avuto luogo in ricordo dell’anniversario. Ad Amsterdam, sono state dette speciali preghiere nella chiesa cattolica romana del Salvatore. Nella chiesa ortodossa russa della città i nomi dei sette prigionieri e di altre vittime cristiane ed ebree della persecuzione religiosa in Iran sono stati letti ad alta voce.

Una chiesa protestante di Veldhoven, la congregazione delle Sorelle della carità di Hertme e Eindhoven e il mandir indù Shree Raam di Wychen si sono uniti alla commemorazione. Preghiere sono state recitate nelle sinagoghe di Utrecht e dell’Aia.

«Sono unito in preghiera a quei coraggiosi», ha detto Awraham Soetendorp, rabbino della comunità ebraica riformata dell’Aia. «Possano tutte le preghiere aprire le porte della libertà».

Il gruppo per i diritti umani, United4Iran, ha lanciato una campagna di poster per ricordare che il 14 maggio, i sette erano rimasti in prigione per 7.734 giorni. La campagna chiede ai sostenitori di disegnare un poster che riporti il numero dei giorni di prigionia dei sette dirigenti oppure di fare una fotografia o un video in cui si veda un poster già fatto.

In tutto il mondo si progettano altri eventi per ricordare l’anniversario, fra questi un «Concerto di solidarietà» previsto a New Delhi, India, giovedì prossimo.

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Eletta dopo 17 anni l’assemblea nazionale bahai del Burundi

BUJUMBURA, Burundi, 11 maggio 2011 (BWNS) – I baha’i del Burundi sono in festa perché dopo 17 anni la loro Assemblea Spirituale Nazionale è stata nuovamente eletta.

La Fede baha’i si è stabilita in questa repubblica dell’Africa orientale senza sbocchi sul mare negli anni 1950. Ma negli ultimi decenni la comunità baha’i ha avuto molte difficoltà nell’amministrarsi a causa della guerra civile e dei disordini che hanno turbato il paese.

«Tutti sono felicissimi che dopo tanto tempo i baha’i del Burundi abbiano potuto rieleggere la loro Assemblea Nazionale», ha detto Ahmad Parsa, che ha presenziato all’elezione per conto del Corpo continentale del Consiglieri per l’Africa.

«E non sono felici solo i baha’i del Burundi», ha detto il signor Parsa. «Anche nei paesi confinanti, tutti sono lieti di sapere che i loro fratelli del Burundi possano finalmente riavere un’Assemblea Spirituale Nazionale».

Tutti i 19 delegati, eletti dall’intera comunità del Burundi, hanno preso parte all’elezione, che ha avuto luogo, dal 29 aprile al 1° maggio, nel centro nazionale baha’i nel quartiere Nyakabiga della capitale, Bujumbura.

Fra i delegati vi erano anche tre membri del popolo batwa, un’antica popolazione pigmea che è stata tradizionalmente soggetta a pregiudizi etnici ed esclusa dalla società. Uno di loro, Delphin Sebitwa, è una delle nove persone elette per servire nella nuova Assemblea Spirituale Nazionale.

«Non credo che qualcuno ancora capisca l’importanza di questo momento», ha detto il signor Parsa. «Si spera che questa nuova luce che è stata accesa illumini l’intero paese».

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Il terzo anniversario dell’incarcerazione dei dirigenti bahai in Iran

NEW YORK, 10 maggio 2011 (BWNS) – Mentre i sette dirigenti baha’i in Iran completano il loro terzo anno di prigionia, la Baha’i International Community conferma che le due signore sono state trasferite in un’altra prigione.

I sette erano membri di un gruppo ad hoc di livello nazionale che contribuiva a provvedere alle necessità dei 300.000 baha’i in Iran.

Questo sabato, 14 maggio, sei di loro – Fariba Kamalabadi, Jamaloddin Khanjani, Afif Naeimi, Saeid Rezaie, Behrouz Tavakkoli e Vahid Tizfahm – incominceranno il loro quarto anno dietro le sbarre. Il settimo membro del gruppo – Mahvash Sabet – è stata arrestata, il 5 marzo 2008, tre mesi prima dei suoi ex colleghi.

Dopo essere stati illegalmente trattenuti per 30 mesi nella prigione Evin di Teheran, i sette sono stati processati in base ad accuse inventate e sono stati condannati nell’agosto 2010 a 20 anni di carcere. Da allora sono sempre stati detenuti nella prigione di Gohardasht.

«Sappiamo che lunedì 3 maggio la signora Kamalabadi e la signora Sabet sono state trasferite nella prigione di Qarchak, a circa 45 chilometri da Teheran», ha detto Bani Dugal, il principale rappresentante della Baha’i International Community presso le United Nations.

«Sappiamo ora che le due signore sono state sistemate assieme a circa altre 400 detenute in una stanza tipo magazzino con pochissime comodità», ha detto la signora Dugal.

«Non è chiaro se si tratta di una sistemazione a lungo termine. Comunque anche un breve periodo di tempo in qualsiasi prigione è troppo per queste persone innocenti».

I cinque uomini sono ancora tenuti sotto stretta sorveglianza in un’ala della prigione di Gohardasht, riservata ai prigionieri politici.

Eventi per l’anniversario

Il terzo anniversario dell’arresto dei sette sarà ricordato in tutto il mondo.

Negli Stati Uniti giovedì 12 maggio il senatore Mark Kirk, che ha recentemente presentato al Parlamento e al Senato risoluzioni bipartitiche che richiamano l’attenzione sulle difficoltà dei baha’i in Iran aprirà uno speciale ricevimento a Washington D.C.

In Olanda, membri delle comunità religiose e delle reti interreligiosi sono stati invitati a recitare preghiere per la libertà di religione e di credenza in Iran, venerdì e sabato nei luoghi di culto del paese.

In India è previsto uno speciale «Concerto di solidarietà» per ricordare tutte le vittime di violazioni dei diritti umani. Il concerto avrà luogo mercoledì 18 maggio nell’auditorium del Tempio baha’i a Nuova Delhi.

Proteste in tutto il mondo

L’incarcerazione dei dirigenti baha’i ha suscitato molte proteste da parte dei governi in tutte le parti del mondo. Anche l’Unione Europea e il Presidente del Parlamento europeo si sono uniti alle condanne, assieme a numerose organizzazioni per i diritti umani e ad altri gruppi, a capi religiosi e a moltissime persone.

Il mese scorso, il Primo Ministro del Regno Unito, David Cameron, ha espresso nuovamente la sua preoccupazione sulle «difficoltà dei sette dirigenti baha’i e i continui attacchi contro la Fede baha’i in Iran.

«La vostra dignità e la vostra pazienza di fronte a una discriminazione così dura e a tante intimidazioni per il semplice fatto che volete essere ligi alla vostra Fede è ammirevole», ha scritto il signor Cameron in una lettera all’Assemblea Spirituale Nazionale dei Baha’i del Regno Unito.

Il signor Cameron ha espresso la sua speranza che la recente nomina di un Relatore speciale dell’ONU per controllare che l’Iran si attenga agli standard internazionali dei diritti umani e l’imposizione di sanzioni da parte dell’Unione Europea possano «far capire all’Iran la forza della preoccupazione internazionale per il loro atteggiamento nei confronti dei diritti umani e dimostrare che se continueranno nelle loro violazioni, la cosa non passerà inosservata».

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