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Un seminario delle Nazioni Unite illustra l’educazione alla cittadinanza globale

NEW YORK, 25 giugno 2015, (BWNS) — Il 15 giugno, le missioni
permanenti presso le Nazioni Unite della Francia, della Corea, della
Nigeria, del Qatar e degli Stati Uniti hanno collettivamente
organizzato un seminario dal titolo «Educazione alla cittadinanza
globale per un mondo giusto, pacifico, inclusivo e sostenibile»,
tenutosi nella sede dell’ONU in New York City. La Baha’i International
Community e l’UNESCO sono stati tra sette ONG e organizzazioni delle
Nazioni Unite che hanno co-sponsorizzato l’evento.

Durante il seminario — registrato sul Web TV dell’ONU — diplomatici,
funzionari delle Nazioni Unite e attori della società civile hanno
partecipato a un dialogo per l’incentivazione della cittadinanza
globale. Il tema centrale era l’istruzione che genera valori umani
universali favorevoli alla costruzione di un mondo più pacifico e
sostenibile.

Daniel Perell, un rappresentante della Baha’i International Community
presso l’ONU, ha moderato la seconda delle due sessioni, intitolata
«Opportunità basate sulle applicazioni sul campo», che si è
concentrata sugli sforzi per esplorare i modelli per l’educazione alla
cittadinanza globale.

Nei suoi brevi commenti introduttivi, il signor Perell ha collegato la
cittadinanza globale al principio dell’unità del genere umano, che ha
descritto come caratterizzato da una dimensione materiale e
spirituale, citando un passaggio ben noto dalle sacre Scritture
baha’i: «La terra è un solo paese e l’umanità i suoi cittadini».

«L’educazione alla cittadinanza globale riscuote un ampio sostegno a
livello concettuale», ha detto. «I problemi nascono quando si parla
della sua applicazione pratica».

Il seminario, ha spiegato, era un posto nel quale persone impegnate
provenienti da varie istituzioni e campi potessero scambiare
conoscenze ed esperienze e portare avanti la comprensione.

L’ambasciatore Oh Joon della Repubblica della Corea presso le Nazioni
Unite ha pronunciato l’intervento introduttivo del seminario.

«L’educazione alla cittadinanza globale è ora più ampiamente
riconosciuta nel contesto di un cambiamento di paradigma per quanto
riguarda il ruolo dell’educazione nel XXI secolo», ha dichiarato.

«Dato il forte bisogno di affrontare sfide globali, come l’estremismo
violento, l’educazione alla cittadinanza globale riconosce
l’importanza di una comune comprensione di valori universali come la
giustizia, i diritti umani e la dignità dell’uomo, l’uguaglianza di
genere e la diversità culturale».

L’ambasciatore Oh ha anche collegato l’educazione alla cittadinanza
globale alla sostenibilità e ha spiegato che essa era stata
«incorporata negli obiettivi dello sviluppo sostenibile delle Nazioni
Unite come una dimensione importante dello sviluppo per tutti».

L’evento comprendeva molti relatori, tra cui diplomatici dei paesi
sponsor, rappresentanti della società civile ed esperti nel campo
dell’educazione. Prominente tra i temi è stata l’idea che la sola
istruzione non comporterà necessariamente una partecipazione
costruttiva della società. I relatori si sono trovati d’accordo sul
fatto che l’educazione deve comprendere i valori umani, se si vuole
generare un senso di responsabilità nei confronti del benessere della
società, in tutti gli ambiti locali e internazionali.

Uno dei relatori, Ramu Damodaran del Segretariato per l’impatto
accademico delle Nazioni Unite, ha parlato dell’importante ruolo che
la società civile ha svolto nel portare nuove idee alle Nazioni Unite.
Ha notato, ad esempio, che tra le prime menzioni del concetto di
«cittadinanza mondiale» come elemento di uno sviluppo sostenibile si
trovano in una dichiarazione presentata dalla Baha’i International
Community nel 1993 alla prima sessione della Commissione ONU sullo
sviluppo sostenibile.

