03 giu 2008 @ 9:20 AM 

Cari Amici:

 

Nel 1878, la Bellezza Benedetta Bahà’u’llàh inviò un grosso dono alla terra di Birmania: due devoti insegnanti Bahà’i. Uno si chiamava Jamal Effendi e l’altro era il suo recentemente convertito alla Fede, Siyyid Mustafa Rumi. Tramite gli sforzi persistenti e diligenti di questi due amanti di Bahà’u’llàh, una consistente comunità Bahà’i fu gradualmente costituita in Birmania. Nei giorni di Abdu’l-Bahà, un intero villaggio era diventato di credenti sinceri, e con il permesso del Maestro, essi cambiarono ufficialmente il nome del loro villaggio in Villaggio di Abdu’l-Bahà.

 

Era così forte la comunità Bahà’i Birmana, ed essi erano così saldi al Patto, che Abdu’l-Bahà Stesso ha dato ai Bahà’i di Rangoon un regalo ancora maggiore, quando egli ha incaricato Siyyid Mustafa di costruire un sarcofago di marmo che avrebbe contenuto le Sacre Reliquie del Bab nel Mausoleo del Bab sul Monte Carmelo in Terra Santa. Possiamo solo immaginare che raffinato fosse il marmo di questa regione per il sacro compito che avrebbe adempiuto, e sul quale l’illustre calligrafo Mishkin Qalam era stato incaricato da Abdu’l-Bahà di iscrivere possibilmente le più belle “Ya Baha’u’l-Abha” e “Ya Ali’u’l-Ala”. (Naturalmente in Arabo)

 

(Un tocco locale interessante, uno dei Bahà’i di Rangoon il quale  abbracciò la Fede tramite gli sforzi amorevoli di Siyyid Mustafa era il Dott. Latif, il padre della nostra cara amica e vicina Dott. Zeena Latif Marshall, e le sue sorelle e fratelli che vivono a New York e a Londra, tutti loro devoti e amati Bahà’i.)

 

Nel 1978, i Bahà’i Birmani hanno celebrato i 100 anni della Fede in Birmania. La mia cara moglie Farideh ha avuto la grande fortuna di partecipare alle celebrazioni del Centenario. Dei 1000 Bahà’i presenti a Rangoon, Farideh era una dei 3 stranieri presenti, incluso il Consigliere Continentale di Giacarta, il quale ha portato per l’occasione un messaggio di congratulazioni della Casa Universale di Giustizia che è stato letto durante la conferenza. Farideh ha tantissime storie meravigliose e ispiranti su i Bahà’i Birmani, molti dei quali erano anche Bahà’i di 5° generazione. Lei naturalmente ha visitato pure il Villaggio di Abdu’l-Bahà e la tomba del martire Siyyid Mustafa Rumi.

 

Nel 1959, le Mani della Causa scrissero ciò che segue alla comunità Bahà’i Birmana:

 

“Era nei giorni di Abdu’l-Bahà, quasi sessanta anni fa, che l’illuminato e impegnato insegnante della Fede, Siyyid Mustafa Rumi portò il Messaggio di Bahà’u’llàh a Daidanaw, che divenne il primo villaggio completamente Bahà’i al mondo al di fuori della Culla della Fede, e fu una grande sorgente di gioia per il beneamato Maestro.

 

“Dopo la Sua Ascensione, il beneamato Custode continuò a spargere lo stesso amore e tenerezza su di voi. Quanto spesso egli elogiava le attività e lo spirito degli amici Birmani ai Bahà’i di altri paesi,

