Il più giovane membro dello Yaran finisce di scontare la pena di dieci anni di carcere

BIC GINEVRA, 20 marzo 2018, (BWNS) –

Vahid Tizfahm ha finito ieri di scontare la sua condanna a dieci anni di carcere. Quarantaquattrenne, è il più giovane dei sette ex leader baha’i in Iran che sono stati ingiustamente incarcerati per le loro credenze religiose nel 2008. 

Il signor Tizfahm è il sesto membro dell’ex gruppo, noto come Yaran che, avendo finito di scontare la pena, viene liberato. Tutti e sette i membri dello Yaran sono stati arrestati fra marzo e maggio 2008 e hanno trascorso diversi mesi in detenzione prima di conoscere le loro accuse. Alla fine sono stati condannati a dieci anni di carcere con una procedura legale che non aveva alcuna delle caratteristiche di un giusto processo. 

«Siamo, naturalmente, felici che il signor Tizfahm e gli altri membri dello Yaran si ricongiungano con le loro famiglie», ha detto Diane Ala’i, rappresentante della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite a Ginevra. «Ma non è una gioia pensare al fatto che il signor Tizfahm ha trascorso un decennio della sua vita in prigione per la sola ragione della sua fede, escluso dalla famiglia, dagli amici e dalla comunità fra i trenta e i quarant’anni. 

«Sia ben chiaro che questo avvenimento non significa che la situazione dei baha’i iraniani sia mutata nel complesso», ha detto la signora Ala’i e ha soggiunto che essi continuano a subire discriminazioni economiche, non possono accedere all’istruzione e rimangono esposti ad arresti e reclusioni arbitrarie. 

Tizfahm fa l’ottico ed era proprietario di un negozio di ottica a Tabriz, dove ha vissuto fino all’inizio del 2008, quando si è trasferito a Teheran. 

È nato il 16 maggio 1973 a Orumiyeh dove ha trascorso l’infanzia e la gioventù. A 23 anni, ha sposato Furuzandeh Nikumanesh. Hanno un figlio piccolo, che frequentava la terza elementare quando il padre è stato arrestato nel 2008. A causa della sua prigionia, il signor Tizfahm non ha potuto essere presente in alcuni dei momenti più importanti della vita di suo figlio. 

«I membri dello Yaran, e di fatto l’intera comunità bahá’í in Iran, hanno subito enormi violazioni dei diritti umani da parte del governo, che in realtà dovrebbe promuovere politiche che migliorino il benessere economico e sociale dei suoi cittadini», ha dichiarato la signora Ala’i. «È un peccato che, invece, esso abbia fatto tutto il possibile per privare un intero segmento della sua popolazione della possibilità di vivere e contribuire liberamente al miglioramento del proprio paese». 

In seguito al recente lancio del sito web Archivi delle persecuzioni baha’i in Iran, un gruppo di avvocati e giudici di spicco di tutto il mondo ha scritto al capo del Consiglio superiore iraniano per i diritti umani, richiamando la sua attenzione sulla vasta raccolta di prove documentali dell’oppressione della comunità baha’i, ma egli ha sfacciatamente negato tutto. 

Con la liberazione di Tizfahm, solo un membro dello Yaran, Afif Naeimi, 55 anni, rimane in prigione. Dovrebbe finire di scontare la pena nei prossimi mesi. 

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Il più anziano dei membri dello Yaran finisce di scontare dieci anni di prigione

BIC NEW YORK, 17 marzo 2018, (BWNS) –

Jamaloddin Khanjani, 2 ° da sinistra, con tre altri ex membri della Yaran che hanno completato le loro sentenze ingiuste — Saeid Rezaie (centro), Fariba Kamalabadi (3 ° da destra) e Mahvash Sabet (2 ° da destra)

Dopo un decennio di ingiusta detenzione e di duro trattamento nelle carceri iraniane, il signor Jamaloddin Khanjani, 85 anni, ha finito di scontare ieri la sua condanna a dieci anni. È uno dei sette membri dell’ex gruppo dirigente dei baha’i in Iran, noto come Yaran, che sono stati incarcerati con accuse false e infondate. 

Il signor Khanjani, il più anziano dei sette, è il quinto uscito dal carcere quest’anno. Lo Yaran era un gruppo ad hoc che si occupava dei bisogni spirituali e materiali fondamentali della comunità bahá’í iraniana. Era stato formato con la piena conoscenza e approvazione delle autorità iraniane dopo che le istituzioni formali baha’i erano state dichiarate illegali in Iran negli anni ’80. 

«Il signor Khanjani e gli altri membri dello Yaran non avrebbero mai dovuto essere messi in prigione», ha detto Bani Dugal, il principale rappresentante della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite. «Lungi dall’aver commesso crimini, hanno contribuito al miglioramento delle loro comunità e del loro paese». 

Nato nel 1933 nella città di Sangsar, il signor Khanjani è cresciuto in una fattoria e alla fine ha avviato una fortunata attività di produzione di carbone di legna. Alla fine ha aperto la prima fabbrica di mattoni automatizzata in Iran, impiegando diverse centinaia di persone. All’inizio degli anni ’80, dopo la rivoluzione islamica del 1979, è stato costretto a chiudere la fabbrica e ad abbandonarla, lasciando senza lavoro la maggior parte dei suoi dipendenti a causa della persecuzione che lo colpiva come baha’i. La fabbrica è stata poi confiscata dal governo. 

Negli anni ’90, il signor Khanjani ha messo in piedi una fattoria meccanizzata su terreni di proprietà della sua famiglia. Ma le autorità gli hanno imposto molte restrizioni, rendendone difficile la gestione. Queste restrizioni si estendevano ai suoi figli e ai suoi parenti e includevano il rifiuto di prestiti, la chiusura delle sedi di lavoro, la limitazione dei loro rapporti commerciali e il divieto di uscire dal paese. 

«Il modo in cui il signor Khanjani e gli altri membri dello Yaran sono stati trattati nel corso della loro vita è un esempio di come l’intera comunità baha’i è stata trattata per generazioni», ha detto la signora Dugal. 

I baha’i iraniani continuano a vivere sotto la minaccia di arresti e imprigionamenti arbitrari, di discriminazioni economiche e di negazione dell’accesso all’istruzione superiore. Le persecuzioni di carattere economico si sono particolarmente aggravate negli ultimi anni, il che ha portato a ciò che la Baha’i International Community ha chiamato, in una lettera aperta al presidente Rouhani, «un’apartheid economica contro un segmento della popolazione iraniana». 

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Verso una concezione ampliata della valorizzazione delle donne

BIC NEW YORK, 12 marzo 2018, (BWNS) –

È tempo di formulare una concezione più ampia della valorizzazione delle donne, afferma la Baha’i International Community in una nuova dichiarazione. Il discorso sulla valorizzazione delle donne deve andare oltre la promozione di una maggiore partecipazione delle donne alla vita economica della società, per quanto importante ciò sia, e occuparsi di dare libero corso alle enormi potenzialità delle donne per il progresso del mondo. 

«Il percorso dal dubbio alla fiducia in se stesse, dal silenzio all’espressione, dalla passività all’azione, non può essere compreso solo in termini di ingresso nel mercato del lavoro o di integrazione in una delle varie catene della produzione globale», dice la dichiarazione. «Lo sviluppo delle capacità deve riguardare tutti gli aspetti dell’esistenza umana: economica, sociale, intellettuale, culturale, spirituale e morale». 

Intitolata «Al di là dell’economia: un’inchiesta morale sulle radici della valorizzazione», la dichiarazione è stata preparata per la 62a commissione annuale delle Nazioni Unite sullo status delle donne (CSW), che ha inizio oggi e segue le celebrazioni mondiali della Giornata internazionale della donna l’8 marzo. 