Negli ultimi anni, l’idea dell’educazione alla cittadinanza globale ha
assunto maggiore importanza a causa della sua inclusione fra le
proposte di obiettivi per lo sviluppo sostenibile (SDG), che chiedono
a “tutti gli studenti [di] acquisire le conoscenze e le competenze
necessarie per lo sviluppo sostenibile», compresa la promozione della
«cittadinanza globale».

Il segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon nel 2012 ha lanciato La
Prima iniziativa per l’educazione globale (GEFI), che mira a stimolare
un rinnovato sforzo per raggiungere gli obiettivi della formazione
globale. La promozione della cittadinanza globale è uno dei tre
settori prioritari su cui si concentra il programma.

Le Nazioni Unite mandano un segnale forte all’Iran per i diritti umani

NAZIONI UNITE, 19 novembre 2014, (BWNS) — Il terzo Comitato dell’ONU ha mandato oggi all’Iran un segnale forte, esortando il suo governo a rispettare i suoi obblighi nei confronti dei diritti umani internazionali. 

Con 78 voti favorevoli, 35 contrari e 69 astensioni, il Terzo Comitato dell’Assemblea generale ha approvato una risoluzione che esprime «profonda preoccupazione per le continue, gravi violazioni dei diritti umani». 

La risoluzione di sei pagine elenca, fra le preoccupazioni dell’Assemblea, la grande frequenza delle esecuzioni capitali, delle torture, delle restrizioni della libertà di assemblea e di espressione, il bersagliamento dei giornalisti, la generale diseguaglianza di genere e le discriminazioni religiose, anche contro i baha’i iraniani.  

«L’approvazione di questa risoluzione manda all’Iran un segnale forte sul fatto che, nonostante le speranze internazionali di un miglioramento delle relazioni, la comunità internazionale non ignorerà le violazioni dei diritti umani nel paese», ha detto Bani Dugal, la principale rappresentante della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite.  

«Chiarisce inoltre che la comunità internazionale non accetta le ripetute asserzioni dell’Iran che i diritti umani stanno migliorando. 

«Per i baha’i iraniani non c’è stato certamente alcun miglioramento e il clima di discriminazione religiosa è peggiorato in tutto il paese», ha detto la signora Dugal. 

Il Terzo Comitato ha approvato la risoluzione dopo le severe relazioni del Segretario generale dell’ONU Ban Ki-Moon e del relatore speciale Ahmed Shaheed, i quali hanno espresso la loro preoccupazione per le numerose e continue violazioni dei diritti umani in Iran. 

La relazione del signor Ban, per esempio, nota che non ci sono stati miglioramenti della situazione dei diritti umani per le minoranze religiose ed etniche. Scrive: «Le minoranze religiose, come i baha’i e i cristiani, subiscono violazioni radicate nella legge e nella prassi». 

Il dottor Shaheed, relatore speciale dell’ONU per i diritti umani in Iran, esamina una lunga serie di violazioni, mancanza di processi giusti, specialmente per le esecuzioni capitali, e «arresti, detenzioni e processi arbitrari di persone che hanno esercitato i propri diritti fondamentali». 

Il dottor Shaheed dedica dieci pagine alla persecuzione dei baha’i iraniani, notando che essi subiscono molti tipi di discriminazione negli studi e nel lavoro e che oltre cento baha’i sono in prigione. 

La risoluzione odierna nota «con preoccupazione» che l’Iran ha fatto ben poco per implementare le sue promesse di quattro anni fa durante la prima Revisione periodica universale del Consiglio dei diritti umani. 

Illustra specificamente le «continue discriminazioni, persecuzioni e violazioni dei diritti umani» perpetrate dall’Iran contro i baha’i, chiedendo la liberazione dei sette dirigenti baha’i iraniani, la fine della «criminalizzazione degli sforzi per dare ai giovani baha’i la possibilità di proseguire gli studi superiori» e l’«emancipazione» complessiva della comunità baha’i iraniana. 

Presentata dal Canada la risoluzione ha avuto altri 45 co-sponsorizzatori ed è la ventisettesima risoluzione annuale sui diritti umani in Iran presa dall’ONU dal 1985. 

Come precedenti risoluzioni, essa chiede all’Iran di permettere agli osservatori dei diritti umani di visitare il paese, cosa che deve ancora accadere, malgrado nel 1968 l’Iran abbia firmato il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali.