Ritornati nella prigione di Evin due dirigenti bahai iraniani

GINEVRA, 25 maggio 2011 (BWNS) – Le due signore fra i sette dirigenti baha’i iraniani messi in prigione sono state ritrasferite nella famigerata prigione Evin di Teheran.

La Baha’i International Community ha confermato che Fariba Kamalabadi e Mahvash Sabet sono ritornate dietro le sbarre della prigione in cui la loro detenzione ha avuto inizio tre anni fa.

Il trasferimento delle due donne a Evin ha seguito un breve interludio trascorso in condizioni che si dice siano state proibitive nella prigione di Qarchak, a circa 45 chilometri da Teheran.

Si è saputo che membri delle loro famiglie hanno ora potuto incontrarle a Evin.

La signora Sabet e la signora Kamalabadi erano membri, assieme a cinque colleghi, di un gruppo ad hoc di livello nazionale che contribuiva a provvedere ai bisogni dei 300 mila membri della comunità baha’i dell’Iran. Dopo 30 mesi di detenzione illegale nella prigione di Evin, i sette dirigenti sono stati processati in base ad accuse inventate e sono stati condannati a 20 anni di prigione ciascuno.

Dopo il processo, essi sono stati mandati nella prigione di Gohardasht, dove i cinque uomini sono ancora trattenuti sotto stretta sorveglianza in un’ala riservata ai prigionieri politici.

Sostegno globale

Una serie di eventi sta ricordando il terzo anniversario della detenzione dei sette dirigenti baha’i.

In India, oltre 250 sostenitori si sono riuniti per un Concerto di solidarietà, che ha avuto luogo nel Tempio baha’i di New Delhi.

Il giornalista Rohit Gandhi, vincitore del premio Emmy, ha annunciato ai presenti una campagna durante la quale oltre 100 eminenti indiani hanno chiesto alle autorità iraniane di liberare i sette assieme ad altre persone ingiustamente imprigionate in Iran.

«Questo è oggi il sostegno che possono dare persone rappresentative come i membri del parlamento, del sistema giudiziario, delle assemblee legislative, delle dirigenze religiose, del mondo accademico, del mondo degli artisti, delle organizzazioni per i diritti umani, dei media e di altre agenzie della società civile», ha detto il signor Gandhi, invitando l’India e la comunità mondiale a convincere l’Iran a trattare tutti i suoi cittadini con giustizia.

I baha’i in Iran rispecchiano il vero volto del pubblico iraniano, ha detto.

Presente al concerto, che ha avuto luogo il 18 maggio, era anche Farah Motallebi di Orissa, nipote di Fariba Kamalabadi, la quale ha parlato dei 7734 giorni che i sette hanno trascorso in carcere, in dure condizioni fisiche e psicologiche.

«Sono stati messi in prigione solo perché sono baha’i», ha detto la signora Motallebi.

Per leggere l’articolo in inglese on-line e vedere le fotografie, si vada a:
http://news.bahai.org/story/826

Presentazione della Fede bahai in una scuola elementare

Stamattina io e Franco C. abbiamo avuto la meravigliosa opportunità di presentare la Fede a tre classi quinte della scuola elementare Martiri di Belfiore.
L’atmosfera all’interno della sala in cui erano riuniti circa 70 bambini provenienti da tanti paesi diversi insieme alle maestre era piena di gioia e voglia di imparare, e questo ci ha subito messi a nostro agio; per rompere il ghiaccio abbiamo iniziato insegnando la canzone che probabilmente tutti conosciamo, “siamo onde di un sol mare”; questo ci ha subito introdotti al tema che più ci interessava trasmettere: l’unità. Iniziare la presentazione con la musica ha sicuramente stimolato l’apertura e l’interesse dei bambini, è stato uno strumento estremamente efficace!!
E’ stato emozionante e molto stimolante vedere come tutti questi bambini, nonostante le diversità, fossero amici tra loro senza la traccia di pregiudizi, era proprio come guardare un giardino con tanti meravigliosi fiori colorati e diversi!!!
E’ stata poi fatta una presentazione simile a quella di Anna ovviamente in “formato bambino”, toccando gli aspetti fondamentali della Fede in cui anche i più piccoli possono riconoscersi e con i quali possono confrontarsi.
Il momento che ci ha dato veramente la Confermazione della forza ciò che stavamo esponendo è stato però quando è stato chiesto ai bambini di fare qualche domanda: moltissimi di loro hanno voluto chiedere maggiori informazioni sulla Fede, sulla vita dopo la morte, sul nostro modo di pregare e anche sulla figura di Baha’u’llah; le maestre hanno dovuto addirittura fermare le domande a causa delle tempistiche  tanto i bambini erano curiosi e volenterosi di apprendere!!
Siamo stati piacevolmente stupiti dalla profondità delle loro riflessioni e dalla purezza e dolcezza dei loro ragionamenti, è stato importante per farci capire quanto sia importante dedicare il nostro Servizio all’educazione dei più giovani,  parlare con le giovani anime è veramente il modo più efficace per migliorare le relazioni tra diverse culture e religioni e per stimolare il dialogo e la curiosità nei confronti di ciò che è un pò diverso da noi!!
Anche le maestre delle classi sono state entusiaste della presentazione e speriamo si possa ripetere presto!!!
Un abbraccio, Franco e Nilufar

Irruzioni contro un programma educativo bahai

GINEVRA, 22 maggio 2011 (BWNS) – Le case di parecchi baha’i iraniani, attivi in un’iniziativa della comunità che ha lo scopo di fornire un programma di studi superiori ai suoi giovani membri ai quali si impedisce di entrare nelle università sono state oggetto di una serie di irruzioni coordinate.

Secondo le prime notizie pervenute le irruzioni hanno avuto luogo ieri in case situate a Teheran, Karaj, Isfahan e Shiraz. Sarebbero già state arrestate una trentina di persone.

«Le case che hanno subito le irruzioni appartengono a persone che erano strettamente collegate all’Istituto baha’i di educazione superiore», ha detto Diane Ala’i, rappresentante della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite a Ginevra.

L’Istituto baha’i di educazione superiore (BIHE) è stato fondato nel 1987. Questa iniziativa della comunità si propone di rispondere ai bisogni educativi dei giovani baha’i ai quali il governo iraniano nega sistematicamente l’accesso agli studi suoperiori. Il New York Times ha scritto che il BIHE è «un elaborato atto per la preservazione della comunità».

«L’Istituto è stato un risposta, altamente creativa e del tutto non violenta, al costante sforzo del governo di soffocare il normale sviluppo umano della comunità baha’i», ha detto la signora Ala’i.

«Non contente di escludere i baha’i dalle università esclusivamente a causa delle loro convinzioni religiose, le autorità iraniane stanno ora crudelmente cercando di porre fine agli sforzi compiuti dalla comunità per offrire ai propri giovani gli studi superiori con mezzi alternativi.

«Le azioni del governo sono assolutamente ingiustificabili», ha detto la signora Ala’i.

Non è la prima volta che il BIHE è oggetto di attacchi da parte delle autorità iraniane. Uno dei colpi più forti è stato una serie di irruzioni compiute nel 1998 durante le quali circa 36 fra professori e impiegati del BIHE sono stati arrestati e molti strumenti e materiali dell’Istituto, sparsi in oltre 500 case, sono stati confiscati. Altre azioni contro le attività del BIHE si sono verificate nel 2001 e nel 2002.

Questi attacchi e la politica generale dell’Iran di proibire ai giovani baha’i l’accesso agli studi superiori sono stati condannati da governi, accademici, agenzie dell’ONU, organizzazioni della società civile e altri.

Fra i numerosi provvedimenti presi, professori universitari di tutto il mondo hanno mandato lettere di protesta al segretario generale dell’ONU e ai capi politici dell’Iran. Nel 2006, il presidente dell’università di Princeton negli Stati Uniti ha parlato di questo tema con il rappresentante iraniano all’ONU. Il Parlamento spagnolo ha approvato un’energica risoluzione sulla situazione. Anche il Wolfson College di Oxford ha approvato una risoluzione nel novembre 2007 come l’Università di Winnipeg in Canada.

«Queste recenti irruzioni sembrano un ulteriore tentativo organizzato contro il BIHE, che le autorità hanno progettato da lungo tempo», ha detto Diane Ala’i.

«Chiediamo ai governi e alle organizzazioni educative di tutto il mondo di esprimere al governo iraniano la loro energica disapprovazione dei suoi costanti sforzi sistematici di negare ai giovani baha’i il loro fondamentale diritto umano di accedere agli studi superiori».

GINEVRA, 23 maggio 2011 (BWNS) – Facendo seguito all’articolo pubblicato in questa sede ieri, secondo le ultime notizie le incursioni sono state fatte sabato 21 maggio e ne sono state oggetto ben 30 case a Teheran, Karaj, Isfahan e Shiraz. Si è saputo infine che sono stati arrestati circa 14 bahai.

Per leggere l’articolo in inglese online e accedere ai link, si vada a:
http://news.bahai.org/story/825

Una commissione dell’ONU discute i temi etici legati alla crisi ambientale

NAZIONI UNITE, 17 maggio 2011 (BWNS) – Se ci concentriamo solo sugli aspetti materiali della crisi ambientale, ignorandone le dimensioni morali ed etiche, non garantiremo all’umanità la sopravvivenza a lungo termine.

Questo uno dei temi di discussione affrontati dalla Commissione ONU sullo sviluppo sostenibile, che si è riunita dal 2 al 13 maggio.

«Abbiamo oltrepassato il punto critico che avevamo previsto da decenni», ha detto alla Commissione l’11 maggio Jeffrey Sachs, direttore dell’Istituto della Terra e consulente speciale del segretario generale dell’ONU, Ban Ki-moon.

«In questo momento viviamo su un pianeta ambientalmente turbolento», ha osservato il professor Sachs, il quale ha fatto notare l’aumento delle inondazioni, delle siccità e della scarsità di cibo e di acqua in tutto il mondo.

«Fondamentalmente, abbiamo una crisi globale dell’etica», ha detto, perché, «pur avendo bisogno di trovare una strada verso lo sviluppo sostenibile, combattiamo invece alla ricerca di risorse e di vantaggi».

Anche Ashok Khosla, ex direttore del Programma ambientale delle Nazioni Unite (UNEP), ha parlato della necessità di riconoscere i valori che consentono lo sviluppo sostenibile.

Il prodotto interno lordo «misura solo cose che non contano realmente nella vita», ha detto il signor Khosla.

«Quello che ci sta più a cuore, la felicità e l’amore, non figura affatto nel PIL», ha detto.

«Rendere visibile l’invisibile»

Una tavola rotonda che si è tenuta l’11 maggio e che è stata sponsorizzata dalla Baha’i International Community ha cercato di vedere come introdurre temi culturali, educativi e spirituali nel discorso sullo sviluppo sostenibile.

Intitolata «Rendere visibile l’invisibile: valori e transizione verso consumi e produzioni sostenibili», la tavola rotonda è stata moderata da Duncan Hanks dell’Agenzia per lo sviluppo internazionale baha’i canadese.

«Non ci sono dubbi che è molto importante comprendere bene e svolgere correttamente le considerazioni materiali di questa discussione, se vogliamo affrontare adeguatamente le considerazioni politiche, le basi giuridiche e i meccanismi economici», ha detto il signor Hanks.

«Ma permettere che la discussione si concenti solo sugli aspetti materiali . . . significa occuparsi solo di una parte del problema».

«Nell’ambito della sostenibilità dei consumi e della produzione sappiamo che sono in atto nuove discussioni e che si sta formando un nuovo linguaggio sulla coerenza dinamica fra le dimensioni materiali e le dimensioni basate sui valori, fra hardware e software, ciò che è materiale e ciò che è spirituale, e vediamo una crescente disponibilità a esaminare non solo le politiche e i risvolti tecnici, ma anche tutti quei valori che influenzano gli atteggiamenti e trasformano i comportamenti», ha detto.

Altri quattro partecipanti alla tavola rotonda provenienti da quattro continenti hanno proposto le loro considerazioni sul come introdurre nelle discussioni sulla sostenibilità dei consumi e della produzione anche considerazioni sui valori, al fine di motivare quei cambiamenti del comportamento umano che sono necessari per preservare la vita sul pianeta.

«La discussione sui valori è fondamentale nel determinare quale sarà il nostro futuro», ha detto Vanessa Timmer, cofondatrice e amministratrice di One Earth Initiative, «Rethinking the Good Life».

La signora Timmer ha osservato che i valori e i comportamenti sono strettamente legati e che quando si discute di valori si discute anche di comportamenti.

