L’elezione dell’Assemblea Spirituale Nazionale dei Bahá’í d’Italia

28 aprile 2011

L’elezione dell’Assemblea Spirituale Nazionale dei Bahá’í d’Italia

Da venerdì 29 aprile a domenica 1° maggio p.v. 57 delegati, che la comunità bahá’í italiana ha precedentemente eletto a suffragio universale, si riuniranno nel Centro studi bahá’í di Acuto (Frosinone) nella 50a Convenzione nazionale italiana. Questi delegati eleggeranno, senza candidature e propaganda, nove membri della comunità che formeranno l’Assemblea Spirituale Nazionale dei Bahá’í d’Italia, l’organo direttivo nazionale della comunità, riconosciuto
dallo Stato italiano. I membri eletti offrono il loro servizio alla comunità senza percepire alcun tipo di emolumento. Durante la Convenzione l’Assemblea
Nazionale uscente presenterà ai delegati una relazione sul lavoro svolto nel corso dell’anno passato e suggerirà temi di consultazione generale. Seguiranno
varie sessioni durante le quali i delegati si consulteranno sui temi proposti e su altri di interesse generale. Alla fine ne emergeranno vari suggerimenti per
il lavoro che la neoeletta Assemblea dovrà svolgere nel corso del successivo anno. Fra gli scopi fondamentali del suo lavoro vi è la promozione del
progresso della civiltà mediante la realizzazione degli ideali bahá’í, come l’unità dell’umanità e delle religioni, il rispetto dei diritti umani, l’equilibrio fra la scienza e la religione, l’educazione universale, l’equilibrio fra gli aspetti materiali e spirituali della vita. Analoghi incontri hanno luogo in questi giorni per l’elezione delle varie Assemblee Nazionali in circa 200 paesi del mondo.
Ufficio stampa dell’Assemblea Spirituale Nazionale dei Bahá’í d’Italia

Inaugurato il giubileo d’argento del Tempio del loto

NUOVA DELHI, India, 26 aprile 2011 (BWNS)

— Eminenti personaggi politici a Nuova Delhi hanno elogiato l’impatto della Casa di culto baha’i sulla società indiana, all’apertura del suo 25° anniversario.

Oltre 400 ospiti, funzionari del governo e rappresentanti della comunità diplomatica e di organizzazioni non governative, si sono riuniti nella Casa di culto per la festosa inaugurazione del suo giubileo d’argento.

«Quando mi trovo accanto a questo bellissimo tempio baha’i», ha detto durante l’incontro l’ex presidente indiano dottor A.P.J. Kalam, «mi vedo circondato dall’armonia nel pensiero, nell’azione e nella vita quotidiana».

Nel descrivere la Casa di culto come «un tempio di pace, di felicità e di spiritualità», il dottor Kalam ha esteso i suoi più fervidi auguri alla comunità baha’i per la sua opera volta a sradicare il pregiudizio, la disarmonia e il conflitto dalla società.

«Una delle maggiori missioni di questo tempio dell’armonia è di trasmettere il messaggio di dare generosamente all’intera umanità», ha detto.

L’attuale presidente indiano, Shrimati Pratibha Devisingh Patil, ha fatto pervenire alla celebrazione, che ha avuto luogo il 20 marzo, uno speciale messaggio di «calorosi auguri e felicitazioni».

Faceva parte del programma serale anche uno spettacolo di danza tematica tradizionale indiana, intitolato «Arcobaleno», condotto dal noto ballerino e coreografo Swagatha Pillai.

Dopo i discorsi e le esibizioni nel Centro del Tempio, gli ospiti hanno partecipato a uno speciale servizio nella Casa di culto, che comprendeva preghiere cantate dal coro dei bambini della Scuola Little Angels di Gwalior.

 

Una «struttura iconica»

La Casa di culto baha’i, che tutti chiamano «Tempio del loto», è uno dei monumenti più visitati del mondo. Completata nel 1986, ha ricevuto ogni anno una media di 4.3 milioni di visitatori, provenienti da tutte le nazioni, le religioni e gli strati sociali.

Kumari Selja, Ministro della cultura in India, ha detto che la Casa di culto è «sicuramente una delle molte facce che rendono l’India incredibile».

«Il tempio è una struttura iconica che rispecchia la vera essenza e l’ethos culturale della nostra grande nazione che ha accolto nei suoi territori e ospitato persone di tutte le Fedi», ha scritto la signora Selja in un messaggio per la circostanza.

«Come il loto che sboccia puro sulle acque limacciose, anche noi possiamo superare le differenze di casta, di credo, di classe, di comunità, di nazionalità e di genere e impegnarci seriamente per fare del modo un bel posto», ha scritto.

Armonia Comunitaria

Nazneen Rowhani, segretaria dell’Assemblea Spirituale Nazionale dei Baha’i dell’India ha commentato la promozione dell’armonia comunitaria come principale interesse della comunità baha’i.