indicandovi come esempi di purezza di spirito e saldezza, incoraggiando molti insegnanti a visitarvi, dandovi un obiettivo speciale – vale a dire la formazione della vostra Assemblea Nazionale durante la Crociata Mondiale.  Quanto egli patì nel apprendere delle vostre sofferenze durante la guerra, la distruzione della scuola Bahà’i e Haziratu’l-Quds a Daidanaw, l’assassinio di alcuni credenti, il vasto saccheggio che ebbe luogo, e in particolare la morte spietata del vostro caro insegnante, Siyyid Mustafa Rumi, quel “pioniere eminente”, quella “anima nobile e dal pensiero elevato” come egli lo qualificò stupendamente, lo elevò al rango di Mano della Causa, al quale affermò che egli giunse allo stadio del martirio, e la cui tomba egli dichiarò che era il “più eminente mausoleo” della Comunità Bahà’i Birmana. E infine, quanto siete stati benedetti che la data per la elezione della vostra storica Assemblea Nazionale sia stata fissata dall’amato Custode stesso proprio poco prima del suo trapasso.”

Durante la settimana scorsa, il tornado in Birmania ha falciato in modo devastante la penisola Birmana, e la sua scia ha portato un numero considerevole di devoti Bahà’i all’Altro Mondo. La Assemblea Spirituale Nazionale dei Bahà’i della Birmania chiede agli amici di offrire umili preghiere per i Bahà’i della Birmania che stanno affrontando le conseguenze di questo disastro, che devono soffrire in silenzio durante le loro traversie, mentre essi continuano nei loro sforzi  per portare il messaggio salutare di Bahà’u’llàh a quanti più ricercatori nei giorni a venire.

 

Con amorevoli saluti Bahà’i,

Da: Vaughan Smith in Thailand

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Last Edit: 04 giu 2008 @ 11:43 AM

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 27 mag 2008 @ 1:23 PM 

Il “Visi” è una vecchia conoscenza del nostro Blog: da solo (o quasi) riempie il capitolo “consultazioni”, per le sue domande poste sempre in modo intelligente e preciso, non sempre immediate nelle risposte da trovare. Seguendo, un paio di mesi fa, una conferenza del Beppe nazionale, ne aveva ricavato una relazione (pubblicata anche su questo blog) che aveva lasciato di stucco lo stesso Beppe.

Meno di un’ora fa, da Bologna dove studia ingegneria, ha telefonato a mio figlio Amir ed all’amico Christian (socio di Amir e neodichiarato pure lui), esprimendo il desiderio di dichiararsi bahai. E’ stata una grande gioia, indefinibile  nella sua essenza ma non del tutto inaspettata per tutti noi. Non saprei quanti abbracci e congratulazioni mandargli, oltre a quanto detto per telefono…

Farà parte della comunità di Castelbelforte, suo comune di residenza. E’ un paese in provincia di Mantova, confinante con il comune di Bigarello. La locale comunità bahai, si ritroverà così ad essere “gruppo forte”, possibile papabile come settima assemblea spirituale locale del mantovano.

Al Visi, ancora infiniti auguri e felicitazioni da tutti noi.

Caramente    Claudio Malvezzi

 

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 26 mag 2008 @ 3:28 PM 

Abbiamo ricevuto una bellissima lettera da Stefania Z., giovane bahai di Bigarello, che sta facendo l’anno di servizio ad Haifa, in Terra Santa. Responsabile della security di un settore dei Giardini Monumentali, il suo lavoro richiede accortezza, cortesia e pazienza verso i turisti che (spesso ignari) visitano i nostri luoghi sacri. Deve inoltre saper dare informazioni ai pellegrini bahai, che hanno la fortuna di calcare quel sacro e bellissimo suolo.

