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Scrittori internazionali chiedono la liberazione di uno dei dirigenti baha’i iraniani imprigionati

LONDRA, 11 novembre 2014, (BWNS) — Durante una campagna per difendere gli scrittori perseguitati, PEN International ha chiesto la liberazione di Mahvash Sabet, una dei sette dirigenti baha’i iraniani imprigionati. 

Nel tentativo di attirare l’attenzione sulla sorte di circa 900 romanzieri, poeti, e giornalisti che sono stati vessati, imprigionati, assassinati o che sono «scomparsi» l’anno scorso, l’organizzazione degli scrittori ne ha scelti cinque per una campagna di una settimana e la signora Sabet è la prima. 

PEN International ha detto che la signora Sabet e agli altri sei dirigenti baha’i iraniani imprigionati «hanno subito un trattamento e privazioni spaventose durante la detenzione prima del processo» prima di essere condannati a dieci anni di carcere «dopo sei brevi sedute del tribunale caratterizzate da una totale disattenzione ai requisiti legali di un equo processo». 

Il romanziere Alberto Manguel ha scritto alla signora Sabet un’appassionata lettera aperta che è stata pubblicata lunedì dal giornale The Guardian. 

Le poesie dalla signora Sabet «sono una testimonianza delle ingiustizie, dei pregiudizi e dell’incapacità di comprendere che qualunque cosa la società faccia a un poeta, le sue poesie saranno sempre libere nella mente dei lettori e continueranno a portare alla luce nuove idee a stimolare la mete a dialogare», ha scritto il signor Manguel. 

«Prison Poems [Poesie dal carcere]», il libro di poesie della signora Sabet, è stato pubblicato nel 2013. Insegnante ed educatrice, la signora è in prigione dal marzo 2008, accusata e alla fine condannata per false accuse di «spionaggio» e di «propaganda contro la Repubblica Islamica». 

PEN International pubblicherà questa settimana lettere aperte indirizzate ad altri scrittori nel corso di una campagna che culminerà il 15 novembre, XXXIII Giornata internazionale dello scrittore in prigione. La campagna chiede ai membri di PEN, autori un centinaio di paesi, di sottoscrivere una petizione che richiede l’immediata liberazione della signora Sabet.

Messaggio augurale Della C.U.G. per la “Coppa del Mondo” in Brasile

Sua Eccellenza, signora Dilma Rousseff,  Presidente della Repubblica Federale del Brasile
Vostra Eccellenza,
In risposta al Vostro gentile invito, abbiamo il piacere di inviarvi il seguente messaggio in occasione dell’apertura della Coppa del Mondo 2014.
Porgiamo i nostri sinceri auguri al popolo brasiliano mentre accoglie nella sua terra i rappresentanti di così tanti paesi per una celebrazione di bravura sportiva. Poche occasioni possono vantarsi di abbracciare una così ampia campionatura di umanità, che comprende popoli di origini etniche, religiose e culturali così varie. È chiaro ad ogni osservatore che lo sport che ha condotto in Brasile queste nazioni è rafforzato soltanto dalla meravigliosa diversità dei partecipanti. Rallegrarsi di questo fatto equivale a respingere il pregiudizio in tutte le sue forme. In verità, nulla è più impressionante in questo straordinario spettacolo calcistico della sua capacità di rispecchiare la cultura globale che è emersa in questa era. E nel convocare assieme le nazioni in amicizia, esso suggerisce che la collaborazione e l’impegno condiviso sono possibili in ogni cosa.
L’umanità è oggi legata assieme in una civiltà globale. Mentre avanza nella sua evoluzione organica, rifletta in questo momento, il mondo, sulle molte qualità che il popolo brasiliano ammirevolmente incarna. Perché la strada verso la pace esige cuori generosi, passione per il progresso, sconfinate energie creative, grande resilienza, una forza forgiata dalla diversità e menti illuminate dallo spirito dell’era e ispirate dalla sete di giustizia. I popoli del mondo sono come fiori variegati in un unico splendido giardino. C’è nazione che possa meglio del Brasile dimostrare questa semplice ma essenziale verità? Nei vibranti, intrecciati colori di questa terra il mondo può immaginare le proprie abbaglianti possibilità future.
Una gara sportiva, pur di dimensioni come questa, non può oscurare la gravità delle sfide con cui l’umanità si confronta. Ma nelle prossime settimane, speriamo che gli osservatori di tutto il mondo, specialmente i giovani, siano incoraggiati dai molti esempi di lavoro di squadra, di fair play, di valore e di coscienzioso sforzo che sicuramente emergeranno nella competizione. A Dio piacendo, essi vorranno mostrare le stesse qualità nella loro vita, nel sevizio alle proprie comunità e nella promozione della pace. Tanto nel lavoro per l’eliminazione di ogni traccia di razzismo e di discriminazione, quanto nella difesa della parità fra donne e uomini e nello sforzo per promuovere la giustizia, occorre l’impegno di ogni membro della famiglia umana. Il cambiamento costruttivo è possibile dappertutto. Uomini, donne, giovani e bambini, tutti hanno un contributo essenziale da offrire.
Aspettiamo un momento in cui la competizione fra le nazioni sarà un fenomeno presente principalmente nell’arengo sportivo, mentre le interazioni sulla scena globale saranno dominate dalla collaborazione, dalla reciprocità e dal vicendevole sostegno. Preghiamo che questa occasione porti onore alla grande nazione brasiliana, in quanto ospitante, e che l’evento non ispiri solo un cameratismo passeggero, ma durevole solidarietà fra tutti i partecipanti e i moltissimi milioni di spettatori.
[firmato: La Casa Universale di Giustizia]

In Iran alcuni difensori dei diritti umani commemorano il sesto anniversario dell’arresto dei sette dirigenti baha’i

GINEVRA, 15 maggio 2014, (BWNS) — In una dimostrazione di solidarietà che non ha precedenti, alcune influenti personalità iraniane, attivisti dei diritti umani, giornalisti e un eminente capo religioso, si sono riuniti questa settimana a Teheran per commemorare il sesto anniversario dell’arresto dei sette dirigenti baha’i iraniani e per esprimere la loro solidarietà.

Il 14 maggio la notizia di questo significativo incontro si è diffusa rapidamente online e sui social media. Fra i reportage spiccava una foto delle persone che si erano riunite in una casa privata accanto a un grande ritratto dei sette.

L’incontro rispecchia un crescente movimento di iraniani all’interno e all’esterno del paese i quali condividono la convinzione che «l’Iran deve essere per tutti», rifiutano la persecuzione dei baha’i da parte della nazione e si oppongono all’atteggiamento oppressivo del governo contro di loro, come ha osservato l’altro ieri la Casa Universale di Giustizia in una sua lettera ai baha’i iraniani.

Un dettagliato resoconto dell’evento è stato pubblicato da SahamNews, un sito web iraniano riformista.

«Fino all’anno scorso un incontro come questo non sarebbe stato possibile e noi non avremmo nemmeno potuto parlare del dolore che ci accomuna», ha detto Nasrin Sotoudeh, eminente legale e difensore dei diritti umani recentemente liberata dal carcere Evin. La signora  Sotoudeh era stata messa in prigione con alcune donne baha’i, fra le quai Mahvash Sabet e Fariba Kamalabadi, due dei sette dirigenti baha’i.

«Mahvash e Fariba non si sono perse di spirito con straordinaria perseveranza e vanno avanti con stupefacente valore», ha inoltre detto la signora Sotudeh. «Noi siamo qui assieme perché la comunità baha’i è oppressa e le nostre madri e i nostri padri non hanno prestato attenzione a questo fatto».

«Conosciamo i baha’i per il loro onore e le loro nobili qualità», ha detto Nargess Mohammadi, un’eminente attivista dei diritti umani che ha partecipato all’incontro.

«Spero che un giorno la nostra società arrivi al punto in cui anche i baha’i possano lavorare e studiare», ha detto la signora Mohammadi, vice presidente dei difensori del Centro per i diritti umani, che ha difeso i sette davanti alla corte e che è stata fondato dal premio Nobel per la pace Shirin Ebadi.

Fra gli eminenti attivisti e personalità presenti all’incontro c’erano: Muhammad Maleki, il primo capo dell’Università di Teheran dopo la rivoluzione islamica, Masumeh Dehghan, attivista e moglie di Abdolfatah Soltani, un noto legale che ha rappresentato i sette e che ora si trova anche lui in prigione e Jila Baniyaghoob e Issa Saharkhiz, due eminenti giornaliste che sono state anch’esse in prigione.

SahamNews ha scritto che il signor Maleki ha detto: «So molto bene che ai baha’i è vietato di andare all’università». Egli ha poi detto: «Tutte le credenze devono essere rispettate. Onoriamo le reciproche credenze e mettiamo da parte le divisioni… Dobbiamo lavorare basandoci su principi comuni come la libertà».

Anche l’ayatollah Abdol-Hamid Masoumi-Tehrani, un presule musulmano che ha recentemente auspicato la coesistenza religiosa, ha partecipato all’incontro.

«Le prospettive devono cambiare», ha detto l’ayatollah Tehrani, secondo SahamNews. «E penso che questo sia il momento più adatto».

Era presente anche Muhammad Nourizad, già giornalista del quotidiano semiufficiale Kayhan, che è stato recentemente in prigione. Secondo alcune fonti, egli ha detto: «Prima di andare in prigione, era pieno di pregiudizi. Ma dopo che sono stato rilasciato dalla prigione, il pesante fardello del pregiudizio mi è stato tolto e le mie prospettive sono cambiate».

Per leggere l’articolo in inglese online, vedere le foto e accedere ai link si vada a : http://news.bahai.org/story/999

Il «significato» e il «coraggio» del dono offerto dall’ayatollah iraniano ai baha’i lodato da due presuli anglicani

LONDRA – Due presuli della Chiesa d’Inghilterra hanno lodato lo storico gesto di un ayatollah iraniano il quale la settimana scorsa ha invocato la «coesistenza» religiosa dedicando ai baha’i del mondo, in particolare a quelli dell’Iran, la trascrizione calligrafica miniata di un passo dei loro sacri testi.

Lord Rowan Williams di Oystermouth, ex arcivescovo di Canterbury, ha detto che il dono dell’ayatollah Abdol-Hamid Masoumi-Tehrani ha un «grandissimo significato».

«Esso non è solo un atto personale di gentilezza, ma un elemento del mondo islamico nel suo aspetto migliore e più creativo che apprezza molto tutto ciò che aiuta gli esseri umani a rispondere alla divina volontà di pace e comprensione», ha detto il dottor Williams. 

«Assieme a molte altre persone di tutte le fedi, pregherò che questo gesto segni una svolta nell’atteggiamento dell’Iran verso la comunità baha’i e rendo grazie per il coraggio e la generosità che hanno motivato questo dono».

Prima di lui, Christopher Cocksworth, vescovo di Coventry, ha detto che era stato «rincuorato dalla notizia» del dono che l’Ayatollah Tehrani aveva offerto ai baha’i.

«Date le sistematiche e prolungate sofferenze della comunità baha’i in Iran, questo è un gesto fantasiosamente coraggioso compiuto da un noto dotto musulmano iraniano», ha detto il dottor Cocksworth il 5 aprile.

Il gesto dell’ayatollah Tehrani «ricorda a tutti noi che malgrado la natura disumanizzante di molti conflitti odierni, i capi religiosi condividono la responsabilità di incoraggiare la libertà di religione e di credo e di promuovere un maggiore rispetto della dignità umana», ha detto il vescovo Cocksworth, che è il rappresentate della Chiesa d’Inghilterra per la politica estera.

Il dono dell’ayatollah Tehrani è stato annunciato il 7 aprile 2014 quando egli pubblicò un’immagine della sua opera nel suo sito web, assieme a una dichiarazione personale sulle ragioni per cui aveva creato una versione calligrafica di alcuni versi del Kitab-i-Aqdas, il Più Santo Libro di Baha’u’llah. 

«Offro questo prezioso simbolo, un’espressione di simpatia e di sollecitudine da parte mia e da parte di tutti i miei concittadini dalle larghe vedute che rispettano gli altri per la loro umanità e non per la loro religione o il loro culto, a tutti i baha’i del mondo e soprattutto a quelli dell’Iran che hanno sofferto in molti modi a causa di un cieco pregiudizio religioso», ha detto l’ayatollah Tehrani.

La notizia di questo gesto è stata rapidamente divulgata dagli organi di stampa e dai social media la settimana scorsa. 

Inoltre, Christian Solidarity Worldwide (CSW), che promuove la libertà religiosa, ha pubblicato venerdì scorso un elogio del gesto dell’ayatollah Tehrani.

«Il gentile gesto dell’ayatollah Tehrani nei confronti della comunità baha’i è particolarmente gradito in un momento in cui la comunità è attivamente presa di mira e diffamata dal regime iraniano», ha detto Mervyn Thomas, capo esecutivo del CSW.

«Decine di baha’i si trovano in prigione e la comunità è sottoposta ad attacchi, vessazioni e intimidazioni. Il CSW esorta il presidente Rouhani a imitare l’inclusivismo dell’Ayatollah difendendo i diritti della comunità baha’i a una pari cittadinanza e a garantire la libertà di religione e di credo a tutte le comunità religiose».

Il gesto dell’ayatollah Tehrani è stato compiuto al prezzo di un grande rischio personale, dato che il governo iraniano si rifiuta di riconoscere la Fede baha’i come religione e perseguita sistematicamente i baha’i sin dalla Rivoluzione islamica del 1979.

Per leggere l’articolo in inglese online, vedere le foto e accedere ai link si vada a: http://news.bahai.org/story/988

 

 

Il sindaco di Lussemburgo città rende omaggio ai baha’i del paese per il loro anniversario

Lussemburgo città, Lussemburgo, 4 novembre 2012, (BWNS) – La prima elezione dell’Assemblea Spirituale Nazionale dei Baha’i del Lussemburgo avvenuta 50 anni fa è stata ricordata con un monumento in un parco del centro di Lussemburgo città.

Il 30 ottobre una grande pietra che porta le parole di Baha’u’llah – «La terra è un solo paese e l’umanità i suoi cittadini» – è stata scoperta nel Parc de Merl dal sindaco della città, Xavier Bettel, accompagnato dal magistrato municipale Viviane Loschetter, da membri della giunta cittadina e da altri ospiti speciali.

Il municipio ha inoltre piantato nel parco una quercia donata alla comunità baha’i per celebrare l’anniversario.

«Un albero è un simbolo di vita», ha detto il sindaco Bettel, «cresce in modo organico e produce frutti dai quali possiamo tutti trarre beneficio».

«Anch’io credo fermamente che la nostra società debba aprirsi ai nuovi pensieri e alle nuove credenze, che sono diventate parte di questa società…», ha aggiunto il signor Bettel. «Il 61 per cento degli abitanti di Lussemburgo città sono stranieri e la città unisce una crescente varietà di credenze e convinzioni diverse. Ecco perché abbiamo piantato questo albero in omaggio alla comunità baha’i».

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