«L’edificio del Tempio è dedicato al culto di Dio», ha detto la signora Rowhani, «ma esso non deve essere dissociato dall’impegno sociale, umanitario, educativo e scientifico che a suo tempo offrirà aiuto e sostegno ai poveri, consolazione agli afflitti e istruzione a chi ne è privo».

Il Ministro del turismo in India, Subodh Kant Sahai, ha illustrato nel suo messaggio ai convenuti le attività sociali ed educative baha’i. «Quanto al suo contributo al progresso della società indiana», ha scritto, «la Casa di culto baha’i serve come sede di attività aconfessionali come l’educazione spirituale e morale dei bambini e dei giovani e incontri durante i quali gli adulti studiano sistematicamente i principi spirituali e la loro applicazione della vita quotidiana».

La Casa di culto è un simbolo dell’India, ha scritto il signor Sahai, «perché unisce valori eterni e universali a un approccio che guarda verso il futuro».

Il 25° anniversario delle Casa di culto sarà celebrato nel corso dell’anno in ogni stato dell’India.

Per leggere l’articolo in inglese, si vada a: http://news.bahai.org/story/819

 

 

Un ricordo del lascito di ‘Abdu’l-Bahá all’Egitto, cent’anni dopo

COLLEGE PARK, Maryland, Stati Uniti, 20 aprile 2011 (BWNS)

Come la lettera aperta dei baha’i dell’Egitto, che sollecita un dialogo nazionale sul futuro del paese, incomincia a suscitare un vasto interesse, così analoghe discussioni fra gli egiziani cent’anni or sono state vivacemente riportate in vita in un nuovo libro.

In Abbas Effendi,
recentemente pubblicato dall’editore Al-Kamel di Beirut, il professor Suheil Bushrui dell’Università del Maryland esamina in particolare il contributo
offerto da ‘Abdu’l-Baha Abbas Effendi, il figlio maggiore di Baha’u’llah. Il libro è disponibile in carta e in formato elettronico nel blog «Baha’i Faith in
Egypt».

È la prima volta che la storia di ‘Abdu’l-Baha è raccontata ai moderni lettori arabofoni, i quali per lo più non sanno nulla di quanto Egli ha fatto per la loro società.

Durante la sua permanenza in Alessandria d’Egitto, fra il settembre 1910 e l’agosto 1911, ‘Abdu’l-Baha conversò con egiziani di ogni tipo sui principi fondamentali necessari per costruire una società pacifica e fiorente.

«Ho pensato che fosse importante presentare ‘Abdu’l-Baha, non tanto come capo religioso», ha detto il professor Bushrui, «quanto come una grande mente capace di trasmettere l’idea dell’importanza della religione in un momento in cui in Europa e in America prevaleva una civiltà materialistica e il mondo musulmano era preso da ambizioni politiche e di altro genere».

«Devo dire che, scrivendo questo libro, io stesso, pur essendo baha’i da tutta la vita, ho capito molto meglio la straordinaria personalità di ‘Abdu’l-Baha e la Sua immensa opera di promozione del dialogo culturale e religioso fra il mondo orientale e quello occidentale», ha detto il professor Bushrui.

Il libro ha già ottenuto l’alto encomio di alcuni pensatori arabi contemporanei, i quali nell’apprezzare ‘Abdu’l-Baha ricalcano le orme dei loro predecessori di cent’anni fa.

Edmund Ghareeb, esperto del Medio Oriente di rinomanza internazionale, ha definito il libro «un’opera pionieristica e formativa».

«Abbas Effendi è un’opera di superba cultura, molto accurata e istruttiva», ha scritto il dottor Ghareeb, «essa è un importante contributo alla conoscenza del Medio Oriente in un periodo cruciale della sua storia moderna e allarga notevolmente le nostre conoscenze di questo straordinario riformatore . . .».

 

In una recensione pubblicata dal quotidiano libanese As-Safir, lo scrittore Mahmud Shurayh ha scritto che ‘Abdu’l-Baha «insegnava senza provare imbarazzo i messaggi di Cristo e di Muhammad nelle sinagoghe e il messaggio di Muhammad nelle chiese cristiane e il messaggio della religione nelle assemblee degli atei, perché vedeva nell’unione dell’Oriente e dell’Occidente una porta verso un nuovo mondo nel quale regnano la giustizia, l’unità e la pace».

L’illustre poeta libanese Henri Zoghaib ha commentato che ‘Abdu’l-Baha è stato il primo ad aprire un serio dialogo fra le religioni.

«Con questo libro . . .», ha scritto il signor Zoghaib, «ho scoperto la natura degli insegnamenti sull’unità fra oriente e occidente divulgati da ‘Abdu’l-Baha e del Suo messaggio che invoca l’unità delle religioni».

 

Eminenti ammiratori

A 66 anni di età e libero dopo un’intera vita trascorsa come prigioniero ed esule, ‘Abdu’l-Baha era andato in Egitto per riposare per un mese, ma vi Si trattenne per un anno per ragioni di salute. Si veda news.bahai.org/story/792

Egli era convinto di avere una particolare missione da svolgere in Egitto, afferma il professor Bushrui.  «In primo luogo, rinnovare la
verità e la purezza della fede religiosa, musulmana e cristiana, e in secondo luogo avvicinare l’Oriente e l’Occidente».

Numerosi eminenti egiziani, come Abbas Hilmi Pasha, l’ultimo Kedivè dell’Egitto e del Sudan, mostrarono una particolare reverenza verso il Capo della Fede baha’i.

«Anche il dotto giurista Muhammad Abduh ammirava molto ‘Abdu’l-Baha e Gli scrisse una lettera», racconta il professor Bushrui. «Leggendola, si vede che è stata scritta da una persona che aveva capito che ‘Abdu’l-Baha aveva nel cuore e nella mente una speciale luce divina».

May Rihani, nipote di Ameen Rihani, padre fondatore della letteratura arabo-americana, un altro degli ammiratori di ‘Abdu’l-Baha, ha detto che il libro Abbas Effendi è «un dono all’umanità».

«In questi tempi turbolenti di fanatismo religioso, di incomprensioni fra le culture del mondo e di facilità al confronto, abbiamo più che mai bisogno della voce di ‘Abdu’l-Baha», ha detto la signora Rihani.

Un secolo dopo, gli echi della voce di ‘Abdu’l-Baha risuonano nella lettera aperta che i baha’i egiziani hanno inviato ai loro concittadini.

La lettera afferma che l’accettazione del principio dell’unità del genere umano «richiede un profondo riesame di tutti i nostri atteggiamenti, i nostri valori e i nostri rapporti con gli altri, in ultima analisi richiede una trasformazione del cuore dell’uomo».

Per leggere l’articolo in inglese online e vedere una speciale raccolta di fotografie, si vada a: http://news.bahai.org/story/818

I bahai egiziani colgono l’occasione per discutere il futuro della loro nazione

CAIRO, Egitto, 10 aprile 2011 (BWNS)

In un loro contributo ai considerevoli cambiamenti in atto nella loro società, i bahai egiziani chiedono un radicale processo consultativo sul futuro del loro paese.

In una lettera aperta che non ha precedenti, i baha’i dell’Egitto dicono che la nazione deve guardare al di là di soluzioni opportunistiche e dei modelli esistenti in altre società e cercare invece «un approccio nuovo e veramente progressista».

«Una scelta illuminata» potrebbe influenzare il corso dello sviluppo umano dell’intera regione e influenzare tutto il mondo, dice la lettera.

Questo approccio dovrebbe prevedere l’impegno di tutte le persone interessate, soprattutto i giovani, in una conversazione nazionale, grazie alla quale essi diverrebbero protagonisti del proprio sviluppo. La lettera dice anche che è molto importante identificare e applicare alcuni principi informatori ed evitare la tentazione di affrontare troppo rapidamente accordi e decisioni sulla distribuzione del potere.

Dal momento della sua distribuzione qualche giorno fa, la lettera è stata inviata a eminenti figure della vita pubblica egiziana, come capi religiosi, politici, avvocati praticanti, scrittori e artisti. È stata anche data alla stampa e i mass media e ampiamente divulgata attraverso siti web e blog.

La pubblicazione online della lettera sta già riscuotendo molte risposte positive.

Un lettore l’ha definita una «dichiarazione molto profonda, umanitaria, civile e progressista».

«la lettera che ho appena letto è come un ottimo manuale di istruzioni per molti anni a venire», ha commentato un altro.

«Prendiamo ogni singola misura necessaria per costruire il nostro nuovo Egitto con tanta cura, pazienza, consultazione e fiducia . . .», ha scritto un altro.

Un processo di consultazione

Nella lettera i baha’i dell’Egitto suggeriscono che la sfida che si pone oggi al paese è l’avvio di un processo di consultazione sui principi cui ci si deve ispirare per ridisegnare la società.

Gli egiziani devono anche evitare il rischio di ricadere negli schemi di modelli esistenti, che non vedono il vantaggio della valorizzazione della gente, perché a tutti deve essere data la possibilità di partecipare ai processi consultivi.

«Il costante e generale coinvolgimento della popolazione nel processo consultativo sarà molto utile per convincere la cittadinanza che i politici hanno a cuore la creazione di una società giusta. Se avremo l’opportunità di partecipare a questo processo, saremo confermati nella nostra nuova consapevolezza di essere padroni del nostro futuro e ci renderemo conto del potere collettivo che già abbiamo di trasformare noi stessi», dice la lettera.