Secondo alcuni ricercatori, ha detto la signora Timmer, se si dice che è meglio comprare un’automobile ibrida perché si risparmia denaro, e non perché si preserva l’ambiente, la discussione resta a un livello materiale.

«L’ideale è fare entrambe le cose, parlare di cifre ma nel contesto di una discussione più ampia che spieghi che questo ci aiuta ad andare verso un nuovo senso di comunità e verso un nuovo rapporto con gli altri», ha detto.

Victoria Thoresen dell’Associazione per l’educazione e la ricerca su una vita responsabile in Norvegia ha analizzato una serie di valori specifici che riguardano lo sviluppo sostenibile, come il distacco, la moderazione, la fiducia, la giustizia e la speranza.

Il concetto di giustizia, ha detto, «ci consente di superare l’egocentrismo che domina il mondo e di orientarci verso un modo di essere, un modo di condividere, un modo di superare il nostro mondo complicato e confuso, nel quale c’è ben poca speranza».

Alla tavola rotonda hanno partecipato anche Luis Flores Mimica, dell’Ufficio latino-americano (Cile) di Consumers International, Elona Hoover, ricercatrice, ESDinds Project: Sviluppare indicatori per lo sviluppo sostenibile basati sui valori, Università di Brighton (Regno Unito) e Kiara Worth, specialista nello sviluppo sostenibile (Papua Nuova Guinea). L’incontro è stato co-sponsorizzato da PERL, One Earth e Consumers International.

Per contribuire ulteriormente alla discussione della Commissione di quest’anno, la Baha’i International Community ha ricordato il suo documento del 2010, «Ripensando alla prosperità: alternative alla cultura del consumismo».

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http://news.bahai.org/story/824

Tre anni dopo, i dirigenti bahai in carcere in Iran sono il simbolo dell’oppressione di una nazione

GINEVRA, 16 maggio 2011 (BWNS) – Il mondo ha ricordato le ingiustizie subite da moltissimi cittadini in Iran, mentre numerosi sostenitori ricordavano il terzo anniversario dell’arresto dei sette dirigenti baha’i.

In un messaggio del 14 maggio che la Casa Universale di Giustizia ha indirizzato ai baha’i dell’Iran, i dirigenti imprigionati sono stati definiti veri prigionieri di coscienza. La lettera menziona anche i molti iraniani, uomini e donne, che hanno accettato di andare incontro a molte difficoltà per difendere la loro libertà e i loro diritti umani.

Le loro difficoltà sono state ricordate in appositi incontri, fra i quali un ricevimento a Capitol Hill a Washington D.C., un servizio nel Tempio baha’i di Sydney, Australia e incontri di preghiera in numerosi luoghi di culto in Olanda.

Il ricevimento a Washington D.C.

Negli Stati Uniti, circa 300 dipendenti del Congresso, rappresentanti di gruppi per i diritti umani, della stampa e membri della comunità hanno partecipato a un incontro nell’Edificio dell’Hart Senate Office di Washington il 12 maggio, mentre l’evento era trasmesso in diretta via webcast.

Patrono dell’evento è stato il senatore Mark Kirk, che ha parlato di una risoluzione di condanna della persecuzione dei baha’i da lui recentemente presentata.

«Mi sono molto occupato della situazione dei baha’i in Iran», ha detto il senatore Kirk, «soprattutto dei sette dirigenti baha’i. Credo che dobbiamo incominciare a tenerne a mente i nomi.

«Stanno scontando 20 anni di prigione per accuse infondate e io sono qui oggi, come ho fatto per molti mesi, per dimostrare il mio sostegno e, soprattutto, per presentare i loro nomi al popolo americano», ha detto il Senator Kirk, che ha poi pronunciato ad alta voce davanti a tutti i nomi dei sette prigionieri.

Essi sono Fariba Kamalabadi, Jamaloddin Khanjani, Afif Naeimi, Saeid Rezaie, Mahvash Sabet, Behrouz Tavakkoli e Vahid Tizfahm. Erano membri di un gruppo ad hoc di livello nazionale che contribuiva a provvedere alle necessità dei 300.000 membri della comunità baha’i in Iran.

L’assistente del segretario di stato americano, Kathleen Fitzpatrick, ha detto agli astanti che, mentre in Medio Oriente sono in atto evoluzioni, cambiamenti e riforme democratiche, «le autorità iraniane continuano a usare brutali tattiche repressive contro i loro cittadini, mentre talvolta approvano le proteste in altre aree . . .».

«I baha’i e altre minoranze religiose . . . continuano a essere soggetti ad arresti arbitrari, persecuzioni e sentenze ingiuste», ha detto la signora Fitzpatrick. «Questo non accade solo alle minoranze religiose in Iran, ma anche a tutti gli altri iraniani e rispecchia l’oppressione che affligge la nazione per mano dei suoi capi».

A questo proposito, Kenneth E. Bowers, segretario dell’Assemblea Spirituale Nazionale dei baha’i degli Stati Uniti, ha osservato che nelle prigioni iraniane non si trovano solo i baha’i, ma anche «avvocati che non hanno fatto nulla di male se non rappresentare i propri clienti, giornalisti che hanno cercato di dare al pubblico corrette informazioni e altri come studenti e blogger che hanno espresso opinioni che il regime non ha considera favorevoli alle sue politiche».

Il deputato americano Michael Grimm ha lodato la resistenza della comunità baha’i iraniana, l’attrice Eva LaRue ha raccontato la storia delle due donne in prigione e Iraj Kamalabadi, fratello di Fariba Kamalabadi, ha pronunciato il discorso di chiusura.

Il musicista KC Porter, vincitore del Grammy-award, ha eseguito una nuova canzone, intitolata «Yaran», che ha composto dopo aver saputo che i dirigenti erano inconfutabilmente innocenti e si trovavano in una terribile prigione.

Eventi in Australia e in Olanda

Oltre 500 persone hanno ricordato il terzo anniversario durante uno speciale servizio interreligioso sul tema della giustizia, che ha avuto luogo ieri nel tempio baha’i di Sydney, Australia. Fra gli ospiti speciali c’era il presidente dell’Australian Partnership of Religious Organisations, professor Abd Malak, copto egiziano.

Come molti altri, anche il Governo australiano ha attivamente sostenuto i sette dirigenti baha’i, nonché i diritti umani in Iran, ha detto Natalie Mobini-Kesheh, direttrice dell’Ufficio per gli affari esterni della comunità baha’i australiana.

«È importante che il pubblico continui ad esprimere la propria preoccupazione, per far sapere al governo iraniano che il mondo lo guarda», ha detto la signora Mobini-Kesheh durante un ricevimento che ha avuto luogo nel centro informazione del Tempio.

All’evento ha partecipato anche Mehrzad Mumtahan, nipote di Saeid Rezaei, che ha parlato delle speranze dei prigionieri, quando sentono che perfetti sconosciuti pensano a loro.

In Olanda, una veglia di 24 ore e altri incontri di preghiera hanno avuto luogo in ricordo dell’anniversario. Ad Amsterdam, sono state dette speciali preghiere nella chiesa cattolica romana del Salvatore. Nella chiesa ortodossa russa della città i nomi dei sette prigionieri e di altre vittime cristiane ed ebree della persecuzione religiosa in Iran sono stati letti ad alta voce.

Una chiesa protestante di Veldhoven, la congregazione delle Sorelle della carità di Hertme e Eindhoven e il mandir indù Shree Raam di Wychen si sono uniti alla commemorazione. Preghiere sono state recitate nelle sinagoghe di Utrecht e dell’Aia.

«Sono unito in preghiera a quei coraggiosi», ha detto Awraham Soetendorp, rabbino della comunità ebraica riformata dell’Aia. «Possano tutte le preghiere aprire le porte della libertà».

Il gruppo per i diritti umani, United4Iran, ha lanciato una campagna di poster per ricordare che il 14 maggio, i sette erano rimasti in prigione per 7.734 giorni. La campagna chiede ai sostenitori di disegnare un poster che riporti il numero dei giorni di prigionia dei sette dirigenti oppure di fare una fotografia o un video in cui si veda un poster già fatto.

In tutto il mondo si progettano altri eventi per ricordare l’anniversario, fra questi un «Concerto di solidarietà» previsto a New Delhi, India, giovedì prossimo.

Per leggere l’articolo in inglese online e vedere le fotografie, si vada a:
http://news.bahai.org/story/823