Il CSW di quest’anno si occupa della valorizzazione delle donne rurali. La dichiarazione della BIC, che illustra questo tema, si basa sugli spunti forniti da varie donne che sono impegnate nella trasformazione sociale delle loro comunità e società in diversi contesti in tutto il mondo. 

Tra le sue principali raccomandazioni, la dichiarazione propone che i sistemi educativi siano rimodellati per dare pieno corso al potenziale delle donne e aiutarle a sviluppare «capacità di servizio alla comunità e alla società». Attingendo all’esperienza della comunità baha’i, essa suggerisce che le donne, quando acquisiscano potere e contribuiscano alla trasformazione delle loro comunità a diversi livelli, diventano più visibili, sfidando le dicotomie di genere preesistenti e «le idee tradizionali sui modelli sociali e sui ruoli svolti dalle donne e dagli uomini». 

«In tutto il mondo ci sono molti esempi di casi in cui le donne e gli uomini lavorano assieme nel reciproco rispetto», afferma la dichiarazione. 

Osservando il progresso delle donne nel più ampio contesto del progresso della società nel suo insieme, la dichiarazione prende in esame una serie di importanti temi. 

«Un problema di cui la Commissione sullo status delle donne deve occuparsi, quindi, è la replica di ciò che funziona. Che cosa dobbiamo fare per costruire nelle varie società una cultura nella quale le donne e gli uomini contribuiscano insieme e con gioia al bene comune?», chiede la dichiarazione della BIC. 

«Che cosa è possibile ottenere nelle comunità locali, non solo in alcuni programmi pilota o per la durata di un ciclo di finanziamento, ma indefinitamente nel futuro e in tutto il mondo?». 

L’esame di queste domande e delle loro risposte contribuirà a un processo globale di apprendimento che consentirà all’umanità di avanzare collettivamente in questo campo, afferma la dichiarazione. 

La Commissione sullo status delle donne va dal 12 al 23 marzo 2018. 

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Una celebrazione accompagna i partecipanti in un viaggio nella vita e negli insegnamenti di Bahá’u’lláh

KUALA LUMPUR, Malesia, 4 marzo 2018, (BWNS) –

Un passaggio della mostra

La comunità baha’i della Malesia ha accolto più di 300 ospiti per una mostra creativa sulla vita e sugli insegnamenti di Bahá’u’lláh. Svoltosi alla periferia di Kuala Lumpur il 24 e 25 febbraio 2018, l’evento ha commemorato il bicentenario della nascita di Bahá’u’lláh. Hanno partecipato vari deputati del Parlamento malese, l’Arcivescovo di Kuala Lumpur, altri capi religiosi e importanti membri di organizzazioni della società civile e di agenzie governative. 

Gli ospiti sono stati guidati attraverso una serie di zone tematiche seguendo la storia della Fede bahá’í ed esaminandone i principi centrali. La mostra si è ispirata al messaggio che la Casa Universale di Giustizia ha scritto nell’ottobre 2017 per il bicentenario. 

Datuk Lok Yim Pheng, una dei commissari della Commissione per i diritti umani della Malesia, ha detto che gli sforzi della comunità bahá’í per costruire comunità a livello di base sono espressioni tangibili del principio dell’unità del genere umano. 

Ha aggiunto che era la prima volta che vedeva il concetto dell’unità del genere umano presentato in un modo così profondo. 

Un altro commissario della Commissione per i diritti umani, Jerald Joseph, ha osservato che due «punti importanti emersi» dall’evento erano i principi baha’i della consultazione e dell’indagine indipendente della verità. 

«Una brillante filosofia nella religione», ha soggiunto. Ha poi proseguito dicendo che «la Fede baha’i invece di avere un approccio dogmatico e dottrinario verso la verità dà molta importanza alla ricerca». «Questo atteggiamento era evidente nel viaggio presentato nella mostra», ha detto il signor Joseph. 