Principi essenziali

La lettera suggerisce anche che gli egiziani considerino attentamente una serie di principi essenziali per ispirare il rimodellamento della loro società.

«Molto spesso i cambiamenti indotti da proteste popolari sfociano nella delusione . . . Ecco perché è importantissimo cercare ora di ottenere un vasto consenso sui principi operativi che devono disegnare il nuovo modello della nostra società», scrivono i baha’i in Egitto.

«È un compito molto impegnativo. Non è cosa facile creare da concezioni divergenti un sistema coerente di principi che abbiano il potere creativo di unificare il nostro popolo».

Fra questi principi vi sono: la parità fra gli uomini e le donne, l’educazione universale, che offre il migliore strumento per salvaguardare la libertà che i popoli si sono conquistata, e la promozione di un nuovo spirito che unisca il rispetto della ricerca scientifica e dei valori della religione come la migliore via per ottenere il progresso materiale.

Una «società matura dimostra una caratteristica sopra tutte le altre: il riconoscimento dell’unità del genere umano», afferma la lettera. «È una vera fortuna, dunque, che la più durevole memoria degli ultimi mesi non è di divisioni religiose o conflitti etnici, ma di differenze accantonate in favore di una causa comune».

Una «conversazione nazionale»

Aprendo la «conversazione nazionale» auspicata dalla lettera, alcuni lettori online hanno pubblicato i loro commenti sui siti web. Ecco un campione di queste osservazioni:

«La creazione di una nuova via che segua le linee descritte in questa grande lettera . . . non sarebbe di beneficio al solo popolo egiziano, ma potrebbe ispirare tutti i paesi del mondo. Preghiamo Allah di guidare coloro che prendono le decisioni a soppesare attentamente i principi proposti così ponderatamente dai baha’i».

«Possiamo scegliere di abbracciare [questi principi] e di rendere questa transizione relativamente indolore, oppure opporci e renderla infinitamente più difficile».

«Spero molto che i capi della politica e del pensiero in Egitto tengano conto di questa importante prescrizione. Non hanno molta scelta, quando si tratta di ordine sociale, armonia e rispetto dei diritti delle minoranze . . .».

«Questa stupefacente dichiarazione . . . è nobile e pratica. Tutti gli egiziani dovrebbero essere tenuti a leggerla e a discuterne a fondo prima di prendere qualunque decisione riguardi il futuro del loro glorioso paese».

 

Una critica congiuntura

La lettera aperta è la prima occasione che i baha’i egiziani, che sono stati repressi per oltre 50 anni, hanno avuto per parlare direttamente ai loro concittadini.

«Abbiamo tanto desiderato quest’occasione», scrivono i baha’i, lieti che «in una congiuntura così critica della storia della nostra nazione, ci sia data la possibilità di offrire un umile contributo alla conversazione che si è ora aperta sul suo futuro e di trasmettere alcune idee, tratte dalla nostra esperienza e dall’esperienza dei baha’i di tutto il mondo, sui requisiti da assolvere per percorrere la via che porta a una durevole prosperità materiale e spirituale».

Un decreto presidenziale, emanato nel 1960 e poi applicato dai governi successivi, ha sciolto le istituzioni amministrative baha’i e messo al bando le attività organizzate. Sono seguiti arresti, indagini, controlli da parte della polizia, ispezioni domestiche e distruzione della letteratura baha’i. Inoltre, dato che non potevano contrarre matrimoni legali, i baha’i non potevano rivolgersi ai tribunali per tutte le questioni riguardanti gli assegni familiari, le pensioni le eredità, i divorzi, gli alimenti e la custodia dei figli.

Recentemente, i baha’i egiziani sono stati discriminati da una legge nazionale che prescriveva che i documenti governativi riportassero la religione dell’interessato e che limitava quell’informazione a una delle tre religioni ufficiali del paese. Dopo una lunga campagna durante la quale numerosi difensori dei diritti umani e persone di buona volontà hanno sostenuto la comunità baha’i i tribunali hanno ultimamente emesso una sentenza a loro favore, una decisione che è stata vista da moltissime persone come un’importante vittoria della libertà di pensiero e di coscienza.

Malgrado questi e altri esempi di oppressione, i baha’i egiziani hanno mantenuto le loro vedute positive ed, essendo questo un principio fondamentale della loro fede, hanno continuato a dedicare le loro energie al miglioramento della loro società.

«Spero che tutti questi sforzi si uniscano per costruire un Egitto migliore per tutti noi e non solo per fare l’interesse di un gruppo di persone alle spese degli altri»,ha osservato un lettore online della lettera aperta.

 

Per leggere l’articolo in inglese online e avere accesso alla lettera aperta in inglese si vada a: http://news.bahai.org/story/817