Permettetemi di condividerne alcuni passi:

“…E’ un’esperienza superlativa, non facile ma geniale. Non c’è spazio per i dubbi, bisogna solo sorridere, spiegare le ali e lasciarsi portare dalle brezze della Bellezza Benedetta, che pregnano quest’aria in questa Terra baciata da Dio. Da qua sto capendo come le guide della Casa Universale di Giustizia (il Centro del Patto) stiano davvero funzionando e come il mondo stia procedendo unito, mano nella mano, per portare a termine il Piano Divino. E’ bellissimo sentirsi parte di questo progetto universale ed è bellissimo pensare che tutti i più piccoli sforzi portano a risultati grandiosi…”

Cara Stefania, sapessi come tutti noi t’invidiamo… Ma certo non dev’essere facile lavorare ad Haifa… Anzi, per me sarebbe addirittura un problema insormontabile: sono stato in pelleggrinaggio nel 1978 (all’epoca, i Giardini Monumentali avevano ben poco dell’attuale splendore) e mi ci volle un’anno per “ritrovarmi di nuovo a casa”. Oggi mi servirebbe tanto di quel tempo che neppure saprei quantificarlo. Così come non saprei calcolare la forza spirituale, che serve ad equlibrare quella forza che i nostri luoghi sacri, ti scaraventano addosso anche se non lo si volesse…

Mi resta solo una cosa da dirti: “sei tutti noi”, BRAVA!

Ci hai mandato una foto della “più Grande Prigione” dove, prigioniero nella fortezza di Accà, Bahà’u'llàh passò anni della Sua vita. Oggi ha finestre, intonaci, suppellettili ed una cura che alla Sua epoca, certo non poteva avere. Condivido la foto, certo di fare anche qui una cosa gradita.

La Più Grande Prigione

Grazie di tutto a nome di tutti noi.

Per la nostra comunità e la mia famiglia  Claudio Malvezzi

 

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Last Edit: 04 giu 2008 @ 06:18 PM

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Categories: News bahai
 23 mag 2008 @ 10:16 AM 

Sono molti i bahai impegnati (con estrema passione, direi) nello studio e ricerca sulle cosidette “energie alternative”. A loro vada il dovuto rispetto e la mia stima personale: chi ama ciò che fa, merita sempre l’altrui incondizionato rispetto.

Oggi, su “Il Giornale”, è apparso un interessantissimo articolo del Prof. Antonino Zichichi, Ordinario di Fisica Nucleare all’Università di Bologna, scienziato di fama internazionale, da me molto amato perchè, fervente cattolico, usa il rigore scientifico per cercare (e trovare) Dio, smentendo l’idea generalizzata, che la scienza serva agli scienziati, per negarLo.

L’articolo è particolarmente interessante perchè riporta dati statistici dell’IEA (International Energy Agency), che dimostrano che la povertà materiale è strettamente legata alla “fame d’energia”. Il problema energetico è quindi, prima di tutto SOCIALE e, solo in un secondo tempo, tecnico… economico e quant’altro.

Mi pregio di riproporvelo integralmente da una pegina de “Il Giornale”, sperando di non incorrere in problemi di diritti d’autore, visto che lo stesso articolo, è salvabile direttamente dal sito stesso.

Non mi resta che ringraziare quindi il Prof. Zichichi, augurandogli proficuo lavoro nell’interesse dell’umanità.

La sfida di Berlusconi al mondo scientifico, tecnologico e culturale ci ha portato lunedì scorso a parlare della schiavitù energetica. Ieri il Governo ha annunciato che entro questa legislatura le centrali nucleari saranno realtà in Italia. Molti lettori ne vorrebbero sapere di più. Iniziamo con il bisogno energetico globale.
L’IEA (International Energy Agency) prevede che nel prossimo decennio il bisogno d’energia crescerà nel mondo in modo impressionante. Infatti dove c’è energia è possibile risolvere i problemi legati alle esigenze di vita quotidiana e scompaiono le morti per inedia. Noi apparteniamo al miliardo di privilegiati che hanno a loro disposizione la quantità d’energia necessaria per il tenore di vita cui siamo abituati. Ma ci sono cinque miliardi e mezzo di persone che vorrebbero vivere come noi.
Oggi centinaia di milioni di persone (le stime vanno da 400 a 800 milioni) vivono avendo a loro disposizione una quantità d’energia pro-capite identica a quella che avevano i nostri antenati nell’età della pietra. Oltre un miliardo e mezzo di persone non sanno cos’è l’energia elettrica.
Le fonti dette alternative – sole e vento – sono fuori mercato: cose per ricchi e senza dubbio non programmabili per popoli che chiedono energia a basso costo. Il carbone e le biomasse potrebbero essere una via d’uscita, però producono effetti nefasti sulla salute. Secondo le stime della Banca Mondiale l’uso del carbone causa nella sola Cina 300mila vittime l’anno. E quello delle biomasse un milione e 300mila. Tutti sono invece terrorizzati dalle scorie nucleari. E qui va detto con chiarezza che si possono distruggere. Il problema è economico, non tecnico.
L’unica sorgente in grado di soddisfare le richieste d’energia esponenzialmente crescenti è il fuoco nucleare di pace. Questa formidabile scoperta scientifica è però entrata nella storia del mondo con le due immani tragedie di Hiroshima e Nagasaki.
Inizia infatti con queste due tragedie la demonizzazione della fisica nucleare: una delle più gravi mistificazioni culturali di tutti i tempi. È questa demonizzazione che ha impedito lo sviluppo delle centrali nucleari e che ha fatto perdere all’Italia un formidabile primato tecnologico nella costruzione delle centrali nucleari sicure: eravamo i primi al mondo.
Della demonizzazione del fuoco nucleare di pace ha fatto giustizia l’Imperatore del Giappone. Nel suo discorso alla cerimonia d’apertura del congresso mondiale dei fisici nucleari, tenutosi lo scorso anno a Tokyo, l’Imperatore ha detto che la fisica nucleare non va confusa con le tragedie di Hiroshima e Nagasaki. Anzi, sono proprio le conquiste della fisica nucleare – ha concluso – che possono garantire un futuro di pace fondato sulla libertà energetica. Infatti – come testimoniano i valori record dei prezzi del petrolio – stiamo entrando nella fase acuta della crisi energetica mondiale. Crisi dalla quale ci può salvare soltanto il fuoco nucleare di pace.
L’uomo che ha saputo accendere a Chicago – il 2 dicembre 1942 – la prima candela nucleare di pace è Enrico Fermi, che passerà alla storia come il più grande galileiano del XX secolo. La nazione che ha dato i natali a colui che ha saputo accendere questo formidabile nuovo tipo di fuoco è oggi schiava di altre nazioni, quali ad esempio la Francia, che hanno saputo fare le scelte giuste per dotarsi di potenti strutture in grado di garantire un forte livello d’indipendenza energetica.
Il nostro Paese deve uscire dallo stato di schiavitù energetica in cui è piombato. Nonostante lo smantellamento delle eccellenti strutture nucleari che eravamo riusciti a realizzare, non è vero che ci vogliono decenni per dotare l’Italia di potenti centrali nucleari. Basti ricordare che la realizzazione della prima pila nucleare sopra citata venne dopo appena quattro anni di lavori, partendo dal nulla e cioè dal non sapere nemmeno come si potesse accendere quel fuoco.
Questo fuoco demonizzato per oltre mezzo secolo è segno di grande civiltà in quanto permette di produrre la stessa quantità d’energia risparmiando un milione di volte nella distruzione del materiale combustibile. Invece di un milione di chili ne basta un chilo da distruggere per ottenere la stessa quantità d’energia.
Puntare sulla realizzazione, in tempi brevi, di centrali nucleari vuol dire mettersi al sicuro uscendo dallo stato di schiavitù energetica in cui ci troviamo. C’è quindi bisogno di una forte volontà politica affinché alle numerose emergenze già affrontate si aggiunga quella della conquista della libertà energetica. Quanto detto ieri dal ministro Scajola sulle decisioni del Governo Berlusconi induce all’ottimismo.

Prof. Antonino Zichichi


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Last Edit: 07 mar 2009 @ 10:59 AM

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