Nelle due giornate della mostra le arti hanno avuto un ruolo di primo piano, in particolare nell’evidenziare il fatto che i principi spirituali hanno un’espressione pratica per il miglioramento sociale. In una delle esposizioni, due volontari hanno presentato una breve rappresentazione teatrale che spiegava come, quando ci sia armonia, le persone, le istituzioni e le comunità possano portare a profondi cambiamenti costruttivi. In un’altra, è stato mostrato una breve spezzone del film Luce al mondo, seguito da alcune osservazioni sul legame indissolubile tra la trasformazione individuale e quella sociale. 

La mostra ha suscitato profonde riflessioni da parte di molti ospiti. Un membro del Comitato esecutivo del Consiglio della gioventù della Malesia, Thai Ming Yeow ha sottolineato l’importanza di promuovere un terreno comune per il miglioramento del mondo. 

Molti degli oltre 300 ospiti hanno dichiarato di essere rimasti colpiti dall’approccio creativo della mostra e dall’importante ruolo svolto dai giovani nell’evento. 

«In Malesia, con persone di diversa estrazione, riteniamo che le arti siano un mezzo eccellente per legare i cuori e toccare le anime di tutte le culture e le etnie», ha detto Ho Yuet Mee, membro dell’Assemblea Spirituale baha’i della Malesia, commentando l’intraprendenza e la creatività degli organizzatori. 

«La mostra è stata una testimonianza del potere dell’unità proclamato da Bahá’u’lláh», ha spiegato Dylane Ho, una rappresentante della comunità baha’i della Malesia. «Molti hanno percepito la convinzione che l’unità del genere umano sia una realtà e non un semplice ideale non solo dalle presentazioni sulla vita di Bahá’u’lláh e sull’applicazione dei Suoi Insegnamenti, ma anche dall’atmosfera che si è creata durante l’evento. 

«Sono molti i cuori che sono stati uniti grazie alle forze sprigionate da questo bicentenario», ha soggiunto. 

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Gli europei si uniscono alla comunità globale per condannare la persecuzione dei baha’i yemeniti

BIC BRUXELLES, 27 febbraio 2018, (BWNS) – Un centinaio di membri del Parlamento europeo e dei parlamenti nazionali di tutta Europa hanno sottoscritto una dichiarazione che chiede l’immediato rilascio di tutti i prigionieri baha’i nello Yemen, incluso Hamid bin Haydara, che all’inizio di quest’anno è stato condannato a morte per pubblica esecuzione. La lettera è indirizzata alle autorità houthi che controllano Sana’a, la capitale. 

Dopo una recente ondata di persecuzioni contro la comunità baha’i di Sana’a, i 103 firmatari della lettera – tra cui Austria, Francia, Germania, Irlanda, Paesi Bassi, Regno Unito e Spagna – numerose voci in tutto il mondo si sono alzate per condannare le azioni delle autorità houthi. Proprio il mese scorso, diversi esperti ONU dei diritti umani hanno chiesto alle autorità houthi di annullare la sentenza contro il signor Haydara. Anche la sottocommissione per i diritti umani del Parlamento europeo ha discusso la questione nella sua sessione del gennaio 2018. 

Attualmente, sette baha’i sono in prigione a Sana’a e sono stati privati dei diritti umani fondamentali. Tra questi, Hamed bin Haydara si trova in carcere da più tempo. Il signor Haydara è stato condannato a morte dalla Corte penale specializzata a Sana’a, nello Yemen, il 2 gennaio 2018. È in prigione dal dicembre 2013, quando è stato arbitrariamente arrestato sul posto di lavoro. Il caso del signor Haydara è caratterizzato da una totale mancanza del giusto processo. Durante la recente udienza del signor Haydara, il giudice locale ha chiesto lo scioglimento di tutte le istituzioni baha’i elette, mettendo in pericolo l’intera comunità bahá’í. 

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